
{"id":36839,"date":"2015-09-04T15:58:30","date_gmt":"2015-09-04T14:58:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=36839"},"modified":"2015-09-06T11:39:24","modified_gmt":"2015-09-06T10:39:24","slug":"i-punti-deboli-delle-nostre-politiche-attive-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=36839","title":{"rendered":"UN BILANCIO DEI DECRETI ATTUATIVI: I PUNTI DEBOLI DELLE NOSTRE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">\u00c8 VERO CHE SUI SERVIZI DI ASSISTENZA PER LA RICOLLOCAZIONE SIAMO ANCORA INDIETRO, MA QUESTO NON BASTA PER SOSTENERE LA TESI DELLA CGIL E DI TIRABOSCHI, SECONDO CUI AVREMMO DOVUTO RINVIARE LA RIFORMA IN ATTESA DI SUPERARE QUESTO RITARDO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista<\/em> <em>a cura di Renato Bisceglie, in corso di pubblicazione sulla rivista mensile dell&#8217;AIF-Associazione Italiana Formatori,<\/em>\u00a0For<em>, settembre 2015<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, con l\u2019approvazione dei decreti attuativi, il <em>Jobs Act <\/em>\u00e8 ormai arrivato in porto e i primi risultati numerici, pur da verificare nel tempo, appaiono\u00a0 positivi.<br \/>\n<\/strong>Gli indizi di un effetto positivo sia sul piano qualitativo sia su quello quantitativo dei nuovi flussi di assunzioni effettivamente ci sono. Attenzione, per\u00f2, a non scambiare una sequenza temporale con un rapporto causale: per questo occorrer\u00e0 attendere l\u2019analisi degli econometristi, che non potr\u00e0 compiersi se non su serie statistiche pi\u00f9 lunghe e con dati pi\u00f9 disaggregati.<\/p>\n<p><strong>D\u2019accordo. Ma quest\u2019anno l\u2019aumento delle assunzioni a tempo indeterminato e delle stabilizzazioni di contratti a termine c\u2019\u00e8 stato, e in misura nettissima. Almeno questo pu\u00f2 gi\u00e0 considerarsi come un effetto delle nuove norme.<br \/>\n<\/strong>C\u2019\u00e8 stato, e c\u2019\u00e8 stato anche uno scalino significativo in corrispondenza dell\u2019entrata in vigore della nuova disciplina dei licenziamenti: indizio, questo, dell\u2019importanza decisiva anche di questa disciplina \u2013 e non soltanto dell\u2019incentivo economico \u2013 per il superamento del dualismo tra stabili e precari nel tessuto produttivo. Ma appunto, per ora possiamo parlare soltanto di indizi. Il rapporto di causa\/effetto e l\u2019entit\u00e0 dell\u2019effetto stesso potranno essere oggetto di una valutazione seria non prima dell\u2019anno prossimo.<\/p>\n<p><strong>Lei ha anche pi\u00f9 volte sostenuto che uno dei punti deboli di questa riforma \u00e8 nelle politiche attive. Che cosa ha inteso dire?<br \/>\n<\/strong>Ho detto pure che le nuove norme producano gi\u00e0 una condizione di sicurezza economica, per i lavoratori che perdono il posto, molto maggiore rispetto all\u2019ordinamento precedente: la nuova Assicurazione Sociale per l\u2019Impiego \u00e8 ora davvero universale e non sfigura nel panorama europeo, n\u00e9 per entit\u00e0 n\u00e9 per durata. Inoltre, la sdrammatizzazione del licenziamento ordinario, sia esso di natura economico-organizzativa o disciplinare, render\u00e0 molto pi\u00f9 facile per chi perde un lavoro a tempo indeterminato ritrovarlo. Anche il decreto sui nuovi servizi per l\u2019impiego delinea un sistema di assistenza intensiva molto promettente, strutturato su linee condivisibilissime; su questo piano, per\u00f2, la legge non basta proprio: l\u2019efficienza di questi nuovi servizi dipende da una capacit\u00e0 di loro implementazione che anche nel migliore dei casi possibili le nostre amministrazioni del lavoro non riusciranno a esprimere in tempi brevi.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le innovazioni previste dalla legge su questo terreno di cui lei prevede difficolt\u00e0 di decollo effettivo?