
{"id":31932,"date":"2014-07-16T18:37:10","date_gmt":"2014-07-16T17:37:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=31932"},"modified":"2014-07-17T10:26:34","modified_gmt":"2014-07-17T09:26:34","slug":"le-ragioni-della-riforma-costituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=31932","title":{"rendered":"LE RAGIONI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">ALL&#8217;ORIGINE DEL BICAMERALISMO PERFETTO STAVA UNA IPERSENSIBILIT\u00c0 CIRCA IL RISCHIO DI SVOLTE AUTORITARIE,\u00a0MA OGGI <\/span><span style=\"color: #993300;\">IL RISCHIO, SEMMAI, \u00c8 QUELLO CHE IL SISTEMA DEMOCRATICO VENGA INDEBOLITO DALL&#8217;INCONCLUDENZA &#8211; IL SENATO DEVE AVERE LA SOLA FUNZIONE DELLA RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento <strong>di Alessandro Maran<\/strong> nella discussione generale sul disegno di legge costituzionale n. 1429\/2014, nella sessione pomeridiana del Senato del<\/em> <em>14 luglio 2014<\/em><br \/>\n<!--more--><br \/>\nPRESIDENTE. \u00c8 iscritto a parlare il senatore Maran. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>MARAN <em>(SCpI)<\/em>. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l&#8217;obiettivo dichiarato della riforma \u00e8 quello di offrire una soluzione alle criticit\u00e0 e alle disfunzioni del nostro sistema istituzionale. La riforma perci\u00f2 si propone di superare il bicameralismo perfetto, limitare il rapporto di fiducia alla Camera e fare della seconda Camera l&#8217;organo di rappresentanza delle autonomie: un obiettivo, quello della regionalizzazione del Senato, di cui si discute da almeno vent&#8217;anni.<br \/>\nNella maggior parte dei casi, le critiche di principio all&#8217;impianto (che abbiamo ascoltato anche oggi) ripropongono le vecchie anomalie nazionali, e ne propongono di nuove, e sono per lo pi\u00f9 il frutto di un antistorico \u00abcomplesso del tiranno\u00bb. \u00c8 appena il caso di sottolineare, infatti, che fu voluto dall&#8217;Assemblea costituente un sistema di Governo debole, perch\u00e9 nessuno schieramento politico potesse vincere fino in fondo e nessuno potesse essere tagliato fuori del tutto dal Governo. Un Parlamento lento e ripetitivo sarebbe stato un utile freno, volto espressamente a sfiancare qualunque maggioranza uscita dalle urne. La presenza di due Camere investite degli stessi poteri di indirizzo politico e degli stessi poteri legislativi \u00e8 la contraddizione pi\u00f9 vistosa che non ha eguali in altre democrazie parlamentari. Un relitto di quando &#8211; come ricordava Scoppola &#8211; ciascuno degli schieramenti temeva il 18 aprile dell&#8217;altro. Non a caso tutte le volte che viene posto all&#8217;ordine del giorno il tema delle riforme costituzionali in modo da dare ai Governi italiani quella stessa forza istituzionale che hanno i governi in tutte le altre democrazie europee, si torna a parlare di svolta autoritaria o si tira fuori la P2.<br \/>\nDa quando in Italia si discute di riforme istituzionali, pi\u00f9 o meno dalla fine degli anni Settanta, cio\u00e8 dall&#8217;inizio della crisi della rappresentanza delle forme politiche tradizionali (la Commissione Bozzi, infatti, \u00e8 stata istituita nel 1983), la questione di fondo \u00e8 sempre la stessa: l&#8217;Italia pu\u00f2 diventare una democrazia parlamentare normale, oppure no? Vale a dire: pu\u00f2 diventare una democrazia nella quale chi vince le elezioni pu\u00f2 attuare il suo programma dentro un quadro di garanzie fornite soprattutto dalla Corte costituzionale e nella quale la valorizzazione dell&#8217;autonomia avviene senza conflittualit\u00e0 paralizzanti tra centro e periferia?<br \/>\nIl nodo politico della riforma del bicameralismo sta tutto qui. Come sempre il discrimine, lo spartiacque \u00e8 tra chi vuole cogliere l&#8217;occasione offerta dalla crisi economica o dalla necessit\u00e0 di adeguare il nostro sistema istituzionale (poco importa) per innescare un processo di allineamento dell&#8217;Italia ai migliori standard europei e chi pensa che questo progetto sia irrealizzabile perch\u00e9 &#8211; manco a parlarne &#8211; \u00abl&#8217;Italia \u00e8 diversa\u00bb e \u00abperch\u00e9 in Italia queste cose non si possono fare\u00bb.