
{"id":34176,"date":"2015-01-16T16:33:56","date_gmt":"2015-01-16T15:33:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34176"},"modified":"2015-01-16T16:33:56","modified_gmt":"2015-01-16T15:33:56","slug":"tonini-perche-e-opportuno-e-non-e-una-novita-che-sia-il-governo-a-prendere-liniziativa-della-riforma-elettorale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34176","title":{"rendered":"TONINI: PERCH\u00c9 \u00c8 OPPORTUNO, E NON \u00c8 UNA NOVIT\u00c0, CHE SIA IL GOVERNO A PRENDERE L&#8217;INIZIATIVA DELLA RIFORMA ELETTORALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ITALIA AL PASSAGGIO DALL&#8217;IMPOTENZA ALLA CAPACIT\u00c0 DI DECISIONE &#8211; UN SISTEMA DEMOCRATICO NATO TRA MILLE DIFFICOLT\u00c0 DI NATURA INTERNA E INTERNAZIONALE E TUTTORA ALLA RICERCA DELL&#8217;EQUILIBRIO NECESSARIO TRA L&#8217;ESIGENZA DI UNA AZIONE DI GOVERNO EFFICACE E QUELLA DI UN PARLAMENTO RAPPRESENTATIVO DI TUTTE LE FORZE POLITICHE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento del senatore Giorgio Tonini nella discussione generale sulla riforma elettorale, nel corso della sessione antimeridiana del Senato del 15 gennaio 2015<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/em><\/p>\n<p><a title=\"Il link apre una nuova finestra\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/loc\/link.asp?leg=17&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=17651\">TONINI<\/a> <i>(PD)<\/i>. Signor Presidente, Signori rappresentanti del Governo, Colleghi Senatori,\u00a0 credo sia giusto ricordare in quest&#8217;aula del Senato della Repubblica che un mese fa, il 17 dicembre 2014, alla veneranda et\u00e0 di 97 anni, ci ha lasciato Maurice Duverger, forse il pi\u00f9 grande giurista e politologo francese del Novecento, certamente Oltralpe uno dei migliori conoscitori ed estimatori del nostro paese, al punto da accettare, tra il 1989 e il 1994, la proposta del Pci, che stava diventando Pds, di rappresentarlo al Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Nel 1988, Duverger aveva pubblicato un volumetto dal titolo provocatorio: &#8220;La nostalgie de l&#8217;impuissance&#8221;, nel quale constatava preoccupato come l&#8217;Italia, dagli anni Cinquanta in poi, avesse rimpiazzato la Francia, nel frattempo approdata alla Quinta Repubblica, come capofila dell&#8217;Europa dell&#8217;impotenza politica.<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;impotenza politica &#8211; scriveva Duverger &#8211; \u00e8 definita dall&#8217;incapacit\u00e0 di decidere da parte dello Stato. L&#8217;instabilit\u00e0 vi contribuisce perch\u00e9 i governi non dispongono del tempo necessario per portare a termine i loro progetti, che i loro successori si affaticano naturalmente a modificare senza poterli condurre in porto neanche loro&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 passato pi\u00f9 di un quarto di secolo da quando Duverger pubblic\u00f2 quel libro. E ancora oggi l&#8217;Italia appare in bilico: tra l&#8217;Europa dell&#8217;impotenza, che fatichiamo tanto a lasciare, e quella della decisione, della quale vorremmo tanto, ma altrettanto esitiamo, ad entrare a far parte.<\/p>\n<p>Hanno ragione quanti, anche nella interessantissima discussione che abbiamo tenuto in quest&#8217;aula, ricordano le molte riforme elettorali e istituzionali approvate in questi anni, e che hanno prodotto, per lo pi\u00f9, risultati modesti, talvolta deludenti. E tuttavia questi colleghi, almeno questo \u00e8 il mio modo di vedere, dimenticano quanto faticosa e contraddittoria sia stata la lunga storia dei tentativi di riforma del nostro sistema democratico.<\/p>\n<p>La maggior parte dei quali, al contrario di quanto si \u00e8 voluto sostenere da molte parti in quest&#8217;aula, ha visto protagonisti i governi: con le loro maggioranze parlamentari, certo, come \u00e8 obbligatorio in un sistema parlamentare basato sul circuito fiduciario tra le camere e il governo; in spirito di apertura e dialogo con le opposizioni, certo, tanto pi\u00f9 necessario quando si tratta di pie mano a modifiche delle regole del gioco; ma proprio per questo con la necessaria, indispensabile regia politica dei governi.