<br \/>\n<\/strong>La collaborazione tra servizio pubblico e operatori privati nel settore del collocamento ha gi\u00e0 incominciato a essere sperimentata, e con successo, in alcune regioni come la Lombardia, il Trentino-Alto Adige e il Lazio. Ora si sono aggiunte anche Sicilia, Sardegna e Veneto. Ma si tratta soltanto dei primi passi su di una strada lunga, disseminata di ostacoli che occorre imparare a superare e trappole che occorre imparare a evitare. In particolare, l\u2019idea del \u201ccontratto di ricollocazione\u201d \u00e8 ottima; ma la sua sperimentazione avrebbe dovuto partire dall\u2019inizio del 2014, e invece sta partendo soltanto ora e su di un singolo caso: quello della crisi occupazionale di Alitalia.\u00a0 Anche la buona imitazione di esperienze straniere eccellenti su questo terreno, come quella olandese, richiede del tempo. Lo stesso discorso vale per la formazione professionale: dobbiamo ancora dotarci di un sistema capillare e trasparente di rilevazione a tappeto dell\u2019efficacia di ciascun corso di formazione.<\/p>\n<p><strong>Come dovrebbe funzionare?<br \/>\n<\/strong>Occorrerebbe che un\u2019agenzia indipendente rilevasse sistematicamente gli sbocchi occupazionali effettivi per ciascun frequentatore di un corso di formazione comunque finanziato con denaro pubblico, in modo da poter individuare il tasso di coerenza degli sbocchi stessi con il contenuto della formazione impartita. E tutti i centri, le scuole, le facolt\u00e0 universitarie, dovrebbero essere tenuti a pubblicare il tasso di coerenza rilevato negli anni precedenti per ciascuno dei propri corsi. Questo consentirebbe di fornire agli utenti un\u2019informazione preziosa, che oggi in Italia manca quasi del tutto. Ma consentirebbe, soprattutto, di orientare il finanziamento pubblico solo sui corsi efficaci, cos\u00ec riqualificando la spesa pubblica in questo campo.<\/p>\n<p><strong>Le nuove norme che cosa prevedono a questo proposito?<br \/>\n<\/strong>La rilevazione dei dati e la valutazione circa l\u2019efficacia di ciascuna misura di politica attiva sono previste nel cosiddetto \u201cdecreto Anpal\u201d, che attribuisce all\u2019Isfol il compito del monitoraggio. Ma, come dicevo prima, qui la legge non basta: occorre acquisire un <em>know-how<\/em> che oggi ci manca.<\/p>\n<p><strong>Qualcuno sostiene che, proprio per questo motivo, sarebbe stato pi\u00f9 opportuno rinviare la riforma della disciplina dei licenziamenti a dopo che la capacit\u00e0 operativa di cui lei parla sia stata acquisita.<br \/>\n<\/strong>\u00c8 la tesi di Michele Tiraboschi e dei vertici della Cgil. I quali, per\u00f2, non considerano tre cose. La prima \u00e8 che la riforma della disciplina dei licenziamenti, in Italia, costituisce un passaggio obbligato per rendere pi\u00f9 fluido il mercato del lavoro e consentire un migliore funzionamento dei servizi di collocamento: non la si poteva rinviare a una fase due. La seconda \u00e8 che l\u2019avere fatto per prima la riforma dei licenziamenti applicandola soltanto ai nuovi assunti non ha tolto nulla a chi aveva gi\u00e0 un posto di lavoro stabile, mentre ha presumibilmente reso molto pi\u00f9 facile per i <em>new entrants<\/em> l\u2019ottenimento di un lavoro a tempo indeterminato, che prima era per loro un miraggio. La terza \u00e8 che \u2013 come dicevo prima \u2013 anche soltanto la nuova assicurazione contro la disoccupazione rende molto meno drammatico di quanto non fosse in precedenza la perdita del posto: la <em>flexsecurity<\/em> \u00e8 fatta anche di questo.<\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0, ma i sindacati obiettano che sulle altre misure in cui dovrebbe concretarsi la nuova <em>security<\/em> nel mercato del lavoro, e in particolare sul contratto di ricollocazione, il Governo non ha messo una lira.