<br \/>\nNegli altri Paesi chi vince le elezioni nella prima Camera governa e le garanzie che non travalichi i limiti posti dalla Costituzione sono date dall&#8217;organo di giustizia costituzionale e non da un Senato pensato per fare, in modo del tutto anomalo, da contraltare al Governo. Negli altri Paesi le seconde Camere che non danno la fiducia, e dove il Governo non pu\u00f2 porre la fiducia, hanno un potere paritario solo su leggi costituzionali e poco altro perch\u00e9 non devono impedire la governabilit\u00e0. Negli altri Paesi anche la materia dello sviluppo dei diritti garantiti dalla Costituzione vede prevalere ovunque la prima Camera (naturalmente, sotto i vincoli posti dalle Corti) perch\u00e9 quasi tutta la legislazione chiave varata dai Parlamenti tocca infatti i diritti ed \u00e8 compresa nelle piattaforme con cui ci si candida per il governo del Paese.<br \/>\nPer prima cosa, allora, ci si deve chiedere qual \u00e8 la ragion d&#8217;essere di una seconda Camera oggi? Anche perch\u00e9 se non si trova una ragione convincente il Senato sarebbe meglio abolirlo del tutto. Del resto, l&#8217;ipotesi di una pura e semplice abolizione del Senato non si vede quali controindicazioni avrebbe, specie se l&#8217;obiettivo dovesse essere soltanto quello di risparmiare.<br \/>\nA mio giudizio non ha alcun senso politico e istituzionale ipotizzare che la seconda Camera debba avere una sua giustificazione in un ruolo politico di contrappeso rispetto alla prima sia esplicito (mantenendo un doppio rapporto fiduciario), sia implicito (allargando l&#8217;area delle leggi bicamerali paritarie in modo irragionevole e cos\u00ec via). In questo modo non rappresenterebbe le autonomie ma sarebbe un doppione peggiorato della Camera perch\u00e9 l&#8217;unica garanzia certa sarebbe quella di minare la governabilit\u00e0 portando ad una grande coalizione di fatto con i principali Gruppi parlamentari del Senato, anche quelli che fossero risultati perdenti alla Camera.<br \/>\nNon sfugge a nessuno che un Senato privo del rapporto fiduciario, ma anche libero dalla questione di fiducia, dove il Governo non pu\u00f2 porre la fiducia, avrebbe potuto, potrebbe, paralizzare il Governo e la maggioranza in modo del tutto anomalo rispetto alle democrazie parlamentari europee.<br \/>\nDel resto, in cosa dovrebbe consistere la garanzia, specie se si considera che si tratta di un&#8217;esigenza che l&#8217;ordinamento affida gi\u00e0 alla Corte costituzionale, oltre che al Presidente della Repubblica, in misura crescente in questi anni?<br \/>\nI diritti costituzionali devono essere tutelati dalla Corte, casomai prevedendo il ricorso preventivo davanti ad essa da parte di minoranze parlamentari. Ma se la Costituzione non \u00e8 violata siamo di fronte a scelte di cui si deve assumere la responsabilit\u00e0 la maggioranza parlamentare, come avviene in tutti i Paesi europei.<br \/>\nPer come la vedo io, la ragione fondamentale di una seconda Camera \u00e8 di essere il luogo di raccordo con i territori completando e correggendo il disegno iniziato con la riforma del Titolo V.<br \/>\nFuori da questo schema non si giustifica nessuna seconda Camera. Anzi, l&#8217;urgenza della riforma \u00e8 giustificata proprio dalla necessit\u00e0 di creare istituzioni in cui le Regioni e gli enti locali siano chiamati a collaborare alla definizione delle politiche pubbliche in modo da evitare che le leggi dello Stato cerchino di imporre scelte unilaterali a soggetti che poi saranno chiamati ad applicarle e che esprimeranno fatalmente il loro dissenso alimentando il contenzioso davanti alla Corte costituzionale. C&#8217;\u00e8 chi sostiene che una riforma \u00abcopiata\u00bb dal modello tedesco o da quello americano, nati in altre culture e in differenti circostanze storiche, male si attagli alla nostra situazione. Ed \u00e8 vero che dopo anni di mancate promesse oggi il federalismo, cio\u00e8 la domanda di autonomia e di riforme costituzionali, non gode di grandissime popolarit\u00e0 e sembra diventato un problema.