
{"id":32844,"date":"2014-10-01T19:08:56","date_gmt":"2014-10-01T18:08:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32844"},"modified":"2014-10-05T22:41:24","modified_gmt":"2014-10-05T21:41:24","slug":"una-riforma-per-sostituire-la-flexsecurity-alla-job-property","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32844","title":{"rendered":"I DANNI DELLA JOB PROPERTY E COME VOLTAR PAGINA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ARTICOLO 18 \u00c8 SOLTANTO IL SIMBOLO DI UN SISTEMA DI PROTEZIONE CON CUI SI\u00a0\u00c8 CERCATO DI REPLICARE NEL SETTORE PRIVATO IL MODELLO DELL&#8217;IMPIEGO PUBBLICO &#8211; LA RIFORMA DI CUI STIAMO DISCUTENDO MIRA A COSTRUIRE UN SISTEMA DI PROTEZIONE RADICALMENTE NUOVO<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento svolto nel corso della discussione generale sul disegno di legge-delega n. 1428\/2014, nella\u00a0 seduta pomeridiana del Senato del 1\u00b0 ottobre 2014 &#8211; Sono <\/em>on line<em> anche <a title=\"Relazione Sacconi e intervento in Senato, 24.9.14\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32779\" target=\"_blank\">la relazione introduttiva del relatore Maurizio Sacconi e un mio intervento<\/a> sulle pregiudiziali di incostituzionalit\u00e0, del 24 settembre <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/em><\/p>\n<p>Signor presidente, Colleghi, capisco il fastidio che molti commentatori hanno manifestato per un dibattito che ormai si trascina da un quarto di secolo sulla questione dell\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e che a questo punto appare, a dir poco, fossilizzato. Dobbiamo per\u00f2 chiederci perch\u00e9, nonostante tutto, questo dibattito torni sempre di attualit\u00e0, suscitando aspri scontri politici.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che mezzo secolo fa proprio con l\u2019articolo 18 si \u00e8 inteso compiere un\u2019operazione di grande rilievo: trasferire nel settore privato lo schema di protezione del lavoratore proprio del settore pubblico, che possiamo sinteticamente indicare come <b>un regime di <i>job property<\/i><\/b>. Un regime, cio\u00e8, che garantisce al titolare di un posto di lavoro una sostanziale inamovibilit\u00e0, salvo grave crisi aziendale o gravissima mancanza commessa dal titolare medesimo. Il mezzo secolo che \u00e8 passato da allora ha mostrato in modo molto evidente che, almeno nel settore privato, un regime di questo genere <b>pu\u00f2 essere applicato soltanto a met\u00e0 dei lavoratori<\/b>: perch\u00e9 gli imprenditori possono garantire a una parte dei loro dipendenti una garanzia di forte stabilit\u00e0, una sostanziale ingessatura del posto di lavoro, soltanto se c\u2019\u00e8 un\u2019altra parte dei dipendenti che sopportano le conseguenze di tutte le sopravvenienze impreviste, di tutte le fluttuazioni congiunturali, di tutti i piccoli e grandi shock economici o tecnologici che con sempre maggiore frequenza si verificano nella vita delle imprese.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto cruciale della questione: il regime di <i>job property<\/i> \u00e8 intrinsecamente &#8211; non per accidente ma <b>per sua natura<\/b> &#8211; <b>produttore di dualismo delle protezioni<\/b> nel mercato del lavoro, di quello che a ragione \u00e8 stato indicato come un sostanziale <i>apartheid<\/i> tra <i>core workers<\/i> e <i>periferal workers<\/i>, tra <i>insiders<\/i> e <i>outsiders<\/i>, tra protetti e non protetti. In altre parole, chi predica l\u2019estensione di questo regime alla totalit\u00e0 della forza-lavoro predica una cosa intrinsecamente impossibile.