
{"id":36613,"date":"2015-08-07T17:48:58","date_gmt":"2015-08-07T16:48:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=36613"},"modified":"2015-08-07T17:48:58","modified_gmt":"2015-08-07T16:48:58","slug":"il-bufalo-e-la-locomotiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=36613","title":{"rendered":"IL BUFALO E LA LOCOMOTIVA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN BREVE SAGGIO SUL RUOLO DEI LIBERAL-DEMOCRATICI NEL CENTROSINISTRA ITALIANO, SULLE SUE DIFFICOLT\u00c0 E SUI SUOI PRODOTTI CONCRETI<\/span><\/p>\n<p><em>Introduzione di Alessandro Maran &#8211; confluito con tutto il Gruppo dei senatori SC in quello del Pd nel febbraio 2015 e nel giugno successivo eletto vicepresidente di quest&#8217;ultimo Gruppo &#8211; al proprio E-Book<\/em>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.youblisher.com\/p\/1190086-Una-lunga-fedelta-4\/\" target=\"_blank\">Una lunga fedelt\u00e0. La fatica di Sisifo di chi vuole cambiare le cose<\/a><em>,<\/em> <em>luglio 2015<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 270px;\"><strong>\u00a0<\/strong><em>\u00abLa difficolt\u00e0 non sta nelle idee nuove, ma nell\u2019evadere dalle vecchie, le quali, per coloro che sono stati educati come lo \u00e8 stata la maggioranza di noi, si ramificano in tutti gli angoli della mente\u00bb<br \/>\n<\/em>John Maynards Keynes<\/p>\n<p>Questo libro \u00e8 una scatola colma di ritagli di giornale e di vecchie foto che raccontano le battaglie riformiste che ho combattuto negli ultimi anni. Le racconto a modo mio, ovviamente. Il volume raccoglie, appunto, alcuni discorsi parlamentari e una selezione degli articoli che ho scritto sui giornali. Gli interventi sono raggruppati per argomenti e all\u2019interno di ogni capitolo l\u2019ordine \u00e8 cronologico. Qualsiasi riorganizzazione tematica di materiali pubblicati in sedi diverse e senza l\u2019idea di essere poi raccolti in un libro, \u00e8 inevitabilmente imprecisa e presenta sovrapposizioni e ripetizioni. Di queste mi scuso con i lettori, che tuttavia sapranno facilmente riconoscerle e ricostruire l\u2019argomento come loro fa comodo.<\/p>\n<p>Leggendo Raymond Carver abbiamo capito che quando i fatti esplodono non \u00e8 l\u2019esplosione ad essere decisiva, bens\u00ec il momento in cui \u00e8 stata accesa la miccia, il momento in cui \u00e8 stata preparata, il momento in cui a qualcuno \u00e8 saltato in testa di prepararla, ecc. E rileggendo tutti insieme i pezzi da inserire in questa raccolta sono stato io stesso sorpreso dall\u2019evidenza di un tema che ricorre con poche variazioni da un articolo all\u2019altro: come dare finalmente alla sinistra quel volto moderno che ancora non riesce ad avere; come trovare il modo di parlare alle nuove generazioni e all\u2019insieme della societ\u00e0 proponendosi come agente del cambiamento e non della conservazione.<\/p>\n<p>Si tratta di una raccolta di interventi il cui tema centrale \u00e8 la societ\u00e0 italiana, i suoi mali, le sue inquietudini; e il Pd resta l&#8217;oggetto della frequentazione pi\u00f9 costante. Perch\u00e9 per affrontare le componenti essenziali della crisi italiana, le riforme bisogna farle davvero. E senza un partito riformista degno di questo nome, le riforme, quelle vere, si stenta a farle. Il guaio \u00e8 che se non si prende sul serio la necessit\u00e0 di cambiare, non si sente l\u2019esigenza di una sinistra adeguata all&#8217;oggi, adatta cio\u00e8 al moderno conflitto politico e sociale. E si finisce per continuare, come se nulla fosse, con la tradizione politico-sindacale pi\u00f9 consolidata: quella che, per intenderci, vuole che a far crescere la pecora \u00abda tosare\u00bb pensi il padrone. Questo libretto \u00e8, innanzitutto, la cronaca di un cambiamento molte volte promesso e altrettante volte rinviato e contraddetto. Infatti, non \u00e8 un mistero per nessuno che i parlamentari di Scelta Civica che sono confluiti nel gruppo parlamentare del Pd e tornano nel partito che hanno contribuito a fondare, hanno anticipato le riforme del governo Renzi quando erano tra i pochi \u00abrenziani\u00bb; e non \u00e8 un mistero che ora le stanno sostenendo con determinazione molto maggiore di quanto non stia facendo la minoranza Pd.