
{"id":37447,"date":"2015-10-17T15:52:19","date_gmt":"2015-10-17T14:52:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37447"},"modified":"2016-05-28T17:27:30","modified_gmt":"2016-05-28T16:27:30","slug":"ricordo-di-luisa-riva-sanseverino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37447","title":{"rendered":"UNA DONNA LIBERA: RICORDO DI LUISA GILARDI RIVA SANSEVERINO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UNA FIGURA CHE HA IMPERSONATO IL DIRITTO DEL LAVORO ITALIANO NEL SECOLO XX, IMPARTENDO UNA LEZIONE PREZIOSA DI INDIPENDENZA E NON FAZIOSIT\u00c0, SIA SUL TERRENO POLITICO SIA SU QUELLO ACCADEMICO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento nel corso delle Conversazioni Giuseppe Pera, svoltesi a Lucca nel convento di San Cerbone il 17 e 18 ottobre 2015, nel trentesimo della morte della grande giuslavorista<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-40511\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Riva-Sanseverino.jpg\" alt=\"Riva Sanseverino\" width=\"247\" height=\"357\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Riva-Sanseverino.jpg 187w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Riva-Sanseverino-104x150.jpg 104w\" sizes=\"auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px\" \/>Nel 1968, quando la Statale di Milano era nell\u2019occhio del ciclone della contestazione studentesca e il sottoscritto diciannovenne alternava la partecipazione alle attivit\u00e0 del movimento e la frequenza ad alcuni (pochi) dei corsi nella Facolt\u00e0 di Giurisprudenza, che si svolgevano in quella contingenza in forma quasi clandestina, titolare della cattedra di diritto del lavoro era, da un paio d&#8217;anni, la professoressa Luisa Riva Sanseverino, proveniente dalla Sapienza di Pisa dove aveva insegnato per 25 anni. Conservo ancora gli appunti presi nel corso delle sue lezioni, nei quali ritrovo il mio sforzo di allora di capire l\u2019orientamento politico del suo insegnamento. Solo qualche anno dopo avrei capito quanto impraticabile fosse quella mia pretesa classificatoria, figlia dello spirito di quel tempo.<\/p>\n<p>Era il tempo in cui muovevano i primi passi la teoria e la pratica dell\u2019\u201cuso alternativo del diritto\u201d. Proprio il diritto del lavoro costituiva il banco di prova principale di quella teoria e il terreno privilegiato di quella pratica, quindi anche di una contrapposizione frontale tra giuristi \u201cconservatori\u201d e \u201cprogressisti\u201d. Ma il pensiero e l\u2019insegnamento di Luisa Riva Sanseverino non si prestavano in alcun modo a essere collocati rispetto a quello spartiacque. Perch\u00e9 per un verso erano profondamente compenetrati con le ragioni d\u2019essere essenziali del diritto del lavoro, che erano allora le ragioni del progresso; ma al tempo stesso erano profondamente compenetrati con le ragioni d\u2019essere del diritto <em>tout court<\/em>, difficilmente coniugabili con le teorizzazioni del suo \u201cuso alternativo\u201d.<\/p>\n<p>Luisa Riva Sanseverino aveva lavorato da giovane per molti anni in seno a Confindustria (dove aveva conosciuto colui che sarebbe diventato il compagno della sua vita e infine suo marito, Emilio Gilardi) e dirigeva il <em>Massimario della Giurisprudenza del Lavoro<\/em>, organo della stessa Confindustria, con ci\u00f2 apparentemente collocandosi sul versante dei giuslavoristi filo-imprenditoriali; ma la sua apertura mentale e la sua non disponibilit\u00e0 a collocarsi pregiudizialmente rispetto a quello spartiacque \u2013 Giuseppe Pera parler\u00e0 in proposito della &#8220;sua inusitata e sbalorditiva indipendenza&#8221; <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0\u2013 erano evidenti nel suo comportamento e in tutti i suoi interventi.