<br \/>\nMa non sarebbe male tenere a mente che, per dirla con Ilvo Diamanti, quella di nuove regole e nuove istituzioni \u00e8 una strada \u00abimposta da emergenze e fratture\u00bb che abbiamo scelto proprio per sanare il contrasto tra societ\u00e0 e Stato, il contrasto tra societ\u00e0 e politica; un contrasto che non \u00e8 risolto per il fatto che ora di marce sul Po non se ne fanno pi\u00f9 e i giornali hanno smesso di parlare del Veneto come se fosse l&#8217;Ulster. Non foss&#8217;altro perch\u00e9 una delle componenti del pensiero federalista \u00e8 sempre stata la ricerca di spazi di autonomia e di libert\u00e0 per i cittadini, proprio attraverso forme di contenimento e di distribuzione articolata del potere pubblico.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 alcun indice preciso che consenta di distinguere un sistema federale da un sistema regionale: entrambi cercano di combinare una certa misura di unit\u00e0 con una certa misura di diversit\u00e0. La distinzione guarda essenzialmente al passato, al modo in cui il sistema, lo Stato, si \u00e8 formato ed i sistemi regionali sono il frutto di un processo di decentramento delle funzioni di uno Stato centralizzato, cos\u00ec l&#8217;Italia ma cos\u00ec anche la Spagna, la Francia e perfino il Regno Unito, perch\u00e9 dovunque le sollecitazioni sono state pi\u00f9 o meno le stesse e di fronte ai grandi cambiamenti che sono intervenuti negli ultimi settant&#8217;anni nell&#8217;organizzazione e nella stessa funzione dello Stato, pi\u00f9 o meno gli stessi sono stati i problemi che i sistemi di relazione centro-periferia hanno dovuto affrontare e pi\u00f9 o meno le stesse sono anche state le risposte che si \u00e8 cercato di elaborare.<br \/>\nResta il fatto, comunque la si veda, che la nostra Repubblica non \u00e8 pi\u00f9 quella di prima, \u00e8 gi\u00e0 cambiata e oggi risulta incompiuta, a met\u00e0. Comunque la si consideri, la riforma del Titolo V, che Augusto Barbera ha definito \u00absgangherata\u00bb, voluta dal centrosinistra al termine della legislatura sotto il secondo Governo di Giuliano Amato e confermata dal voto popolare nel referendum del 7 ottobre 2001, ha apportato alla Parte della Costituzione che regola i rapporti tra Stato, Regioni ed enti locali, modifiche profondissime ed \u00e8 da qui che bisogna partire.<br \/>\nChe il Titolo V presenti difetti di funzionamento \u00e8 opinione condivisa. Il primo punto critico sta proprio nell&#8217;eccessiva fede riposta nel riparto per materie. L&#8217;ordinamento e le sue leggi non si prestano ad essere incasellate in apposite materie e in ogni caso la predeterminazione delle materie non pu\u00f2 essere esaustiva: emergeranno materie sempre nuove e sempre nuovi saranno gli intrecci tra una e l&#8217;altra materia. La linea di confine \u00e8 incerta per definizione, ma la mobilit\u00e0 di per s\u00e9 non \u00e8 un male, dato che tutti gli ordinamenti federali moderni o i sistemi regionali propendono per un riparto flessibile delle competenze e per un gioco sottile di interferenze. Questa mobilit\u00e0 diventa ed \u00e8 diventata nel nostro caso un problema molto difficile da risolvere, quando mancano gli strumenti del coordinamento, in particolare quando manca un ramo del Parlamento che possa assumere un ruolo di mediazione e di assorbimento dei conflitti tra Stato e autonomie.