
{"id":37847,"date":"2015-11-14T16:06:08","date_gmt":"2015-11-14T15:06:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37847"},"modified":"2015-11-15T23:57:58","modified_gmt":"2015-11-15T22:57:58","slug":"come-si-abbattono-i-diaframmi-tra-domanda-e-offerta-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37847","title":{"rendered":"COME SI ABBATTONO I DIAFRAMMI TRA DOMANDA E OFFERTA DI LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">PER SANARE LE PIAGHE DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO NON BASTA LA CORREZIONE DELLE NORME CHE LO REGOLANO: QUESTE SONO UNO SOLO DEI FATTORI CHE DETERMINANO L&#8217;EQUILIBRIO DETERIORE\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Piercamillo Falasca, in corso di pubblicazione sul mensile<\/em> Strade<em>, novembre 2015<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Per vent&#8217;anni abbiamo dovuto fronteggiare le ossessioni di chi riteneva che l&#8217;articolo 18 fosse una questione politicamente non negoziabile. Professor Ichino, non pensa che ora, dopo il <em>Jobs Act<\/em>, dobbiamo forse evitare di cadere in un&#8217;ossessione inversa, persuadendoci che tutti i problemi del nostro mercato del lavoro possano risolversi a seguito del suo forte depotenziamento, o comunque possano avere una soluzione giuslavoristica?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 proprio cos\u00ec. L&#8217;ordinamento giuridico costituisce soltanto un elemento del sistema: uno dei fattori di un equilibrio sistemico cui contribuiscono anche le condizioni del tessuto produttivo e del mercato del lavoro, la cultura, le relazioni industriali e la qualit\u00e0 dei loro protagonisti. L&#8217;articolo 18 costituisce il simbolo e la chiave di volta di un equilibrio sistemico cui contribuiscono molti altri fattori: per spostarci su di un equilibrio diverso occorre che interveniamo anche su questi altri fattori, a 360 gradi.<\/p>\n<p><strong>Per far salire l&#8217;occupazione, insomma, occorrono sia riforme di diritto che riforme economiche. Qual \u00e8 oggi la nuova frontiera delle riforme &#8220;per il lavoro&#8221;?<br \/>\n<\/strong>In estrema sintesi, risponderei che dobbiamo far funzionare meglio il mercato del lavoro. Pi\u00f9 precisamente, dobbiamo abbattere i diaframmi \u2013 numerosi e di varia natura \u2013 che contribuiscono a impedire l\u2019incontro fra domanda e offerta di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Quali diaframmi?<br \/>\n<\/strong>Difetto dei servizi di mediazione, informazione, formazione, assistenza alla mobilit\u00e0. Cuneo fiscale e contributivo. Costi di transazione: mi riferisco alla complessit\u00e0 e illeggibilit\u00e0 della disciplina legislativa e regolamentare del rapporto di lavoro. Standard minimi di trattamento retributivo fissati dai contratti collettivi, con effetti erga omnes, in termini nominali, con l\u2019effetto paradossale di salari reali pi\u00f9 alti al sud rispetto al nord. Fino all\u2019anno scorso avrei messo nell\u2019elenco anche alcuni eccessi di rigidit\u00e0 della disciplina del rapporto di lavoro; oggi gran parte di questo problema pu\u00f2 dirsi superato con la riforma di quest\u2019anno.<\/p>\n<p><strong>Il tasso di disoccupazione \u00e8 davvero l&#8217;indicatore pi\u00f9 rappresentativo dell&#8217;andamento del mercato del lavoro?