
{"id":35448,"date":"2015-04-28T13:38:04","date_gmt":"2015-04-28T12:38:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35448"},"modified":"2015-04-28T14:31:42","modified_gmt":"2015-04-28T13:31:42","slug":"il-senso-e-i-contenuti-della-battaglia-di-una-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35448","title":{"rendered":"IL SENSO E I CONTENUTI DELLA BATTAGLIA DI UNA VITA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;IMPEGNO CONTROCORRENTE NEL PCI E NELLA CGIL DEGLI ANNI &#8217;70 E &#8217;80, POI NEL PD DI VELTRONI\u00a0E IN SCELTA CIVICA CON MONTI &#8211;\u00a0LE RAGIONI DELL&#8217;USCITA DAL PD NEL 2012 E ORA DEL RIENTRO &#8211; LA LOTTA PER UNA RIFORMA DEL LAVORO ISPIRATA AL CONFRONTO PRAGMATICO CON LE MIGLIORI ESPERIENZE NEL PANORAMA GLOBALE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista\u00a0a cura di Francesco Cancellato e Marcello Esposito, pubblicata sul sito\u00a0<\/em>Linkiesta<em>, 28 aprile 2015<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&#8220;Ero liberal-democratico anche quando lavoravo alla Cgil, poi quando ero deputato nelle file del Pci&#8221;. A volerla sintetizzare in una frase, non ce n&#8217;\u00e8 una migliore per raccontare il percorso intellettuale e politico di Pietro Ichino, sempre tenacemente coerente con le sue idee pur avendole perseguite nell&#8217;arco di mezzo secolo in organizzazioni e partiti diversi: prima nella Cgil, poi nel gruppo comunista alla Camera, poi nel Pd di Veltroni, in Scelta Civica con Monti e infine di nuovo nel Pd di Renzi. Oggi Ichino, incassato il <em>Jobs Act<\/em>, guarda oltre: semplificare il mercato del lavoro non \u00e8 che il primo passo per &#8220;portare nuovi investimenti esteri in Italia&#8221; e riallinearla alla media europea.<\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, come sta vivendo il suo rientro nel Pd, dopo i due anni dell\u2019esperienza di Scelta Civica? <\/strong>Come il ritorno in una casa abitata per molto tempo, dopo un viaggio di studio. Alcune cose nuove da sistemare al posto di alcune vecchie. Ma dal punto di vista delle ragioni del mio impegno politico, ora non \u00e8 cambiato nulla rispetto ai due anni di Scelta Civica, cos\u00ec come in quei due anni non era cambiato nulla rispetto a prima: gli obiettivi sono rimasti sempre gli stessi.<\/p>\n<p><strong>Qualcuno le chiede: se nel 2012 l\u2019uscita fu motivata dal fatto che il partito era guidato dai Bersani e dai Fassina, questo significa che se l\u2019attuale minoranza tornasse a guidare il partito lei uscirebbe di nuovo? Se fosse cos\u00ec, come si potrebbe chiedere all&#8217;attuale minoranza di rispettare disciplinatamente le decisioni della maggioranza?<br \/>\n<\/strong>Nel dicembre 2012 non sono uscito dal Pd solo per un dissenso rispetto alla linea di chi lo guidava, ma perch\u00e9 da un paio d&#8217;anni dentro il partito ero trattato come un corpo estraneo. In ogni citt\u00e0 in cui venivo invitato, talvolta anche da circoli Pd, a tenere una relazione o una conferenza, veniva promossa subito prima o subito dopo una contro-iniziativa pubblica ufficiale per impedire o limitare il &#8220;contagio&#8221;. Nel novembre 2011, quando Mario Monti manifest\u00f2 l&#8217;intendimento che io fossi il suo ministro del Lavoro, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18085\">un alto dirigente del Pd disse che questo sarebbe stato &#8220;una provocazione&#8221;<\/a> e avrebbe condannato il Governo a morire prima ancora di nascere<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>Quando usc\u00ec le venne mossa l&#8217;imputazione di \u201cintelligenza col nemico\u201d per avere collaborato alla redazione del documento programmatico che andava sotto il titolo <\/strong><strong>Agenda Monti<\/strong><strong>.