<\/p>\n<p>Il primo a tentare la via della riforma elettorale fu Alcide Degasperi. \u00c8 stato ricordato, perfino con qualche inedito rimpianto, da parte di alcuni colleghi. Alla fine della prima legislatura, Degasperi vide lucidamente la deriva verso la democrazia dell&#8217;impotenza, lungo la quale la democrazia italiana stava muovendo. E propose di introdurre nella legge elettorale proporzionale un premio di maggioranza per la coalizione che avesse raggiunto e superato il 50 per cento dei voti.<\/p>\n<p>Dicevo che \u00e8 stata ricordata, quella vicenda, la vicenda della legge Scelba, ribattezzata polemicamente dalle opposizioni di allora &#8220;legge truffa&#8221;. Ma \u00e8 stata ricordata solo in parte, in questa nostra discussione: con un uso, per cos\u00ec dire, &#8220;selettivo&#8221; della memoria. Non si \u00e8 infatti ricordato che quella proposta, che poi divent\u00f2 legge, fu la proposta avanzata al parlamento da un governo, il governo Degasperi, che arriv\u00f2 ad un punto al quale sarebbe per noi, oggi, impensabile e comunque escluso da tutti, arrivare: Degasperi pose sulla sua proposta di riforma elettorale la questione di fiducia.<\/p>\n<p>Come si fa a dire, signor Presidente, colleghi senatori, che nella storia della Repubblica, fino all&#8217;arrivo del governo Renzi, la materia della riforma elettorale \u00e8 sempre stata di esclusiva competenza parlamentare, nella neutralit\u00e0 del governo? Degasperi e la legge Scelba non fanno parte della storia della Repubblica?<\/p>\n<p><a title=\"Il link apre una nuova finestra\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/loc\/link.asp?leg=17&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=1103\"><b>Presidenza del vice presidente GASPARRI<\/b> <\/a><b>(ore 11,38)<\/b><\/p>\n<p>(<i>Segue<\/i> TONINI). Si dir\u00e0: un&#8217;eccezione conferma la regola. Nossignori, questa \u00e8 la regola, non l&#8217;eccezione. \u00c8 la regola in un sistema democratico che non voglia confondere il valore della centralit\u00e0 del parlamento con il pericolo mortale dell&#8217;assemblearismo.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, nel 1953, Degasperi vinse in parlamento, ma poi perse nel paese. Il premio di maggioranza non scatt\u00f2, perch\u00e9 per un pugno di voti la coalizione attorno alla Democrazia cristiana non raggiunse la maggioranza assoluta dei voti.<\/p>\n<p>Qualche anno dopo, nel 1970, nella voce &#8220;Forme di governo&#8221; della <i>Enciclopedia del Diritto<\/i>, uno dei pi\u00f9 autorevoli costituzionalisti italiani, che \u00e8 stato anche un nostro stimato collega, Leopoldo Elia, sosteneva che nella storia politica dell\u2019Italia del dopoguerra si deve distinguere \u201ctra un periodo 1948-1953 (o di parlamentarismo all\u2019inglese), nel quale la <i>leadership<\/i> degasperiana risultava assai simile a quella accettata nel sistema britannico; e un periodo successivo nel quale il funzionamento delle istituzioni politiche si sarebbe avvicinato sempre pi\u00f9 ai moduli della Quarta Repubblica francese. Ma \u00e8 chiaro che rispetto al periodo 1948-1953 quello successivo assai pi\u00f9 lungo fa figura di regola in confronto all\u2019eccezione e, soprattutto, riesce impossibile limitare l\u2019instabilit\u00e0 governativa a fasi transitorie\u201d.<\/p>\n<p>Insomma, dopo il fallimento del tentativo degasperiano di imprimere una, peraltro contenuta, torsione maggioritaria al nostro sistema parlamentare, l&#8217;Italia entra appieno in quella che Duverger chiamava l&#8217;Europa dell&#8217;impotenza e ne diviene anzi capofila.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 solo dopo la rottura del 1989, con la caduta del Muro di Berlino e la definitiva soluzione della questione comunista, che risulter\u00e0 possibile ritentare in modo credibile la via della riforma del sistema politico, a cominciare dalla legge elettorale. E, di nuovo, sar\u00e0 un governo, il governo Ciampi, a svolgere un ruolo da protagonista.<\/p>\n<p>\u00c8 il 6 maggio del 1993, quarant&#8217;anni dopo il tentativo di Degasperi, quando Carlo Azeglio Ciampi presenta in parlamento le sue dichiarazioni programmatiche.