<br \/>\n<\/strong>No. Innanzitutto perch\u00e9 il confine tra le nozioni di \u201cdisoccupato\u201d e \u201cinattivo scoraggiato\u201d \u00e8 molto labile. Poi perch\u00e9 il tasso di disoccupazione pu\u00f2 aumentare anche in situazioni nelle quali aumenta contemporaneamente il tasso di occupazione, cos\u00ec come pu\u00f2 accadere un fenomeno esattamente inverso: questo pu\u00f2 essere dovuto al fatto che, in una situazione di incipiente ripresa molti \u201cex-inattivi scoraggiati\u201d tornano a confidare nella possibilit\u00e0 di trovare lavoro e si mettono a cercarlo, o che, viceversa, in una situazione di crisi molte persone che perdono il posto rinunciano a cercarne un altro per sfiducia nella possibilit\u00e0 di trovarlo, ed escono dal mercato. Molto pi\u00f9 significativi dello stato di salute dell\u2019economia di un Paese, rispetto al tasso di disoccupazione, sono il tasso di occupazione e quello di attivit\u00e0\/inattivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Se si guarda ai tassi di attivit\u00e0 e di occupazione, ai livelli di produttivit\u00e0 e alla reale occupabilit\u00e0 dei disoccupati, la situazione italiana sembra ancora pi\u00f9 deteriorata. C&#8217;\u00e8 forse una verit\u00e0 pi\u00f9 vera \u2013 e magari pi\u00f9 drammatica \u2013 che dobbiamo raccontarci sul nostro mercato del lavoro?<br \/>\n<\/strong>I difetti pi\u00f9 drammatici del mercato del lavoro italiano oggi sono quattro. Innanzitutto il tasso di occupazione complessivo patologicamente basso: siamo al 56%, a fronte di tassi di dieci punti pi\u00f9 alti in Gran Bretagna e Germania, e di quindici punti pi\u00f9 alti nei Paesi scandinavi; questo dato italiano \u00e8 la conseguenza del tasso di occupazione patologicamente basso di donne, anziani e giovani. Poi la produttivit\u00e0 del lavoro, che non cresce da molti anni: immobilit\u00e0 che porta con s\u00e9 una retribuzione oraria del lavoro pi\u00f9 bassa rispetto alla media europea. Poi c\u2019\u00e8 la disoccupazione altissima nel Mezzogiorno e nel segmento giovanile. Infine lo stato comatoso dei servizi al mercato del lavoro, in tutti i loro comparti: orientamento scolastico e professionale, collocamento, formazione professionale vocazionale, formazione mirata agli sbocchi occupazionali effettivamente esistenti: di questo difetto sono conseguenza, per un verso, il fenomeno delle troppe situazioni di <em>skill shortage<\/em>, ovvero delle troppe posizioni di lavoro che restano permanentemente scoperte per la difficolt\u00e0 di trovare le persone che possiedano le qualifiche necessarie (nel nostro Paese sono stimate in circa mezzo milione); per altro verso il disincentivo all&#8217;ingresso di investitori stranieri, costituito dalla difficolt\u00e0 di trovare la manodopera necessaria nel nostro mercato del lavoro.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 questo il solo disincentivo agli investimenti stranieri.<br \/>\n<\/strong>Certo che no. L\u2019afflusso di investimenti diretti esteri \u00e8 frenato anche dalla pressione fiscale, dall\u2019inefficienza delle amministrazioni, in particolare dell\u2019amministrazione giudiziaria civile, e \u2013 nel settore manifatturiero \u2013 dal costo dell\u2019energia, nettamente pi\u00f9 alto nel nostro Paese rispetto ai principali partner europei. Per\u00f2 gli operatori stranieri nel dicembre 2012 indicavano tra gli ostacoli maggiori alla scelta dell\u2019Italia per i propri insediamenti produttivi anche il nostro ordinamento giuslavoristico e il cattivo funzionamento del nostro mercato del lavoro.<\/p>\n<p><strong>La riforma degli ammortizzatori sociali, che rappresenta il corollario del superamento del sistema &#8220;Articolo-18-centrico&#8221;, sembra essere meno definitiva e organica di quella del mercato del lavoro e comunque esposta a problemi di sostenibilit\u00e0, visto che in Italia negli ultimi anni \u00e8 esploso il costo delle tutele passive (sussidi, cassa in deroga e altre forme di sostegno del reddito) a danno degli investimenti nelle tutele attive: politiche di <em>welfare to work<\/em> e di riqualificazione della forza lavoro disoccupata.