<\/p>\n<p>Questo regime presenta, s\u00ec, per chi riesce a entrare nella cittadella del lavoro protetto i vantaggi della forte garanzia di continuit\u00e0 del rapporto: <b>la sicurezza economica<\/b> costituisce un bene della vita molto importante. Ma la \u201cpolizza assicurativa\u201d per mezzo della quale il lavoratore stesso acquista questa sicurezza comporta il pagamento di un premio assicurativo niente affatto irrilevante: per rendersene conto basti pensare alla differenza di costo di un&#8217;ora di lavoro dell&#8217;idraulico indipendente e di una dell&#8217;idraulico dipendente. Oltre un limite ragionevole, la polizza assicurativa imposta per legge, con il suo effetto depressivo sui livelli retributivi, produce una <b>tendenza dei lavoratori pi\u00f9 sicuri di s\u00e9 a emigrare verso altri ordinamenti meno protettivi<\/b>, una sorta di &#8220;fuga dal (nostro) diritto del lavoro&#8221; dei pi\u00f9 forti: mediante la migrazione all\u2019estero, oppure col collocarsi di propria iniziativa nell\u2019area del lavoro autonomo anche quando il contratto di lavoro dipendente sarebbe quello pi\u00f9 conforme al programma contrattuale effettivo.<\/p>\n<p>Col passare del tempo si sono determinate anche altre conseguenze non desiderabili dell\u2019opzione per il regime della <i>job property<\/i>. Innanzitutto la cosiddetta <b>&#8220;fuga dal diritto del lavoro&#8221; <\/b>da parte degli imprenditori<b> <\/b><strong>a danno dei lavoratori pi\u00f9 deboli<\/strong>: in particolare l\u2019utilizzazione sempre pi\u00f9 diffusa, nella fascia del lavoro professionalmente meno qualificato, delle varie forme di lavoro autonomo e in particolare del contratto di collaborazione coordinata e continuativa come strumenti per costituire un rapporto di lavoro sostanzialmente dipendente a un costo notevolmente pi\u00f9 basso e sfuggendo alle numerose, eccessive, rigidit\u00e0 del rapporto di lavoro subordinato ordinario.<\/p>\n<p>Un\u2019altra conseguenza della protezione forte della stabilit\u00e0 \u00e8 consistita, nell&#8217;area in cui essa si applica, nell\u2019innescarsi di una \u201cspirale della rigidit\u00e0\u201d, un alimentarsi reciproco tra la vischiosit\u00e0 del mercato del lavoro, la sua \u201cpericolosit\u00e0\u201d per chi perde il posto a seguito di un licenziamento, la severit\u00e0 dei giudici nel valutare la giustificazione del licenziamento, lo stigma negativo connesso con l\u2019essere licenziati, motivo a sua volta per una ostilit\u00e0 maggiore del sistema nei confronti del licenziamento.<\/p>\n<p>Un effetto dannoso di questo gioco sistemico si osserva particolarmente nella pratica invalsa per la soluzione delle crisi occupazionali aziendali, di disporre prioritariamente la collocazione degli ultracinquantenni in Cassa integrazione per accompagnarli, attraverso qualche anno di simulazione della prosecuzione del rapporto di lavoro, a una pensione di anzianit\u00e0 ottenibile per lo pi\u00f9 intorno ai 57-58 anni di et\u00e0: un\u2019et\u00e0 nella quale l\u2019aspettativa media di vita supera largamente i venti anni. L\u2019idea sottostante a questa pratica \u00e8 che la \u201clesione\u201d del \u201cdiritto fondamentale\u201d alla stabilit\u00e0 del posto di lavoro \u2013 la <i>job property<\/i>, appunto \u2013 possa essere \u201crisarcita\u201d soltanto con la collocazione in Cassa integrazione e il pensionamento precoce: in questo ordine di idee non \u00e8 mai il mercato del lavoro che pu\u00f2 fornire l\u2019alternativa al posto perduto. Siamo arrivati cos\u00ec alla situazione attuale, nella quale i disoccupati restano nel <em>freezer<\/em> di ammortizzatori sociali male amministrati (quando appartengono ai settori per i quali questi possono essere attivati) mentre le imprese in fase di espansione non trovano il personale qualificato che cercano. Oggi in Italia &#8211; secondo quanto apprendiamo dall&#8217;indagine Unioncamere Excelsior e da quelle della CGIA di Mestre &#8211; centinaia di migliaia di posti di lavoro restano permanentemente scoperti per mancanza di offerta di persone dotate della qualificazione necessaria. E ogni anno in Italia chiudono per limiti di et\u00e0 del titolare decine di migliaia di imprese artigiane che non riescono a trasmettere il loro <i>know-how<\/i> produttivo e il loro avviamento alle nuove generazioni.