<\/p>\n<p>Apertura mentale e non faziosit\u00e0 della professoressa Luisa Riva Sanseverino erano confermate anche dal modo nel quale aveva scelto i suoi collaboratori in Universit\u00e0. In seno all\u2019Istituto di diritto del lavoro della Statale di Milano, da lei stessa fondato nel 1966, a seguito della chiamata della Facolt\u00e0, e amorevolmente coltivato sul modello di quello pisano, collaboravano con lei Carlo Smuraglia, comunista, cui la professoressa aveva fatto conferire l\u2019incarico del corso di Storia dei movimenti sindacali, Filippo Peschiera, democristiano, che teneva il corso di Diritto sindacale, Luisella Isenburg, assistente ordinario, collocata su posizioni politiche molto simili a quelle di Smuraglia, Laura Castelvetri, anche lei orientata a sinistra, e Angelo Izar, il quale per quel che ricordo poteva qualificarsi come un liberal-democratico. Complessivamente nell\u2019Istituto di diritto del lavoro della Statale si respirava comunque un\u2019aria <em>pro-labour<\/em> assai pi\u00f9 che <em>pro-business<\/em>; e lei non ne appariva in alcun modo contrariata o preoccupata. Mai ho sentito da lei un giudizio su di un cultore del diritto del lavoro sul quale l\u2019orientamento politico-sindacale avesse la pur minima influenza; invece ho sentito lei, per molti versi legata al mondo di Confindustria, esprimere giudizi nettamente negativi su due giuslavoristi, uno gi\u00e0 in cattedra e uno che vi aspirava, assai vicini alle posizioni pi\u00f9 \u201cconfindustriali\u201d. E, ovviamente, non per quest\u2019ultimo motivo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi avrei appreso che anche il primo (in ordine di tempo) discepolo della professoressa Riva Sanseverino, Giuseppe Pera, proveniva dalle file della sinistra, pur se da una posizione decisamente eccentrica sia rispetto all\u2019ortodossia comunista, sia rispetto a quella socialista di allora. A questo proposito riprendo da un\u2019intervista a lui del 1994 il racconto di come and\u00f2 la sua prima interlocuzione con quella che sarebbe diventata la sua Maestra, nel 1951:<\/p>\n<p><em>Durante la lezione lei spesso sollecitava i nostri interventi, chiedeva le nostre opinioni; ricordo che una volta, essendo io intervenuto in tema di sciopero politico usando la prima persona plurale: \u201cnoi&#8230; noi&#8230;\u201d, lei mi chiese: \u201cma voi chi?\u201d; io risposi: \u201cnoi marxisti!\u201d. Lei sorrise. L&#8217;episodio non imped\u00ec che poi mi assegnasse la tesi, apprezzandone alla fine il risultato anche al di l\u00e0 del suo valore effettivo<\/em> <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che Luisa Riva Sanseverino, nonostante l\u2019adesione giovanile all\u2019ordinamento corporativo \u2013 del quale era stata tra i primi studiosi e poi tra i primi professori, certamente la prima e unica professoressa donna \u2013 era una persona profondamente liberale; e al tempo stesso, in piena coerenza e continuit\u00e0 rispetto a quell\u2019adesione giovanile, era profondamente convinta delle ragioni fondanti del diritto del lavoro, delle quali aveva fatto le ragioni della sua stessa vita. Ancora il suo primo allievo racconta che<\/p>\n<p><em>quando, sul finire degli anni &#8217;50, un direttore di rivista intese commissionarLe un articolo sulla clausola di nubilato <\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><em>\u00a0\u2013 nella convinzione di averne uno scritto svolgente la tesi forcaiola della legittimit\u00e0 \u2013 ebbe una sdegnosa ripulsa, naturalmente sempre nel tono signorile e calmo che Le era consueto: \u201cproprio da me, donna, pretende questo?\u201d<\/em> <a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p>E, alla luce della sua vicenda personale, in quel termine \u201cdonna\u201d possiamo leggere molto di pi\u00f9 che la pura e semplice qualificazione di genere: Luisa Riva Sanseverino \u00e8 stata donna fieramente\u00a0 e laicamente libera, capace di precorrere di decenni le istanze di pari opportunit\u00e0 che solo alla fine degli anni \u201970 hanno incominciato a essere fatte proprie dall\u2019ordinamento giuslavoristico.<\/p>\n<p>Nel 1944, quando era da tre anni Rettore dell\u2019Accademia della G.I.L., rifiut\u00f2 di collaborare con i nazifascisti e per questo venne sospesa dal grado e dallo stipendio.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre stata convinta sostenitrice non solo della necessit\u00e0 di combattere le discriminazioni &#8211; che fossero per motivi di genere, politici, religiosi o sindacali &#8211; ma anche della necessit\u00e0 di correggere lo squilibrio di potere contrattuale tra datore e prestatore di lavoro. Era per\u00f2 al tempo stesso convinta sostenitrice dell\u2019idea che senza buona impresa non c\u2019\u00e8 lavoro buono; donde la necessit\u00e0 \u2013 che allora la sinistra tendeva inconsultamente a negare \u2013 che venisse riconosciuto il peso dovuto alle ragioni degli operatori economici.