<br \/>\n<\/strong>Distinguerei il discorso sul trattamento di disoccupazione da quello sulla Cassa integrazione. Sul primo capitolo mi sembra che, sia pure in due tempi \u2013 con la legge Fornero del 2012 e poi con il decreto n. 22\/2015 \u2013, si sia fatto davvero un passo avanti gigantesco: superata l\u2019assurda differenza fra \u201ctrattamento di mobilit\u00e0\u201d per una minoranza di privilegiati e trattamento disoccupazione ordinaria miserabile, fino a pochi anni fa quasi inesistente, ora abbiamo un trattamento davvero universale, esteso anche a lavoratori domestici e apprendisti, allineato ai migliori standard europei sia per entit\u00e0 sia per durata.<\/p>\n<p><strong>E sulla Cassa integrazione?<br \/>\n<\/strong>La metterei cos\u00ec: bene la riconduzione dello strumento alla sua funzione originaria di sostegno del reddito nelle situazioni di difficolt\u00e0 temporanea, con il divieto di intervento in caso di chiusura dell\u2019azienda e con la drastica limitazione della durata. Un po\u2019 troppo lenta la fase transitoria di superamento della \u201cCassa in deroga\u201d, che avrebbe potuto essere soppressa integralmente entro il 2015 e invece sopravviver\u00e0 per tutto il 2016. Poi qui c\u2019\u00e8 l\u2019incognita dell\u2019applicazione: imprese, sindacati, Inps e uffici del lavoro sapranno \u201cinteriorizzare\u201d la nuova logica del sistema, chiamando le cose con il loro nome in caso di cessazione dell\u2019utilit\u00e0 del rapporto per l\u2019impresa e attivando subito gli strumenti di sostegno a chi perde il posto? In qualche misura saranno obbligati a farlo; ma c\u2019\u00e8 sempre un qualche rischio di ritorni all\u2019indietro\u2026<\/p>\n<p><strong>\u2026 in qualche modo favoriti dal fatto che il sistema del collocamento pubblico non esiste, essendo composto da poche migliaia di addetti con competenze per lo pi\u00f9 amministrative.<br \/>\n<\/strong>Al nord nel sistema dei Centri per l\u2019Impiego qualche cosa funziona: per esempio a Bolzano e Trento e in qualche altro caso; ma, certo, nella grande maggioranza dei casi si pu\u00f2 parlare di un servizio di collocamento pubblico di fatto inesistente. La situazione complessiva \u00e8 molto grave. La possibilit\u00e0 di rimettere in piedi il sistema dipende in gran parte dalla visione strategica del futuro vertice della nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, l\u2019ANPAL, e dalla sua capacit\u00e0 di realizzarla. Certo, non sono di buon auspicio le prime convenzioni che il ministero del Lavoro sta stipulando con alcune Regioni, che lasciano totalmente le cose come stanno non vincolando la delega ad alcun obiettivo preciso, specifico e misurabile di efficienza ed efficacia del servizio.<\/p>\n<p><strong>Per uscire da questo <em>impasse<\/em>, lei aveva proposto la strada dei contratti di ricollocazione, che per\u00f2 non pare siano usciti dalla fase di mera sperimentazione&#8230;<br \/>\n<\/strong>In realt\u00e0 la sperimentazione, che avrebbe dovuto partire per iniziativa del ministero gi\u00e0 due anni fa, non \u00e8 neppure partita. Per fortuna le due Provincie autonome e alcune Regioni si sono impegnate su questo terreno: soprattutto il Lazio, poi sulle sue orme anche Sicilia, Sardegna e Veneto. Ma la sperimentazione \u00e8 comunque ancora agli inizi. E la cooperazione pubblico-privato non \u00e8 cosa semplicissima da attivare: su questo terreno \u00e8 la Lombardia che ha accumulato maggiore esperienza, anche se su iniziative meno ambiziose rispetto al contratto di ricollocazione. Nel decreto n. 150\/2015, comunque, il principio della cooperazione tra servizio pubblico e operatori privati accreditati come asse portante del nuovo sistema \u00e8 enunciato molto chiaramente.