<\/strong> Di quel reato ero reo confesso. Ma il reato si collocava nello stesso periodo in cui il Pd appoggiava il Governo di Mario Monti in Parlamento. Nell&#8217;ottobre 2011, del resto, questa stessa imputazione mi era stata mossa per il fatto che Berlusconi, qualche giorno prima di dimettersi, aveva manifestato consenso al mio progetto di <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\"><em>Codice semplificato<\/em><\/a> del lavoro, che era stato firmato due anni prima da pi\u00f9 di met\u00e0 dei senatori PD. A questa accusa ricorrente e un po&#8217; ossessiva ho dedicato il primo capitolo del libro <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=17673\"><em>Inchiesta sul lavoro<\/em><\/a>, dell&#8217;autunno 2011; e anche questa ha contribuito a indurmi ad accettare l\u2019invito di Mario Monti, il giorno della vigilia di Natale del 2012. Certo, mi spinse a uscire anche l&#8217;ambiguit\u00e0 grave e pericolosa circa la strategia per l&#8217;integrazione dell&#8217;Italia in Europa, di un partito che su questo tema nell&#8217;autunno 2012 aveva preso a dire una cosa nelle capitali europee e un&#8217;altra in Italia; ma non sarei uscito solo per questo. Il fatto \u00e8 che non c&#8217;era un&#8217;idea di partito inclusiva della componente liberal-democratica, non c&#8217;era quel minimo di riconoscimento reciproco e solidariet\u00e0 politica che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra gli appartenenti a un partito.<\/p>\n<p><strong>Che cosa \u00e8 cambiato, per indurla a rientrare?<\/strong> Oggi rientro in un Pd che considera la componente liberal-democratica come parte essenziale di s\u00e9, spingendosi a farne proprie le principali elaborazioni programmatiche. Ricevo da ogni parte d\u2019Italia inviti di circoli e associazioni di area dem a partecipare a dibattiti e confronti apertissimi sui temi di mia competenza, senza pi\u00f9 cordoni sanitari. Anzi, \u00e8 il partito stesso che ha fatto proprio, almeno nelle sue linee generali, il mio progetto di riforma del diritto del lavoro e sta rendendo possibile la sua attuazione; e questo \u00e8 l\u2019obiettivo principale a cui ho dedicato l\u2019intera mia vita adulta.<\/p>\n<p><strong>Non ha il timore che un eventuale futuro cambio di maggioranza nel Pd possa produrre un ritorno indietro rispetto a questa riforma? <\/strong>No. Non \u00e8 accaduto in passato per le grandi svolte compiute dalla nostra politica del lavoro sul part-time, sul monopolio statale del collocamento, sul lavoro temporaneo tramite agenzia, sulla scala mobile, sulla struttura della contrattazione collettiva. Nonostante che la vecchia sinistra avesse fatto le barricate su ciascuno di questi capitoli, la caduta di ciascuno di quei tab\u00f9 \u00e8 stata digerita da tutti prestissimo e nessuno si \u00e8 mai sognato di rivendicare un ritorno indietro. <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/articoli\/view.asp?IDArticle=1232\">Avverr\u00e0 la stessa cosa per l\u2019articolo 18<\/a>.<\/p>\n<p><strong>La sua battaglia per una riforma radicale del mercato del lavoro \u00e8 iniziata negli anni \u201970, in contrasto con la linea della Cgil e del Pci, cui lei apparteneva. Da dove \u00e8 nato questo suo impegno controcorrente? <\/strong>Quel che mi ha mosso \u00e8 sempre stato il confronto con quello che avveniva <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=722\">nei Paesi anglosassoni<\/a> e in quelli scandinavi: vedevo quanto le cose funzionavano meglio in quei mercati del lavoro, dal punto di vista del benessere e della sicurezza dei lavoratori. E avevo la percezione che da noi fossero proprio