
{"id":37976,"date":"2015-11-22T17:44:43","date_gmt":"2015-11-22T16:44:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37976"},"modified":"2015-11-23T16:37:12","modified_gmt":"2015-11-23T15:37:12","slug":"le-prime-risposte-dal-carcere-sul-41-bis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37976","title":{"rendered":"LE PRIME RISPOSTE DAL CARCERE SUL 41-BIS"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL REGIME DI ISOLAMENTO NON PU\u00d2 MAI GIUSTIFICARSI COME AGGRAVIO DI PUNIZIONE, NEPPURE PER IL DELITTO PI\u00d9 EFFERATO &#8211; IL PROBLEMA\u00a0\u00c8 SE E IN QUALE MISURA POSSA GIUSTIFICARSI COME MISURA DI LEGITTIMA DIFESA CONTRO LA POSSIBILIT\u00c0 DEL RIPETERSI DI AGGRESSIONI MORTALI DA PARTE DI PERSONE CHE NON ABBIANO RECISO I PROPRI LEGAMI CON LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DI CUI HANNO FATTO PARTE<\/span><\/p>\n<p><em>A seguito della mia<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37898\" target=\"_blank\">Lettera aperta alla rivista Ristretti Orizzonti<\/a> <em>di luned\u00ec scorso ho ricevuto le risposte che seguono (22 novembre 2015) &#8211; Le riporto integralmente, con l&#8217;aggiunta di un mio intervento che non vuole essere una replica, ma soltanto un intervento problematico in questo dibattito straordinariamente importante e interessante<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>&#8220;VOI VORRESTE CHE SACRIFICASSI LA MIA LIBERT\u00c0 PER LA SICUREZZA. MA LA VOSTRA\u00a0\u00c8 UNA BATTAGLIA PERSA<\/strong><em><strong>\u201d<br \/>\n<\/strong><\/em><\/span>di <strong>Ornella Favero<\/strong>, direttrice del mensile\u00a0<em>Ristretti Orizzonti<\/em><\/p>\n<p>Gentile professor Ichino, prover\u00f2 a rispondere alla sua lettera aperta, e a discuterne anche in redazione, in particolare con i detenuti che arrivano da anni di 41 bis. Questa estate ho iniziato una inchiesta nelle sezioni di Alta Sicurezza 1, quelle dove ci sono \u201ci capi\u201d delle organizzazioni criminali, e ricordo in particolare l\u2019incontro con un uomo di 46 anni, Gaetano P. Un uomo condannato all\u2019ergastolo per l\u2019omicidio di un giudice, commesso quando aveva poco pi\u00f9 di vent\u2019anni; poi 18 anni trascorsi in 41 bis, 18 anni di solitudine, di isolamento, senza nulla a umanizzare quella condizione disumana di privazione di qualsiasi relazione. Lui mi ha descritto efficacemente con poche parole come si vive al 41-<em>bis<\/em>: \u201c<em>Eravamo solo noi con noi stessi. Per cui se dovevi fare delle riflessioni sulla tua vita, o ci arrivavi da solo, o continuavi quello che stavi facendo prima<\/em>\u201d. Pensare che le persone appartenenti ad organizzazioni criminali, cresciute in ambienti criminali, arrivino da sole alla consapevolezza del male fatto credo che sia un\u2019illusione, un pensiero del tutto irrealistico. E tanto pi\u00f9 lo \u00e8 se uno entra nell\u2019inferno del 41 bis: perch\u00e9 quando si \u00e8 isolati per anni e si parla, come mi hanno raccontato in tanti, con i ragni e con gli scarafaggi, \u00e8 quasi impossibile che un essere umano cominci a rivedere il suo passato e ad assumersi la responsabilit\u00e0 delle sue azioni. Io non so quindi se Giovanni Donatiello ai tempi del 41-<em>bis<\/em> era un delinquente e basta, io sinceramente dubito che fosse, da solo, arrivato alla consapevolezza del male fatto, per\u00f2, mi scusi non voglio sembrarle cinica, non lo sono affatto, ma \u00a0non credo che sia questo il punto fondamentale del ragionamento. Io di punti ne vedo almeno due, e provo a spiegarli: il primo \u00e8 fino a che punto pu\u00f2 arrivare una democrazia per tutelare i suoi cittadini, pu\u00f2 arrivare per esempio a torturare? Io credo di no, credo che una democrazia che usi i mezzi dei criminali sia una democrazia malata. Non ho mai visto nessun delinquente cambiare per effetto di trattamenti disumani e degradanti, e un Paese che li usa, comunque, fosse anche per fermare il terrorismo, degrada se stesso. Ha presente le immagini delle torture