
{"id":35677,"date":"2015-05-17T20:08:06","date_gmt":"2015-05-17T19:08:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35677"},"modified":"2015-05-17T20:39:45","modified_gmt":"2015-05-17T19:39:45","slug":"lintervento-della-senatrice-a-vita-elena-cattaneo-sulla-questione-degli-ogm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=35677","title":{"rendered":"L&#8217;INTERVENTO DELLA SENATRICE A VITA ELENA CATTANEO SULLA QUESTIONE DEGLI OGM"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LE BIOTECNOLOGIE OGGI FANNO MOLTISSIMO PER IL PROGRESSO DELL&#8217;AGRICOLTURA &#8211; PRECLUDERSI LA POSSIBILIT\u00c0 DELLA RICERCA SCIENTIFICA IN QUESTO CAMPO\u00a0\u00c8 UNA SCELTA IRRAGIONEVOLE, CHE SCONFINA NELL&#8217;OSCURANTISMO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento svolto <strong>dalla senatrice a vita Elena Cattaneo<\/strong> nella sessione pomeridiana del Senato del 12 maggio 2015, nella discussione del disegno di legge AS 1758 recante <\/em>Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l&#8217;attuazione di altri atti dell&#8217;Unione europea; legge di delegazione europea<br \/>\n2014<em> &#8211; <strong>Segue l&#8217;ordine del giorno<\/strong> a prima firma della stessa senatrice Cattaneo, sulla stessa materia<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Gentile Presidente, cari colleghi,<br \/>\nho chiesto di intervenire in questa discussione per approfondire con voi un aspetto del disegno di\u00a0legge connesso alla direttiva europea n. 412 del 2015, che lascia liberi gli Stati di scegliere in\u00a0autonomia se coltivare o meno OGM, ma io voglio trattare un tema che \u00e8 rappresentato in uno\u00a0specifico ordine del giorno, tangente ma autonomo rispetto alla coltivazione, ovvero la\u00a0raccomandazione richiamata nei considerata della stessa direttiva di promuovere la ricerca\u00a0scientifica sugli OGM nella sua completezza. Mi rendo conto che discutere di OGM \u00e8\u00a0difficilissimo: al solo pronunciarne il nome, scattano riflessi condizionati di rifiuto, che li associano<br \/>\nalle multinazionali, alle grandi monoculture, a rischi ignoti per la salute e per l&#8217;ambiente, al timore\u00a0della contaminazione delle coltivazioni tradizionali. Mi chiedo se possiamo provare a non farlo per i\u00a0prossimi 15 minuti, perch\u00e9 vorrei ragionare con voi di ricerca pubblica in pieno campo sugli OGM,\u00a0cio\u00e8 quella ricerca pubblica che si fa in tanti Paesi europei, anche quelli che sono contro la\u00a0coltivazione commerciale degli OGM.<br \/>\nVorrei parlare con voi di ricerca pubblica basata sulle biotecnologie per tutelare le nostre tipicit\u00e0,\u00a0per proteggere le nostre piante nei campi in cui sono coltivate, per ridurre l&#8217;impiego di dannosi\u00a0pesticidi, per sviluppare le biotecnologie su semi non brevettati e complessivamente consentire\u00a0all&#8217;agricoltura italiana di rimanere o diventare pi\u00f9 competitiva. Questo \u00e8 il mio specifico intento con\u00a0voi oggi.<br \/>\nGli OGM sono piante geneticamente modificate, come tutte quelle che l&#8217;uomo ha addomesticato\u00a0dall&#8217;invenzione dell&#8217;agricoltura in poi, si tratta di una tecnologia che non \u00e8 pi\u00f9 nuova, lo sappiamo\u00a0tutti. Fino ad ora questa tecnologia spostava un gene d&#8217;interesse da una specie &#8211; ad esempio da un\u00a0batterio resistente o un parassita &#8211; ad un&#8217;altra specie &#8211; ad esempio il mais &#8211; per conferire in tanti tipi\u00a0diversi di mais resistenza a quei dannosi parassiti e quindi ridurre notevolmente l&#8217;impiego di<br \/>\npesticidi.\u00a0Oggi le biotecnologie fanno molto di pi\u00f9 e, direi, molto meglio e non possiamo stare a guardare:\u00a0spostano geni di interesse tra piante della stessa specie (un gene di un melo resistente spostato in un\u00a0altro melo) oppure spengono un gene in un&#8217;altra pianta allo scopo di migliorarla, quindi non\u00a0introducono niente di nuovo dall&#8217;esterno.