<br \/>\nLa mancanza del luogo parlamentare di mediazione \u00e8 il secondo e principale punto critico della riforma, senza contare che in carenza di una stanza di compensazione istituzionale degli interessi, l&#8217;incertezza ha generato numerosissimi conflitti che sono devoluti alla Corte costituzionale, la quale si \u00e8 trovata costretta a dirimere questioni che hanno un alto tasso di opinabilit\u00e0 interpretativa e dunque un alto tasso di politicit\u00e0, il che non favorisce la composizione degli interessi ma ha incoraggiato l&#8217;emersione del conflitto e la giurisdizionalizzazione dei rapporti tra interessi centrali e interessi del territorio. Insomma, questa metamorfosi della politica in contenzioso giuridico ha imposto alla Corte &#8211; tanto per capirci e come ha sottolineato il suo Presidente &#8211; un ruolo di supplenza non richiesto e non gradito.<br \/>\nDunque, posto che l&#8217;attuale bicameralismo \u00e8 insostenibile la domanda \u00e8 molto semplice: si vuole aggiustare e rivedere la riforma del Titolo V, come \u00e8 necessario e urgente, o si ritiene invece che quella riforma vada azzerata per ritornare allo <em>status quo<\/em> precedente? Questa \u00e8 la scelta che dobbiamo fare.<br \/>\nA me pare che quello di tornare indietro sia un obiettivo irrealistico, oltre che poco condivisibile. Basterebbe chiedersi: se buona parte dell&#8217;attuazione amministrativa delle leggi grava sulle Regioni e sul governo locale, come si fa a governare contro o anche senza il sistema delle autonomie?<br \/>\nNon solo, ma dall&#8217;azione delle Regioni e dei Comuni dipende larga parte dell&#8217;erogazione dei servizi sociali, l&#8217;attuazione delle leggi e delle politiche statali, la spesa pubblica. Porre il centro del coordinamento tra la legislazione dello Stato e la sua attuazione nei territori all&#8217;interno delle istituzioni costituzionali \u00e8 oggi una necessit\u00e0 imprescindibile per il buon funzionamento del sistema costituzionale. Ma se davvero abbiamo cambiato idea, se pensiamo davvero che non c&#8217;\u00e8 modo di far funzionare le Regioni, se pensiamo che queste siano diventate, come ho letto, il ricettacolo della corruzione, il luogo della collusione tra interessi privati e casta politica, se riteniamo che la riforma sia un regalo al malaffare delle caste locali, allora sarebbe meglio abolire del tutto il Senato e ricentralizzare.<br \/>\nSe invece vogliamo dare un ruolo effettivo a una seconda Camera, che non dispone pi\u00f9 del voto di fiducia, la soluzione migliore \u00e8 quella che assegna al nuovo Senato un ruolo s\u00ec circoscritto, ma incisivo nel procedimento legislativo, sulla base di un&#8217;esigenza reale di completamento della riforma del Titolo V. Anche perch\u00e9 il Titolo V &#8211; sia pure scritto, riscritto e un&#8217;altra volta riscritto &#8211; funziona solo se ha come terminale una Camera in cui sono responsabilizzati i legislatori regionali. Dunque, se vogliamo mantenere l&#8217;impianto del Titolo V bisogna fare una Camera regionale. Come? Naturalmente, si pu\u00f2 fare in molto modi, come sempre. Cominciamo per\u00f2 con il dire che quella dell&#8217;elettivit\u00e0 diretta della seconda Camera non \u00e8 affatto una regola, ma \u00e8 tutto l&#8217;opposto. Ci\u00f2 non avviene in Germania, n\u00e9 in Austria, non succede in Francia, per non parlare del Regno Unito o del Canada: posso fare un elenco di seconde Camere. Trovo personalmente che il modello pi\u00f9 sensato sia quello del federalismo tedesco, nel quale la seconda Camera, il Bundesrat, non \u00e8 elettiva, ma \u00e8 formata da rappresentanti dei Governi regionali, perch\u00e9 la legge fondamentale precisa che tanto i partiti, attraverso i loro parlamentari al Bundestag, quanto i L\u00e4nder &#8211; le Regioni &#8211; grazie ai componenti degli esecutivi regionali, collaborano &#8211; il vocabolo tedesco usato \u00e8 emblematico: mitwirken, ovvero lavorano insieme &#8211; alla realizzazione della politica tedesca a livello federale.