alcuni pezzi del nostro sistema di protezione del lavoro a produrre effetti gravemente dannosi: in particolare, le mie prime due battaglie della fine degli anni \u201870, quella per il riconoscimento del part-time e quella per il <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=331\">superamento del monopolio statale del collocamento<\/a>, nascevano dallo studio diretto dell\u2019esperienza britannica e di quelle olandese e svedese. Non c\u2019era bisogno della sfera di cristallo: bastava guardare ci\u00f2 che accadeva in Paesi che erano avanti rispetto a noi di due o tre decenni, senza il paraocchi del provincialismo della nostra vecchia sinistra, per la quale \u201cin Italia \u00e8 diverso, quelle cose non si possono fare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Era gi\u00e0 liberal-democratico quando lavorava nella Cgil e veniva eletto in Parlamento dal Pci?<\/strong> S\u00ec: il Pci di allora raccoglieva anche i liberal-democratici. E la Cgil di Luciano Lama era molto pi\u00f9 aperta di quanto lo sia la Cgil di Susanna Camusso. D\u2019altra parte, non occorreva molto neanche allora per capire che questo \u00e8 l\u2019unico vantaggio dell\u2019essere un Paese arretrato: poter sfruttare parassitariamente le esperienze affinate in decenni di sperimentazioni d\u2019avanguardia da parte dei Paesi pi\u00f9 avanzati. Il problema era che la cultura dominante nel Pci nutriva una sorta di snobismo sprezzante nei confronti di quelle esperienze, che squalificava come \u201csocialdemocratiche\u201d; ma i \u201cmiglioristi\u201d \u2013 i Lama e i Napolitano \u2013 c\u2019erano gi\u00e0 allora.<\/p>\n<p><strong>Poi, dalla fine degli anni \u201980, \u00e8 stata la volta della battaglia contro il dualismo fra lavoratori protetti e non protetti, con una quindicina d\u2019anni di anticipo sulle polemiche da sinistra contro la legge Biagi. <\/strong>S\u00ec, si \u00e8 arrivati a sostenere che la legge Biagi del 2003 avrebbe introdotto in Italia 50 tipi di contratti precari, per consentire l\u2019elusione delle protezioni fondamentali del lavoro a tempo indeterminato. In realt\u00e0 la legge Biagi non ha introdotto nel nostro ordinamento neppure una sola forma di rapporto di lavoro precario che non esistesse gi\u00e0 prima, salvo rinominarla e dettarne una nuova disciplina, comunque non pi\u00f9 permissiva della precedente. La realt\u00e0 \u00e8 che la fuga dal diritto del lavoro, che io incominciai a denunciare con <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=628\">un saggio dell\u201989<\/a>, era gi\u00e0 incominciata nella seconda met\u00e0 degli anni \u201970 e si avvaleva principalmente di un tipo di contratto riconosciuto dalla legge fin dagli anni \u201950: la collaborazione autonoma coordinata e continuativa. Poi negli anni \u201980 incominciarono a essere utilizzati anche il contratto di formazione e lavoro, che era sostanzialmente una forma di apprendistato, il contratto di associazione in partecipazione, conosciuto gi\u00e0 nel codice civile del 1865, e il lavoro cooperativo. Ma quella dei 50 tipi di contratto di lavoro \u00e8 solo una leggenda metropolitana: <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=33022\">i tipi di contratto non superano la dozzina<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Molti accusano il <em>Jobs Act<\/em> di creare un nuovo dualismo, una nuova segmentazione all\u2019interno del mercato del lavoro: quella tra lavoratori \u201cpre\u201d e \u201cpost\u201d riforma. <\/strong>Quando si modifica la disciplina di un contratto di durata, cio\u00e8 di un contratto che ha per oggetto una prestazione protratta nel tempo, \u00e8 inevitabile che ci si trovi di fronte alla scelta tra applicare le nuove norme anche ai vecchi rapporti intervenendo su equilibri negoziali gi\u00e0 costituiti, modificando il contenuto di posizioni giuridiche gi\u00e0 esistenti, oppure limitarne l\u2019applicazione ai nuovi rapporti, dando luogo a una transitoria disparit\u00e0 di trattamento fra vecchi e nuovi.