
{"id":33697,"date":"2014-12-13T12:57:35","date_gmt":"2014-12-13T11:57:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=33697"},"modified":"2014-12-15T09:39:00","modified_gmt":"2014-12-15T08:39:00","slug":"la-luce-degli-occhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=33697","title":{"rendered":"LA LUCE DEGLI OCCHI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">SVEGLIARSI UNA MATTINA CON UN OCCHIO FUORI USO E ACCORGERSI DI QUANTO LA VISTA \u00c8 UN DONO FRAGILE E PREZIOSO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Racconto dal vivo, 13 dicembre 2014 (S. Lucia)<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Immaginate di svegliarvi una mattina, recarvi con gli occhi ancora semichiusi dal sonno a raccogliere il giornale sullo zerbino della porta di casa, dare un\u2019occhiata ai titoli della prima pagina e non riuscire a leggerli perch\u00e9 lettere e immagini vi appaiono mescolate come in un\u2019insalata russa. \u00c8 quello che mi \u00e8 accaduto ai primi di novembre a causa \u2013 ma questo lo ho saputo dopo, dall\u2019oculista \u2013 di un improvviso buco che si era formato nella retina del mio occhio destro. Pi\u00f9 precisamente nella macula, che ne costituisce la parte centrale e pi\u00f9 importante per l\u2019acume della vista.<\/p>\n<p>L\u2019esame strumentale d\u00e0 un esito preoccupante: il foro \u00e8 al quarto stadio, cio\u00e8 ha un diametro molto ampio. Occorre intervenire d\u2019urgenza per una sorta di rammendo di questa membrana ultrasottile; ma con un foro cos\u00ec la probabilit\u00e0 di successo dell\u2019operazione non \u00e8 superiore al 50 per cento. Di colpo mi scopro a volere un gran bene al mio occhio sinistro. E incomincio ad abituarmi all\u2019idea che d\u2019ora in poi vedr\u00f2 solo con quello. Gli oggetti mi appaiono pi\u00f9 piccoli; perdo la terza dimensione, la profondit\u00e0, al punto che la mia mano non incontra quella di chi mi tende la sua per una stretta o per porgermi un oggetto; ho difficolt\u00e0 a versare con una sola mano l\u2019acqua dalla bottiglia centrando il bicchiere; afferro le cose male. Ma con l\u2019abitudine le cose miglioreranno.<\/p>\n<p>Fra due settimane incomincia la discussione della riforma del lavoro in Senato, dove sar\u00f2 relatore sul provvedimento; ma rimandare il rammendo della retina a dopo non si pu\u00f2. Ok per luned\u00ec prossimo, dunque, sperando che una settimana basti per poter tornare in pista; e per poterci tornare in condizioni compatibili con quel passaggio impegnativo. Esami preparatori: tutto il resto per fortuna \u00e8 a posto. Arriva il giorno dell\u2019operazione; so che va fatta, ma non voglio caricarla di attese indebite. Vado alla sala operatoria con l\u2019idea di compiere un atto dovuto, ma che non risolver\u00e0 gran che. Mi sveglio dall\u2019anestesia con l\u2019occhio bendato e mi rallegro che il mondo resti, tutto sommato, abbastanza ben visibile con l\u2019altro. Il chirurgo ha ricomposto i lembi della macula e li ha tamponati con una bolla di gas che li mantiene in posizione. Ora, per una settimana dovr\u00f2 tenere la testa china, cercare di non guardare mai verso l\u2019alto, dormire il pi\u00f9 possibile bocconi, in modo che il gas comprima la retina rammendata facendo rimarginare la ferita. I punti di sutura che chiudono i tre fori praticati dal chirurgo nell\u2019occhio danno noia, sotto la palpebra, ma \u00e8 un fastidio sopportabile, che si riduce mettendo una pomata.<\/p>\n<p>Passata la prima settimana, la prescrizione sarebbe di togliere la benda e tenere l\u2019occhio operato il pi\u00f9 possibile aperto. Ma \u00e8 molto fastidioso, perch\u00e9 il gas crea una cortina impenetrabile che si sovrappone a quel che vede l\u2019occhio sano, annebbiando tutto. Leggere e scrivere, poi, \u00e8 impossibile: per riuscirci non posso fare a meno di chiudere l\u2019occhio inutile per impedirgli di essere pure dannoso. Ma anche cos\u00ec la fatica \u00e8 notevole: non riesco a stare al computer pi\u00f9 di un\u2019ora di seguito. Quando incrocio una persona in un corridoio, o in un luogo affollato, rischio di urtarla. Guidare l\u2019auto non se ne parla proprio. Cerco di convincermi che col tempo le cose andranno meglio, l\u2019occhio sano si abituer\u00e0. Ma quando sono solo, a casa, mi scopro a chiudere anche quello per immaginare la mia vita se si spegnesse come l\u2019altro: penso a una vecchiaia fatta per la maggior parte di musica, di radio, di scacchi giocati a memoria. Mi preoccupa l\u2019idea di non vedere i miei capelli in disordine e le macchie sui vestiti, di poter apparire trasandato: chieder\u00f2 a chi mi sta intorno di aiutarmi a evitarlo. Mi incuriosisce il grande mondo dell\u2019associazionismo dei non vedenti: mi prefiguro che possa essere una esperienza nuova e importante.