
{"id":35411,"date":"2015-04-23T10:00:18","date_gmt":"2015-04-23T09:00:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35411"},"modified":"2015-04-26T20:48:00","modified_gmt":"2015-04-26T19:48:00","slug":"i-numeri-della-tragedia-immigrazione-e-il-rimedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35411","title":{"rendered":"I NUMERI DELLA TRAGEDIA IMMIGRAZIONE (E IL RIMEDIO)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I RIFUGIATI NEL MONDO HANNO SUPERATO I 50 MILIONI. E AD ACCOGLIERLI SONO SOPRATTUTTO I PAESI PI\u00d9 VICINI AGLI EPICENTRI DI CRISI: LIBANO, TURCHIA, GIORDANIA &#8211; IN EUROPA, REGOLE DI DUBLINO E GESTIONE NAZIONALE DI IMMIGRAZIONE E ASILO GENERANO POLITICHE LETTERALMENTE DISUMANE &#8211; LA SOLUZIONE POSSIBILE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Maurizio Ambrosini<\/strong>, docente di sociologia dei flussi migratori nell&#8217;Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, pubblicato sul sito <\/em><a title=\"Articolo di M. Ambrosini - lavoce.info, 21.4.15\" href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/34326\/rifugiati-la-tragedia-continua\/\" target=\"_blank\">lavoce.info<\/a><em> il 21 aprile 2015, che giunge a conclusioni simili a quelle proposte nel mio articolo pubblicato su <\/em>il Riformista<em> il 23 maggio 2009, <\/em><a title=\"Un traghetto per Lampedusa, 23.5.15\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=3454\" target=\"_blank\">Un traghetto per Lampedusa<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>I numeri delle migrazioni<\/strong><\/p>\n<p>La nuova tragedia del mare nel canale di Sicilia fa oscillare nuovamente il pendolo dell\u2019opinione pubblica verso l\u2019orrore e la compassione, dopo che con troppa fretta era stata archiviata l\u2019operazione Mare Nostrum, accusata di attrarre nuovi sbarchi sulle nostre coste.<br \/>\nPoche settimane fa, avevano suscitato scalpore i dati diffusi dall\u2019Eurostat: 626mila i richiedenti asilo nell\u2019Unione Europea nel 2014, 191mila in pi\u00f9 rispetto al 2013, con un incremento del 41 per cento: un record storico, sottolineavano le agenzie. L\u2019Italia figurava al terzo posto per numero di domande ricevute, con 64.625. L\u2019Eurostat indicava anche una crescita molto consistente dei siriani, passati da 50mila a quasi 123mila. Tutti dati veri, ma comunicati in questo modo, estrapolati dal contesto pi\u00f9 ampio e drammatico in cui si collocano, sono tali da suscitare sentimenti di allarme e domande di contenimento.<br \/>\nL\u2019Acnur, l\u2019agenzia dell\u2019Onu per l\u2019assistenza ai rifugiati, ha diffuso a sua volta i numeri relativi ai primi sei mesi del 2014. Ci dicono che il piccolo Libano accoglieva in quel periodo 1,1 milioni di richiedenti asilo, la Turchia quasi 800mila, la Giordania 645mila.<br \/>\nCiascuno di questi paesi da solo si faceva carico dunque di un numero di persone in cerca di protezione superiore a quello di tutti i 28 paesi dell\u2019Unione Europea messi insieme. E da allora la situazione \u00e8 molto peggiorata, per loro molto pi\u00f9 che per noi. Un altro dato eloquente riguarda il numero di rifugiati accolti per ogni mille abitanti. Qui il Libano raggiungeva quota 257, la Giordania 114, la Turchia scendeva a 11. Il primo paese dell\u2019UE \u00e8 la piccola Malta con 23, la Svezia \u00e8 a quota 9. L\u2019Italia, sotto la media europea, si fa carico di 1,1 rifugiati ogni mille abitanti.<\/p>\n<p><strong>Un problema a tre facce<\/strong><\/p>\n<p>Il problema, dunque, ha almeno tre facce. La prima riguarda il fatto che la cruenta geo-politica contemporanea sta producendo milioni di rifugiati, con un epicentro che va dalla Siria all\u2019Afganistan passando per l\u2019Iraq. I rifugiati nel mondo hanno superato i 50 milioni, la cifra pi\u00f9 alta da quando l\u2019Onu raccoglie i dati.<br \/>\nLa seconda faccia vede invece i paesi sviluppati, e l\u2019Unione Europea in modo particolare, tentare di svincolarsi dagli obblighi umanitari che pure dichiara solennemente di onorare. Come ha osservato <em>The Guardian<\/em>, i governi si sentono pressati da opinioni pubbliche ostili e da partiti populisti che costruiscono oggi buona parte delle loro fortune sulla chiusura nei confronti di immigrati, minoranze islamiche e richiedenti asilo. La democrazia interna non sempre produce valori liberali, soprattutto nei confronti del mondo esterno.<br \/>\nLa terza faccia del problema riguarda i rapporti interni all\u2019UE e lo scaricabarile tra i governi. Per riassumere la questione in modo schematico, l\u2019Italia salva in mare i profughi, ma poi li lascia transitare sul suo territorio, consentendo che vadano a chiedere asilo al di l\u00e0 delle Alpi. Gran parte degli interessati per la verit\u00e0 non chiede di meglio.<br \/>\nPaesi non propriamente affacciati sul Mediterraneo, come la Germania, hanno ricevuto nel 2014 202mila domande di asilo, il 32 per cento del totale, mentre la Svezia ne ha registrate 81mila, pari al 13 per cento, dunque pi\u00f9 dell\u2019Italia. Questa \u00e8 la motivazione che invocano i governi transalpini per rifiutare di collaborare con l\u2019Italia nei salvataggi in mare. Le regole di Dublino e la gelosa gestione nazionale dei temi dell\u2019immigrazione e dell\u2019asilo generano politiche letteralmente disumane.<br \/>\nOltre a incolparsi reciprocamente, i governi (spalleggiati dai media) riescono con un certo successo a ricorrere a un\u2019altra manovra diversiva: incolpare i cosiddetti trafficanti, chiedere al fragile governo libico di bloccare le partenze, ultimamente evocare lo spettro del\u2019Isis come organizzatore dei viaggi della speranza.<br \/>\nVa ribadito ancora una volta: per evitare rischiosi viaggi per mare e tagliare i profitti dei trasportatori, <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/14596\/politica-per-i-rifugiati-italia-europa\/\" target=\"_blank\">basterebbe istituire altri canali per la protezione umanitaria<\/a> di chi fugge da guerre e persecuzioni: domande di asilo presso ambasciate e consolati, misure di reinsediamento dopo una prima accoglienza il pi\u00f9 vicino possibile alle aree di crisi.<br \/>\nSe i profughi rischiano la vita in mare, \u00e8 anche colpa della nostra indifferenza e della nostra paura di accoglierne troppi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I RIFUGIATI NEL MONDO HANNO SUPERATO I 50 MILIONI. 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