<br \/>\nHo passato dei mesi a studiare questi aspetti, a studiare come i ricercatori agrari in altri Paesi fanno\u00a0ricerca su queste piante, usando le biotecnologie, con quali obiettivi. I loro Governi sostengono la\u00a0loro sperimentazione in campo aperto. Ho studiato le tecniche per produrli, le procedure di\u00a0protezione dei campi sperimentali, affinch\u00e9 niente esca e niente entri, i dati sulla sicurezza, il loro\u00a0uso nell&#8217;alimentazione, l&#8217;impatto ambientale, eccetera. Studiando questi temi ho dovuto anche\u00a0affrontare le contraddizioni del nostro Paese e confesso di essermi appassionata all&#8217;argomento,\u00a0senza avere alcun diretto interesse. Mi interessa, infatti, capire come si affronta, in una societ\u00e0 laica,\u00a0un tema percepito come controverso e pieno di contraddizioni, che tocca le nostre emozioni pi\u00f9\u00a0profonde, le nostre sensibilit\u00e0 pi\u00f9 estreme, come la dipendenza dal cibo e dal buon cibo, la\u00a0tradizione italiana e la nostra idea del &#8220;naturale quindi buono&#8221;; un tema davvero culturalmente<br \/>\naffascinante nel quale dobbiamo inserire i fatti.\u00a0Come vi ho anticipato, l&#8217;ordine del giorno che ho presentato non riguarda la coltivazione\u00a0commerciale, ma quello che si pu\u00f2 studiare a monte di tutto ci\u00f2. La stessa direttiva, nel lasciare\u00a0liberi gli Stati, raccomanda l&#8217;investimento in ricerca. L&#8217;ordine del giorno mira a dare la possibilit\u00e0 ai\u00a0nostri ricercatori di studiare le nostre piante, mira a lasciare liberi i nostri ricercatori pubblici,\u00a0insieme agli agricoltori, di capire come evitare che le nostre piante, quelle che ci interessano e che\u00a0abbiamo nei nostri campi, siano devastate, alle nostre latitudini, da tanti parassiti.\u00a0Sto parlando &#8211; vorrei chiarirlo ancora una volta &#8211; non della generazione di presunte piante omologate e standardizzate, prodotte con semi di multinazionali, ma, al contrario, di come le\u00a0biotecnologie, soprattutto le nuove biotecnologie, non OGM (cio\u00e8 quelle che non spostano geni da\u00a0una specie all&#8217;altra, ma che usano geni della stessa specie) possano aiutare a tutelare la tipicit\u00e0 dei\u00a0prodotti e delle piante italiani, che altrimenti &#8211; lo sapete bene &#8211; sarebbero presto persi (molti sono\u00a0gi\u00e0 persi).<br \/>\nSto anche parlando &#8211; e mi permetto di parlare pure di questo &#8211; del tema della libert\u00e0 di ricerca;\u00a0della libert\u00e0 di ricerca su OGM in pieno campo, quella che fanno i tanti Paesi europei che non\u00a0hanno mai impedito tale attivit\u00e0. Da noi, invece, i progetti dei nostri ricercatori universitari o degli\u00a0istituti di ricerca controllati dal Ministero dell&#8217;agricoltura sono chiusi da quindici anni nei cassetti.<br \/>\nDunque, noi paghiamo scienziati per scoprire, inventare, insegnare e applicare cose di utilit\u00e0\u00a0nazionale che, allo stesso tempo, impediamo loro di realizzare.<br \/>\nMi rendo conto che questo blocco alla ricerca pubblica \u00e8 frutto dell&#8217;avversione cresciuta negli anni\u00a0verso le coltivazioni commerciali degli OGM e verso le multinazionali che producono i semi OGM.\u00a0Ma, attenzione onorevoli senatori, sono le stesse multinazionali da cui ormai siamo dipendenti per i<br \/>\nsemi non OGM.<br \/>\nMi rendo anche conto che l&#8217;avversione \u00e8 verso l&#8217;idea di questa omologazione, verso il controllo\u00a0totale sulla produzione di beni vitali, ma la coltivazione commerciale e la ricerca pubblica sulle\u00a0piante sono due cose diverse. Si pu\u00f2 bloccare la prima pagando un caro prezzo economico &#8211; e non\u00a0mi cimento su questo &#8211; ma non ci si pu\u00f2 vietare di studiare qualcosa nella misura in cui le procedure\u00a0sono sicure (e lo sono). Vietare la ricerca, colleghi, \u00e8 come censurare la libert\u00e0 d&#8217;espressione: si lede<br \/>\nun diritto fondamentale.<br \/>\nVorrei essere chiara ancora una volta su un concetto: impedire le sperimentazioni in pieno campo su\u00a0OGM significa impedire la ricerca pubblica, perch\u00e9 l&#8217;unica ricerca vera su OGM \u00e8 quella che\u00a0sperimenta le migliorie genetiche nelle condizioni di campo che attaccano quella pianta.