di Abu Ghraib? A me hanno fatto orrore, e non credo si possa dire che tutto \u00e8 giustificato dal fatto che, forse, quei regimi e quei sistemi fermano tanti terroristi e mafiosi, perch\u00e9 il rischio \u00e8 un degrado complessivo della societ\u00e0: quando ci si sente in guerra e si risponde al male con il male, \u00e8 difficile poi ritrovare la propria umanit\u00e0 e tornare a mostrare la faccia mite. \u00a0E non credo nemmeno che si possa fare a finta che ci sia un 41-<em>bis<\/em> \u201ccivile, normale, umano\u201d: quando le persone stanno dieci, quindici, anche vent\u2019anni fuori dal mondo, con un\u2019ora di colloquio al mese attraverso un vetro, costrette al nulla di una vita vuota di relazioni e di umanit\u00e0, non \u00e8 allora pi\u00f9 onesta la pena di morte? Lo so che ci sono stati dei morti, che delle persone sono state uccise, e cos\u00ec come \u00e8 successo negli anni del terrorismo, sono nate le leggi emergenziali, la sospensione dei diritti in nome della sicurezza. Ma quanto pu\u00f2 durare un regime cos\u00ec poco umano, unito spesso alla condanna all\u2019ergastolo ostativo e alla cancellazione di ogni speranza, quanto pu\u00f2 essere compatibile con la democrazia? Non sono credente, ma riconosco al Papa di avere fatto il discorso pi\u00f9 alto sulle pene che cancellano la speranza, definendo l\u2019ergastolo \u201cpena di morte nascosta\u201d.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 una seconda questione che mi interessa approfondire: io non sono certo tenera con i criminali, ma da tante testimonianze che ho sentito di \u201cmafiosi\u201d di una cosa mi sono resa conto, che pu\u00f2 essere una banalit\u00e0 ma serve a fare un po\u2019 di chiarezza: se sono nata in una citt\u00e0 del nord del nostro Paese, padre medico, famiglia colta e benestante, credo che la mia scelta di essere una persona onesta sia stata pi\u00f9 facile di quella di chi nasce al sud in certi ambienti degradati e saturi di illegalit\u00e0. Questo non pu\u00f2 essere un alibi, ma \u00e8 senz\u2019altro \u201cun\u2019attenuante della vita\u201d. Io poi non sono pi\u00f9 cos\u00ec sicura che la lotta alla mafia si debba fare con il carcere duro e l\u2019infierire su quei settecento detenuti che sono in 41 bis, alcuni addirittura da 23 anni, da quando quel regime \u00e8 nato, o che dal 41 bis sono passati a nuovi ghetti, i circuiti dell\u2019Alta Sicurezza, e poi sulle loro famiglie, sui loro figli. Perch\u00e9 se quei figli vedono solo la faccia dura delle Istituzioni, credo che finiranno per odiarle, e pi\u00f9 d\u2019uno rischier\u00e0 di fare la fine di suo padre. E non si uscir\u00e0 mai da quella pericolosa \u201csubcultura\u201d per cui in intere regioni del nostro Paese le Istituzioni sono il nemico.<\/p>\n<p>Io non mi sento e non voglio sentirmi in guerra, n\u00e9 rispetto alla mafia n\u00e9 rispetto al terrorismo, perch\u00e9 anche la guerra pu\u00f2 diventare un alibi per giustificare la violenza dei \u201cbuoni\u201d. E vorrei che facessimo nostre le parole del marito di una giovane donna uccisa negli attentati di Parigi: \u201c<em>Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libert\u00e0 per la sicurezza. Ma la vostra \u00e8 una battaglia persa\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">NON SI DEVE RISPONDERE AL CRIMINE CON UN ARRETRAMENTO CULTURALE<\/span><br \/>\ndi Carmelo Musumeci<\/strong>, condannato all&#8217;ergastolo,<strong>\u00a0<\/strong>detenuto attualmente nel\u00a0Carcere di Padova<\/p>\n<p>In questi giorni sto pensando che dopo i bruttissimi fatti di Parigi credo che ci sar\u00e0 un arretramento culturale \u201cfisiologico\u201d nella societ\u00e0. Capisco, purtroppo, che \u00e8 difficile continuare a essere umani con persone disumane che in nome del Dio di turno ammazzano e uccidono gente innocente. E sinceramente trovo molta difficolt\u00e0 a rispondere alle parole che il professor Pietro Ichino scrive alla redazione di <em>Ristretti Orizzonti<\/em>. Penso comunque che sia giusto che ci provo.