
{"id":34683,"date":"2015-02-17T18:48:15","date_gmt":"2015-02-17T17:48:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34683"},"modified":"2015-02-17T19:55:14","modified_gmt":"2015-02-17T18:55:14","slug":"la-liberta-intellettuale-e-la-disciplina-di-gruppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34683","title":{"rendered":"IL JOBS ACT, LA LIBERT\u00c0 INTELLETTUALE E LA DISCIPLINA DI GRUPPO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">SE CI SI PONE AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVIT\u00c0 CON LA POLITICA, E SI VOGLIONO PRODURRE RISULTATI UTILI PER IL PAESE, SI DEVONO ACCETTARE DELLE REGOLE CHE ACCOMUNANO AI COMPAGNI DI STRADA CHE CI SI \u00c8 SCELTI, ALMENO RIGUARDO AL COMPORTAMENTO NEL VOTO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Fabio Savelli, pubblicata sul sito<\/em> <a title=\"Sito del Corriere della Sera\" href=\"http:\/\/www.corriere.it\/\" target=\"_blank\">Corriere.it<\/a> <em>il 17 febbraio 2015<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>\u00c8\u00a0il teorico della <em>flexsecurity<\/em> (intesa come crasi tra flessibilit\u00e0 e sicurezza), \u00e8 membro della commissione Lavoro al Senato, ha appena deciso di tornare nel Partito Democratico dopo l\u2019esperienza (conclusa) in Scelta Civica. Pietro Ichino, giuslavorista ex sindacalista, docente alla Statale di Milano, risponde al \u00abCorriere della Sera\u00bb nei giorni in cui sta per entrare in vigore il <em>Jobs Act<\/em>, la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi. I decreti sono ormai completi e attendono solo il via libera definitivo per la pubblicazione in <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>. Entro pochi giorni saranno pertanto in vigore non soltanto i nuovi criteri per il licenziamento e il reintegro del personale, ma anche il nuovo contratto a tutele crescenti.<br \/>\n<script src=\"http:\/\/a.visualrevenue.com\/vrs.js\" async=\"\"><\/script><\/p>\n<div class=\"container\">\n<section id=\"blog_content\">\n<section id=\"blog_body\" class=\"main-content norow\">\n<article class=\"md_ap_21\">\n<section class=\"blog_dueterzi_main\">\n<div class=\"container-body-article clearfix single-article-wp\">\n<div class=\"chapter\">\n<p><strong>Chiamare la riforma dell\u2019articolo 18 con la formula del \u201ccontratto a tutele crescenti\u201d serve anche ad evitare allarmismo tra i lavoratori che temono di perdere il posto?<\/strong><br \/>\n\u00abQuesta espressione \u00e8 stata coniata in funzione dell\u2019emendamento che introdusse la <a title=\"Editoriale telegrafico 5.5.14\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30949\" target=\"_blank\">\u201cpremessa\u201d al decreto Poletti<\/a> del maggio scorso, per preannunciare quello che avrebbe poi costituito il contenuto centrale della legge-delega. Serviva per chiarire sinteticamente che la nuova protezione contro i licenziamenti non sarebbe stata strutturata come lo \u00e8 ora: tutto (la reintegrazione) o niente; bens\u00ec sarebbe consistita in un trattamento di licenziamento e di disoccupazione proporzionato all\u2019anzianit\u00e0 di servizio, quindi all\u2019affidamento reciproco crescente tra datore e prestatore di lavoro. Il passaggio da un sistema centrato su di una regola di <em>job property<\/em> a uno centrato sul principio della <em>flexsecurity<\/em>. Oggi la vera sicurezza economica e professionale dei lavoratori non si pu\u00f2 pi\u00f9 costruire con l\u2019ingessatura del rapporto di lavoro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il contratto a tutele crescenti non prevede la formazione del neo-assunto; non crede invece che sia un requisito fondamentale?<\/strong><br \/>\n\u00abNon tutto ci\u00f2 che accade o accadr\u00e0 nella normalit\u00e0 dei casi deve essere previsto espressamente nella legge. Per quel che riguarda la formazione professionale del neo-assunto, una cosa \u00e8 certa: che dove l\u2019assunzione avviene con un contratto a termine l\u2019impresa non investe in formazione. Non \u00e8 un caso che l\u2019Italia, avendo una percentuale tra le pi\u00f9 alte in Europa di nuove assunzioni in forma di contratto a termine (quasi nove su dieci), abbia anche la percentuale tra le pi\u00f9 basse di giovani che ricevono formazione nella fase di primo inserimento nel tessuto produttivo. Se il contratto a tutele crescenti diventer\u00e0, come vi \u00e8 motivo di sperare, la forma normale di assunzione, i contratti si costituiranno con un orizzonte molto pi\u00f9 ampio e l\u2019investimento in formazione sui neo-assunti ne conseguir\u00e0 naturalmente. D\u2019altra parte, imporlo per legge costituirebbe una nuova rigidit\u00e0 indebita: vi sono pur sempre molti casi in cui la formazione non \u00e8 necessaria e sarebbe pertanto assurdo imporla\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Si assiste a una domanda di stagisti al posto di lavoratori. Perch\u00e9 non abolire gli stage? Non crede che rischino di sostituire regolari rapporti subordinati a termine?