\u00a0L&#8217;Italia ha fatto ci\u00f2 per 13 anni, ha impedito la conoscenza vietando la sperimentazione in campo\u00a0aperto, mentre nel resto dell&#8217;Europa sono state condotte migliaia di sperimentazioni di OGM in<br \/>\npieno campo, anche in Paesi come la Germania e la Francia che osteggiano la coltivazione\u00a0commerciale.<br \/>\nGuardate che la posizione del nostro Paese diventa ancora pi\u00f9 singolare e addirittura contraddittoria\u00a0quando si scopre che mentre si vieta la ricerca biotecnologica pubblica sulle piante in generale, gli\u00a0OGM per cos\u00ec dire classici e ormai di vecchia generazione li importiamo e li mangiamo. Questa \u00e8 la\u00a0prima contraddizione dalla quale trae spunto l&#8217;ordine del giorno sulla ricerca pubblica: li vietiamo,\u00a0ma li importiamo; li mangiamo in modo massiccio da 20 anni, ma non li studiamo. Tra l&#8217;altro, se li\u00a0mangiamo, la prima cosa che mi viene in mente \u00e8 che quindi non \u00e8 vero che sono pericolosi per la\u00a0salute. Inoltre, non \u00e8 vero che possiamo farne a meno, non si pu\u00f2 mentire. Al Paese bisogna dire che\u00a0non li vogliamo coltivare, ma li acquistiamo a tonnellate, nutriamo gli allevamenti, poi finiscono nel<br \/>\nnostro piatto, nelle forme di Parmigiano reggiano o nel prosciutto San Daniele.<br \/>\nQuesta contraddizione viaggia insieme a un altro paradosso che mi interessa per l&#8217;ordine del giorno.<br \/>\nAbbiamo il terrore del monopolio delle multinazionali (sempre quelle a cui diamo il monopolio\u00a0anche dei semi non OGM, non nascondiamolo mai questo), ma allo stesso tempo a tali\u00a0multinazionali lasciamo campo libero non investendo in ricerca, cio\u00e8 non facciamo proprio niente\u00a0per limitare il loro monopolio. Non muoviamo un passo nella ricerca di forme di tutela e di\u00a0rafforzamento dei nostri semi e delle nostre tipicit\u00e0; non abbiamo quasi neanche pi\u00f9 un&#8217;industria\u00a0sementiera nel nostro Paese. Vietiamo cose che importiamo; mangiamo ci\u00f2 che non studiamo; ci\u00a0consegniamo alle multinazionali non producendo innovazione.<br \/>\nVengo ora alla seconda contraddizione che \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante per l&#8217;ordine del giorno. Le nostre\u00a0piante sono invase da parassiti e noi stiamo perdendo delle tipicit\u00e0 agricole di cui andiamo fieri nel\u00a0mondo perch\u00e9 non vogliamo studiare, sperimentare e usare le bio-tecnologie OGM e non OGM.\u00a0Tutti o quasi tutti i semi che piantiamo in Italia sono progettati all&#8217;estero, anche le piante da orto.<br \/>\nScusate se mi ripeto, ma questo ordine del giorno non chiede di sostenere la coltivazione\u00a0commerciale; lasciamola agli altri, alla Spagna, da cui poi acquisteremo. Lo scopo non \u00e8 sdoganare\u00a0OGM prodotti dalle multinazionali, non \u00e8 avere mele omologate; l&#8217;obiettivo \u00e8 l&#8217;opposto, cio\u00e8\u00a0sollecitare con voi una riflessione pubblica sulle contraddizioni della nostra politica in materia, per\u00a0capire se la ricerca pubblica che impiega le bio-tecnologie agrarie pu\u00f2 esserci utile, almeno per\u00a0proteggere e mantenere le nostre piante tipiche, perch\u00e9 ne stiamo perdendo troppe.<br \/>\nEsistono progetti da anni chiusi nei cassetti (dovreste leggerli), ve ne racconto uno. Si tratta di un\u00a0OGM pubblico, tutto italiano, persino ecosostenibile. L&#8217;Italia, come sappiamo bene, esporta mele in\u00a0tutta Europa: sono dei prodotti tipici, dalle splendide mele dei nostri colleghi trentini, a quelle della<br \/>\nValle d&#8217;Aosta, alle mele annurche campane. Tra l&#8217;altro, nel nostro Paese queste piantagioni hanno\u00a0anche una rilevanza ambientale e culturale notevole: alcune piantagioni arrivano dal Medioevo.