<br \/>\n<\/strong>Guardi che il contratto di ricollocazione si finanzier\u00e0 da solo. Perch\u00e9 i casi sono due: o questa misura funziona, e allora per ogni <em>voucher<\/em> pagato a un operatore privato specializzato lo Stato risparmier\u00e0 molto di pi\u00f9 sulla spesa per il sostegno del reddito al disoccupato interessato e incasser\u00e0 contributi e imposte sulla retribuzione attivata. Oppure l\u2019operatore specializzato non riesce a ricollocare la persona interessata, e allora non verr\u00e0 retribuito.<\/p>\n<p><strong>Oggi si parla molto di <em>Jobs Act<\/em>, \u00a0ma altri \u00a0elementi concorrono al cambiamento del contesto, tra i primi l\u2019allungamento della vita lavorativa\u00a0 e attiva di milioni di persone, la necessit\u00e0 di aggiornamento o di adattamento, quali implicazioni intravede?<br \/>\n<\/strong>Questa domanda apre un capitolo completamente diverso: quello delle politiche di <em>active ageing<\/em>, volte cio\u00e8 a promuovere l\u2019invecchiamento attivo delle persone. Su questo terreno non siamo solo indietro rispetto ai Paesi del centro e nord-Europa: siamo proprio all\u2019anno zero.<\/p>\n<p><strong>In un\u2019intervista al <em>Corriere della Sera<\/em> del 2 settembre scorso, per\u00f2, il ministro Poletti ha detto che il drastico aumento dell\u2019et\u00e0 del pensionamento disposto dalla riforma Monti-Fornero ha avuto un alto costo in termini di occupazione giovanile e che occorre consentire alla gente di andare in pensione prima, per fare spazio ai giovani nel tessuto produttivo.<br \/>\n<\/strong>Qui il ministro Poletti, a mio avviso, sbaglia. I Paesi dove \u00e8 pi\u00f9 alto il tasso di attivit\u00e0 nella fascia dei cinquanta-sessantenni sono anche quelli nei quali \u00e8 pi\u00f9 alto il tasso di occupazione dei giovani. Questo si spiega agevolmente col fatto che in quei Paesi la spesa sociale non \u00e8 destinata \u2013 come lo \u00e8 da noi in larghissima prevalenza \u2013 a coprire il deficit di bilancio previdenziale causato dal pensionamento dei cinquantenni, bens\u00ec \u00e8 destinata al finanziamento di servizi alle famiglie e alle comunit\u00e0 locali, per i quali vengono attivati molti posti di lavoro per i pi\u00f9 giovani. Con questo non voglio dire che sia sbagliato consentire una maggiore flessibilit\u00e0 nell\u2019et\u00e0 del pensionamento: al contrario, proprio il passaggio al regime contributivo consentirebbe di attivare molto pi\u00f9 facilmente quella flessibilit\u00e0, a costo zero per lo Stato. Ma non cadiamo nell\u2019errore di pensare che un finanziamento statale del prepensionamento degli anziani favorirebbe i giovani: al contrario, li danneggerebbe, perch\u00e9 accollerebbe loro una quota aggiuntiva di debito da ripagare nei decenni futuri. Se fossi un ventenne o un trentenne, non voterei mai per un partito che predichi questa grave ingiustizia.<\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0 oltre due anni fa lei sottolineava che, in un crescente\u00a0 contesto di debolezza occupazionale, centinaia di migliaia di posti di lavoro rimangono scoperti per la non corrispondenza tra le competenze richieste e quelle disponibili sul mercato: vede delle evoluzioni in questo campo?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 il fenomeno dello <em>skill shortage<\/em>: in Italia si stima l\u2019esistenza di mezzo milione di posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per difetto di manodopera con le attitudini richieste. Ventimila imprese artigianali ogni anno chiudono i battenti per raggiunti limiti di et\u00e0 dei loro titolari senza che sia possibile la trasmissione del loro <em>know-how<\/em> professionale e dell\u2019avviamento commerciale alle nuove generazioni, male orientate nel mercato del lavoro. Sono interi giacimenti occupazionali che sprechiamo, soprattutto per il difetto gravissimo dei servizi di orientamento scolastico e professionale, dei servizi di formazione e di quelli di collocamento.