<\/p>\n<p>La seconda settimana senza benda \u00e8 la pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 \u00e8 quella del dibattito in Aula sulla riforma del lavoro. Tutto viene ripreso dalle tv: non voglio comparire con l\u2019occhio bendato o chiuso mentre leggo <a title=\"Relazione in Senato sul ddl. 1428-B\/2014, 2.12.14\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=33630\" target=\"_blank\">la relazione<\/a>, faticosamente negoziata parola per parola con il Gruppo PD. Trovo la soluzione di stamparla in corpo 16, in una colonna poco pi\u00f9 larga di mezza pagina in modo che l\u2019occhio buono non debba fare troppo avanti-indietro. Ma poi ci sono le due giornate di dodici ore ciascuna, nelle quali devo prendere appunti su ciascun intervento e preparare la <a title=\"Replica finale nella discussione del ddl 1428-B\/2014 - 3.12.14\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=33643\" target=\"_blank\">replica finale<\/a>. Una prova molto faticosa. Mi scopro a pensare che, se a un certo punto non vedr\u00f2 pi\u00f9, sar\u00e0 giustificato sottrarmi a queste fatiche.<\/p>\n<p>Intanto, la bolla di gas che tampona la retina ha incominciato a ridursi: soprattutto quando mi chino in avanti vedo comparire sopra la lente grigio-verde una lunetta attraverso la quale, chiudendo l\u2019occhio sinistro, posso intravedere qualcosa del mondo circostante. Dunque l\u2019occhio destro c\u2019\u00e8 ancora! Ma anche nella lunetta la vista \u00e8 molto appannata. Chiedo al chirurgo come sia possibile che il gas stia in basso; mi spiega che l\u2019occhio \u00e8 come una macchina fotografica, nella quale l\u2019immagine si imprime rovesciata sulla pellicola e viene poi raddrizzata dal cervello: la bolla di gas, in realt\u00e0, sta in alto, ma a me appare il contrario perch\u00e9 per qualche strano motivo il cervello quella non la raddrizza.<\/p>\n<p>\u00c8 solo alla fine della terza settimana che la bolla si riduce a met\u00e0. In una domenica di sole mi sveglio con la sensazione che gli oggetti intorno a me si siano di nuovo ingranditi e che il mondo circostante sia tornato a tre dimensioni. Chiudo l\u2019occhio sano e mi accorgo che continuo a vedere abbastanza bene. Dunque anche il secondo occhio sta tornando a funzionare quasi normalmente. Forse non perder\u00f2 questo \u00a0bene prezioso, potr\u00f2 continuare a vedere quanto \u00e8 bello il creato. E al creato stesso \u2013 poich\u00e9 del creatore non mi \u00e8 data altra percezione o conoscenza \u2013 rivolgo il mio ringraziamento gratissimo dal profondo del cuore. Guardo le nubi bianche contro il cielo azzurro, mi sembra che nulla di pi\u00f9 bello possa essere guardato da occhio umano. E ripenso con stupore a quella membrana sottilissima capace di tradurre i raggi di luce in segnali per il cervello, che li trasforma in immagini: un prodigio ineguagliato di tecnologia ottica. Prodotto dell\u2019evoluzione della specie? S\u00ec, certo; ma mi \u00e8 difficile concepire che un apparecchio di tanta complessit\u00e0 e perfezione tecnica possa essere frutto del caso, essere prodotto soltanto dal meccanico succedersi &#8211; sia pure per milioni di volte &#8211; di generazioni di organismi viventi.<\/p>\n<p>La bolla si riduce ancora. Ora se tengo la testa diritta si riduce a una lunetta trasparente, in basso; si deforma quando mi muovo, ma non d\u00e0 nessuna noia. Di un colore azzurro luminoso, con un orlo rosso scuro straordinariamente elegante. Al sole assume iridescenze bellissime, al buio \u00e8 leggermente fosforescente. Un giorno si divide in due, poi in quattro: come un quadrifoglio coloratissimo, che posso vedere in tutta la sua bellezza chinando la testa. Ma giorno dopo giorno si rimpicciolisce. E io mi scopro ad averne quasi nostalgia prima ancora che se ne sia andata del tutto: le devo di avere riacquistato l&#8217;occhio destro. In realt\u00e0, anche l&#8217;occhio sinistro: prima non avevo capito bene quanto valesse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SVEGLIARSI UNA MATTINA CON UN OCCHIO FUORI USO E ACCORGERSI DI QUANTO LA VISTA \u00c8 UN DONO FRAGILE E PREZIOSO Racconto dal vivo, 13 dicembre 2014 (S. 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