<\/strong><br \/>\n\u00abTutti dicono che dobbiamo sviluppare anche in Italia l\u2019alternanza scuola-lavoro nell\u2019ultimo anno della scuola media superiore; come si farebbe se lo stage fosse vietato? Ho diretto per dieci anni il Master Europeo in Scienze del Lavoro dell\u2019Universit\u00e0 di Milano, appartenente a un network europeo che esige lo stage come fase terminale del percorso formativo. Una delle fatiche organizzative maggiori di quella funzione era proprio il reperimento di buoni stage in azienda per gli studenti. Tutti miei ex-allievi, a distanza di anni, danno un giudizio molto positivo di quell\u2019esperienza. Se fosse stata vietata in Italia, il mio ateneo non avrebbe potuto far parte di quel network europeo. Questo per dire che il problema, non \u00e8 risolvibile a colpi d\u2019accetta: occorrono regole semplici e incisive che impediscano l\u2019abuso. Nel mio <a title=\"Portale della semplificazione e della flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">progetto del Codice semplificato del lavoro<\/a> ho mostrato \u2013 all\u2019articolo 2132 dedicato a stage e tirocini \u2013 come questa disciplina potrebbe essere strutturata\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sul lavoro autonomo leggo che nel suo progetto di Codice semplificato lascia identiche le norme del codice civile del 1942, perch\u00e9 non ha pensato di modificarle tenendo conto delle istanze delle partite Iva?<\/strong><br \/>\n\u00abNel mio progetto non viene modificata la disciplina fiscale del lavoro autonomo, perch\u00e9 questa non \u00e8 materia propria del Codice del lavoro. Ma la disciplina civilistica del rapporto viene modificata eccome: con la previsione generale di una protezione appropriata della maternit\u00e0 e del lavoratore autonomo affetto da malattia che costituisca impedimento al lavoro di lunga durata; inoltre con una protezione speciale per i rapporti nei quali si manifestino i tratti caratteristici della dipendenza economica. Alcune associazioni del settore autonomo chiedono l\u2019istituzione di tariffari minimi, ma questi, in primo luogo, sono di difficilissima realizzazione sul piano tecnico; in secondo luogo contrastano con un divieto posto dal diritto europeo e recepito nel nostro ordinamento nazionale, in materia di concorrenza. Giustificatissime, invece, sono le richieste di riduzione del cuneo fiscale e contributivo anche sul reddito di lavoro autonomo, come si sta facendo sul versante di quello subordinato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Non crede che la collaborazione autonoma possa costituire il futuro del lavoro?<\/strong><br \/>\n\u00abLa teoria di Ronald Coase spiega il modello del lavoro subordinato con il risparmio di costi di transazione che esso consente; finch\u00e9 lo consentir\u00e0, si potr\u00e0 escludere un suo prossimo tramonto. Alla stessa conclusione conduce la teoria di Frank Knight del rapporto di lavoro a stipendio come incontro fra imprenditore propenso al rischio e lavoratore avverso al rischio: questo punto di incontro e di equilibrio tra atteggiamenti complementari verso il rischio sar\u00e0 sempre necessario\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma in Italia il lavoro autonomo sfiora il 30 per cento della forza-lavoro<\/strong><br \/>\n\u00abSolo in Italia si registra una porzione di forza-lavoro occupata in forma autonoma superiore al venti per cento. In buona parte si tratta solo di una reazione all\u2019eccesso di rigidit\u00e0 della vecchia disciplina del lavoro subordinato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 astenuto dal voto sull\u2019emendamento al parere sul decreto, riferito alla questione dei licenziamenti collettivi, perch\u00e9 diversamente avrebbe dovuto votare come i senatori Pd pur non condividendo l\u2019emendamento<\/strong>.