<\/p>\n<p>L\u2019appello che ci ha rivolto il segretario del Pd apre la raccolta e ha un significato niente affatto scontato: nel Pd, le idee liberal-democratiche che costituiscono il patrimonio di Scelta Civica, hanno pieno diritto di cittadinanza. Un punto politico che, a modo suo, Stefano Fassina (che infatti ora ha lasciato il Partito democratico), ha riconosciuto:\u00abA mio avviso si \u00e8 data una rilevanza politica eccessiva all&#8217;arrivo di alcuni parlamentari nelle fila del Pd. In realt\u00e0 \u00e8 il Partito democratico che in questi mesi si \u00e8 spostato sulle posizioni di ex montiani come Ichino. Il punto politico per noi \u00e8 lo spostamento dell&#8217;asse programmatico culturale del Pd verso l&#8217;agenda Monti. Questa \u00e8 la questione. Che poi arrivino dei naufraghi questo \u00e8 un aspetto davvero secondario e non cambia nulla dei termini del nostro dibattito. Il punto fondamentale \u00e8 appunto lo spostamento del Pd\u00bb (<em>Libero<\/em>, 11 febbraio 2015).<\/p>\n<p>Il fatto \u00e9 che il nostro sistema politico sta finalmente evolvendo verso un bipolarismo moderno caratterizzato dalla competizione diretta tra i due partiti maggiori, giocata sulla conquista del \u00abcentro\u00bb. Una cosa completamente diversa dal bipolarismo del 2013 (Bersani-Vendola contro Berlusconi-Maroni) tutto giocato sulla conquista dei voti sulle ali. Diciamoci la verit\u00e0: era ora. E\u00a0 che si tratti di una nostra vecchia fissazione lo testimonia Chiara Geloni: \u00abTrovo che ci\u00f2 che \u00e8 interessante, nel modo di ragionare di Maran e nei suoi articoli, \u00e8 come cerca di risolvere, considerandola fondamentale, la questione dell\u2019identit\u00e0 del partito nuovo. La sua idea di vocazione maggioritaria non ha niente da spartire con certe liquidatorie leggerezze post identitarie; la sua esigenza di innovazione, nei contenuti e nella classe dirigente, non \u00e8 lontanamente parente dei nuovismi radicaleggianti alla moda. Tutto quello che Maran pensa e scrive \u00e8 figlio di una lettura approfondita, e spesso della conoscenza diretta, delle esperienze in corso negli altri paesi, soprattutto europei. Di come le \u201cvecchie\u201d socialdemocrazie hanno saputo conquistare il \u201ccentro\u201d, in senso non geometrico o politologico, ma nel senso pienamente politico di saper essere centrali nella societ\u00e0. Per questo Maran ha creduto nella piattaforma del Lingotto e nella nuova stagione veltroniana, ha vissuto la delusione per il suo spegnersi ed \u00e8 preoccupato per il nuovo corso del Pd in cui teme che possa prevalere la sfiducia nella capacit\u00e0 espansiva del partito nuovo, portato a delegare agli alleati quello che invece dovrebbe puntare esso stesso a rappresentare\u00bb (\u00abLa mia Europa\u00bb, 2009).<\/p>\n<p>Molte delle battaglie che hanno animato gli interventi raccolti in questo volumetto non hanno perso di attualit\u00e0. Le tracce di quelle battaglie si possono trovare nelle cose che il presidente del Consiglio sta provando a realizzare adesso: le riforme istituzionali, la riforma del mercato del lavoro, una visione economica adeguata alla modernit\u00e0 globale, la giustizia. Per non parlare del rifiuto della demonizzazione dell&#8217;avversario e degli eccessi giustizialisti; dell&#8217;auspicare per il Pd di una rappresentativit\u00e0 oltre i confini della sinistra tradizionale; della tenacia con cui viene posto il tema delle riforme economiche respingendo corporativismi e ristrettezze classiste; della difesa di un impianto europeista pur in presenza di forze ostili all&#8217;euro; della collocazione del Pd nel campo del socialismo europeo. In generale, la lotta contro il massimalismo conservatore della sinistra. Lo stesso che anima gli avversari interni di oggi di Matteo Renzi. \u00c8 questa la ragione per cui ho pensato di raccogliere gli interventi in volume.