<\/p>\n<p><strong>Esistono precedenti giurisprudenziali su questo punto?<\/strong> S\u00ec, sia in materia di lavoro, sia in materia di locazione. La Corte costituzionale fino a oggi ha legittimato entrambe le scelte, ma \u2013 in riferimento all\u2019introduzione del tetto retributivo per gli alti dirigenti \u2013 ha indicato un favore per l\u2019applicazione della nuova disciplina soltanto ai nuovi rapporti. Resta comunque il fatto che, nel caso delle nuove norme in materia di licenziamento, la disparit\u00e0 di disciplina tra vecchi e nuovi \u00e8 destinata a essere superata nel giro di pochi anni, per effetto del turnover della forza-lavoro.<\/p>\n<p><strong>Nel caso dei licenziamenti collettivi, si sostiene che sarebbe particolarmente evidente l\u2019ingiustizia nei confronti dei lavoratori assunti dopo la riforma. Cosa risponde? <\/strong>Nella grande maggior parte dei casi, i nuovi assunti nel vecchio regime non avevano neppure un contratto regolare a tempo indeterminato e potevano essere lasciati a casa senza alcuna procedura o indennizzo. Quando poi avevano la fortuna rara di essere assunti a tempo indeterminato, la vera discriminazione ai loro danni, nel licenziamento collettivo, era semmai costituita dal criterio di scelta <em>last in first out<\/em>, \u201cl\u2019ultimo a entrare \u00e8 il primo a essere licenziato\u201d, che li penalizzava sistematicamente <em>a priori<\/em>. Chi oggi accusa di incostituzionalit\u00e0 la riforma non ha mai versato una lacrima n\u00e9 speso una parola contro questa regola. La disparit\u00e0 fra vecchi e nuovi portata dalla riforma \u00e8 comunque cosa ben diversa dal regime di <em>apartheid<\/em> che \u00e8 stato in vigore fin qui fra protetti e non protetti: d\u2019ora in poi ci sar\u00e0 la giustapposizione di un regime di protezione vecchia maniera, basato sull\u2019ingessatura del posto di lavoro, e un regime di protezione nuovo, basato soprattutto sulla sicurezza economica e professionale del lavoratore nel mercato. I giovani che si affacciano sul mercato del lavoro sanno bene che oggi \u00e8 meglio quest\u2019ultimo.<\/p>\n<p><strong>Lei ritiene davvero che con questa riforma la questione del dualismo nel mercato del lavoro sia avviato a soluzione? Se no, di quali altri significativi passi in avanti ha bisogno la lotta all\u2019<em>apartheid<\/em>?<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35165\">Luca Ricolfi sostiene<\/a> da tempo che in realt\u00e0 ci sono non due, ma tre Italie: quella dei garantiti, quella dei produttori che rischiano e quella degli esclusi. L\u2019effetto immediato della riforma \u00e8 di rimettere in comunicazione tra loro il mondo dei garantiti e quello di chi rischia, trasformando profondamente il sistema della \u201cgaranzia\u201d per aprirlo a tutti i lavoratori che entrano nel tessuto produttivo regolare da qui in avanti. In questo consister\u00e0 l\u2019abbattimento del diaframma che divide l\u2019\u201cItalia dei garantiti\u201d dall\u2019\u201cItalia di quelli che rischiano\u201d. La questione dei dieci milioni di esclusi, posta da Luca Ricolfi, riguarda invece i disoccupati di lunga durata e tutti gli italiani che vorrebbero avere un\u2019occupazione professionale ma rinunciano persino a cercarla in un mercato del lavoro nel quale considerano impossibile trovarla. L\u2019unico modo per affrontare seriamente questo problema consiste