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2, curiosamente, l\u00ec non si parla pi\u00f9 di \u201ccontratto\u201d, come nel decreto n. 22\/2015, ma soltanto di \u201cassegno\u201d di ricollocazione.<br \/>\n<\/strong>\u00c8 vero: l\u2019estensore ministeriale dell\u2019articolo 23 ha ritenuto di menzionare soltanto le due prestazioni che costituiscono l\u2019oggetto del contratto di ricollocazione, ma non il contratto stesso. Questo \u00e8 significativo dell\u2019ostilit\u00e0 della struttura ministeriale nei confronti dell\u2019elemento negoziale che caratterizza questo strumento di politica attiva: la negoziazione tra persona interessata e operatore accreditato da essa stessa prescelto. Comunque, il decreto n. 22 menziona proprio il contratto di ricollocazione; e le Regioni che vorranno sperimentare questo strumento in tutta la sua portata continuano a poterlo fare, anche utilizzando l\u2019assegno messo a disposizione dal decreto n. 150.<\/p>\n<p><strong>La discussione sul welfare in Italia non \u00e8 solo condizionata dalla scarsit\u00e0 delle risorse, legata al perdurante e quasi irrisolvibile sbilanciamento della spesa sociale sul versante previdenziale, ma anche da un equivoco circa cosa debbano essere le politiche sociali in un&#8217;economia competitiva, in termini di efficienza e di equit\u00e0. Pensiamo alla proposta del reddito di cittadinanza del M5S, un &#8220;reddito senza lavoro&#8221;&#8230; Non \u00e8 forse vero che in Italia il cattivo welfare \u00e8 figlio di una cattiva cultura del welfare? E cosa si pu\u00f2 fare per cambiarla, senza perderci politicamente le penne?<br \/>\n<\/strong>Il \u201creddito di cittadinanza\u201d, cio\u00e8 il reddito minimo assicurato a tutti per il solo fatto di essere cittadini, che io sappia esiste solo in Alaska, dove lo Stato pu\u00f2 permettersi di pagare un\u2019imposta negativa ai residenti perch\u00e9 sono pochissimi e perch\u00e9 pu\u00f2 attingere al cospicuo gettito dell\u2019imposta sul petrolio estratto. Se parliamo, invece, di \u201creddito minimo di inserimento\u201d, cio\u00e8 di sostegno a chi \u00e8 disoccupato, fortemente condizionato alla sua partecipazione alle necessarie iniziative per il reinserimento nel tessuto produttivo, questo \u00e8 un obiettivo a cui dobbiamo puntare. La difficolt\u00e0 maggiore da superare, su questa strada, non \u00e8 tanto quella finanziaria, che sarebbe superabile assorbendo in questa tutte le forme attuali di assistenza spuria (Cassa integrazione \u201ca perdere\u201d, pensioni di invalidit\u00e0 erogate in alcune provincie in misura doppia o tripla rispetto ad altre, \u201clavori socialmente utili\u201d tutta assistenza niente lavoro, ecc.). La difficolt\u00e0 maggiore sta nell\u2019acquisire la capacit\u00e0 di far funzionare davvero la condizionalit\u00e0 del sostegno del reddito; cio\u00e8 la capacit\u00e0 di impegnare il beneficiario nelle iniziative di formazione, riqualificazione e ricerca attiva dell\u2019occupazione, e di verificare l\u2019effettivit\u00e0 dell\u2019impegno. Se la condizionalit\u00e0 di fatto non funziona, l\u2019esperienza insegna che il sostegno del reddito produce in troppi casi un \u201caddormentamento\u201d dell\u2019attivit\u00e0 di ricerca e dunque una tendenza della durata dei periodi di disoccupazione a coincidere con la durata del sostegno economico.