<br \/>\nTuttavia il clima \u00e8 cambiato e in tutto il mondo &#8211; lo ripeto, in tutto il mondo &#8211; i meli sono attaccati\u00a0da un flagello, un fungo responsabile della pi\u00f9 grave e diffusa malattia delle mele: la ticchiolatura,\u00a0che danneggia la pianta e produce delle macchie sul frutto rendendolo non pi\u00f9 commerciale. Lo\u00a0scorso anno in una Regione d&#8217;Italia sono stati effettuati pi\u00f9 di 30 trattamenti di pesticidi per\u00a0difendere le mele dai parassiti. Anche le mele biologiche sono trattate con le sostanze chimiche<br \/>\nconsentite per questo tipo di coltivazioni: i sali di rame. \u00c8 un metallo pesante, tossico, che resta nel\u00a0terreno per decenni. Non sarebbe bello avere delle mele che resistono alla malattia, cosicch\u00e9 si\u00a0ridurrebbe drasticamente il numero di trattamenti con agrofarmaci? Ecco la storia del professor\u00a0Silviero Sansavini dell&#8217;universit\u00e0 di Bologna, un distinto signore, ora professore emerito, che ha pi\u00f9\u00a0di 70 anni. Insieme al professor Tartarini scopre che una mela selvatica \u00e8 immune dalla ticchiolatura\u00a0perch\u00e9 porta un gene, che si chiama VF, che la protegge e le d\u00e0 questa protezione in dono dalla\u00a0natura. \u00c8 una selezione naturale.\u00a0I ricercatori cercano di incrociare questa mela selvatica con le mele che noi siamo abituati a\u00a0mangiare, ma non ci riescono perch\u00e9, durante questo incrocio, non passa solo il gene di interesse ma\u00a0anche migliaia o centinaia di altri geni che tolgono il valore organolettico a quella mela.\u00a0Sansavini e Tartarini, in un laboratorio universitario prendono una mela della variet\u00e0 Gala, una delle\u00a0favorite dagli italiani, ma che deve essere spruzzata con decine trattamenti, e impiantano in quella\u00a0mela Gala quel gene, quello che la rende immune dal parassita. Erano gli anni 1992 e 1993, e l&#8217;Italia\u00a0era all&#8217;avanguardia nel mondo nel campo delle biotecnologie agrarie. I nostri genetisti agrari<br \/>\ntenevano ancora alta nel mondo la bandiera di Nazzareno Strampelli, universalmente riconosciuto\u00a0come il fondatore del miglioramento delle piante su basi scientifiche.<br \/>\nMa torniamo alle mele. Dopo pochi anni, le prime prove sulla mela Gala, fatte su meli coltivati in\u00a0serra, danno i risultati sperati e, nel 2002, il nostro Paese \u00e8 il primo al mondo ad arrivare a un\u00a0risultato che era desiderato da tutti. A Bologna quei meli geneticamente modificati, che\u00a0ridurrebbero l&#8217;impatto ambientale, se coltivati, stanno in un cassetto. Dobbiamo aver paura di questa\u00a0mela? Viene chiamata cisgenica, perch\u00e9 si sposta un gene da una pianta a un&#8217;altra pianta della stessa<br \/>\nspecie. Non \u00e8 progettata per essere venduta insieme a un pesticida. Anzi, ne riduce fortemente la\u00a0necessit\u00e0 e la pianta non deve essere riacquistata tutti gli anni dall&#8217;agricoltore.<br \/>\nIl professore Sansavini avrebbe potuto brevettare la tecnologia di trasferimento del genere, ma non\u00a0ha voluto perch\u00e9 ha pensato che non fosse giusto e l&#8217;ha resa di dominio pubblico. Chiunque nel\u00a0mondo pu\u00f2 utilizzare quel metodo per produrre mele resistenti alla malattia. Una bellissima storia,\u00a0che per\u00f2 finisce qui, con la soddisfazione di un professore di essere stato il primo al mondo a\u00a0realizzare un risultato cui tutti ambivano, ma anche con la lacerazione professionale di non avere<br \/>\nmai visto la sua scoperta in campo perch\u00e9 il Ministero dell&#8217;agricoltura, dal 2002 vieta la\u00a0sperimentazione in campo aperto.<br \/>\nIn Olanda e in Svizzera, invece, hanno sviluppato l&#8217;uso del gene scoperto da Sansavini, hanno avuto\u00a0l&#8217;autorizzazione alla coltivazione in esterno, con tutte le norme di sicurezza, e ora hanno campi di\u00a0meli resistenti alla malattia. Sono tanti gli esempi di questo tipo.<br \/>\nIl professor Eddo Rugini, dell&#8217;Universit\u00e0 della Tuscia, ha assistito impotente, il 12 giugno 2012, al\u00a0rogo di 30 anni di conoscenza: alla distruzione delle sue piante di kiwi, di ciliegio, ma anche di ulivi\u00a0geneticamente modificate per resistere ad alcuni parassiti o per tollerare meglio la siccit\u00e0. Decenni\u00a0di ricerca distrutti dalla mancanza di rinnovo d\u00ec un&#8217;autorizzazione.