nel puntare, da un lato, a un ampliamento della base produttiva del Paese, con l\u2019aumento della domanda di lavoro, soprattutto attraverso la riapertura del Paese agli investimenti diretti esteri; dall\u2019altro a un aumento della partecipazione al mercato del lavoro da parte degli italiani, soprattutto delle italiane, dei giovani e dei cinquanta-sessantenni, attraverso la riduzione selettiva della pressione fiscale sul lavoro e con l\u2019attivazione di un sistema servizi nel mercato che consenta di individuare le occasioni di lavoro e di dotare le persone delle capacit\u00e0 necessarie.<\/p>\n<p><strong>A proposito di garantiti, tra Natale e Capodanno c\u2019\u00e8 stata una polemica dura tra lei e i ministri Poletti e Madia circa l\u2019applicabilit\u00e0 del <em>Jobs Act<\/em> al pubblico impiego. Il Premier sembra essersi schierato a difesa dei suoi ministri. Eppure, anche al di l\u00e0 dell\u2019articolo 18, se c\u2019\u00e8 un settore in Italia che ha un disperato bisogno di riforma, questo \u00e8 senza ombra di dubbio la Pubblica Amministrazione. <\/strong>Al di l\u00e0 delle interviste e delle conferenze stampa, contano soprattutto i fatti: il Governo ha tolto dal decreto sulla nuova disciplina dei licenziamenti il comma che ne escludeva l\u2019applicabilit\u00e0 nel settore pubblico. Con l\u2019effetto pratico che la nuova disciplina si applica anche ai nuovi assunti nel settore pubblico. Il problema \u00e8 che <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=33966\">non basta una disciplina meno rigida<\/a>: occorre anche una dirigenza pubblica che si riappropri delle prerogative dirigenziali a cui ha comodamente rinunciato nei decenni passati, e che sia debitamente incentivata a esercitarle correttamente e incisivamente. Non solo negli enti pubblici, ma anche nella galassia delle societ\u00e0 partecipate da enti pubblici: nessuno deve potersi considerare inamovibile, ogni funzione deve diventare contendibile, ogni posizione di rendita deve essere eliminata. Nel settore pubblico questo principio deve applicarsi, se possibile, pi\u00f9 incisivamente che in quello privato.<\/p>\n<p><strong>Fino a poco tempo fa, in Italia si diceva che era pi\u00f9 facile sciogliere il vincolo del matrimonio che non un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel giro di pochi mesi, abbiamo assistito a una piccola rivoluzione in entrambi gli ambiti. \u00c8 solo una coincidenza? <\/strong>No: in entrambi i casi \u00e8 l\u2019effetto della maggiore laicit\u00e0 che il Governo Renzi ha iniettato nel nostro sistema politico e di riflesso nel nostro ordinamento, nel senso dell\u2019emancipazione dai tab\u00f9 conservatori imposti da curie di diversa natura. Questo ha consentito alla politica di mettere a fuoco e soddisfare le nuove esigenze di una societ\u00e0 civile e di un sistema economico che evolvono rapidamente. Il prossimo tab\u00f9 che deve cadere \u00e8 quello della paura dell\u2019\u201cuomo solo al comando\u201d, che \u00e8 in sostanza la paura di un Governo capace di prendere decisioni e attuarle in tempi relativamente rapidi: quello che l\u2019Italia si \u00e8 negata dopo la Liberazione per l\u2019incombere di dittature di diversa natura, ma di cui oggi ha urgente bisogno.