
{"id":32293,"date":"2014-08-06T21:51:16","date_gmt":"2014-08-06T20:51:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32293"},"modified":"2014-08-06T21:51:52","modified_gmt":"2014-08-06T20:51:52","slug":"la-decimazione-degli-statali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32293","title":{"rendered":"LA DECIMAZIONE DEGLI STATALI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA POLITICA DI PREPENSIONARE GLI ANZIANI PER FAR POSTO AI GIOVANI NON PRODUCE RISPARMI SUL PIANO DELLA SPESA E QUINDI NEPPURE MAGGIORI SPAZI PER L&#8217;OCCUPAZIONE DEI GIOVANI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo di Tito Boeri pubblicato su<\/em> Repubblica<em> il 5 luglio 2014<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/em><\/p>\n<p>Negli ultimi 5 anni il pubblico impiego ha perso circa 260.000 dipendenti, un calo del 7%, quasi il doppio di quello registrato in questo periodo per il totale degli occupati in Italia. Negli enti previdenziali pubblici e nelle amministrazioni centrali dello Stato la riduzione \u00e8 stata, rispettivamente, del 15 e del 10 per cento. Sono principalmente gli effetti del blocco del turnover nella pubblica amministrazione rinnovato a pi\u00f9 riprese in questi anni. Ci si aspetterebbe che, a fronte di una cos\u00ec forte riduzione del numero di dipendenti pubblici, si siano registrate consistenti riduzioni della spesa pubblica, soprattutto della spesa corrente, destinata in gran parte proprio a pagare gli stipendi nella pubblica amministrazione. Eppure non \u00e8 cos\u00ec: la spesa corrente in questi anni ha soltanto rallentato il suo cammino trionfale. I tagli veri, addirittura in termini nominali, hanno interessato solo la spesa in conto capitale, quella cui non dovremmo mai rinunciare se non vogliamo rinunciare al nostro futuro. La spesa corrente non \u00e8 diminuita perch\u00e8 gli stipendi pubblici in meno si sono trasformati in pensioni in pi\u00f9 da pagare, sempre a carico del contribuente. Inoltre, se il numero di stipendi \u00e8 diminuito, in molte amministrazioni ne \u00e8 aumentato l\u2019importo medio in virt\u00f9 di promozioni e scatti d\u2019anzianit\u00e0 (\u00e8 il caso di magistrati e docenti).<\/p>\n<p>I politici che si sono cimentati con il compito di ottenere risparmi nel pubblico impiego in questi anni hanno tutti ragionato a compartimenti stagni, come se spingere qualcuno verso la pensione e avere uno stipendio in meno a carico volesse dire risparmiare. Ma se chi esce dal pubblico impiego riceve, oltre al TFR, una pensione per 30 anni, calcolata ancora in gran parte con il generoso sistema retributivo, il risparmio per le casse pubbliche \u00e8 solo virtuale. Quello stipendio si trasformer\u00e0 in trasferimento pi\u00f9 o meno della stessa entit\u00e0. E siccome \u00e8 immaginabile che l\u2019ex lavoratore, prima di andare in pensione, avesse una produttivit\u00e0 superiore allo zero, (anche i celebri fannigottoni non sono mai completamenti inattivi), avremo, da una parte, una persona che \u00e8 sempre a carico della collettivit\u00e0 e che per lo pi\u00f9 viene pagata proprio per non fare nulla, e, dall\u2019altra, l\u2019amministrazione pubblica presso cui il dipendente operava che magari assume un lavoratore, con un contratto temporaneo, per coprire le mansioni svolte in passato da chi \u00e8 andato in pensione. Se mettiamo insieme il magro stipendio del lavoratore temporaneo e la pensione dell\u2019ex dipendente pubblico (che spesso arriva fino all\u201980% dell\u2019ultimo salario), la spesa a carico dello Stato pu\u00f2 risultare addirittura pi\u00f9 alta di prima.<\/p>\n<p>Un altro vizio di fondo nella gestione del nostro pubblico impiego \u00e8 quello di non preoccuparsi minimamente dell\u2019esempio che si offre al settore privato. Da sempre e a dispetto di qualsiasi affermazione di principio sulla necessit\u00e0 di assimilare al privato i contratti nel pubblico impiego, si concedono al datore di lavoro Stato condizioni di favore rispetto al privato. I famigerati co.co.co., contratti di collaborazione coordinata e continuativa, ad esempio, continuano a esistere solo nel pubblico impiego, quando nel privato sono stati soppiantati dai contratti a progetto. Per quanto la differenza tra co.co.co. e co.co.pro spesso sia pi\u00f9 di forma che di sostanza, non si vede in base a quale principio il datore di lavoro pubblico debba poter far ci\u00f2 che non viene concesso a chi crea lavoro (e entrate fiscali) nel privato, anzich\u00e8 essere a carico del contribuente.<\/p>\n<p>In altre parole, il pubblico si comporta come un datore di lavoro privato quando non dovrebbe affatto comportarsi come tale e si rifiuta di agire come un imprenditore privato quando sarebbe giusto farlo. A differenza di un\u2019impresa privata, dovrebbe preoccuparsi se manda lavoratori in pensione perch\u00e8 le quiescenze graveranno pur sempre sul suo bilancio. E dovrebbe sempre evitare di concedersi deroghe a norme che invece impone,, per buoni motivi, ai datori di lavoro privati.