<br \/>\nLa funzione che deve rivestire il Senato, in un assetto propriamente federale o regionale \u00e8 chiara: non solo Camera di riflessione rispetto alle deliberazioni assunte nel primo ramo del Parlamento, ma soprattutto luogo di rappresentanza, nel processo decisionale della federazione, del sistema regionale, degli enti territoriali che la compongono. Non \u00e8 un caso infatti che in Germania la seconda Camera non sia organizzata in Gruppi parlamentari, come l&#8217;altra &#8211; il Bunderstag &#8211; e che di norma nella sue Commissioni prevalgano gli orientamenti pi\u00f9 tecnici su quelli politici, perch\u00e9 se vogliamo mantenere un assetto regionale &#8211; ovvero se vogliamo finalmente farlo diventare regionale &#8211; dobbiamo fare il Bundesrat o qualcosa che gli somigli moltissimo, perch\u00e9 bisogna evitare di riproporre anche nella seconda Camera le stesse contrapposizioni che dipendono dall&#8217;influenza delle appartenenze politiche, che caratterizzano la quotidianit\u00e0 del ramo direttamente elettivo del Parlamento, finendo cos\u00ec per snaturare il Senato in un improprio strumento di opposizione alla linea politica della maggioranza parlamentare, pi\u00f9 probabile nella eventualit\u00e0 in cui l&#8217;orientamento politico prevalente nella seconda Camera risulti di segno diverso da quello rappresentato nella prima. \u00c8 questo quello che i tedeschi cercano di evitare, perch\u00e9 a farne le spese sarebbe tutto l&#8217;assetto regionalistico dell&#8217;organizzazione statuale.<br \/>\nPrendo atto del fatto che il testo uscito dalla Commissione, che prende invece la strada della differenziazione sul modello del Bundesrat austriaco, si discosta per alcuni aspetti dalla mia impostazione e ritengo che il testo andrebbe modificato, andando il pi\u00f9 possibile nella direzione che ho cercato di illustrare. Anzitutto considero sconveniente il mantenimento dei senatori a vita: ritengo che il Senato debbo rappresentare gli interessi territoriali e nient&#8217;altro. Inoltre sarebbe preferibile, per ci\u00f2 che riguarda il meccanismo di voto, adottare come nel Bundesrat il voto unitario per delegazione regionale, come metodo ordinario. Ogni Regione decide come votare nell&#8217;Assemblea ed esprime i suoi voti in modo unitario, il che significa che il voto della Regione \u00e8 dichiarato a pacchetto da un unico portavoce, scelto di volta in volta dai diversi rappresentarsi, secondo quel modello, che poi in linea di principio non \u00e8 dissimile da quello del Consiglio dell&#8217;Unione: non \u00e8 che si inventa nulla.<br \/>\nOvviamente, se tutti i componenti del Senato delle Autonomie, in questo caso dei territori e delle Regioni, rappresentano appunto i territori e se non sono eletti direttamente come senatori, a mio modo di vedere non ha senso vietare il vincolo di mandato. Mi sembra anche inopportuno mantenente le citt\u00e0 metropolitane tra gli enti che costituiscono la Repubblica e citarle poi, di seguito, accanto ai Comuni e alle Regioni. Mi sembra fuori luogo porre un ente non necessario, quale sarebbero le citt\u00e0 metropolitane, sulla stessa linea degli enti necessari. Gi\u00e0 con le Province si \u00e8 dovuto fare marcia indietro e converrebbe imparare la lezione. Cerco di definire rapidamente due punti ancora. Molte delle innovazioni introdotte nell&#8217;articolo 117 della Costituzione sono in larga parte gi\u00e0 consolidate dalla sentenza della Corte costituzionale, per cui i trasferimenti di competenza a favore della potest\u00e0 esclusiva dello Stato e l&#8217;introduzione della clausola di supremazia non cambiano il quadro attuale, se non nel senso dell&#8217;assestamento di quanto la Corte costituzionale ha gi\u00e0 elaborato.