
{"id":32104,"date":"2014-07-30T15:56:21","date_gmt":"2014-07-30T14:56:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32104"},"modified":"2014-07-30T15:56:21","modified_gmt":"2014-07-30T14:56:21","slug":"abravanel-laltra-faccia-del-precariato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32104","title":{"rendered":"ABRAVANEL: L&#8217;ALTRA FACCIA DEL PRECARIATO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO OFFRE MOLTE PI\u00d9 OCCASIONI DI LAVORO DI QUANTO SIA DIFFUSAMENTE PERCEPITO: OGNI CENTO PERSONE CHE PERDONO IL POSTO, CE NE SONO 98 CHE LO RITROVANO &#8211; IL PROBLEMA \u00c8 CHE FRA QUESTI 98 I GIOVANI SONO SOTTORAPPRESENTATI, PER DIFETTO DI ORIENTAMENTO E DI FORMAZIONE<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Roger Abravanel<\/strong> pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> il 29 luglio 2014<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Che in Italia il precariato sia molto aumentato non \u00e8 una novit\u00e0 per nessuno. \u00c8 anche cosa nota che in Italia il precariato sia particolarmente ingiusto, perch\u00e9 la normativa sul lavoro ha creato un \u00abapartheid\u00bb &#8211; secondo la definizione di Pietro Ichino &#8211; tra precari \u00abcronici\u00bb (partite Iva, contratti a progetto), soprattutto giovani e donne, e lavoratori garantiti come in nessun altro Paese al mondo &#8211; lavoratori maschi di et\u00e0 media che lavorano in fabbriche che si stanno chiudendo in tutti i Paesi sviluppati e nel settore pubblico.<br \/>\nEppure esiste anche un\u2019altra faccia del precariato: per cento persone che perdono il lavoro ce ne sono 98 che il lavoro lo trovano. Come \u00e8 possibile? Per capirlo basta analizzare le statistiche dei nuovi contratti di lavoro, per esempio quelle del 2012, quando sono state registrate ben 10 milioni di nuove assunzioni. Molte hanno brevissima durata, 3 milioni sono sotto il mese, ma ce ne sono almeno 2 milioni che durano pi\u00f9 di un anno, un numero pari a quello dei lavoratori a tempo indeterminato. In media le persone che trovano lavoro ne trovano due all\u2019anno, e quindi i 10 milioni di assunzioni corrispondono a 5 milioni di persone che cambiano due lavori all\u2019anno.<br \/>\nNei 5 anni di crisi si \u00e8 perso 1 milione di posti di lavoro, il che equivale a 4.000 ogni settimana. Dato per\u00f2 che ogni settimana 200.000 persone vengono assunte (10 milioni diviso 52 settimane), vuole dire che per cento persone che vedono terminare il proprio contratto ce ne sono 98 che, invece, trovano una occupazione (200.000 su 204.000). Molte di queste saranno diverse dai 100 che hanno perso il lavoro, ed \u00e8 anche possibile che alcuni tra questi ultimi non lo ritrovino pi\u00f9.<br \/>\nOvviamente, per le cento persone che si ritrovano senza un\u2019occupazione, questo \u00e8 un male: i trenta-quarantenni che rimangono disoccupati non possono pianificare la propria vita, e per i cinquantenni si tratta di una vera tragedia. Ma la stessa situazione non \u00e8 invece cos\u00ec negativa per le 98 persone che trovano lavoro. Molti di loro hanno perso il proprio impiego solo la settimana o il mese prima e rientrano nella categoria dei \u00abprecari a vita\u00bb, vittime dell\u2019\u00abapartheid\u00bb cui si faceva riferimento. Ma molti di costoro tornano a cercare un lavoro per la prima volta dai tempi del loro debutto nel mercato del lavoro: e per questi ultimi si tratta di una vera opportunit\u00e0. In particolare, questa rotazione dovrebbe aprire grandi opportunit\u00e0 ai giovani tra i 18 e 24 anni, che hanno meno bisogno di pianificare il proprio futuro.