<\/p>\n<p><strong>Anche tenendo conto dell\u2019implementazione futura dei vari decreti attuativi, che cosa le piace di pi\u00f9 e cosa le piace di meno del <em>Jobs Act<\/em>? <\/strong>Sul piatto buono della bilancia metto la nuova disciplina dei licenziamenti, la nuova assicurazione universale contro la disoccupazione, l\u2019istituzione del <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29934\">contratto di ricollocazione<\/a>, come nuovo strumento per un\u2019assistenza di qualit\u00e0 a chi perde il lavoro per ritrovarlo, l\u2019impegno per il varo entro l\u2019anno del <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\"><em>Codice semplificato<\/em><\/a> del lavoro. Sul piatto cattivo della bilancia metto il fatto che la sperimentazione del contratto di ricollocazione e dei nuovi servizi per l\u2019impiego avrebbe potuto e dovuto partire gi\u00e0 all\u2019inizio del 2014, mentre \u00e8 ancora al palo, per le resistenze convergenti dall\u2019interno della struttura ministeriale e da una parte delle organizzazioni sindacali.<\/p>\n<p><strong>Ma i sindacati non dovrebbero cogliere la palla al balzo e agguantare l\u2019occasione storica di diventare \u201cimprenditori del lavoro\u201d, di farsi cio\u00e8 parte attiva nella ricerca di occasioni di lavoro? <\/strong>Dovrebbero fare questo, riscoprendo la propria vocazione originaria al servizio dei lavoratori nel mercato, prima ancora che nel luogo di lavoro. Ma dovrebbero anche incominciare a svolgere il ruolo di guida dei lavoratori per la <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=305\">ricerca nel mondo globalizzato dell\u2019imprenditore migliore<\/a>, di quello che ha il piano industriale migliore e la capacit\u00e0 di realizzarlo, per poi ingaggiarlo negoziando a 360 gradi i termini della scommessa comune. L\u2019esatto contrario della difesa dell\u2019\u201citalianit\u00e0\u201d delle imprese.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 il discorso di <\/strong><a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=237\"><em>A che cosa serve il sindacato?<\/em><\/a> S\u00ec. In quel libro ho sostenuto che la globalizzazione consente di leggere il mercato del lavoro non pi\u00f9 soltanto come un luogo dove gli imprenditori ingaggiano i lavoratori, ma anche come un luogo dove sono i lavoratori a ingaggiare gli imprenditori. \u00c8 quello che fecero benissimo i metalmeccanici inglesi di Sunderland con la Nissan nel 1985. Ed \u00e8 quello che fecero malissimo i dipendenti di Alitalia nel 2008 respingendo Air France-Klm e preferendo una italianissima cordata di imprenditori che non avevano mai fatto volare un aereo in vita loro.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 un discorso che vale anche per il Governo: a parole si propugna il principio della difesa del lavoratore e non del posto di lavoro, ma poi, come i sindacati, sembra totalmente assorbito in battaglie di retroguardia \u201cindustriale\u201d: Indesit, Terni, Electrolux\u2026 Qual \u00e8 a suo parere la politica industriale giusta? <\/strong>La politica industriale che serve \u00e8 l\u2019azione volta a riaprire agli investimenti diretti esteri un Paese come il nostro, che \u00e8 da molti anni drammaticamente chiuso al loro flusso in entrata. Se solo riuscissimo ad allineare l\u2019Italia alla media UE per capacit\u00e0 di attrarre investimenti stranieri, cio\u00e8 a portarla da un flusso annuo inferiore all\u2019uno per cento del PIL a un flusso pari al 4,5 per cento, questo significherebbe l\u2019ingresso in Italia di 50 o 60 miliardi di euro ogni anno, accompagnati da piani industriali capaci di valorizzare il lavoro degli italiani mediamente meglio di come sono valorizzati nelle aziende a capitale e <em>management<\/em> indigeni.<\/p>\n<p><strong>In che modo, secondo lei, si riapre il Paese agli investimenti diretti esteri?