<\/p>\n<p>Professor Ichino, io penso che se \u00e8 solo una questione di sicurezza e non di vendetta sociale, sia pi\u00f9 sicura per la collettivit\u00e0 la pena di morte che il regime di tortura del 41-<em>bis<\/em>. Le sembrer\u00e0 strano, ma anch\u2019io sono convinto che questo duro regime abbia impedito a breve termine <em>\u201cche altre lastre di marmo separino altre persone dal mondo a cui hanno appartenuto\u201d,<\/em> ma a che prezzo? A lungo andare credo che il regime di tortura del 41-<em>bis<\/em> abbia rafforzato la cultura mafiosa perch\u00e9 ha creato odio, rancore e devianza anche nei familiari dei detenuti. Poi mi creda, \u00e8 difficile cambiare quando sei murato vivo in una cella e non puoi pi\u00f9 toccare le persone che ami neppure per quell\u2019unica ora al mese di colloquio che ti spetta. Con il passare degli anni i tuoi stessi familiari incominciano a vedere lo stato e le istituzioni come nemici da odiare e c\u2019\u00e8 il rischio che i tuoi stessi figli diventeranno dei mafiosi in futuro. Che fare? Non lo so neppure io. Ho molti dubbi e poche certezze, ma credo che sia sbagliato cedere parte della nostra umanit\u00e0 per vivere in una societ\u00e0 pi\u00f9 sicura. Forse si potrebbe trovare la via di mezzo e il regime di tortura del 41-<em>bis<\/em> applicarlo in casi eccezionali. E non certo per anni e anni come accade adesso. Mi ricordo che ai miei tempi veniva applicato anche ai giovani adulti e in maniera indiscriminata, pi\u00f9 per avere il consenso politico e sociale che per sicurezza. Professor Ichino, sinceramente, per me \u00e8 stato molto pi\u00f9 \u201cdoloroso\u201d e rieducativo fare parte della redazione di \u201cRistretti Orizzonti\u201d e rispondere alle \u201cterribili\u201d domande degli studenti durante il progetto \u201cScuola-Carcere\u201d, che gli anni passati murato vivo in isolamento totale durante il regime di tortura del 41-<em>bis<\/em>. In quel regime, mi sentivo innocente del male fatto, ora, invece, che sono trattato con un po\u2019 pi\u00f9 di umanit\u00e0 mi sento pi\u00f9 colpevole delle scelte sbagliate che ho fatto nella mia vita. E penso che questo possa accadere anche alla maggioranza dei prigionieri che sono ancora detenuti in quel girone infernale.<\/p>\n<p>Professor Ichino, il mese scorso mia figlia \u00e8 stata in vacanza a Parigi con i miei due nipotini e dopo i tragici attentati accaduti in Francia ho pensato con terrore come avrei ragionato e cosa avrei augurato ai terroristi, se fosse accaduto qualcosa per colpa loro ai miei cari. Non ho avuto dubbi, avrei forse voluto per loro la pena di morte ma non la tortura del regime del 41-<em>bis<\/em> e neppure la pena di morte al rallentatore dell\u2019ergastolo ostativo. Le confido che per\u00f2 subito dopo ho pensato, con sconforto, che forse non sono ancora cambiato e sono ancora quel criminale di una volta, perch\u00e9 non riuscirei a perdonare ma neppure a essere una persona \u201cperbene\u201d e a \u201climitarmi\u201d a torturare una persona nel regime di tortura del 41 bis o murarla viva per il resto dei suoi giorni senza neppure la sensibilit\u00e0 e l\u2019umanit\u00e0 di ammazzarla prima, neppure per salvare delle vite umane innocenti. Un sorriso fra le sbarre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>IL CONTESTO DOVE SI VIVE FA LA SUA PARTE<br \/>\n<\/strong><\/span><strong>di<\/strong> <strong>Tommaso Romeo<\/strong>, condannato all&#8217;ergastolo ostativo<\/p>\n<p>Nasco e cresco in un quartiere della citt\u00e0 di Reggio Calabria dove \u00e8 situato il carcere San Pietro, la maggior parte di noi del quartiere fin da piccoli conoscevamo bene il carcere perch\u00e9 quasi tutti avevamo un parente detenuto, mi ricordo che quando frequentavo le scuole medie il preside ogni marted\u00ec ci faceva uscire un\u2019ora prima in quanto quasi tutti in classe dovevamo andare a colloquio dai nostri parenti.