<br \/>\n\u00abMercoled\u00ec scorso, quando si \u00e8 votato in Commissione Lavoro del Senato il parere sul primo decreto, la Capogruppo PD ha presentato un emendamento alla cui discussione ed elaborazione non avevo partecipato. In proposito <a title=\"Intervento sul parere in Commissione, 11.2.15\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34624\" target=\"_blank\">ho dichiarato<\/a>: \u201cSe avessi partecipato alla discussione ed elaborazione di questo emendamento in seno al Gruppo PD, facendo parte del Gruppo stesso, ora lo voterei per disciplina di gruppo, pur nel pi\u00f9 netto dissenso. La legge-delega, infatti, esclude recisamente la possibilit\u00e0 della reintegrazione per tutti i \u2018licenziamenti economici\u2019; e a me sembra che non possa ragionevolmente dubitarsi che il licenziamento collettivo sia ricompreso in questa nozione. Poich\u00e9 per\u00f2 ancora non faccio formalmente parte del Gruppo PD pur avendo presentato domanda di farne parte, non ho quindi partecipato a questa discussione, e viceversa mi sono pronunciato pubblicamente in senso contrario nei giorni scorsi, su questo emendamento mi asterr\u00f2 dal voto.\u201d Mi sembra il comportamento pi\u00f9 corretto che potessi tenere in quella particolare circostanza di passaggio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Questo episodio non la induce a pensare che tornando nel Pd possa perdere la sua libert\u00e0 intellettuale dovendo seguire la linea ancora controversa del partito di maggioranza sul Jobs Act?<\/strong><br \/>\n\u00abCerto che no: la mia libert\u00e0 intellettuale, in caso di dissenso in seno al partito, continuer\u00e0 a esprimersi \u2013 come sempre in passato, pure in seno a Scelta Civica \u2013 nella manifestazione piena di tutto quello che penso, se necessario anche in contrasto rispetto alla linea scelta dal partito cui appartengo. Altra cosa \u00e8 la disciplina di partito e di gruppo nel voto in Parlamento, che impone di accettare le decisioni prese democraticamente insieme ai compagni di strada che ci si \u00e8 scelti. Non c\u2019\u00e8 alcuna incoerenza nell\u2019affermare senza riserve le proprie idee e valutazioni, accettando per\u00f2 di conformarsi nel voto alle scelte compiute a maggioranza in seno al gruppo cui si appartiene. Lo stesso, del resto, vale in riferimento alle scelte che si compiono in seno a una maggioranza coesa di governo.<\/p>\n<p><strong>Che cosa intende dire?<\/strong><br \/>\n\u00abDal novembre 2011 a oggi, non tutti i voti che ho espresso in Aula o in Commissione in sostegno al Governo corrispondevano esattamente alle mie convinzioni. Non esiste il Governo perfetto, cos\u00ec come non esiste il partito perfetto, n\u00e9 in assoluto n\u00e9 in rapporto a quello che penso io. Chi non accetta questo metodo, coltivi pure la purezza delle proprie idee in casa propria o nella propria attivit\u00e0 di studioso, o di opinionista, ma rinunci alla politica. Se ci si pone al servizio della collettivit\u00e0, e si vogliono produrre risultati utili per il Paese, si devono accettare delle regole che accomunano ai propri alleati, almeno riguardo al comportamento nel voto. In questo non c\u2019\u00e8 alcuna incoerenza, n\u00e9 alcuna rinuncia alla propria libert\u00e0 di pensiero\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/section>\n<\/article>\n<\/section>\n<\/section>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SE CI SI PONE AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVIT\u00c0 CON LA POLITICA, E SI VOGLIONO PRODURRE RISULTATI UTILI PER IL PAESE, SI DEVONO ACCETTARE DELLE REGOLE CHE ACCOMUNANO AI COMPAGNI DI STRADA CHE CI SI \u00c8 SCELTI, ALMENO RIGUARDO AL COMPORTAMENTO NEL VOTO Intervista a cura di Fabio Savelli, pubblicata sul sito Corriere.it il 17 febbraio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-34683","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34683","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=34683"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/34683\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=34683"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=34683"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=34683"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}