<br \/>\nFinalmente per\u00f2 l&#8217;introduzione di una Camera regionale, come era sottolineato nella relazione al disegno di legge, e la sua associazione nella formazione delle leggi consentono di disancorare il sistema di ripartizione delle competenze dalla rigida enumerazione delle materie, tecnica che ha dimostrato tutta la sua inefficacia. Il difetto pi\u00f9 rilevante \u00e8 l&#8217;assenza di una disciplina delle procedure collaborative, perch\u00e9 passare dal contenzioso alla collaborazione richiede qualche congegno procedurale che serva a questo obiettivo. Negli emendamenti accenno anche a un&#8217;altra proposta che da sempre affascina la dottrina, cio\u00e8 l&#8217;introduzione nel nostro ordinamento delle leggi organiche, in modo speciale per quanto riguarda la legge elettorale, quindi una fonte normativa che vada a collocarsi tra la Costituzione e le leggi ordinarie, come accade in Francia e in Spagna.<br \/>\nConcludendo, signor Presidente, la mia impressione \u00e8 che le critiche di principio all&#8217;impianto della riforma nascano da un modo nostalgico di atteggiarsi di fronte al tema; si prende atto che non \u00e8 pi\u00f9 possibile praticare la vecchia forma della partecipazione alla politica, ma si ritiene che quella forma specifica di partecipazione alla politica, quello specifico sistema politico-istituzionale siano i migliori e quindi si cerca di avvicinarsi il pi\u00f9 possibile a quel modello, di salvare pi\u00f9 elementi possibili di quella esperienza, ma questo atteggiamento nasce da una visione statica e conservatrice e la nostra inazione, il nostro spirito di conservazione potrebbero infatti nuocere al rafforzamento delle istituzioni democratiche, concorrendo al loro indebolimento. Ne abbiamo fatto un feticcio, ma la Costituzione non pu\u00f2 essere un totem da venerare; deve essere uno strumento vivo, operante, capace di assicurare coesione e di regolare il pieno svolgimento della vita democratica. Per capirci, dal dopoguerra fino al 2002 la Germania ha modificato ben 51 volte la legge fondamentale e la riforma del 2006, proprio quella diretta al miglioramento della capacit\u00e0 decisionale della federazione dei L\u00e4nder, ha modificato altri 25 articoli della legge fondamentale e se i tedeschi per assestare il loro sistema federale (e sono tedeschi) sono intervenuti pi\u00f9 di 50 volte, evidentemente noi che siamo italiani saremo costretti a intervenire, ad aggiustare e a rimetterci mano pi\u00f9 e pi\u00f9 volte ed \u00e8 normale la manutenzione ordinaria di un assetto innovativo come quello che abbiamo avviato con la riforma regionale.<br \/>\nSe in Aula riusciremo a riaprire anche la questione dell&#8217;estensione del collegio degli elettori presidenziali, il lavoro risulter\u00e0 notevolmente migliorato; anche cos\u00ec per\u00f2 possiamo dire che gran parte delle anomalie del bicameralismo italiano, dovute ai condizionamenti della guerra fredda nel processo costituente originario, che ci hanno obbligato a scartare soluzioni analoghe a questa (leggete appunto il dibattito di allora) sono sulla via del tramonto, stanno per scomparire con almeno 30 anni di ritardo. Ecco, anche per questo giudico meritoria l&#8217;accelerazione impressa in questa fase. <em>(Applausi dai Gruppi SCpI, PD e PI)<\/em>.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ALL&#8217;ORIGINE DEL BICAMERALISMO PERFETTO STAVA UNA IPERSENSIBILIT\u00c0 CIRCA IL RISCHIO DI SVOLTE AUTORITARIE,\u00a0MA OGGI IL RISCHIO, SEMMAI, \u00c8 QUELLO CHE IL SISTEMA DEMOCRATICO VENGA INDEBOLITO DALL&#8217;INCONCLUDENZA &#8211; IL SENATO DEVE AVERE LA SOLA FUNZIONE DELLA RAPPRESENTANZA DELLE AUTONOMIE Intervento di Alessandro Maran nella discussione generale sul disegno di legge costituzionale n. 1429\/2014, nella sessione pomeridiana [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[],"class_list":["post-31932","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-riforma-elettorale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31932","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31932"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31932\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31932"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31932"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31932"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}