<\/p>\n<p>Vi racconto la giornata del marted\u00ec: siccome il carcere era antico le finestre di alcune celle si affacciavano sulla strada, la distanza poteva essere di venti metri. Tutti i marted\u00ec mattina prima di andare a scuola io e un altro mio amichetto avevamo il compito di andare sotto le finestre con il mio motorino ciao, quando arrivavo si affacciava un detenuto che mi elencava di cosa avessero bisogno, per esempio mi diceva: \u201c<em>Tommaso, digli a mia madre di portarmi due tute, digli alla moglie del tizio di portargli un pigiama, digli alla sorella del tizio di<\/em> <em>portargli le scarpe da calcio\u2026<\/em>\u201d, poi io andavo da un ragazzo pi\u00f9 grande e gli lasciavo la nota e lui andava dai famigliari dei detenuti, io invece entravo a scuola. Alle dodici in punto ci vedevamo tutti davanti al carcere per il colloquio che facevamo in una stanza grande divisa da un bancone. Anche negli altri giorni, quando si sentiva un fischio particolare, qualsiasi automobilista del rione si fermava e andava sotto le finestre del carcere per vedere cosa volessero i detenuti, perch\u00e9 tutti del rione sapevano che quel fischio era una richiesta di aiuto dei detenuti e che era un dovere fermarsi a vedere di cosa avevano bisogno.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 il carcere diventa parte della nostra vita fin da piccoli e crescendo non ci fa paura. Certamente facevamo di tutto per non finirci dentro, tanto che fin da ragazzini imparavamo dagli errori dei grandi, e per esempio se un nostro parente veniva arrestato, appena sapevamo il suo errore subito lo commentavamo e ci ripromettevamo, se una volta grandi ci fosse capitato di trovarci nella sua stessa situazione, di ricordarci di non fare quel suo stesso errore. Perci\u00f2 senza aver commesso dei reati sapevamo gi\u00e0 come farli e non farci beccare e pi\u00f9 gli anni passavano e pi\u00f9 diventavamo esperti. E inoltre fin da piccoli con quei colloqui conoscevamo tutto il mondo criminale della citt\u00e0, sapevamo chi rubava, chi rapinava e anche quelli del crimine organizzato.<\/p>\n<p>Diventati grandi, erroneamente abbiamo pensato che eravamo cos\u00ec in gamba, che non saremmo mai finiti in carcere, invece quasi tutti ci stiamo trascorrendo la maggior parte della nostra vita, pi\u00f9 di una volta abbiamo commentato \u201c<em>Chiss\u00e0, se eravamo nati in una citt\u00e0 del nord, se la nostra vita sarebbe andata a finire cos\u00ec\u201d;\u00a0<\/em>sicuramente siamo consapevoli che le scelte di vita sono personali, ma il contesto dove vivi influisce molto sulle tue scelte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>NON \u00c8 VERO CHE IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI<\/strong><\/span><br \/>\nEstratto da <em>Quattro interrogativi (e alcune considerazioni) sulla compatibilit\u00e0 costituzionale del 41-bis<\/em> <strong>di Andrea Pugiotto<\/strong>, Ordinario di Diritto costituzionale, Universit\u00e0 di Ferrara<\/p>\n<p>\u201cE se i detenuti per reati efferati di criminalit\u00e0 organizzata sono sottoposti a un regime speciale particolarmente severo, poco male: se lo sono meritati. Viene in mente una vignetta di Altan, dov\u2019\u00e8 rappresentato il dialogo tra un mafioso e il piccolo dodicenne Di Matteo (ricorderete, rapito perch\u00e9 figlio di un pentito, poi strangolato e infine sciolto nell\u2019acido da Giovanni Brusca). Dice il primo: <em>\u00abIl carcere duro \u00e8 inumano\u00bb. <\/em>Risponde il secondo: <em>\u00abVuoi fare cambio?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una tesi largamente diffusa. Non pu\u00f2 per\u00f2 essere la tesi di un ordinamento democratico. La nostra Costituzione ammette la forza, ma vieta la violenza, specialmente da parte dei propri apparati. Vieta quel <em>\u00abpuro esercizio di violenza\u00bb, <\/em>attestato alcuni giorni fa dalla Corte di Cassazione nella sua sentenza sul caso Diaz, che solo la perdurante inerzia del Parlamento impedisce di qualificare giuridicamente per quella che \u00e8: tortura. Avr\u00e0 pure un significato se &#8211; al pari della nostra Costituzione &#8211; tutte le Carte internazionali dei diritti la vietano, senza eccezione alcuna<em>. <\/em>La giurisprudenza della Corte di Strasburgo, sul punto, \u00e8 categorica nell\u2019escludere qualunque deroga al divieto di tortura (e a trattamenti disumani e degradanti), neppure nelle circostanze pi\u00f9 difficili, quali la lotta al terrorismo e al crimine organizzato, giusta la previsione dell\u2019art. 15, 2\u00b0 comma, della CEDU.