<\/p>\n<p>Purtroppo la legge delega sulla riforma della Pubblica Amministrazione su cui il governo ha ottenuto la fiducia della Camera la scorsa settimana e che approder\u00e0 in Senato a fine agosto, sembra seguire la stessa logica. E\u2019 stata definita rivoluzione copernicana forse perch\u00e9 punta tutto su una rotazione, quella dei lavoratori al tramonto, ormai prossimi alla pensione. I relatori della maggioranza sostengono che questo ricambio generazionale \u00e8 fonte di risparmi, ma vengono smentiti dalla relazione tecnica alla riforma. La legge votata dalla Camera reintroduce per alcune castegorie di dipendenti pubblici, che non hanno nulla a che vedere con gli esodati del privato, quota 96 e la possibilit\u00e0 di andare in pensione prima di 62 anni senza alcuna riduzione dell\u2019assegno pensionistico rispetto a chi va in pensione dai 65 anni in su. Permette a insegnanti che erano andati in pensione optando per il metodo contributivo di vedersi riconosciuta la ben pi\u00f9 ricca pensione retributiva. Sono tutte opzioni e trattamenti negati ai lavoratori e ai datori di lavoro del settore privato che in questi anni hanno dovuto gestire esuberi di pi\u00f9 di un milione di lavoratori non potendo, come in passato, ricorrere ai prepensionamenti. Per fortuna il governo ieri \u00e8 tornato sui suoi passi presentando emendamenti soppressivi dopo il parere negativo della Ragioneria. Ma non \u00e8 solo una questione di coperture. Con che faccia potrebbe il datore di lavoro pubblico presentarsi al cospetto di esodati e imprenditori privati, trattandoli tutto sommato come categorie di serie B? Il bello \u00e8 che queste operazioni, che ci riportano indietro a prima della riforma Fornero (con la benedizione convinta di Cesare Damiano, autore di un\u2019altra celebre controriforma delle pensioni), vengono presentate come un modo di fare spazio ai giovani. Ma aumentando la spesa pubblica, dunque le tasse, si finisce solo per ridurre le opportunit\u00e0 di lavoro per i giovani.<\/p>\n<p>Certo la riforma punta a parole (come le leggi gi\u00e0 in vigore) anche sulla mobilit\u00e0 dei dipendenti pubblici tra un\u2019amministrazione e l\u2019altra. Ma non si pone un interrogativo molto semplice: perch\u00e8 nel settore pubblico la mobilit\u00e0 volontaria procede in direzione opposta che nel settore privato? Perch\u00e8 la migrazione del privato \u00e8 dalle aree ad alta disoccupazione del nostro Mezzogiorno verso le regioni del centro-Nord, mentre sono tantissimi i dipendenti pubblici che chiedono di essere trasferiti nelle regioni meridionali? Forse questo avviene perch\u00e8 lo stesso salario vale molto di pi\u00f9 al Sud. Un insegnante di scuola elementare a Ragusa, ad esempio, ha uno stipendio che gli assicura un potere d\u2019acquisto di almeno un terzo superiore rispetto a quello di un insegnante di Milano. Questo avviene, seppur in forma pi\u00f9 contenuta, anche nel settore privato, dove per\u00f2 c\u2019\u00e8 un\u2019alta probabilit\u00e0 di perdere lavoro. Il fatto che la competizione per trovare un altro impiego sia pi\u00f9 alta al Sud che al Nord, perch\u00e8 ci sono pi\u00f9 disoccupati e meno posti vacanti, \u00e8 un problema per un dipendente privato, non per un impiegato pubblico che confida, a ragione, di non venire mai licenziato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Finch\u00e9 il datore di lavoro pubblico non si dar\u00e0 strumenti per differenziare maggiormente le retribuzioni in base al costo della vita e per premiare le amministrazioni (pi\u00f9 che i singoli) pi\u00f9 efficienti al Sud tanto quanto al Nord, non ci saranno risparmi nel pubblico impiego e, soprattutto, non ci saranno miglioramenti nella qualit\u00e0 dei servizi offerti ai cittadini. Ma di salari e retribuzioni in questa interminabile legge delega (che dar\u00e0 luogo a ben 8 decreti delegati) proprio non c\u2019\u00e8 traccia. I nostri ministri, forse perch\u00e8 sono essi stessi soggetti ad un alto tasso di turnover, continuano a credere che nelle virt\u00f9 taumaturgiche del turnover nella PA. Non si preoccupano di motivare la gran massa di dipendenti, a partire dai nuovi entrati, coloro che sono destinati a lavorare a lungo, forse a vita, nella pubblica amministrazione. Perch\u00e9 i nuovi dovrebbero comportarsi diversamente da coloro che si vuole \u201crottamare\u201d se gli incentivi sono gli stessi di prima? Il ricambio generazionale pu\u00f2 servire solo se accompagnato a nuove regole retributive che cancellino definitivamente ogni automatismo negli avanzamenti retributivi e rimuovano l\u2019egualitarismo di facciata, quello che permette divari stridenti nel potere d\u2019acquisto fra diverse parti del paese per chi ha le stesse qualifiche e svolge le stesse mansioni. Per cambiare queste regole, il datore di lavoro pubblico dovr\u00e0, come giusto, contrattare con il sindacato. Pu\u00f2 fare leva su un argomento molto forte: \u00e8 un paradosso che il principio dello \u201cstesso lavoro=stesso stipendio\u201d venga disatteso in modo cos\u00ec palese proprio dove il sindacato \u00e8 pi\u00f9 forte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA POLITICA DI PREPENSIONARE GLI ANZIANI PER FAR POSTO AI GIOVANI NON PRODUCE RISPARMI SUL PIANO DELLA SPESA E QUINDI NEPPURE MAGGIORI SPAZI PER L&#8217;OCCUPAZIONE DEI GIOVANI Articolo di Tito Boeri pubblicato su Repubblica il 5 luglio 2014<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-32293","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-22-lavoro-pubblico"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32293","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32293"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32293\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32293"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32293"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}