<br \/>\nE invece questo non avviene, perch\u00e9 i giovani rappresentano solo una piccola parte di quei dieci milioni di assunzioni che avvengono ogni anno: una parte molto inferiore a quella che dovrebbe essere. Questo avviene perch\u00e9 molti giovani non sono preparati e non possiedono quelle \u00absoft skills\u00bb che i datori di lavoro ritengono necessarie: capacit\u00e0 di comunicare, risolvere problemi, lavorare in team e una forte etica del lavoro. La scuola italiana non insegna loro queste abilit\u00e0. Ci\u00f2 che avviene, quindi, \u00e8 che alla fine il datore di lavoro si orienti sull\u2019\u00abusato sicuro\u00bb e non assuma i giovani.<br \/>\nI ragazzi e le ragazze italiani che possiedono queste competenze perch\u00e9 hanno avuto la fortuna di studiare in una buona scuola e\/o universit\u00e0, hanno lavorato durante gli studi e si sono presentati non troppo tardi sul mercato del lavoro, hanno invece molte possibilit\u00e0: ma anche loro devono rivedere l\u2019approccio alla ricerca di una occupazione. Devono soprattutto dimenticare lo Stato e le sue agenzie del lavoro &#8211; che non funzionano -, oltre alle raccomandazioni di parenti e degli amici. Come sempre, dove lo Stato non funziona subentrano il mercato e l\u2019innovazione. Le agenzie interinali come Adecco e Manpower si sono trasformate in questi anni in veri e propri protagonisti del mercato del lavoro, con un ruolo ben pi\u00f9 ampio di quello, pi\u00f9 tradizionale, di assumere i lavoratori di cui l\u2019azienda non vuole farsi carico direttamente per risparmiare i contributi e mantenere la flessibilit\u00e0 di licenziarli. Sono dei gestori della vita professionale di un lavoratore capace, che, se si dimostra serio e con le giuste competenze , alla fine, con il loro aiuto, pu\u00f2 rimediare un lavoro, anche a tempo indeterminato. Queste agenzie sono infatti diventate dei veri esperti della selezione del personale, perch\u00e9 hanno dei professionisti molto capaci a capire quelle <em>soft skills<\/em> che per le aziende oggi sono pi\u00f9 importanti delle competenze professionali e che non si possono leggere in un curriculum. Eppure molti giovani italiani ancora oggi le considerano solo come agenzie \u00abinterinali\u00bb.<br \/>\nC\u2019\u00e8, inoltre, Internet che aiuta a rendere enormemente pi\u00f9 trasparente il mercato del lavoro. Per esempio, gli italiani stanno scoprendo i <em>social network<\/em> non solo per la vita personale, ma anche per quella professionale. Ben 7 milioni hanno messo il proprio <em>curriculum<\/em> su <em>LinkedIn<\/em>, una piattaforma digitale che permette a un datore di lavoro di \u00abpescare\u00bb un lavoratore navigando nelle rete alla ricerca delle caratteristiche giuste e chiedendo referenze a chi lo conosce. Grazie alla tecnologia, <em>LinkedIn<\/em> \u00abdistrugger\u00e0\u00bb il mondo delle raccomandazioni all\u2019italiana.<br \/>\nEppure, di questi 7 milioni i giovani sono una minoranza. Pi\u00f9 in generale non sfruttano a sufficienza la Rete, anche se dovrebbero essere avvantaggiati. Preferiscono \u00abusare <em>Facebook<\/em> per mostrare i propri muscoli o le proprie curve, piuttosto che <em>LinkedIn<\/em> per trovare un lavoro\u00bb, dice il responsabile delle risorse umane di una grande azienda italiana. Il precariato \u00e8 drammatico per molti lavoratori. Ma presenta anche un\u2019 altra faccia che dovrebbe favorire i giovani. Eppure questo non avviene, essenzialmente per colpa del nostro sistema educativo che non li prepara al mondo del lavoro.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO OFFRE MOLTE PI\u00d9 OCCASIONI DI LAVORO DI QUANTO SIA DIFFUSAMENTE PERCEPITO: OGNI CENTO PERSONE CHE PERDONO IL POSTO, CE NE SONO 98 CHE LO RITROVANO &#8211; IL PROBLEMA \u00c8 CHE FRA QUESTI 98 I GIOVANI SONO SOTTORAPPRESENTATI, PER DIFETTO DI ORIENTAMENTO E DI FORMAZIONE Articolo di Roger Abravanel pubblicato sul [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-32104","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32104"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32104\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}