<\/p>\n<p>Tra i difetti del regime di <i>job property<\/i> va infine menzionato il peggioramento dell\u2019allocazione delle risorse umane nel tessuto produttivo, conseguente al fatto che il lavoratore tende a stabilizzarsi nel primo posto dove ottiene un contratto a tempo indeterminato, rinunciando \u2013 per la maggiore vischiosit\u00e0 del mercato \u2013 a cercare l\u2019inserimento nell\u2019azienda dove le sue capacit\u00e0 sono meglio valorizzate.<\/p>\n<p>Il \u201cpremio assicurativo\u201d pagato dai lavoratori italiani per la maggiore sicurezza acquistata con l\u2019articolo 18 &#8211; oltre che con la politica previdenziale molto generosa degli anni \u201970, \u201980 e \u201990 -, combinato con la peggiore allocazione delle risorse e minore produttivit\u00e0 che ne sono conseguite, contribuisce a spiegare il livello nettamente pi\u00f9 basso delle retribuzioni lorde italiane rispetto a quelle degli altri maggiori Paesi europei, che si registra lungo tutto l\u2019arco dell\u2019ultimo trentennio, nonostante la sempre maggiore mobilit\u00e0 dei capitali e delle persone in seno all\u2019UE.<\/p>\n<p>Ora, la riforma di cui stiamo discutendo intende voltar pagina non soltanto rispetto a una singola norma, ma rispetto a questo intero sistema, nel quale quella norma \u00e8 solo una tessera del mosaico, e rispetto alla cultura che lo sorregge e ne \u00e8 a sua volta alimentata. Intende farlo costruendo la sicurezza economica e professionale dei lavoratori voluta dal Titolo III della Costituzione non pi\u00f9 sull\u2019ingessatura del posto, ma sulla capacit\u00e0 dei lavoratori stessi di <strong>usare il mercato del lavoro<\/strong>, di trarre dalle opportunit\u00e0 che esso offre forza contrattuale, e quindi anche libert\u00e0 effettiva di scelta: quella libert\u00e0 di scelta del lavoro che l\u2019articolo 4 della Costituzione impone alla Repubblica di garantire; quella libert\u00e0 implica anche la parit\u00e0 sostanziale delle opportunit\u00e0 che l\u2019articolo 3 della stessa Costituzione impone alla Repubblica di costruire concretamente, realizzando le condizioni per la sua effettivit\u00e0 nel mercato del lavoro. Libert\u00e0 effettiva nel mercato e parit\u00e0 effettiva di opportunit\u00e0 che sono a loro volta il presupposto indefettibile di quella dignit\u00e0, di cui parlava poco fa la collega Paglini, ma che oggi il nostro mercato del lavoro non garantisce affatto ai lavoratori.<\/p>\n<p>Oggi, pur in un periodo di crisi economica gravissima, si stipulano in Italia 10 milioni di contratti di lavoro regolari ogni anno (dati risultanti dal sistema delle Comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro), di cui un terzo circa con durata superiore ai sei anni; e di questi, tra un milione e mezzo e due milioni di contratti regolari a tempo indeterminato. Ma chi non dispone delle reti parentali, amicali, professionali indispensabili, non ha alcun accesso a questi flussi di assunzioni. Questa \u00e8 la vera, grande violazione del diritto dei lavoratori italiani alle pari opportunit\u00e0 e alla libera scelta del proprio lavoro previsto dagli articoli 3 e 4 della Costituzione.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di renderci conto del fatto che non ci sono norme di legge o di contratto collettivo, non c\u2019\u00e8 ispettore, avvocato o giudice, che possano garantire a chi vive del proprio lavoro sicurezza, dignit\u00e0 e libert\u00e0 effettive meglio di quanto possa farlo <strong>la possibilit\u00e0 di andarsene dal posto dove si \u00e8 trattati male, perch\u00e9 si pu\u00f2 scegliere un\u2019altra impresa che offre condizioni migliori<\/strong>. Se oggi questa prospettiva in Italia \u00e8 considerata alla stregua di un racconto di fantascienza, nonostante l\u2019imponente quantit\u00e0 di opportunit\u00e0 che il nostro mercato anche in questo periodo di crisi gravissima offre e ancor pi\u00f9 potrebbe offrire, \u00e8 solo perch\u00e9 tutto il sistema di protezione del lavoro \u00e8 stato focalizzato per decenni sull\u2019ingessatura del singolo rapporto, sulla difesa del lavoratore dal mercato del lavoro, dimenticando totalmente la protezione e il sostegno del lavoratore nel mercato del lavoro. Col risultato che oggi chi perde il posto, o ha la \u201cfortuna\u201d \u2013 si fa per dire \u2013 di essere messo in <i>freezer<\/i> per anni con la Cassa integrazione, o \u00e8 totalmente abbandonato a se stesso.