<\/p>\n<p>&#8220;Il governo &#8211; diceva il presidente Ciampi &#8211; si accinge a dare esecuzione agli indirizzi che sono stati espressi con i referendum popolari del 18 aprile. \u00c8 questo il suo primo compito&#8230; La indicazione referendaria inequivocabilmente chiara, la consapevolezza del danno per ogni aspetto della vita del paese che deriverebbe dal non provvedere, consentono, impongono, al governo di uscire da quella che, in altre stagioni politiche, era intesa come una neutralit\u00e0 dovuta sulle questioni elettorali. Il governo intende porsi, quindi, come parte attiva della attuazione della volont\u00e0 popolare espressa il 18 aprile, conformemente all&#8217;alto indirizzo di politica costituzionale gi\u00e0 espresso, su questo punto, dal Capo dello Stato&#8230; Il governo si dichiara altres\u00ec disposto a formulare una proposta di modificazione [delle leggi elettorali di Camera e Senato] e si dichiara pronto a presentarla in tempi brevi, che concorder\u00f2 con i presidenti delle due Camere, in relazione allo stato dei lavori parlamentari&#8221;.<\/p>\n<p>Non credo servano ulteriori elementi per argomentare non solo la legittimit\u00e0 del governo a svolgere il suo naturale ruolo di indirizzo politico anche nella materia elettorale, ma la natura di costante storica che questo principio riveste, se solo si considerano i passaggi salienti della nostra vicenda repubblicana.<\/p>\n<p>Piuttosto, quel che maggiormente impressiona, \u00e8 la sconcertante attualit\u00e0 delle parole del presidente Ciampi, rilette alla luce delle sfide dinanzi alle quali si trovano oggi il parlamento \u00e8 il paese.<\/p>\n<p>Anche noi ci troviamo, oggi come ventidue anni fa, dinanzi all&#8217;urgenza di intervenire sulla legge elettorale: anche se stavolta a seguito non di una pronuncia popolare, ma di una sentenza della Corte costituzionale. E dobbiamo farlo, anzi, tenendo ferme entrambe quelle fonti: l&#8217;indirizzo in senso maggioritario impresso dal referendum del 1993 e la sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale. Senza dimenticare, per usare ancora le parole di Ciampi, l&#8217;alto indirizzo di politica istituzionale espresso dal Capo dello Stato &#8211; nel nostro caso Giorgio Napolitano, che anch&#8217;io voglio qui ringraziare e salutare come nuovo senatore di diritto e a vita &#8211; alto indirizzo che del resto \u00e8 alla base degli equilibri politici e di governo sui quali, dopo il risultato elettorale del 2013, ha potuto prendere le mosse e cominciare ad operare questa legislatura.<\/p>\n<p>L&#8217;accostamento tra la nostra attuale condizione politica e quella del 1993 rende inevitabile un interrogativo, pi\u00f9 volte echeggiato in quest&#8217;aula nel corso del dibattito: se a ventidue anni dal referendum e dalla riforma elettorale del 1993, l&#8217;Italia \u00e8 ancora in bilico tra l&#8217;Europa dell&#8217;impotenza e quella della decisione, non sar\u00e0 il caso di cambiare strada, anzich\u00e9 continuare a percorrere quella vecchia?<\/p>\n<p>La mia risposta, la nostra risposta, \u00e8 che non dobbiamo cambiare strada, ma cambiare passo.<\/p>\n<p>Dopo due decenni di riforme parziali, nella continua tensione tra spinte contraddittorie che hanno per lo pi\u00f9 prodotto mediocri compromessi e nel dominio incontrastato della cattiva propaganda sulla buona politica, \u00e8 venuto il tempo del completamento della transizione, attraverso un disegno organico di riforma democratica, che abbracci la legge elettorale, insieme alla seconda parte della Costituzione, senza trascurare il nodo decisivo della riforma dei partiti.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il disegno, questo \u00e8 l&#8217;impegno che da senso alla presente legislatura, che oggi si trova anche dinanzi alla sfida di individuare un successore degno dell&#8217;alta eredit\u00e0 lasciata da Giorgio Napolitano.<\/p>\n<p>Il disegno di una riforma complessiva delle regole fondamentali della nostra vita democratica, potr\u00e0 completarsi con successo, solo se vedr\u00e0 l&#8217;impegno fattivo, imprescindibile del governo, insieme ad uno spirito di apertura, innanzi tutto da parte del governo stesso, davvero a tutto campo, senza escludere nessun apporto, in Parlamento.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, questo spirito di apertura pu\u00f2 concretizzarsi solo se tutti accettiamo la regola che dopo la discussione e il confronto, deve arrivare il momento della decisione, che di norma non pu\u00f2 essere unanime e non pu\u00f2 che vedere il formarsi di maggioranze e minoranze.