<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34893\">Occorre agire principalmente su cinque leve<\/a>: riduzione della pressione fiscale su imprese e lavoro, maggiore efficienza delle amministrazioni pubbliche, incominciando da quella della giustizia, allineamento del costo dell\u2019energia agli standard degli altri Paesi europei maggiori, efficientamento del mercato del lavoro e allineamento del diritto del lavoro ai migliori standard dei Paesi industrializzati. In genere, quando si parla di queste ultime due leve i sindacalisti sollevano l\u2019obiezione \u201cbenaltrista\u201d, riferendosi alle prime tre. Ma occorre agire contemporaneamente su tutte e cinque. E mi sembra che sia quello che cerca di fare il Governo Renzi, anche se non sempre con la stessa incisivit\u00e0 ed efficacia.<\/p>\n<p><strong>Sia da destra, sia da sinistra, non \u00e8 che ci siano mai state profusioni d\u2019amore nei confronti delle multinazionali e dei capitali esteri. <\/strong>Al contrario, si \u00e8 registrata sempre una vera e propria ostilit\u00e0 <em>bi-partisan<\/em>. Da destra per un drammatico ritardo nel superare le istanze nazionaliste e autarchiche del ventennio, da sinistra per una sostanziale incapacit\u00e0 di liberare la propria cultura dall\u2019idea della multinazionale rapace, capace solo di spolpare le aziende e il territorio circostante per poi andarsene lasciando povert\u00e0 e devastazione. Fatto sta che, dalla vendita dell\u2019Alfa Romeo alla Fiat invece che alla Ford in poi, \u00e8 stata una sequenza continua di barriere opposte indifferentemente da governi di centrosinistra o di centrodestra: contro AT&amp;T che voleva investire su Telecom, contro Abertis per Autostrade, contro ABN Amro per Antonveneta, contro Air France-KLM per Alitalia, contro i tedeschi e gli svizzeri in difesa dei monopoli di FF.SS. e Poste Italiane, contro Lactalis per Parmalat, e l\u2019elenco potrebbe continuare.<\/p>\n<p><strong>Un suggerimento per il prossimo candidato sindaco della citt\u00e0 di Milano? <\/strong>Progettare un\u2019alleanza con il Governo centrale e con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali per combattere insieme la battaglia della globalizzazione. Che consiste nel riuscire ad attirare da tutto il mondo i professori e gli studenti migliori nei nostri nove atenei; ma anche nel selezionare gli imprenditori con i piani industriali migliori e riuscire a \u201cingaggiarli\u201d e portarli qui, per valorizzare al meglio il lavoro dei \u201cmilanesi\u201d attuali e potenziali.<\/p>\n<p><strong>Al di l\u00e0 del risultato e dell\u2019appartenenza politica, cosa si augura dalla campagna elettorale? <\/strong>Mi auguro una campagna elettorale nella quale i candidati individuino per ciascun capitolo del loro programma quelli che gli inglesi chiamano \u201cobiettivi <em>SMART<\/em>\u201d, cio\u00e8 <em>Specific<\/em>, <em>Measurable<\/em>, <em>Achievable<\/em>, <em>Repeatable<\/em> e <em>Timely<\/em>: oggi \u00e8 possibile individuare obiettivi quantitativi che abbiano queste caratteristiche per qualsiasi settore delle funzioni e dei servizi municipali, e pi\u00f9 in generale dei servizi pubblici. Mi auguro poi che i candidati evitino qualsiasi promessa generica e puramente qualitativa e promettano di impegnare in modo rigoroso sugli obiettivi quantitativi indicati tutti i dirigenti municipali; poi di misurare i risultati conseguiti mese per mese su ciascun capitolo, rendendoli immediatamente pubblici in un apposito portale comunale; infine di rimuovere i dirigenti che non raggiungono l\u2019obiettivo fissato. Cosa che l\u2019articolo 21 del testo unico del pubblico impiego consente gi\u00e0 di fare; ma non accade mai proprio perch\u00e9 gli obiettivi non sono <em>SMART<\/em>, e manca la trasparenza circa l\u2019efficacia dell\u2019azione amministrativa.