<\/p>\n<p>Si obietta: se non ci sono investimenti, non ci sar\u00e0 mai lavoro. Ma come possiamo sperare in un aumento degli investimenti, in particolare di quelli che vengono da oltr\u2019Alpe, con il conseguente aumento della quantit\u00e0 e miglioramento della qualit\u00e0 della domanda di lavoro, in un mercato che non \u00e8 in grado di mettere in comunicazione quella domanda con una offerta adeguata? \u00c8 tempo di renderci conto che la vecchia polemica tra sinistra e destra sull\u2019alternativa tra politiche della domanda e politiche dell\u2019offerta oggi in Italia non ha alcun senso, perch\u00e9 le prime non sono possibili senza le seconde. Per <strong>attirare gli investitori esteri, le multinazionali<\/strong> \u2013 con la loro capacit\u00e0 di valorizzare il lavoro degli italiani mediamente meglio di quanto facciano, mediamente, le imprese nostrane \u2013 occorre non soltanto ridurre la pressione fiscale su imprese e lavoro, non soltanto riallineare il costo dell\u2019energia nel nostro Paese a quello che si registra negli altri maggiori Paesi europei, non soltanto riformare profondamente le amministrazioni pubbliche per porle finalmente al servizio dei cittadini e degli operatori economici prima e pi\u00f9 che al servizio di se stesse (altro che replicare nel privato lo schema pubblico, semmai l&#8217;inverso!), non soltanto ridare efficienza alla giustizia civile e penale e combattere efficacemente la corruzione diffusa \u2013 tutte cose, beninteso, che \u00e8 indispensabile fare! \u2013 ma occorre anche semplificare drasticamente una legislazione del lavoro caotica e difficilmente comprensibile anche per gli addetti ai lavori; occorre allineare il nostro sistema di protezione del lavoro ai migliori standard continentali di chiarezza ed effettivit\u00e0, quindi di certezza del diritto, che significa anche certezza della possibilit\u00e0 e dei costi della separazione tra impresa e lavoratore, se e quando se ne presenti la necessit\u00e0; anche per questo dobbiamo imparare a coniugare il massimo possibile di flessibilit\u00e0 delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza economica e professionale delle persone che lavorano, costruita sulla loro <i>employability<\/i>.<\/p>\n<p>Ecco: questo \u00e8 quanto intendiamo fare con il disegno di legge che stiamo discutendo. Intendiamo farlo, innanzitutto completando e rafforzando <b>la riforma degli ammortizzatori sociali<\/b> avviata con la legge Fornero del 2012: \u00e8 la materia dell\u2019articolo 1. In estrema sintesi: ricondurre la Cassa integrazione guadagni alla sua funzione originaria, di sostegno del reddito dei lavoratori nelle crisi temporanee di impresa, quando ci sia una ragionevole prospettiva di ripresa del lavoro nella stessa azienda; assicurare a tutti \u2013 ma tutti davvero \u2013 i lavoratori in posizione di sostanziale dipendenza l\u2019assicurazione contro la disoccupazione, gestita secondo i criteri di un <i>workfare<\/i> moderno, quindi subordinando il sostegno del reddito alla disponibilit\u00e0 effettiva del lavoratore per tutto quanto \u00e8 necessario per la ricollocazione.