<br \/>\nVorrei citare anche Francesco Sala, scomparso nel 2011, grande genetista della mia universit\u00e0, la\u00a0Statale di Milano. Non potendo sperimentare in campo i suoi meli valdostani resistenti al parassita\u00a0melolontha, una larva che mangia le radici, e il suo riso Carnaroli, oramai rarissimo per l&#8217;attacco di\u00a0un fungo, si dedic\u00f2 allo sviluppo di pioppi resistenti agli insetti che riusc\u00ec finalmente a vedere\u00a0coltivati. Ma non in Italia: in Cina, dove ve ne sono centinaia di migliaia di ettari.<br \/>\nE possiamo anche citare il pomodoro San Marzano, che ormai non esiste pi\u00f9. Era una tipicit\u00e0 di cui\u00a0la Campania era il maggior produttore in Italia. Ma la pianta \u00e8 attaccata da virus con sigle orribili:\u00a0CMV, TSWV, CAMV. Non esistono preparati antivirali. Negli anni 2000 alcuni ricercatori stavano\u00a0lavorando su geni capaci di dare resistenza a questo attacco virale. Il progetto \u00e8 nel cassetto, e del\u00a0nostro pomodoro tipico San Marzano non vi \u00e8 ormai pi\u00f9 alcuna traccia.<br \/>\nTra gli anni Novanta e il 2000, noi eravamo all&#8217;avanguardia nel settore delle biotecnologie in\u00a0agricoltura sui nostri prodotti tipici, per proteggerli: mele, ulivi, ciliegi, pomodori, kiwi, peperoni,\u00a0riso, vite, melanzana e tanto altro. Prodotti nostri, della nostra agricoltura, che non interessano\u00a0alcuna multinazionale. Si aspettava solo l&#8217;emanazione di un regolamento dei Ministeri competenti\u00a0per poter effettuare, in tutta sicurezza, le sperimentazioni in campo.<br \/>\nEsattamente come un farmaco salvavita deve essere sperimentato sull&#8217;uomo per poterne verificare\u00a0sicurezza ed efficacia. Ma dal 2000 la politica italiana decide di bloccare tutto. Il Regolamento non\u00a0fu mai emanato.\u00a0Sapete qual \u00e8 stato, secondo me, l&#8217;errore principale? Il fatto di non rendersi conto che i nostri\u00a0ricercatori nei nostri centri di ricerca pubblici stavano lavorando su esigenze nostre, tutte italiane.<br \/>\nUn senatore mi ha chiesto &#8211; e lo ringrazio, perch\u00e9 la domanda \u00e8 giusta e pertinente &#8211; come si\u00a0affronta il timore della contaminazione, conseguente alla sperimentazione in campo aperto con\u00a0OGM. La domanda sorge spontanea, se non si \u00e8 specializzati sull&#8217;argomento o se non lo si \u00e8\u00a0studiato, ma ciascuno di noi studia argomenti diversi. Questo timore lo si annulla, come hanno fatto\u00a0gli altri 19 Paesi europei che sperimentano in campo aperto, applicando i protocolli rigorosi che<br \/>\nriducono a zero il rischio di contaminazione. Questi protocolli contemplano soluzioni tecniche che\u00a0gli specialisti conoscono bene e sono applicati nei Paesi che confinano con noi e fanno ricerca in\u00a0campo aperto. Si tratta anche di questioni tecniche, con problematiche e soluzioni gestite in maniera\u00a0assolutamente diversa rispetto alla coltivazione commerciale, anche a livello di legislazione\u00a0europea.<br \/>\nIl raccolto di un campo sperimentale &#8211; teniamolo bene a mente &#8211; che sia OGM o sperimentale di\u00a0altro tipo, non pu\u00f2 mai entrare nella filiera commerciale o alimentare, ma resta a disposizione\u00a0solamente per le analisi scientifiche dei laboratori di ricerca che compiono quella sperimentazione.\u00a0Le due filiere sono strutturalmente separate per regola ed \u00e8 scontato che tale separazione vada\u00a0ribadita e sottolineata nelle normali procedure di autorizzazione.<br \/>\nSapete, colleghi, non sarebbe la prima volta che sperimenteremmo piante OGM in campo aperto in\u00a0Italia. Tra il 1992 e il 2004 abbiamo coltivato in campo aperto quasi 300 tipologie di piante OGM\u00a0diverse, senza leggi speciali e senza inventarsi nulla di particolare, ma semplicemente osservando le\u00a0norme e i protocolli definiti pianta per pianta. Abbiamo messo in campo decine di piante OGM di\u00a0pomodoro, melanzana, cicoria, vite, fragola, grano, mais o insalata, senza che ci fosse il minimo\u00a0problema. Nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta in Italia si coltivarono anche decine di migliaia di\u00a0campi di mais OGM, senza che ne sia rimasta traccia a livello sanitario e ambientale.