<\/p>\n<p>Nella prima met\u00e0 degli anni \u201950 si era verificata una convergenza, sorprendente dal punto di vista politico ma non illogica sul piano dei contenuti, tra una parte della sinistra giuslavoristica, civilistica e costituzionalistica italiana (Salvatore Pugliatti, Ugo Natoli, Aurelio Becca e Costantino Mortati i suoi esponenti di maggiore spicco) e la corrente istituzionistica che si poneva in continuit\u00e0 con gli orientamenti dottrinali acontrattualistici dominanti nel ventennio corporativo (Renato Balzarini, Widar Cesarini Sforza, Luigi Miglioranzi, Maria Franca Rabaglietti) <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. \u00c8 interessante osservare che Luisa Riva Sanseverino, pur formatasi nell\u2019ordinamento corporativo, promossa professore di ruolo nel 1934 e titolare nell\u2019immediato dopoguerra di una delle quattro sole cattedre di diritto del lavoro sopravvissute alla catastrofe di quell&#8217;ordinamento, non aveva partecipato neppure marginalmente a questo incipiente movimento volto a negare la natura contrattuale del rapporto di lavoro e a ritornare alle teorie del ventennio sulla \u201cfunzionalizzazione dell\u2019impresa\u201d. Aveva invece aderito, fin dall&#8217;emanazione del Codice civile, alla lezione contrattualistica prima di Ludovico Barassi, poi, dopo la Liberazione, di Francesco Santoro Passarelli.<\/p>\n<p>Nell\u2019autunno del 1969, al mio secondo esame di diritto del lavoro (al primo, nella sessione estiva, ero stato costretto al ritiro da un assai severo Smuraglia), insistei per essere esaminato dalla titolare della cattedra, motivando la richiesta con la mia intenzione di farmi assegnare una tesi di laurea in diritto del lavoro. In apertura dell\u2019esame mi chiese del motivo dell\u2019insuccesso al primo tentativo; le dissi della domanda a cui non avevo saputo rispondere: quale fosse il fondamento positivo della nullit\u00e0 del patto di tregua. Lei minimizz\u00f2, con uno dei suoi indimenticabili sorrisi leggermente ironici (non \u00e8 un caso che quel sorriso sia ricordato anche da Giuseppe Pera, nell\u2019intervista citata sopra), osservando che forse ci si sarebbe dovuti prima chiedere se il patto di tregua fosse davvero nullo; e mi folgor\u00f2 con un riferimento all\u2019attualit\u00e0 scottante di quella stagione: \u201cse il patto di tregua fosse davvero nullo perch\u00e9 mai le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici si sarebbero bloccate proprio sul rifiuto di Fiom, Fim e Uilm di sottoscriverne la premessa, contenente appunto l\u2019impegno a non riproporre in sede aziendale questioni oggetto del contratto nazionale?\u201d. Era proprio cos\u00ec: se il patto di tregua non avesse avuto alcun valore, non ci sarebbe stato l\u2019\u201cautunno caldo\u201d, che nasceva proprio dal rifiuto del sindacato di sottoscrivere quel patto.<\/p>\n<p>All\u2019epoca lavoravo gi\u00e0 alla Fiom-Cgil, in una zona della periferia di Milano. La professoressa Riva si mostrava molto interessata \u2013 non credo per pura cortesia \u2013 alla mia esperienza diretta della contrattazione aziendale, che costituiva, nelle dimensioni e nei contenuti, la grande novit\u00e0 di quella stagione: ne fece oggetto di un seminario e mi propose di dedicare a questo tema la tesi di laurea. Consent\u00ec, poi, che io la svolgessi per tre quarti alla maniera indicata da Gino Giugni, cio\u00e8 lavorando molto pi\u00f9 sull\u2019ordinamento intersindacale, sulle prassi contrattuali e sui contenuti dei contratti che sull\u2019interpretazione del diritto statuale, allora peraltro avarissimo di riferimenti positivi in argomento. E quando la Fondazione Brodolini \u2013 allora presieduta da Giugni \u2013 band\u00ec un premio per una tesi di diritto sindacale, mi incoraggi\u00f2 a presentarla, dicendomi che lui l\u2019avrebbe apprezzata. Sta di fatto, per\u00f2, che pur considerando Gino Giugni come persona di straordinaria intelligenza e come autore di contributi illuminanti sul funzionamento del sistema delle relazioni industriali, lo giudicava tuttavia&#8230; troppo poco giurista sul piano del metodo. Probabilmente \u00e8 per questo che, quando nel 1974 si tratt\u00f2 di decidere in Consiglio