<\/p>\n<p><strong>Tornando al livello nazionale ed europeo, le categorie novecentesche di \u201cdestra\u201d e \u201csinistra\u201d sembrano superate da altre diadi per identificare e orientare l\u2019azione politica. Lo stesso Renzi sembra sfuggire ad una classificazione standard. Il che pu\u00f2 essere un bene nella fase di \u201crottamazione\u201d ed \u201cespansione\u201d, ma pu\u00f2 risultare controproducente nella fase della \u201criforma\u201d e del \u201cconsolidamento\u201d. Gli manca un Tony Giddens? <\/strong>Forse s\u00ec. Per\u00f2 capisco la sua riluttanza a riproporre acriticamente la contrapposizione destra-sinistra. Perch\u00e9 oggi lo spartiacque fondamentale della politica italiana non \u00e8 questo, bens\u00ec quello che divide chi vuole davvero il processo di integrazione dell\u2019Italia nell\u2019UE e chi lo teme, o lo considera impossibile, o addirittura lo considera come la fonte di tutti i nostri problemi. Solo se guardiamo gli eventi politici alla luce di <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28271\">questo schema<\/a> possiamo capire il fatto che, per un verso, un pezzo del centro-destra appoggi il Governo Renzi, mentre sul fronte opposto si allineano su posizioni sostanzialmente molto simili nei contenuti concreti circa le questioni decisive Vendola, Salvini, Gasparri, Meloni e Grillo.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019ultima domanda. Trenta anni fa lei ha avuto la capacit\u00e0 di intuire le linee evolutive del mercato del lavoro italiano nella sua interazione con l\u2019economia globalizzata, l\u2019Europa e la struttura sociale. Se oggi dovessimo proiettarci in avanti di trenta anni, quale Italia si immagina nel 2050? <\/strong>Vedo due Italie future possibili, a seconda che quella attuale riesca, oppure no, a realizzare l\u2019insieme di riforme che indichiamo sinteticamente con l\u2019espressione \u201criforma europea\u201d. Nel primo caso sar\u00e0 un\u2019Italia molto pi\u00f9 simile di quanto non lo sia oggi alle societ\u00e0 del nord-Europa, quindi con cittadini \u2013 soprattutto i pi\u00f9 giovani \u2013 molto pi\u00f9 mobili e meno ancorati al clan di origine, con un tasso di occupazione femminile intorno ai due terzi invece che alla met\u00e0, e tassi di occupazione dei giovani e dei cinquanta-sessantenni intorno alla met\u00e0 invece che a un terzo. Se invece il processo di integrazione dovesse interrompersi, vedrei fra trent\u2019anni un\u2019Italia ancora legata al \u201cmodello mediterraneo\u201d, con i suoi tassi di occupazione bassi, il suo welfare centrato sui servizi forniti informalmente dalla famiglia allargata, il raggio corto di mobilit\u00e0 delle nuove generazioni rispetto alla residenza dei genitori e dei nonni. In questo secondo scenario, per\u00f2, che \u00e8 uno scenario di bassa produttivit\u00e0 media e bassa crescita, non mi \u00e8 chiaro quale possa essere la sorte del nostro debito pubblico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;IMPEGNO CONTROCORRENTE NEL PCI E NELLA CGIL DEGLI ANNI &#8217;70 E &#8217;80, POI NEL PD DI VELTRONI\u00a0E IN SCELTA CIVICA CON MONTI &#8211;\u00a0LE RAGIONI DELL&#8217;USCITA DAL PD NEL 2012 E ORA DEL RIENTRO &#8211; LA LOTTA PER UNA RIFORMA DEL LAVORO ISPIRATA AL CONFRONTO PRAGMATICO CON LE MIGLIORI ESPERIENZE NEL PANORAMA GLOBALE Intervista\u00a0a cura di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,12],"tags":[],"class_list":["post-35448","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35448","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35448"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35448\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35448"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35448"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35448"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}