<\/p>\n<p>A ben guardare, lo scontro nella sinistra \u00e8 ancora quello tra Bernstein e Lenin. Tra una sinistra liberale e una sinistra radicale che, come sempre, afferma di incarnare la \u00abvera sinistra\u00bb e che, come sempre, ricorre ad una retorica della rottura radicale con il capitalismo (oggi si preferisce parlare di \u00abliberismo selvaggio\u00bb). Lo abbiamo visto in questi giorni. Anche in Italia erano in parecchi a sperare che Syriza guidasse la Grecia al trionfo e alla rivoluzione, assestando un colpo decisivo al capitale finanziario internazionale. Anche se in realt\u00e0 le forze principali della sinistra europea non sono affatto disponibili a seguire l&#8217;utopia di Syriza, come dimostra l&#8217;atteggiamento della Spd che non si \u00e8 affatto discostato da quello esigente di Angela Merkel. Ma \u00e8 proprio questa sinistra europea (ed europeista) che nei salotti non piace pi\u00f9. Per non parlare degli europei dell&#8217;est (Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia, ecc.), pi\u00f9 poveri della Grecia e perlopi\u00f9 \u00abdi sinistra\u00bb, che in quegli stessi salotti non trovavano difensori neppure quando erano schiacciati dall&#8217;Urss. Ma si tratta, come ha scritto il settimanale Le Point, di una \u00abgigantesca impostura\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;avvento di Tsipras avrebbe dovuto cancellare d&#8217;un tratto la troika, i memorandum, il debito e l&#8217;austerit\u00e0, aprendo le porte di un futuro economico e sociale radioso. In soli sei mesi la demagogia populista di una coalizione che ha unito destra e sinistra estreme nel rifiuto delle riforme, ha messo la Grecia in ginocchio. E alla fine \u00e8 stato Tsipras a cedere al panico di fronte alla recessione, alla fuga dei capitali, alle file ai bancomat, scegliendo di prescrivere una cura di austerit\u00e0 pi\u00f9 dura degli otto miliardi di tagli e tasse a cui i greci hanno detto \u00abOxi\u00bb nel referendum. Se Tsipras avesse accettato a febbraio meno austerit\u00e0 di quella a cui \u00e8 costretto oggi, ora la Grecia si troverebbe nella posizione di Irlanda e Portogallo, l&#8217;economia crescerebbe del 2,5 per cento, la disoccupazione sarebbe in calo e le file si vedrebbero solo sui moli di imbarco dei turisti al Pireo. Al dunque, tuttavia, Tsipras ha capito che fuori dall&#8217;euro c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 <em>austerity<\/em> che nell&#8217;euro. L&#8217;accordo ha seppellito la brigata internazionale dei Vendola, dei Fassina e dei Grillo, accorsa ad Atene per l\u2019eroico referendum del 5 luglio scorso e quella che Mark Mazower, che insegna alla Columbia University, sul New York Times, ha definito \u00abworst excesses of student politics\u00bb, puntualizzando: \u00abuna cultura studentesca che assegna un valore aggiunto all&#8217;attivismo e che intravede un potenziale rivoluzionario in ogni occupazione scolastica\u00bb.<\/p>\n<p>Da qui le sparate contro i creditori \u00abterroristi\u00bb, il Fmi \u00abcriminale\u00bb, il referendum convocato per dire no all&#8217;Europa dell&#8217;austerit\u00e0, ecc. Ma secondo Le Point, questo \u00e8 \u00abuno scontro storico\u00bb, che non finisce con l&#8217;Iva o l&#8217;et\u00e0 pensionabile alzate ai greci. Non c\u2019\u00e8 dubbio che per tenere assieme l\u2019area monetaria ci vuole maggiore\u00a0convergenza, maggiore cessione di sovranit\u00e0, e che questa deve essere accompagnata da un rafforzamento della legittimit\u00e0 democratica dei centri decisionali europei e da meccanismi solidaristici e di distribuzione del rischio tra i Paesi membri. Ma fateci caso: in Grecia, la bancarotta (dello Stato) \u00e8 colpa del liberismo selvaggio. E anche in Italia, dove la mano pubblica arriva dappertutto e provoca voragini, dove lo Stato \u00e8 onnipresente, la colpa \u00e8 sempre del liberismo selvaggio; e una nuova teoria, quella del \u00abbenecomunismo\u00bb, consacra il dirigismo statalista come l\u2019unica ricetta per tenere a bada il liberismo imperante. Siamo alle solite. E, ancora una volta, la prospettiva, per arginare la sbandata populista, resta semplice e seria: rappresentare e costruire effettivamente quella sintesi tra cultura liberale e socialista che \u00e8 una forma storica concreta del riformismo europeo.