di Facolt\u00e0 chi le sarebbe succeduto sulla cattedra milanese, ader\u00ec all&#8217;opzione espressa dal preside Cesare Grassetti e, contro il parere di Renato Treves, tra i due candidati Gino Giugni e Aldo Cessari scelse anche lei il secondo. Quando usc\u00ec dal Consiglio di Facolt\u00e0 che aveva compiuto la scelta e venne in Istituto a darcene la notizia, disse \u201cso di darvi un dispiacere\u2026\u201d. Sapeva bene che noi giovani eravamo affascinati dalla lezione giugniana, e rispettava il nostro orientamento; di pi\u00f9: sapeva di darci una delusione e le dispiaceva di darcela (poi, per\u00f2, quasi a garantire la continuit\u00e0 dell\u2019ispirazione liberale della direzione dell\u2019Istituto, aggiunse: \u201c\u2026 ma sono certa che potrete lavorare bene anche con Aldo Cessari\u201d). Forse proprio la sua non condivisione della lezione di Giugni costituisce il motivo dello scollamento che in qualche punto forse si registra tra il manuale Riva Sanseverino di diritto sindacale <a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0e l\u2019evoluzione del sistema italiano reale delle relazioni industriali tra l&#8217;autunno caldo e l\u2019inizio degli anni &#8217;80.<\/p>\n<p>In omaggio alla sede in cui questo ricordo viene proposto, aggiungo che la signora Riva Sanseverino era e si \u00e8 sempre sentita molto pisana (a Pisa resse la cattedra di diritto del lavoro per un quarto di secolo, dal 1941 al 1965), ma anche un po\u2019 lucchese: d\u2019estate andava sempre a Viareggio, nella bella casa che possedeva, dove tante volte d\u2019estate sono andato a trovarla, o da dove la accompagnavo alla casa della mia famiglia in Versilia: qui strinse un rapporto di amicizia e grande simpatia reciproca con la mia Nonna, Paola Pontecorvo, pisana di nascita e anche lei precorritrice della parit\u00e0 di genere nell\u2019accesso allo studio del diritto e alle professioni giuridiche.<\/p>\n<p>Ma il suo legame con questi nostri luoghi passava soprattutto per il suo rapporto con Giuseppe Pera, il suo primo allievo. Provava per lui un affetto vivissimo, da lui ricambiato con spirito filiale (\u201cero orfano di madre \u2013 dir\u00e0 lui nella gi\u00e0 citata intervista del 1994 \u2013 ora mi accorgo che la consideravo come una madre\u201d). Di lei Giuseppe Pera ammirava non soltanto, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, la sovrana libert\u00e0 dagli schemi, dalle sudditanze culturali e politiche, ma anche la chiarezza del pensiero e della scrittura (nell\u2019intervista del 1994 ricorda \u201cl&#8217;insegnamento della signora Riva Sanseverino, il suo modo di impostare il discorso giuridico, nel quale non c&#8217;era mai nulla di astratto e tanto meno di astruso\u201d) <a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Oltre al sorriso lievemente ironico di cui ho gi\u00e0 fatto cenno, delle espressioni del viso della signora Riva Sanseverino ricordo la smorfia di disapprovazione quando si trovava di fronte a un testo giuridico oscuro. \u201cNon ci perda tempo\u201d mi diceva. E la stessa cosa ebbe a dirmi pi\u00f9 tardi Giuseppe Pera, con l\u2019aggiunta che \u201cse alla prima lettura non lo capisci pu\u00f2 essere che sia bischero tu, ma se non lo capisci neanche alla seconda, probabilmente \u00e8 bischero lui\u201d. Si pu\u00f2 ben dire che la dote dell\u2019indipendenza e libert\u00e0 di giudizio e quella della chiarezza \u2013 che Giuseppe Pera indicava come \u201cl\u2019onest\u00e0 dello studioso\u201d \u2013 hanno costituito una eredit\u00e0 preziosissima di Luisa Riva Sanseverino, che il suo allievo prediletto fece totalmente propria, coltivandola lungo tutto l\u2019arco della sua vita.<\/p>\n<p>Fra Luisa Riva Sanseverino e Giuseppe Pera corse un legame molto pi\u00f9 intenso di quello che corre solitamente fra maestro e allievo: se lei per lui fu una madre, lui per lei fu un figlio. E tale lei lo consider\u00f2 anche nelle confidenze pi\u00f9 riservate e nella trasmissione degli oggetti pi\u00f9 cari, ivi compresi alcuni cimeli riservati nei quali rivive la sua libert\u00e0 di spirito, il suo umorismo e il suo amore per la vita.