
{"id":32116,"date":"2014-07-31T21:12:51","date_gmt":"2014-07-31T20:12:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32116"},"modified":"2014-07-31T21:31:30","modified_gmt":"2014-07-31T20:31:30","slug":"perche-professori-e-ricercatori-dovrebbero-andare-in-pensione-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32116","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 PROFESSORI E RICERCATORI DOVREBBERO ANDARE IN PENSIONE PRIMA?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;EMENDAMENTO PASSATO ALLA CAMERA RISPONDE ANCORA UNA VOLTA ALL&#8217;IDEA SBAGLIATA CHE SIA UTILE PER FAR POSTO AI GIOVANI ABBASSARE L&#8217;ET\u00c0 DELLA QUIESCENZA PER GLI ANZIANI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Gianpiero Dalla Zuanna e Pietro Ichino<\/strong>, pubblicato sul quotidiano <\/em>Europa<em> il 1\u00b0 agosto 2014<\/em><!--more--><\/p>\n<p>Le nuove disposizioni inserite dalla Camera dei Deputati nel decreto sulla Pubblica Amministrazione che riducono l&#8217;et\u00e0 del pensionamento nel settore dell&#8217;impiego pubblico rispetto al settore privato nascono da un&#8217;idea sbagliata: quella secondo cui\u00a0il modo migliore per &#8220;far spazio ai giovani&#8221; consista nel mandare in pensione prima i sessantenni (quando non addirittura i cinquantenni). Tutti gli studi mostrano come i Paesi nei quali \u00e8 pi\u00f9 alto il tasso di occupazione dei sessantenni siano quelli nei quali \u00e8 anche pi\u00f9 alto quello dei ventenni.\u00a0La realt\u00e0 \u00e8 che, per un verso, nella maggior parte dei casi non c&#8217;\u00e8 piena fungibilit\u00e0 tra il lavoratore anziano e il giovane; per altro verso, le risorse destinate ai pensionamenti anticipati vengono sottratte proprio alla possibilit\u00e0 di attivazione di nuovi servizi nei quali verrebbero\u00a0occupati soprattutto i pi\u00f9 giovani.\u00a0Queste disposizioni, oltretutto, vanno in controtendenza rispetto all\u2019aumento generale dell\u2019et\u00e0 pensionabile, conseguenza inevitabile dell\u2019allungamento della vita media (la quale \u2013 giova ricordarlo \u2013 dal 1974 a oggi \u00e8 passata da 76 a 85 anni per le donne, da 70 a 80 anni per gli uomini).<\/p>\n<p>L&#8217;inopportunit\u00e0 di queste disposizioni ci sembra ancor pi\u00f9 marcata nella parte in cui esse consentono alle Universit\u00e0 di collocare d&#8217;ufficio a riposo i ricercatori universitari con pi\u00f9 di 62 anni, e i professori con pi\u00f9 di 68 anni, cos\u00ec abbassando le soglie che oggi sono di 65 e 70. Innanzitutto, non si comprende la <em>ratio<\/em> della differenziazione tra professori e ricercatori, dal momento che questi ultimi sono quasi sempre anche docenti a tutti gli effetti, pur se talvolta con carico didattico un po\u2019 inferiore. Osserviamo poi che, in Italia come in tutto il mondo, la vita media delle persone pi\u00f9 istruite \u00e8 pi\u00f9 elevata di 3-4 anni rispetto a quella delle persone meno istruite; e che la carriera di ricercatori e professori universitari incomincia solitamente in un&#8217;et\u00e0 pi\u00f9 avanzata rispetto alle altre carriere nel mondo produttivo. Non si comprende dunque il senso del mandare in pensione gli operai maschi di imprese private a 67 anni (con un\u2019aspettativa di vita residua di 10) e i ricercatori universitari a 62 anni (con 20 anni di vita davanti a s\u00e9).<\/p>\n<p>In terzo luogo, i risparmi consentiti da questa norma sono di entit\u00e0 trascurabile, perch\u00e9 i docenti collocati a riposo \u2013 anche se escono dal bilancio delle universit\u00e0 \u2013 passano a carico dell\u2019INPS, restando in ultima analisi a carico dello Stato; e per gran parte di loro le pensioni saranno vicine agli attuali stipendi, perch\u00e9 calcolate per lo pi\u00f9 con il metodo retributivo. L\u2019assunzione di giovani ricercatori o giovani docenti non \u00e8 dunque facilitata sul piano finanziario dal pensionamento anticipato di chi li ha preceduti in queste funzioni. Semplicemente, cos\u00ec facendo si aumenta la spesa pubblica, scaricando i costi sul sistema pensionistico, come si \u00e8 fatto dagli anni \u201960 fino alla riforma Fornero, contribuendo in modo sostanziale ad accumulare gli oltre 2.000 miliardi di debito pubblico che ci affliggono. Noi riteniamo giusto assumere nuovi ricercatori e nuovi professori, perch\u00e9 investendo sulla ricerca di qualit\u00e0 si investe sul futuro, ma bisogna farlo razionalizzando la spesa, non attraverso \u201cpartite di giro\u201d.<\/p>\n<p>Quanto, infine, all&#8217;esigenza di ringiovanire le\u00a0strutture di <em>governance<\/em> degli atenei, la legge 240 sull\u2019universit\u00e0 gi\u00e0 impedisce di eleggere come Direttore di Dipartimento o come Rettore un docente che andrebbe in pensione durante il mandato. Per diminuire l\u2019influenza dei docenti pi\u00f9 anziani, sarebbe sufficiente estendere questa\u00a0norma alle commissioni di concorso (sia nazionali sia locali), escludendo\u00a0dall\u2019elettorato passivo i docenti ordinari con pi\u00f9 di 65 anni.<\/p>\n<p>Per tornare al discorso generale su queste disposizioni, osserviamo che esse eludono il vero problema: quello di adattare il sistema pensionistico all\u2019invecchiamento progressivo della popolazione. Da pi\u00f9 parti sono stati proposti \u2013 e non solo per il settore universitario e neppure solo per il settore delle amministrazioni pubbliche &#8211; meccanismi di uscita \u201cdolce\u201d dal lavoro, in\u00a0particolare forme di combinazione di lavoro a tempo parziale e pensione.\u00a0Ma la sede per l&#8217;introduzione di una innovazione di questa natura, se si\u00a0vuole fare le cose bene, non \u00e8 il decreto-legge, bens\u00ec semmai i disegni\u00a0di legge-delega sulle amministrazioni pubbliche e sul lavoro privato, contenenti la nuova disciplina organica della materia.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;EMENDAMENTO PASSATO ALLA CAMERA RISPONDE ANCORA UNA VOLTA ALL&#8217;IDEA SBAGLIATA CHE SIA UTILE PER FAR POSTO AI GIOVANI ABBASSARE L&#8217;ET\u00c0 DELLA QUIESCENZA PER GLI ANZIANI Articolo di Gianpiero Dalla Zuanna e Pietro Ichino, pubblicato sul quotidiano Europa il 1\u00b0 agosto 2014<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27,31],"tags":[],"class_list":["post-32116","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-scuola","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32116","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32116"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32116\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}