<br \/>\nChiudo, gentili colleghi, sottolineando che forse oggi abbiamo l&#8217;opportunit\u00e0 di richiamare\u00a0l&#8217;attenzione del Governo verso una questione che, a mio avviso, deve essere per coerenza risolta. Vi\u00a0ripeto che non c&#8217;\u00e8 ricerca sugli OGM, se non \u00e8 in pieno campo.\u00a0La scienza, vedete, ha una qualit\u00e0 formidabile che io non mi trattengo mai dal raccontare ai giovani.\u00a0Non conosce le espressioni come: \u00ab\u00c8 troppo tardi\u00bb, \u00abAbbiamo perso il treno\u00bb o \u00abCosa potremo mai\u00a0fare noi con poche risorse di fronte ai giganti dei mondo\u00bb. Nella scienza vincono solo l&#8217;intelligenza,\u00a0le idee, l&#8217;ingegno, non la forza. E basterebbe davvero poco, basterebbe cio\u00e8 raccogliere la<br \/>\nraccomandazione dell&#8217;Unione europea a sostenere la ricerca pubblica in campo pieno su OGM e\u00a0non OGM per ridare speranza ad un settore dell&#8217;economia italiana che \u00e8 strategico rispetto al futuro.\u00a0Se questo accadesse sarebbe anche un segnale della volont\u00e0 del nostro Paese di riaccendere la<br \/>\nfiammella della conoscenza su que sto argomento.<br \/>\n<span style=\"color: #993300;\"><strong>ORDINE DEL GIORNO G1.100 CATTANEO, ZANDA, Paolo ROMANI, SCHIFANI, DE BIASI, FORMIGONI, BIANCONI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Il Senato,<br \/>\npremesso che:<br \/>\nil disegno di legge in discussione AS 1758 recante \u00abDelega al Governo per il recepimento\u00a0delle direttive europee e l&#8217;attuazione di altri atti dell&#8217;Unione europea; Legge di delegazione europea\u00a02014\u00bb dispone al primo comma dell&#8217;articolo uno che \u00abil Governo \u00e8 delegato ad adottare secondo le\u00a0procedure, i princ\u00ecpi e i criteri direttivi di cui agli articoli 31 e 32 della legge 24 dicembre 2012, n.\u00a0234, i decreti legislativi per l&#8217;attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B alla presente<br \/>\nlegge\u00bb;<br \/>\nall&#8217;allegato B della presente legge il penultimo punto, il numero 54, aggiunto al testo\u00a0d&#8217;iniziativa del Governo dalla 14\u00aa Commissione permanente in sede referente, si individua la\u00a0seguente direttiva tra quelle oggetto di recepimento: \u00ab54) (UE) 2015\/412 del Parlamento europeo e\u00a0del Consiglio, dell&#8217;11 marzo 2015, che modifica la direttiva 2001\/18\/CE per quanto concerne la\u00a0possibilit\u00e0 per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente\u00a0modificati (OGM) sul loro territorio (senza termine di recepimento)\u00bb;<br \/>\n&#8211; in Italia, da oltre dieci anni, in controtendenza con le tradizioni d&#8217;eccellenza scientifica di\u00a0settore del Paese e al contrario di quanto avviene nei maggiori Paesi europei, non \u00e8 possibile fare\u00a0ricerca scientifica pubblica sperimentando in pieno campo le innovazioni biotecnologiche scoperte\u00a0dagli scienziati italiani;<br \/>\n&#8211; il divieto \u00e8 in contrasto con l&#8217;interesse nazionale e con le indicazioni dell&#8217;Unione Europea\u00a0contenute nella stessa direttiva (UE) 2015\/412 di cui si dispone il recepimento che, nel lasciare\u00a0liberi gli Stati di regolamentare a piacere sul loro territorio le piante geneticamente modificate,\u00a0raccomanda di favorire la ricerca scientifica nell&#8217;interesse dell&#8217;economia agricola europea e\u00a0mondiale;<br \/>\n&#8211; inoltre, la direttiva dispone che l&#8217;Autorit\u00e0 e gli Stati membri dovrebbero perseguire la\u00a0formazione di una vasta rete di organizzazioni scientifiche in rappresentanza di tutte le discipline,\u00a0comprese quelle relative alle tematiche ecologiche;<br \/>\n&#8211; la direttiva raccomanda che la Commissione e gli Stati membri garantiscano la messa a\u00a0disposizione delle risorse necessarie per la ricerca indipendente sui rischi potenziali che possono\u00a0insorgere a seguito dell&#8217;emissione deliberata o dell&#8217;immissione in commercio di OGM e a fare in\u00a0modo che i ricercatori indipendenti abbiano accesso a tutta la documentazione pertinente, nel\u00a0rispetto dei diritti di propriet\u00e0 intellettuale;<br \/>\n&#8211; nuovi finanziamenti specifici devono essere