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un ricordo, non una biografia (per la quale rinvio allo scritto <em>post mortem<\/em> citato all&#8217;inizio, col quale Giuseppe Pera nel 1985 inaugur\u00f2 la propria direzione della <em>Rivista italiana di diritto del lavoro<\/em>). \u00c8 soltanto, necessariamente, un <em>collage<\/em> di percezioni soggettive, di istantanee, limitato al decennio nel quale il mio inizio di vita universitaria si sovrappose alla parte finale della vita della professoressa Luisa Riva Sanseverino. Non posso e non voglio dunque aggiungere altro, tranne questo: dei quattro professori di diritto del lavoro che sopravvissero alla caduta dell\u2019ordinamento corporativo (gli altri tre furono Giuliano Mazzoni, con cui ella coltiv\u00f2 sempre un rapporto di amicizia e collaborazione molto intenso, Renato Balzarini e Antonio Navarra) Luisa Riva Sanseverino \u00e8 stata probabilmente quella che con maggiore coerenza, equilibrio ed efficacia ha impersonato, nell\u2019accademia e pi\u00f9 in generale nella cultura nazionale, la continuit\u00e0 dell\u2019ordinamento del lavoro, attraverso e nonostante i rivolgimenti istituzionali e politici del Novecento. I giovani che si avvicinano oggi alla nostra materia e vogliono conoscerne le radici faranno bene a non ignorare la lezione giuridica, oltre che la lezione morale, di questa grande giuslavorista del Novecento.<\/p>\n<p>_______________<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a>[1]\u00a0<em>Luisa Gilardi Riva Sanseverino<\/em>: lo scritto in memoria della Maestra, deceduta l&#8217;11 gennaio 1985, con cui l&#8217;Allievo, assumendo la direzione della <em>Rivista italiana di diritto del lavoro<\/em>, ne apre il primo fascicolo di quello stesso anno (parte I, pp. 3-15; la citazione \u00e8 da p. 6; ora anche in <em>Scritti di Giuseppe Pera<\/em>, Giuffr\u00e9, 2007, qui p. 704): &#8220;L\u2019allievo parla della Maestra, dopo trentasei anni di sodalizio, con tutta l\u2019intensit\u00e0 affettiva di un rapporto che ben pu\u00f2 dirsi filiale, per ricordare cosa \u00e8 stata Lei per lui, dal primo formarsi negli anni universitari fino al suo farsi uomo e militante di questa disciplina&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><\/a>[2]\u00a0<em>Intervista a Giuseppe Pera<\/em>, risalente all&#8217;estate 1994, ma pubblicata per volont\u00e0 dell\u2019intervistato soltanto postuma, sulla <em>Rivista Italiana di Diritto del Lavoro<\/em> nel 2006 (I, 107-140) e poi ne\u00a0 <em>Il diritto del lavoro nell\u2019Italia repubblicana<\/em>, Giuffr\u00e8, 2008: qui la citazione \u00e8 tratta da p. 555.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><\/a>[3] Per i pi\u00f9 giovani: era la clausola che prevedeva lo scioglimento automatico del rapporto in caso di matrimonio della lavoratrice. Prima della legge sulla maternit\u00e0 del 1958 non era affatto pacifico che essa fosse nulla.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><\/a>[4] Op. e loc. cit. nella nota 1.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><\/a>[5] Rinvio in proposito a <em>I primi due decenni del diritto del lavoro repubblicano: dalla Liberazione alla legge sui licenziamenti<\/em>, ne <em>Il diritto del lavoro nell\u2019Italia repubblicana<\/em>, cit., pp. 28-35.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><\/a>[6]\u00a0<em>Diritto sindacale<\/em>, Utet, quarta e ultima ed. 1982.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><\/a>[7] Cit. nella nota 2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA FIGURA CHE HA IMPERSONATO IL DIRITTO DEL LAVORO ITALIANO NEL SECOLO XX, IMPARTENDO UNA LEZIONE PREZIOSA DI INDIPENDENZA E NON FAZIOSIT\u00c0, SIA SUL TERRENO POLITICO SIA SU QUELLO ACCADEMICO Intervento nel corso delle Conversazioni Giuseppe Pera, svoltesi a Lucca nel convento di San Cerbone il 17 e 18 ottobre 2015, nel trentesimo della morte [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,25],"tags":[],"class_list":["post-37447","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-interventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37447","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37447"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37447\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37447"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37447"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37447"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}