<\/p>\n<p>&#8220;La democrazia \u00e8 autodisciplina&#8221;, diceva Degasperi. Autodisciplina, banalizzo io, \u00e8 anche capacit\u00e0 di autocontenere le forme di lotta parlamentare, evitando l&#8217;ostruzionismo estremo e ripetuto, che finisce per uccidere il confronto, costringendo a misure regolamentari di drastica semplificazione della complessit\u00e0; ed \u00e8 anche autocontrollo sui toni che vengono utilizzati, evitando il ricorso facile alle accuse pi\u00f9 estreme, sia sul terreno della dignit\u00e0 personale e politica, sia su quello dell&#8217;affidabilit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p>Facendo tesoro del lavoro precedente, il governo Renzi ha promosso un confronto parlamentare largo attorno ad una proposta organica di riforma della nostra democrazia parlamentare, volta a favorire il compimento della transizione del nostro sistema verso la democrazia decidente, verso l&#8217;Europa della decisione.<\/p>\n<p>Rispetto al disegno originario, il lavoro parlamentare sta mutando in profondit\u00e0 i contenuti delle riforme. \u00c8 stato ed \u00e8 cos\u00ec per la riforma costituzionale del bicameralismo e del titolo quinto ed \u00e8 cos\u00ec anche per la riforma elettorale.<\/p>\n<p>Gli emendamenti elaborati dalla presidente Finocchiaro e proposti dai capigruppo di maggioranza e, almeno per una parte di essi, da Forza Italia, rappresentano, a detta della stragrande maggioranza degli intervenuti in questo ampio dibattito, un significativo miglioramento del testo varato dalla Camera, sulla base anche di una pi\u00f9 meditata considerazione della sentenza della Corte costituzionale, senza peraltro mettere in discussione il cuore della riforma elettorale: la garanzia, attraverso il doppio turno, combinato con il superamento del bicameralismo paritario, della investitura diretta del governo da parte degli elettori. Questo \u00e8 il potere pi\u00f9 importante: per dirla con Gianfranco Pasquino, lo scettro regale della decisione del governo viene restituito all&#8217;unico vero principe democratico, il popolo sovrano.<\/p>\n<p>In questo quadro, l&#8217;innalzamento al 40 per cento della soglia di accesso al premio di maggioranza al primo turno, insieme alla riduzione al 3 di quella di accesso alla rappresentanza parlamentare rappresentano cambiamenti di assoluta ragionevolezza, che rendono il testo pi\u00f9 maturo e pi\u00f9 europeo.<\/p>\n<p>La decisione di spostare il premio di maggioranza sulla lista e non pi\u00f9 sulla coalizione mira a favorire il formarsi di eventuali coalizioni dopo il voto, sulla base di vere convergenze politico-programmatiche, attorno al partito vincitore, mentre la costituzione di listoni strumentali alla conquista del premio potr\u00e0 e dovr\u00e0 essere scoraggiata agendo sui regolamenti parlamentari, attraverso norme di disincentivo alla frammentazione dei gruppi.<\/p>\n<p>Resta il nodo della selezione dei deputati. Su questo punto, il Pd ha maturato da tempo una posizione unitaria largamente condivisa: la netta preferibilit\u00e0 del collegio uninominale maggioritario, meglio se a doppio turno.<\/p>\n<p>Il Pd \u00e8 unito su questo punto, ma \u00e8 anche solo. Lo si \u00e8 visto alla Camera e lo si \u00e8 rivisto al Senato. Dunque, \u00e8 stato necessario cercare una soluzione diversa, nell&#8217;ambito delle varie opzioni consentite dalla sentenza della Corte costituzionale.<\/p>\n<p>Il testo della Camera aveva scelto la lista bloccata corta, legittimata dalla sentenza, in quanto comunque in grado di garantire la conoscibilit\u00e0 dell&#8217;eletto da parte dell&#8217;elettore. L&#8217;emendamento dei capigruppo propone invece la soluzione mista, pure esplicitamente prevista dalla sentenza della Corte: una parte di eletti con le preferenze, una parte di eletti col metodo della lista bloccata.<\/p>\n<p>Si tratta, come \u00e8 evidente, di una soluzione di compromesso, peraltro risultata come tale largamente preferita dalla stragrande maggioranza degli intervenuti nel dibattito. Solo una piccola minoranza di interventi ha chiesto che tutti i deputati siano eletti con le preferenze, la maggior parte ha sostenuto la preferibilit\u00e0 del sistema misto.