
{"id":37409,"date":"2015-10-08T11:39:55","date_gmt":"2015-10-08T10:39:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37409"},"modified":"2015-10-08T11:39:55","modified_gmt":"2015-10-08T10:39:55","slug":"contro-il-totem-dellinderogabilita-del-contratto-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37409","title":{"rendered":"CONTRO IL TOTEM DELL&#8217;INDEROGABILIT\u00c0 DEL CONTRATTO NAZIONALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA DIFESA SENZA QUARTIERE DEL RUOLO DOMINANTE DEL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE, DA PARTE DELLA VECCHIA SINISTRA, SI SCONTRA CON ESIGENZE DI COERENZA ECONOMICA, ETICA E SOCIALE CHE CONVERGONO, CHE SPINGONO A SPOSTARE IL BARICENTRO DELLA CONTRATTAZIONE SUI LUOGHI DI LAVORO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato sul quotidiano<\/em> il Foglio <em>l&#8217;8 ottobre 2015 &#8211; Sullo stesso tema v. pi\u00f9 ampiamente <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37206\" target=\"_blank\">Contrattazione: quattro ragioni per una svolta<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 deboli sono i totem della vecchia sinistra sindacale e politica, tanto pi\u00f9 drammaticamente aggressivo \u00e8 il linguaggio mediatico con cui la sinistra stessa cerca di demonizzare le proposte di riforma della materia. Requisito indispensabile per la sopravvivenza del totem debole \u00e8 che del merito della questione non si discuta; imprimere preventivamente su qualsiasi proposta di riforma un marchio di vergogna e di obbrobrio serve proprio per impedire che le persone perbene aprano anche soltanto un minimo spazio di discussione in proposito.<\/p>\n<p>Oggi il totem sul quale occorre impedire la discussione \u00e8 il sistema centralizzato di determinazione dei minimi salariali; dunque l\u2019inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale di settore. Chiunque proponga di discutere dell\u2019opportunit\u00e0 di decentrare il meccanismo di determinazione dei minimi retributivi viene bloccato con l\u2019accusa di voler \u201creintrodurre le gabbie salariali\u201d; e l\u2019accusa ha una portata infamante abbastanza grave perch\u00e9 il discorso si chiuda prima ancora di aprirsi. Se la discussione si aprisse, ci si accorgerebbe subito che, in realt\u00e0, ci\u00f2 che si propone \u00e8 esattamente il contrario di una \u201cgabbia\u201d: \u00e8 precisamente \u201csgabbiare la contrattazione dei salari\u201d, consentendo che al livello aziendale, o regionale, o \u201cmacro-regionale\u201d si possano negoziare i minimi retributivi anche in deroga al contratto nazionale; ma \u00e8 proprio questa derogabilit\u00e0 che la vecchia sinistra vuole evitare, per tema che ne risulti ridotto il peso del contratto collettivo nazionale, quindi il potere di chi lo negozia, cio\u00e8 degli apparati sindacali nazionali.<\/p>\n<p>Allo stesso modo quando, cinque anni or sono, Sergio Marchionne attent\u00f2 a questo principio fondamentale chiedendo per il suo piano industriale tre deroghe al contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, il marchio di vergogna e di obbrobrio consistette nell\u2019accusa di \u201cattentare ai diritti fondamentali dei lavoratori\u201d. A cinque anni di distanza \u00e8 evidente a tutti che quelle deroghe non attentavano ad alcun diritto &#8211; fondamentale o no &#8211; dei lavoratori, ma soltanto al potere dei funzionari della Fiom nazionale e delle loro controparti di Federmeccanica di dettar legge sulla materia; e che per lo sviluppo del Mezzogiorno servirebbero non uno ma 100, 1000 piani industriali come quello di Marchionne.<\/p>\n<p>Oggi il Governo si propone di abbattere questo totem. Non, come vorrebbe una lettura frivola, per menare una bastonata in testa ai grandi sindacati nazionali: tra i quali, anzi, il Governo avrebbe un forte interesse a distinguere in relazione alle profonde differenze di orientamento e comportamento su questi temi cruciali. Ma per quattro motivi essenziali che si possono sintetizzare come segue.<\/p>\n<p>1. Innanzitutto<strong> un\u2019esigenza di coerenza interna del nostro sistema, quindi di suo funzionamento corretto.