<\/p>\n<p><strong>Buona parte delle competenze richieste potrebbero essere \u00a0costruite e indirizzate, ma l\u2019impressione \u00e8 che il 60-70% delle\u00a0 imprese si lamentano di una mancanza di competenze, ma poi i meccanismi per analizzare, rilevare questi gap e per applicare soluzioni effettive, rimangano molto vischiosi.<br \/>\n<\/strong>\u00c8 cos\u00ec. La prima cosa da fare \u00e8 attivare un <em>data-base<\/em> aperto a tutti, contenente un censimento permanentemente aggiornato di tutte le posizioni nelle quali si registra uno <em>skill shortage<\/em>, in modo che ogni operatore titolare di un contratto di ricollocazione possa avvalersene per individuare la posizione pi\u00f9 vicina alle capacit\u00e0 della persona affidatagli e delineare un percorso di riqualificazione da proporle. Ma lo strumento fondamentale per risolvere il problema \u00e8 un sistema di formazione professionale non pi\u00f9 strutturato come un sistema scolastico di serie B, con i suoi corsi che si ripetono di anno in anno sempre uguali a s\u00e9 stessi e le sue \u201ccattedrine\u201d strutturate per assicurare ai titolari un posto fisso e inamovibile; ciascuna iniziativa di formazione deve essere ideata in funzione di un\u2019esigenza specifica espressa dal tessuto produttivo, e attuata con l\u2019utilizzazione degli stessi strumenti e le stesse tecniche che la persona interessata dovr\u00e0 utilizzare nel rapporto di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Dalle evidenze emergenti sembra che siano sempre pi\u00f9 necessarie azioni di rivitalizzazione e di evoluzione delle competenze e dell\u2019apprendimento, ma, nel complesso, il sistema dedica sempre meno risorse ed \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile applicarle adeguatamente. Non pensa che in questo modo aumenti la percezione di inadeguatezza della formazione quando pi\u00f9 ce ne sarebbe la necessit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec. E il modo per uscirne \u00e8 costruire un sistema di formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti, centrato prioritariamente sugli interessi degli utenti \u2013 lavoratori e imprese \u2013 e non, come accade oggi, sull\u2019interesse di chi vi \u00e8 addetto a evitare l\u2019obbligo di aggiornamento e lo stress da esame, o peggio all\u2019inamovibilit\u00e0. Un sistema di rilevazione capillare a tappeto della coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi metterebbe sotto stress tutto il sistema; ma sarebbe uno stress molto positivo. Oggi \u00e8 proprio l\u2019assenza totale di stress che condanna almeno met\u00e0 del nostro sistema della formazione professionale all\u2019inefficacia.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 VERO CHE SUI SERVIZI DI ASSISTENZA PER LA RICOLLOCAZIONE SIAMO ANCORA INDIETRO, MA QUESTO NON BASTA PER SOSTENERE LA TESI DELLA CGIL E DI TIRABOSCHI, SECONDO CUI AVREMMO DOVUTO RINVIARE LA RIFORMA IN ATTESA DI SUPERARE QUESTO RITARDO Intervista a cura di Renato Bisceglie, in corso di pubblicazione sulla rivista mensile dell&#8217;AIF-Associazione Italiana Formatori,\u00a0For, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-36839","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36839","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=36839"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36839\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=36839"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=36839"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=36839"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}