
{"id":35342,"date":"2015-04-19T18:27:05","date_gmt":"2015-04-19T17:27:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35342"},"modified":"2015-04-19T18:27:05","modified_gmt":"2015-04-19T17:27:05","slug":"la-spesa-per-la-scuola-tutto-stipendi-niente-investimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35342","title":{"rendered":"LA SPESA PER LA SCUOLA: TUTTO STIPENDI, NIENTE INVESTIMENTI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ORGANIZZAZIONE DELLA NOSTRA ISTRUZIONE PUBBLICA GIRA ANCORA QUASI DEL TUTTO INTORNO AGLI INTERESSI DEGLI ADDETTI, NON A QUELLI DEGLI STUDENTI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Alberto Bisin<\/strong>\u00a0pubblicato su\u00a0<\/em>la Repubblica\u00a0<em>del 16 aprile 2015<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>A ogni tetto o soffitto di una scuola che crolla ci si chiede giustamente come fare ad agire al pi\u00f9 presto sulle infrastrutture (a dire il vero non solo quelle scolastiche paiono un problema, come suggerisce la vicenda del ponte in Sicilia, ma analizziamo una questione per volta). Nello stesso tempo il governo Renzi pare intenzionato a procedere con l\u2019annosa pratica di assunzione dei precari della scuola. \u00c8 naturale chiedersi quindi se la spesa per l\u2019istruzione in Italia sia sufficiente, in linea con quella di altri Paesi a simile livello di sviluppo, se sia concentrata sul personale invece che sul capitale tecnologico e immobiliare, se sia generalmente efficiente.<br \/>\nI dati raccolti dall\u2019Ocse (i pi\u00f9 recenti sono riferiti al 2011, Education at a Glance 2014) contengono molte risposte. Provo ad elencare quelle che a mio giudizio sono le pi\u00f9 importanti.<br \/>\nL\u2019Italia spende relativamente poco per l\u2019istruzione. La spesa per l\u2019istruzione pubblica conta per circa il 4,3% del Pil, meno di Francia (5,7%), Germania (5%) e della media dei Paesi Ocse (5,6%). Anche in termini di spesa annuale per studente a tempo pieno l\u2019Italia, che spende circa 6.500 dollari, \u00e8 sostanzialmente sotto al resto dei Paesi sviluppati. La Francia e la Germania ad esempio spendono pi\u00f9 di 10 mila dollari a studente.<br \/>\nL\u2019istruzione contribuisce relativamente poco alla spesa pubblica in Italia. La spesa per istruzione in percentuale della spesa pubblica totale \u00e8 in Italia la pi\u00f9 bassa in assoluto rispetto a tutti i Paesi Ocse: 8,6% contro il 10,2 e l\u201911%, rispettivamente, di Francia e Germania e il 12,9% in media. Ovviamente sono altri i cespiti di spesa che pesano in modo squilibrato sul bilancio pubblico.<br \/>\nLa spesa pubblica per istruzione \u00e8 stata contenuta in Italia dal 2000 ad oggi. Essa \u00e8 infatti passata dal 4,5 al 4,3% del Pil. Cos\u00ec \u00e8 stato in altri Paesi con problemi di bilancio pubblico, come ad esempio la Francia; mentre la spesa pubblica per istruzione in percentuale del Pil \u00e8 cresciuta in media nei Paesi Ocse nello stesso periodo, dal 5,2 al 5,6%.<br \/>\nLa spesa pubblica per l\u2019istruzione in Italia \u00e8 relativamente concentrata sulla scuola dell\u2019obbligo. La scuola dell\u2019obbligo (dalle elementari alle secondarie) conta in termini di spesa per due volte e mezzo la scuola terziaria e l\u2019asilo messi assieme (1,8 volte circa in Francia e nella media Ocse).<br \/>\nLa spesa per l\u2019istruzione \u00e8 molto pi\u00f9 concentrata sulla spesa per insegnanti e altro personale rispetto agli altri Paesi sviluppati. La spesa corrente per l\u2019istruzione, che comprende generalmente per pi\u00f9 dell\u201980% spese per insegnanti e altro personale, \u00e8 pi\u00f9 del 96% del totale in Italia (il dato riguarda tutto il sistema scolastico ad esclusione della scuola terziaria, cio\u00e8 di universit\u00e0 e formazione professionale post- secondaria). Meno del 4% della spesa pubblica riguarda il capitale (tecnologie e infrastrutture, ad esempio). Questa distribuzione \u00e8 seriamente sbilanciata a favore della spesa per il personale rispetto ai Paesi Ocse, dove in media la spesa corrente \u00e8 il 92% del totale (91% circa in Francia e 90% in Germania). Importante notare che la sproporzione rispetto alla spesa corrente che caratterizza la spesa pubblica per l\u2019istruzione nel nostro Paese sostanzialmente sparisce nella scuola terziaria.<br \/>\nConcludiamo questa analisi dei dati sulla spesa pubblica per l\u2019istruzione in Italia confermando alcuni dei pi\u00f9 comuni pregiudizi e smentendone altri (assumo, a mio parere ragionevolmente, che sostanziali deviazioni rispetto alla media dei Paesi sviluppati, siano segnali di inefficienza). La scuola pubblica in Italia non drena risorse pi\u00f9 di quanto dovrebbe, anzi. L\u2019Italia spende poco e sempre meno per l\u2019istruzione. Ma spende male, troppo poco per universit\u00e0 e asilo e soprattutto troppo poco per sviluppare e mantenere il capitale immobiliare e per la tecnologia di accompagnamento, come computer etc. Come in altri settori della spesa pubblica, la giustizia viene immediatamente in mente, l\u2019Italia concentra la spesa per istruzione (la maggior parte di essa, quella relativa alla scuola dell\u2019obbligo) su insegnanti e altro personale.<br \/>\nSe si aggiunge il fatto che gli studenti italiani tendono ad avere risultati molto scarsi rispetto a quelli degli altri Paesi sviluppati, ad esempio nei test Pisa, credo sia difficile evitare di concludere che la scuola pubblica in Italia rappresenti un meccanismo per generare posti di lavoro (non necessariamente a salari elevati) piuttosto che per istruire studenti. In effetti non costa molto ma la distribuzione della spesa appare inefficiente e produce poco in termini di istruzione. A questo proposito non resta che sperare che il disegno di legge \u201cBuona scuola\u201d, che contiene anche misure interessanti e necessarie di riforma della scuola, non finisca in Parlamento per ridursi a poco altro che una manifestazione di vecchia scuola: assunzioni di personale prima di tutto, peraltro basate sulla discutibilissima scelta di regolarizzare precari e supplenti senza concorsi, favorendo ancora una volta l\u2019occupazione rispetto alla qualit\u00e0 dell\u2019istruzione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ORGANIZZAZIONE DELLA NOSTRA ISTRUZIONE PUBBLICA GIRA ANCORA QUASI DEL TUTTO INTORNO AGLI INTERESSI DEGLI ADDETTI, NON A QUELLI DEGLI STUDENTI Articolo di Alberto Bisin\u00a0pubblicato su\u00a0la Repubblica\u00a0del 16 aprile 2015<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,27],"tags":[],"class_list":["post-35342","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-22-lavoro-pubblico","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35342"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35342\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}