<\/strong> Il modello centralistico di determinazione degli standard di trattamento dei lavoratori si fonda sul principio per il quale, quando una azienda non riesce a reggere lo standard di trattamento minimo, \u00e8 bene che essa chiuda e che ciascuno dei suoi dipendenti migri verso un\u2019azienda pi\u00f9 forte, capace di valorizzare meglio il suo lavoro. In Italia questa implicazione fondamentale del sistema di determinazione centralizzata degli standard non \u00e8 mai entrata a far parte della cultura delle relazioni industriali. Ancor meno siamo disposti ad accettare che, in forza di quell\u2019implicazione, si attivino dei robusti flussi migratori dal Mezzogiorno verso il Nord: al punto che ci siamo assuefatti a un Mezzogiorno nel quale met\u00e0 del tessuto produttivo funziona sotto-standard, quindi al di fuori delle regole stabilite centralmente. Se cos\u00ec \u00e8, logica vuole che ne traiamo le conseguenze, accettando che il contratto nazionale svolga soltanto la funzione di disciplina di<em>default<\/em>, cio\u00e8 applicabile nei casi in cui faccia difetto un contratto stipulato a un livello pi\u00f9 vicino al luogo di lavoro.<\/p>\n<p>2. In secondo luogo<strong> un\u2019esigenza di coerenza con la scelta del sistema monetario unico continentale.<\/strong>La BCE non perde occasione per ricordarci che, disattivate al livello nazionale le due leve della svalutazione monetaria e degli aiuti di Stato, il superamento della rigidit\u00e0 degli standard retributivi verso il basso, ovvero l\u2019adozione di un meccanismo di determinazione di standard retributivi capace di adattarli rapidamente alle congiunture negative e alle circostanze periferiche particolari, \u00e8 diventata una necessit\u00e0 ineludibile, se nei periodi di vacche magre vogliamo evitare forti aumenti della disoccupazione e l\u2019avvitarsi della crisi.<\/p>\n<p>3. Poi<strong> un\u2019esigenza di coerenza etico-sociale e di razionalit\u00e0 economica.<\/strong> L\u2019Italia \u00e8 un Paese nel quale si registrano forti differenze di potere d\u2019acquisto della moneta. La vita in una citt\u00e0 del Nord costa fino a un terzo in pi\u00f9 rispetto a una citt\u00e0 del Sud; col risultato che applicare lo stesso salario nominale in tutto il Paese significa di fatto retribuire il lavoro in misura nettamente superiore al Sud rispetto al Nord. Cosa iniqua sul piano sociale, ma anche dannosa sul piano economico, se \u00e8 vero che al Sud il tasso di disoccupazione \u00e8 molto maggiore che al Nord. I minimi tabellari fissati dai nostri contratti nazionali oggi non sono soltanto troppo alti per il Sud, ma anche troppo bassi per il Nord.<\/p>\n<p>4. Infine, <strong>un\u2019esigenza connessa strettamente col fenomeno della globalizzazione.<\/strong>La globalizzazione, nel mercato del lavoro, non consente la concorrenza senza frontiere soltanto fra i lavoratori, ci\u00f2 che li indebolisce, ma anche fra gli imprenditori: e questo potrebbe rafforzare la posizione dei lavoratori, producendo un miglioramento dei loro trattamenti. Senonch\u00e9 nei decenni passati noi italiani siamo stati particolarmente impegnati a erigere barriere per impedire questa concorrenza internazionale: non soltanto barriere politico-culturali, ma anche barriere istituzionali; e fra queste un ruolo \u2013 certo non esclusivo, ma assai importante \u2013 \u00e8 svolto proprio dall\u2019inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale, con le sue centinaia di regole minuziose in materia di livelli e struttura delle retribuzioni, inquadramento professionale, organizzazione del lavoro, distribuzione degli orari, e cos\u00ec via. Ogni multinazionale ha il proprio modello di organizzazione del lavoro e di struttura della retribuzione: non ama vedersi imporre schemi, magari vecchi di decenni, comunque negoziati a tavoli ai quali non ha neppure partecipato. Consentire che il contratto aziendale sostituisca il contratto nazionale significa consentire alle multinazionali di insediarsi in casa nostra portandosi dietro, intatto, il proprio modello di organizzazione del lavoro e delle retribuzioni. Non \u00e8 cosa da poco.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA DIFESA SENZA QUARTIERE DEL RUOLO DOMINANTE DEL CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE, DA PARTE DELLA VECCHIA SINISTRA, SI SCONTRA CON ESIGENZE DI COERENZA ECONOMICA, ETICA E SOCIALE CHE CONVERGONO, CHE SPINGONO A SPOSTARE IL BARICENTRO DELLA CONTRATTAZIONE SUI LUOGHI DI LAVORO Articolo pubblicato sul quotidiano il Foglio l&#8217;8 ottobre 2015 &#8211; Sullo stesso tema v. pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,11],"tags":[],"class_list":["post-37409","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37409","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37409"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37409\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37409"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37409"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37409"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}