assegnati per rendere possibili le valutazioni\u00a0d&#8217;impatto ambientale delle innovazioni che vengono sperimentate in campo;<br \/>\n&#8211; le sperimentazioni e le valutazioni d&#8217;impatto ambientate devono essere condotte in maniera\u00a0comparata tra le diverse tipologie di coltivazioni. Questo vuol dire che una pianta modificata va\u00a0valutata rispetto alla stessa pianta coltivata in maniera tradizionale, o secondo le procedure\u00a0dell&#8217;agricoltura biologica. Quindi la valutazione d&#8217;impatto non \u00e8 assoluta, ma relativa al carico\u00a0ambientale prodotto dai tre tipi d\u00ec coltivazioni;<br \/>\n&#8211; l&#8217;Italia ha accumulato uno spaventoso ritardo nelle discipline dell&#8217;innovazione agronomiche\u00a0che si traducono anche nell&#8217;assenza di aziende sementiere italiane anche di medie dimensioni, tanto\u00a0che tutti i semi di piante orti col e ci arrivano dall&#8217;estero;<br \/>\n&#8211; se la ricerca pubblica italiana continuer\u00e0 a vedersi proibita ogni possibilit\u00e0 di sperimentare\u00a0piante ingegnerizzate di interesse nazionale, a fame le spese saranno la tutela della biodiversit\u00e0\u00a0agraria italiana che, senza ricerca, continuer\u00e0 a ridursi; la possibilit\u00e0 di limitare l&#8217;impatto della\u00a0chimica sulle coltivazioni nazionali; &#8216;ulteriore invasione da parte di semi e piante di provenienza\u00a0estera con le logiche conseguenze di inquinamento per le nostre coltivazioni (si vedano i casi, della\u00a0distruzione delle palme per il punteruolo rosso, di castagni, noccioleti, fino all&#8217;ultimo episodio di\u00a0Xylella, un parassita importato con semi e piante d&#8217;importazione) e complessivamente la possibilit\u00e0\u00a0di rendere l&#8217;Italia un Paese pi\u00f9 competitivo nel settore;<br \/>\n&#8211; preservare e implementare la biodiversit\u00e0 dell&#8217;agricoltura del Paese significa consentire alla\u00a0ricerca pubblica la sperimentazione di due tipologie di piante geneticamente modificate:<br \/>\na) le piante transgeniche, cio\u00e8 quelle in cui vengono trasferiti geni presenti in specie\u00a0diverse, che sono esenti da brevetti delle grandi multinazionali sementiere;<br \/>\nb) le piante non-transgeniche in cui sono trasferiti geni da altre piante della stessa specie o\u00a0in cui funzioni della stessa pianta vengono spente anche usando le nuovissime tecnologie di\u00a0evoluzione guidata;<br \/>\n&#8211; sono necessari investimenti mirati per lo sviluppo di tecnologie che descrivano le\u00a0informazioni contenute nel DNA di piante d&#8217;interesse specifico per l&#8217;agricoltura italiana e dei suoi\u00a0prodotti tipici, riguardanti i sistemi di difesa dai parassiti;<br \/>\n&#8211; il principale problema dei cultivar italiani \u00e8 la loro suscettibilit\u00e0 alle malattie da parassiti,\u00a0rispetto ai quali i recenti progressi delle conoscenze scientifiche sui sistemi genetici di difesa\u00a0acquisiti evolutivamente dai genomi, potrebbero consentire di dotare le piante della capacit\u00e0 di\u00a0resistere ai parassiti anche senza dover inserire geni estranei; in altre parole esiste un potenziale\u00a0straordinario di sviluppo conoscitivo e innovativo che pu\u00f2 scaturire dallo studio dei meccanismi di<br \/>\ndifesa delle piante, che fino ad ora \u00e8 stato poco sfruttato dalla ricerca biotecnologica;<br \/>\n&#8211; il melo \u00e8 un esempio di pianta nelle quali le modifiche (intese come silenziamenti di .geni\u00a0di cui al precedente punto b) garantiscono un vantaggio per i consumatori e non pi\u00f9 solo per i\u00a0produttori, con la consistente riduzione nell&#8217;uso di fungicidi;<br \/>\n&#8211; allestire una pianta che deriva dall&#8217;incrocio tra variet\u00e0 commerciali e variet\u00e0 selvatiche\u00a0permetterebbe di accelerare di vari decenni l&#8217;ottenimento di una pianta che potrebbe nascere da un\u00a0normale incrocio tra le due variet\u00e0, ma solo in un tempo troppo lungo, tempo durante il quale la\u00a0pianta verrebbe ulteriormente appesantita dal gi\u00e0 enorme carico di fungicidi che affliggono le\u00a0coltivazioni;<br \/>\n&#8211; esempi