<\/p>\n<p>Naturalmente, il sistema misto pu\u00f2 essere organizzato in molti modi, che possono essere anche molto diversi tra loro, ma sempre accomunati da una caratteristica: quella di essere un compromesso tra diverse esigenze. E l&#8217;ultima cosa che ha senso fare in politica \u00e8 porre in un compromesso questioni di principio, come ho sentito fare da alcuni colleghi.<\/p>\n<p>La soluzione proposta dall&#8217;emendamento presenta luci e ombre, come ogni proposta di compromesso. La luce principale \u00e8 la riconoscibilit\u00e0 di chi viene eletto: limitando al solo capolista l&#8217;indicazione stampata sulla scheda, \u00e8 evidente che ogni cittadino sa alla perfezione chi sta votando quando vota per quel partito.<\/p>\n<p>La principale ombra, agli occhi di alcuni colleghi, \u00e8 la mobilit\u00e0 del rapporto tra eletti con le preferenze e capilista. Una mobilit\u00e0 che riguarda peraltro solo le forze di minoranza, posto che il partito che vincer\u00e0 le elezioni, dunque si aggiudicher\u00e0 il premio di maggioranza, dunque esprimer\u00e0 il governo e il presidente del consiglio, elegger\u00e0 certamente pi\u00f9 dei due terzi dei suoi deputati con le preferenze. Quanto alle forze di minoranza, non \u00e8 possibile prevedere con certezza questa relazione, che sar\u00e0 comunque inversamente proporzionale alla frammentazione dell&#8217;opposizione stessa: con una o due grandi forze di opposizione, anche nel campo della minoranza una quota significativa di eletti sarebbe scelto con le preferenze.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, le proposte alternative a quale dell&#8217;emendamento presentano anch&#8217;esse inconvenienti non di poco conto, il principale dei quali \u00e8 la rivincita della lista bloccata, per quanto corta, certamente assai meno trasparente, per il cittadino-elettore, del meccanismo uninominale del capolista.<\/p>\n<p>Su questi aspetti la discussione non pu\u00f2 non essere aperta e sarebbe incomprensibile qualunque chiusura aprioristica. Qualunque scelta si decider\u00e0 di fare, sar\u00e0 comunque una scelta opinabile, da vivere in modo laico e non ideologico. Quel che conta \u00e8 scegliere insieme, avendo presente la gerarchia dei valori in campo: da una parte la necessit\u00e0 e l&#8217;urgenza di una riforma, che dia risposta alla sentenza della Corte e alle aspettative dei cittadini; dall&#8217;altra l&#8217;innamoramento per questo o quel dettaglio.<\/p>\n<p>Molti colleghi hanno ricordato in modo giustamente allarmato i segnali gravi di disaffezione alla politica e alle stesse elezioni che giungono da strati larghi e crescenti della societ\u00e0 italiana. La risposta a questo grave malessere non pu\u00f2 tuttavia essere l&#8217;ennesimo rinvio, l&#8217;ennesima occasione mancata, che avrebbero il solo effetto di aggravare la sfiducia nella politica e di allargare la distanza tra i cittadini e le istituzioni.<\/p>\n<p>L&#8217;11 novembre scorso, commentando su Repubblica l&#8217;accordo sull&#8217;Italicum 2.0, un osservatore autorevole e autonomo come Gianluigi Pellegrino scriveva che dal confronto tra le forze politiche \u00e8 emersa &#8220;una legge elettorale che sembrava impossibile sperare di avere. E che questa volta consente di vedere la parte piena del bicchiere. Adesso si tratta di fare presto&#8221;.<\/p>\n<p>Non si potrebbe dire meglio.\u00a0 <i>(Applausi dai Gruppi PD e SCpI. Congratulazioni)<\/i>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ITALIA AL PASSAGGIO DALL&#8217;IMPOTENZA ALLA CAPACIT\u00c0 DI DECISIONE &#8211; UN SISTEMA DEMOCRATICO NATO TRA MILLE DIFFICOLT\u00c0 DI NATURA INTERNA E INTERNAZIONALE E TUTTORA ALLA RICERCA DELL&#8217;EQUILIBRIO NECESSARIO TRA L&#8217;ESIGENZA DI UNA AZIONE DI GOVERNO EFFICACE E QUELLA DI UN PARLAMENTO RAPPRESENTATIVO DI TUTTE LE FORZE POLITICHE Intervento del senatore Giorgio Tonini nella discussione generale sulla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[],"class_list":["post-34176","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-riforma-elettorale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34176","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34176"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34176\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34176"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34176"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34176"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}