<\/p>\n<p>E\u2019 una vecchia storia, si sa: mentre negli altri paesi dell\u2019Europa occidentale \u2013 con la sola eccezione della Francia \u2013 la sinistra riformista, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, \u00e8 stata grandemente maggioritaria, da noi essa \u00e8 stata sempre minoritaria e, di conseguenza, sempre perdente. E\u2019 accaduto cos\u00ec che la sinistra italiana si \u00e8 scissa in due grandi famiglie: la famiglia di coloro che hanno avuto ragione ma che, per il loro scarso peso politico, non hanno fatto la storia e la famiglia di coloro che non hanno avuto ragione, ma che, forti del sostegno delle grandi masse, hanno fatto la storia. Con la conseguenza che sia i riformisti che i massimalisti sono risultati sconfitti. I primi sono stati dei riformisti senza riforme; i secondi dei rivoluzionari senza rivoluzione. Non per caso, la conclusione che Massimo Salvadori estrae dalla sua lucida ricostruzione dell\u2019anomalia permanente che \u00e8 stata la storia della sinistra italiana \u00e8 che l\u2019unico porto che gli ex comunisti \u00abpossono trovare aperto \u00e8 quello idealmente apprestato da quel socialismo riformista e liberale che in Italia ha avuto ragione ma non ha fatto la storia\u00bb. \u00c8, in fondo, la vecchia battaglia della corrente liberal-socialista del Pci. Non per caso, come sostiene Claudio Cerasa, gli unici ex Pci con cui Renzi si trova in sintonia sono \u00abmiglioristi\u00bb. Ora la storia ha dato loro ragione. E Renzi pu\u00f2 realizzare le idee che i \u00abmiglioristi\u00bb non hanno saputo realizzare.<\/p>\n<p>Non ci riuscirono anche perch\u00e9 restarono prigionieri del mito dell&#8217;unit\u00e0 del partito. Per cui ad un certo punto, si rinunciava alla battaglia delle idee e ci si adeguava. Ma oggi non pu\u00f2 pi\u00f9 essere cos\u00ec. Il partito non \u00e8 pi\u00f9 \u00abcasa, chiesa e famiglia\u00bb; non \u00e8 pi\u00f9 oggetto di un atto di fede. Di pi\u00f9: non cambi l&#8217;Italia se non cambi la testa degli elettori del Pd. Perci\u00f2, quel che davvero conta \u00e8 battersi fino in fondo per le proprie convinzioni. Le persone (e i progetti che queste sostengono) devono venire prima dei partiti. E il Pd di oggi pu\u00f2 sconfiggere la vecchia sinistra con le riforme. Certo, con le sue capacit\u00e0 di rivolgersi direttamente al pubblico e di coglierne gli umori profondi, senza distinzioni di destra e di sinistra, Renzi ha dato nuova vita e forza ad una idea programmatica da tempo esistente nel Pd (e largamente minoritaria), ma quel che pi\u00f9 conta \u00e8 che ha finalmente messo in pratica quella \u00abvocazione maggioritaria\u00bb che Veltroni aveva solo evocato producendo la rivolta degli oligarchi della ditta. \u00c8 qui la vera innovazione di Renzi: la rottura della regola feudale dei poteri di veto nel partito, la messa in soffitta dell\u2019oligarchia che governava il Pd secondo un principio di equilibrio (e dunque di paralisi) tra i diversi gruppi.<\/p>\n<p>Aggiungo che tutta l\u2019analisi andrebbe oggi aggiornata ai grandi mutamenti del mondo. E molte parole stanche andrebbero rivitalizzate, ripensate, abolite. Anche perch\u00e9 cresce il mercato globale delle idee; ed \u00e8 una buona notizia. Anche per questo, mi piace ricordare un vecchio libro di John F. Kennedy (non su Kennedy). Si intitola \u00abProfiles in courage\u00bb (Ritratti del coraggio). Il libro venne insignito del Premio Pulitzer e, a cinquanta anni di distanza, \u00e8 uno di quei libri che ogni americano tiene nella propria libreria. Racconta le storie di otto senatori degli Stati Uniti che \u00abal loro tempo riconobbero ci\u00f2 che andava fatto e lo fecero\u00bb; \u00abuomini i quali, mettendo a rischio se stessi, il proprio futuro e, addirittura, il benessere dei propri figli, sono rimasti fedeli a un principio\u00bb.