<\/p>\n<p>Il secondo pilastro della riforma sono i <b>servizi per l\u2019impiego<\/b>: \u00e8 la materia dell\u2019articolo 2, dove si afferma il principio dell\u2019integrazione tra servizio pubblico e servizi offerti dalle agenzie specializzate private. Lo strumento essenziale di questa integrazione, e al tempo stesso strumento della (indispensabile quanto oggi inesistente) coniugazione tra politiche passive e politiche attive del lavoro, \u00e8 il <b>contratto di ricollocazione<\/b>. Qui la novit\u00e0 importantissima \u00e8 costituita dall\u2019esplicitazione di un obbligo che si chiede alla persona interessata di assumere con il contratto: l\u2019obbligo di attivarsi, di muoversi per la ricerca della nuova occupazione, di accettare i percorsi di riqualificazione che le verranno proposti, mirati agli sbocchi occupazionali effettivi. \u00c8 cos\u00ec che si rendono accessibili a chi ha perso il posto i giacimenti occupazionali di cui si \u00e8 detto prima. Ed \u00e8 l\u2019esatto contrario di quello che fin qui abbiamo sistematicamente fatto quando abbiamo messo in <i>freezer<\/i> per anni i lavoratori che perdevano il posto, sostanzialmente invitandoli a rimanere dov\u2019erano, perch\u00e9 il lavoro sarebbe dovuto arrivare l\u00ec, nello stesso stabilimento, per produrre le stesse cose prodotte in precedenza.<\/p>\n<p>Ma una novit\u00e0 importantissima sta anche nella <strong>libert\u00e0 di scelta &#8211; che verr\u00e0 attribuita alle persone interessate &#8211; tra le agenzie specializzate accreditate<\/strong> presso la Regione, le quali verranno retribuite mediante un <i>voucher<\/i> pagabile soltanto a risultato ottenuto. Un modo, questo, per rendere contendibile la funzione: sar\u00e0 chiamato a svolgere la struttura, pubblica o privata che sia, pi\u00f9 capace di svolgerla con successo. E al tempo stesso verr\u00e0 automaticamente riqualificata la spesa pubblica. Costano care, le agenzie specializzate: ne sa qualche cosa la Regione Lazio che si sta attrezzando per la sperimentazione del contratto di ricollocazione per la nuova crisi occupazionale di Alitalia (a proposito, ministro Poletti, \u00e8 urgente che <a title=\"Interrogazione al ministro del Lavoro, 16.9.14\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=32492\" target=\"_blank\">il regolamento necessario per questa sperimentazione, gi\u00e0 in ritardo di sei mesi, non ritardi ulteriormente<\/a>). Ma costa di pi\u00f9 nascondere la disoccupazione tenendo i disoccupati per anni in Cassa integrazione; \u00e8 costato di pi\u00f9 mettere per sette anni in Cassa integrazione, nel 2008, i millecinquecento di Alitalia senza che poi nessuno si occupasse di loro e sostanzialmente incoraggiandoli a un\u2019inerzia totale. Quale gravissima responsabilit\u00e0 portano, per avere sistematicamente favorito questo modo di affrontare le crisi occupazionali aziendali, le stesse organizzazioni sindacali che oggi contestano questa riforma!<\/p>\n<p>Il terzo pilastro della riforma \u2013 terzo, certo, non per importanza \u2013 \u00e8 infine <strong>il riordino e la semplificazione della legislazione del lavoro<\/strong>. Parlo di quel <b><i>Codice semplificato<\/i><\/b>, per mezzo del quale ci proponiamo di sostituire l\u2019ammasso enorme e informe di norme che soffocano il rapporto di lavoro con settanta articoli semplici, chiari, facilmente traducibili in inglese, secondo le linee-guida contenute nel <i>Decalogue for smart regulation<\/i> emanato dal Gruppo di alto livello della Unione Europea nel novembre 2009. Per trasformare un ordinamento che appare \u2013 ed effettivamente \u00e8 \u2013 bizantino, inconoscibile, del tutto inidoneo a fornire agli operatori economici le certezze necessarie circa le regole applicabili e i relativi costi, in un ordinamento immediatamente conoscibile da tutte le persone, milioni di persone, che ne sono interessate.