analoghi di come ridurre l&#8217;allarme sociale per l&#8217;uso di pesticidi potrebbero essere le\u00a0viti che evitano l&#8217;impiego di metalli pesanti come l&#8217;ossido di rame usato come fungicida a livello\u00a0internazionale anche perch\u00e9 l&#8217;Italia non consente (a differenza della Germania) di fare\u00a0miglioramento genetico mirato (non-transgenico) sulle piante di vite. Va ricordato che il rame\u00a0essendo un metallo pesante resta nei terreni per varie decine di anni e che queste pratiche\u00a0andrebbero scoraggiate a differenza di quanto accade ancora oggi per le coltivazioni biologiche di\u00a0vite. Lo stesso problema deve essere affrontato per altre coltivazioni tipiche nazionali come il riso\u00a0Carnaroli aggredito da altri tipi di funghi e la cui coltivazione sta ora scomparendo;<br \/>\n&#8211; in tal senso queste tecnologie mirano a preservare la biodiversit\u00e0 vegetale delle\u00a0coltivazioni tipiche nazionali,<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">impegna il Governo:<\/p>\n<p>1) a rilanciare, recependo la direttiva (VE) 2015\/412, la ricerca biotecnologica agraria\u00a0pubblica in Italia, prevedendo una disciplina per riprendere la sperimentazione in campo aperto\u00a0delle innovazioni studiate in ambito pubblico, a tal fine valutando la possibilit\u00e0 di:<br \/>\n&#8211;\u00a0approvare i protocolli sperimentali di messa in campo relativi a ogni singola pianta,\u00a0pronti dal 2007;<br \/>\n<span style=\"line-height: 1.5;\">&#8211; istituire una Commissione di valutazione delle richieste di sperimentazione, composta\u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5;\">anche dai ricercatori pi\u00f9 prestigio si e qualificati, sulla base delle migliori liste di pubblicazioni\u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5;\">internazionali;<\/span><\/p>\n<p>2) a individuare sul territorio dei campi sperimentali di interesse nazionale, differenziati in\u00a0modo da poter rappresentare le differenti aree climatiche del Paese;<\/p>\n<p>3) assegnare nuovi finanziamenti specifici per rendere possibili le ricerche su nuove piante e\u00a0microrganismi utili in agricoltura, con particolare riferimento alle tecniche di garanzia della tutela\u00a0della salute e alla lotta nei confronti dell&#8217;abuso di fertilizzanti chimici di cui sono conosciute le\u00a0negativit\u00e0, oltre che sulle valutazioni di impatto ambientale delle innovazioni che vengono\u00a0sperimentate in campo;<\/p>\n<p>4) attuare la ricerca sulle piante geneticamente migliorate che si occupi di:<\/p>\n<p>&#8211; piante transgeniche esenti da brevetti delle grandi multinazionali sementiere, cos\u00ec da\u00a0<span style=\"line-height: 1.5;\">proteggere l&#8217;agroalimentare nazionale,<\/span><\/p>\n<p>&#8211; piante e microrganismi utili per aumentare la fertilit\u00e0 dei suoli che hanno ricevuto geni\u00a0da piante della stessa specie o, ancora<\/p>\n<p>&#8211; piante con geni della pianta stessa spenti al fine di dotarle della capacit\u00e0 di resistere ai\u00a0parassiti senza dover inserire geni estranei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE BIOTECNOLOGIE OGGI FANNO MOLTISSIMO PER IL PROGRESSO DELL&#8217;AGRICOLTURA &#8211; PRECLUDERSI LA POSSIBILIT\u00c0 DELLA RICERCA SCIENTIFICA IN QUESTO CAMPO\u00a0\u00c8 UNA SCELTA IRRAGIONEVOLE, CHE SCONFINA NELL&#8217;OSCURANTISMO Intervento svolto dalla senatrice a vita Elena Cattaneo nella sessione pomeridiana del Senato del 12 maggio 2015, nella discussione del disegno di legge AS 1758 recante Delega al Governo per [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34,13],"tags":[],"class_list":["post-35677","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-laicita","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35677","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=35677"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/35677\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=35677"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=35677"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=35677"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}