<\/p>\n<p>Oggi che il discredito dei partiti e della politica ha raggiunto vette altissime, ci siamo dimenticati che il coraggio \u00e8 parte integrante della vita pubblica. Eppure, come scrive Kennedy, \u00abin quale altra professione, se non in quella politica, in regimi non totalitari, ci si aspetta che un individuo sacrifichi tutto, compresa la carriera, per il bene della nazione? Nella vita privata, come nell\u2019industria, ci sia spetta che l\u2019individuo porti avanti il proprio illuminato interesse, nel rispetto della legge, per raggiungere il successo assoluto. Ma nella vita pubblica ci aspettiamo che gli individui sacrifichino i loro interessi privati per permettere al bene nazionale di progredire. In nessun\u2019altra professione, a parte la politica, ci sia aspetta da un uomo che sacrifichi gli onori, il prestigio e tutta la sua carriera per difendere una singola proposta di legge. Avvocati, uomini d\u2019affari, insegnanti, medici, tutti prima o poi, affrontano personalmente decisioni difficili sulla questione della propria integrit\u00e0, ma soltanto pochi, se non addirittura nessuno, le affronta sotto la luce accecante dei riflettori, come accade a chi occupa una carica pubblica; pochi, se non addirittura nessuno, affrontano una decisione altrettanto terribile, per la sua irreparabilit\u00e0, come succede ad un senatore quando \u00e8 chiamato a un importante appello nominale. Potrebbe volere un po\u2019 pi\u00f9 tempo per decidere, potrebbe credere che c\u2019\u00e8 ancora qualcosa da dire da una parte o dall\u2019altra, magari potrebbe avere l\u2019impressione che basterebbe un piccolo emendamento per togliere ogni difficolt\u00e0, ma quando sar\u00e0 chiamato a quel voto non si potr\u00e0 nascondere, non potr\u00e0 sbagliarsi, non potr\u00e0 temporeggiare, mentre avr\u00e0 la sensazione che il suo elettorato, proprio come il corvo nella poesia di Poe, stia appollaiato l\u00ec, sul suo seggio in Senato, gracchiando \u2018mai pi\u00f9\u2019, mentre sta per dare il voto sul quale si sta giocando il suo futuro politico\u00bb.\u00a0 A tutti, una volta eletti, tocca fare i conti con le pressioni che disincentivano il coraggio: il desiderio di piacere, il desiderio di essere rieletti, la pressione esercitata dal proprio elettorato, ecc. E, prima o dopo, capiter\u00e0 a tutti di dovere scegliere tra quel che dice la coscienza, tra le proprie convinzioni e la via pi\u00f9 facile, l\u2019approvazione degli amici e dei colleghi, la popolarit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo, vale la pena di ricordare le storie degli otto uomini politici americani, \u00abche mostrarono il vero significato del coraggio e della fiducia concreta nella democrazia\u00bb. E, soprattutto, vale la pena di rammentare che il coraggio, ciascuno, dovr\u00e0 cercarlo dentro se stesso.\u00a0 Certo, mentre \u00abla locomotiva ha la strada segnata\u00bb, sappiamo che \u00abil bufalo, pu\u00f2 scartare di lato e cadere\u00bb. Ma qualunque cosa si dica in giro, le parole e le idee possono cambiare il mondo.<\/p>\n<p>Gorizia, 17 luglio 2015<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN BREVE SAGGIO SUL RUOLO DEI LIBERAL-DEMOCRATICI NEL CENTROSINISTRA ITALIANO, SULLE SUE DIFFICOLT\u00c0 E SUI SUOI PRODOTTI CONCRETI Introduzione di Alessandro Maran &#8211; confluito con tutto il Gruppo dei senatori SC in quello del Pd nel febbraio 2015 e nel giugno successivo eletto vicepresidente di quest&#8217;ultimo Gruppo &#8211; al proprio E-Book\u00a0Una lunga fedelt\u00e0. 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