<\/p>\n<p>In questo contesto di riscrittura integrale del nostro diritto del lavoro si colloca la previsione di cui pi\u00f9 si discute in questi giorni: la disciplina di <strong>un nuovo contratto a tempo indeterminato \u201ca protezioni crescenti\u201d<\/strong>. Con questa espressione indichiamo sinteticamente la nuova disciplina del recesso del datore dal rapporto di lavoro coerente con i principi della <i>flexsecurity<\/i>, che in questo contesto devono sostituire i principi della <i>job property<\/i>: \u00e8 in questo contesto che la sanzione essenzialmente propria del vecchio regime, la reintegrazione nel posto di lavoro, la <i>property rule<\/i>, deve essere sostituita da una <i>liability rule<\/i>: una regola che affida a un costo predeterminato, crescente con l\u2019anzianit\u00e0 di servizio, la funzione di \u201cfiltro automatico\u201d delle scelte gestionali dell\u2019imprenditore. Sottraendo queste scelte a un controllo giudiziale che nel regime passato non ha dato buona prova; e al tempo stesso assicurando un indennizzo al lavoratore in qualsiasi caso di cessazione del rapporto per motivi non disciplinari, non dipendente dall\u2019esito di un giudizio.<\/p>\n<p>Quanto ai <strong>licenziamenti disciplinari<\/strong>, nel <a title=\"D.d.l. 6.8.13 n. 1006\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27810\" target=\"_blank\">progetto di <i>Codice semplificato<\/i> di cui sono l&#8217;estensore<\/a> \u00e8 prevista una diversit\u00e0 di disciplina rispetto al recesso per motivi economici, tecnici od organizzativi, giustificata dal fatto che la contestazione disciplinare comporta sempre, di per s\u00e9, uno stigma negativo a carico del lavoratore interessato: \u00e8 dunque giusto che l&#8217;ordinamento protegga quest&#8217;ultimo in modo pi\u00f9 intenso. \u00c8 giusto, in particolare, a mio avviso, che laddove emerga la non sussistenza del fatto contestato il giudice possa disporre la reintegrazione del lavoratore. \u00c8 tuttavia necessario, nella logica del nuovo sistema e in funzione dell&#8217;allineamento del nostro nuovo ordinamento a quelli dei nostri maggiori partner europei, che a entrambe le parti sia data la facolt\u00e0 dell&#8217;<i>opting out<\/i>, ovvero della sostituzione della reintegrazione con una congrua indennit\u00e0.<\/p>\n<p>Concludo con questa osservazione: oggi tanti nostri giovani lasciano un&#8217;Italia che non \u00e8 capace di valorizzarli per trovare lavoro in Inghilterra, in Francia, in Germania, negli Usa, in Australia, dove non viene loro offerto nulla di quanto viene difeso con le unghie e coi denti dai conservatori nostrani; eppure ci vanno. <strong>Quei nostri giovani migranti non cercano la <i>job property<\/i><\/strong>: anche perch\u00e9 sanno che \u00e8 proprio un regime di <i>job property<\/i>\u00a0quello che li ha penalizzati in Patria. Cercano la sicurezza economica e professionale che \u00e8 data assai di pi\u00f9 e meglio da mercati del lavoro funzionanti. Dobbiamo fare in modo che in futuro i nostri ragazzi non siano pi\u00f9 costretti a espatriare per trovare un mercato del lavoro moderno, aperto, inclusivo, fonte e luogo di libert\u00e0 dei lavoratori; per trovare un tessuto produttivo non segmentato fra protetti e non protetti, tra <i>insiders<\/i> e <i>outsiders<\/i>, tra <i>core workers<\/i> e <i>periferal workers<\/i>.<\/p>\n<p>Per una generazione come la mia e quella di molti altri colleghi senatori in quest\u2019Aula, una generazione che tanti danni ha inferto alle successive, tanti pesi ha caricato sulle loro spalle, questo oggi \u00e8 il primo dei doveri.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ARTICOLO 18 \u00c8 SOLTANTO IL SIMBOLO DI UN SISTEMA DI PROTEZIONE CON CUI SI\u00a0\u00c8 CERCATO DI REPLICARE NEL SETTORE PRIVATO IL MODELLO DELL&#8217;IMPIEGO PUBBLICO &#8211; LA RIFORMA DI CUI STIAMO DISCUTENDO MIRA A COSTRUIRE UN SISTEMA DI PROTEZIONE RADICALMENTE NUOVO Intervento svolto nel corso della discussione generale sul disegno di legge-delega n. 1428\/2014, nella\u00a0 seduta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-32844","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32844","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=32844"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/32844\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=32844"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=32844"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=32844"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}