<\/p>\n<p><strong>La retorica sulla cosiddetta staffetta generazionale (quasi una riedizione del vecchio &#8220;lavorare meno, per lavorare tutti&#8221; e della politica delle 35 ore) continua a suggerire una\u00a0<em>exit strategy<\/em> previdenziale al problema occupazionale; una strada che si \u00e8 dimostrata storicamente fallimentare, per la banale ragione che i posti di lavoro non sono in numero fisso, e che un basso tasso di occupazione complessiva \u00e8 una causa e non un rimedio al fenomeno della disoccupazione, giovanile compresa. Su questo non vede il rischio che anche l&#8217;attuale governo ceda alla tentazione di perseguire la stessa strada?<br \/>\n<\/strong>Un rischio c\u2019\u00e8 sempre. Ma mi sembra che per ora gli anticorpi abbiano funzionato. La disposizione contenuta nel disegno di legge di stabilit\u00e0 2016 sulla possibilit\u00e0 del <em>part-time<\/em> negli ultimi tre anni prima della pensione, combinato con l\u2019assunzione di un giovane mi sembra ispirata pi\u00f9 all\u2019idea \u2013 in s\u00e9 giusta \u2013 della flessibilizzazione dell\u2019et\u00e0 di pensionamento, che all\u2019idea del \u201clavorare meno per lavorare tutti\u201d.<\/p>\n<p><strong>In futuro, in Italia, una risorsa abbondante saranno gli anziani. Dovremmo fare dell&#8217;<em>agenomics<\/em> un punto di forza, anche in termini di competizione internazionale. Cosa si pu\u00f2 fare su questo fronte?<br \/>\n<\/strong>Sul capitolo dell\u2019<em>active ageing<\/em> in Italia siamo ancora all\u2019anno zero. E invece questo \u00e8 un capitolo importantissimo e ricchissimo di contenuti. Come sempre, dovremmo sfruttare l\u2019unico vantaggio derivante dall\u2019essere un Paese arretrato, ovvero la possibilit\u00e0 di sfruttare, un po\u2019 \u201cparassitariamente\u201d, le esperienze pi\u00f9 avanzate desumibili dalla comparazione internazionale. Fra queste, per citarne soltanto alcune, l\u2019attivazione di forme di coniugazione di lavoro part-time con pensionamento parziale per favorire il ritardo del pensionamento pieno; l\u2019attivazione nelle imprese maggiori della funzione di ridisegno delle mansioni per i cinquantenni o i sessantenni, l\u00e0 dove necessario; l\u2019attivazione nei comuni, secondo il modello francese o quello svedese, del servizio per l\u2019incontro fra domanda e offerta di assistenza domiciliare di vario tipo svolta da sessantenni, per persone non autosufficienti, per piccoli lavori di manutenzione, ecc., con o senza contributo comunale sul relativo costo per la famiglia utilizzatrice; l\u2019attivazione, in convenzione con il servizio pubblico, di agenzie accreditate specializzate nel collocamento al lavoro dei cinquantenni e sessantenni; e l\u2019elenco delle <em>best practices<\/em> che il panorama centro e nord-europeo ci offre potrebbe continuare ancora a lungo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER SANARE LE PIAGHE DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO NON BASTA LA CORREZIONE DELLE NORME CHE LO REGOLANO: QUESTE SONO UNO SOLO DEI FATTORI CHE DETERMINANO L&#8217;EQUILIBRIO DETERIORE\u00a0 Intervista a cura di Piercamillo Falasca, in corso di pubblicazione sul mensile Strade, novembre 2015<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-37847","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37847","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37847"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37847\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37847"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37847"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37847"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}