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non \u00e8 vero che il fine giustifica i mezzi. \u00c8 semmai vero il contrario: in una democrazia costituzionale, sono i mezzi a prefigurare i fini\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">UN MIO SECONDO INTERVENTO IN QUESTO DIBATTITO MOLTO IMPORTANTE<\/span><\/p>\n<p><i>Ringrazio tutti gli interlocutori della mia <\/i>Lettera aperta<i> della settimana scorsa per le loro risposte cos\u00ec rapide e dense di un contenuto che condivido interamente (soprattutto quello dell&#8217;intervento di Tommaso Romeo circa l&#8217;importanza del contesto in cui ciascuna persona si forma). Concordo, in particolare, su di un punto molto importante che essi, tutti, sottolineano: se il regime del 41-<\/i>bis<i>\u00a0viene applicato in funzione punitiva, cio\u00e8 come aggravio della pena in relazione alla gravit\u00e0 di un reato, questo \u00e8 contrario al principio costituzionale per cui la pena deve sempre tendere alla riabilitazione di chi la subisce; mentre il 41-<\/i>bis\u00a0<em>rende semmai pi\u00f9 difficile la riabilitazione<\/em><i>.<br \/>\nMi sembra, per\u00f2, che il discorso sia parzialmente diverso quando il comportamento della \u00a0persona detenuta faccia temere che essa possa continuare, pur dall&#8217;interno del carcere, a commettere reati gravissimi, ad attentare alla vita di altre persone: in questo caso l&#8217;inibizione del contatto con altre persone in carcere risponde (non a un intendimento retributivo, di aggravio di pena, ma) \u00a0a un&#8217;esigenza di legittima difesa della societ\u00e0 di fronte al &#8220;pericolo attuale di un&#8217;offesa ingiusta&#8221; (articolo 52 del codice penale). Il tema, qui, non \u00e8 affatto &#8211; e non deve essere &#8211; quello della punizione, ma \u00e8 quello dell&#8217;impedire a chi attenta alla vita altrui di mandare a segno i propri colpi. Quando il generale Dalla Chiesa introdusse questo regime come forma di legittima difesa della societ\u00e0 contro il terrorismo politico, in Italia veniva uccisa o gravemente ferita dai terroristi sulla porta di casa una persona innocente mediamente ogni quindici giorni. Se serve a impedire qualche cosa di questo genere, non mi sento di condannare il regime del 41-<\/i>bis<em>, perch\u00e9 l&#8217;alternativa all&#8217;isolamento dell&#8217;aggressore \u00e8 un grave e attuale pericolo di vita dell&#8217;aggredito. Certo, l&#8217;articolo 52 del codice penale richiede anche che &#8220;la difesa sia proporzionata all&#8217;offesa&#8221;: ma mi sembra che, quando l&#8217;offesa consista nella minaccia di morte, la difesa consistente nell&#8217;isolamento dell&#8217;aggressore non pecchi di sproporzione. Questo \u00e8 il motivo per cui nella mia\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=37898\" target=\"_blank\">Lettera aperta<\/a> <em>ho chiesto che, per consentire di valutare la denuncia di Giovanni Donatiello circa il 41-<\/em>bis<em>\u00a0cui \u00e8 stato sottoposto, \u00a0egli stesso o\u00a0<\/em>Ristretti Orizzonti <em>forniscano qualche informazione circa il motivo per cui quella misura gli era stata applicata: la valutazione non pu\u00f2 non essere diversa a seconda che il 41-<\/em>bis<em>\u00a0fosse o no, in concreto, una &#8220;difesa proporzionata all&#8217;offesa&#8221; che altre persone avrebbero potuto altrimenti subire.<br \/>\nL\u00e0 dove sussistano i requisiti dell&#8217;immediatezza del pericolo e della proporzione tra misura difensiva e offesa, non mi sembra proprio che possa essere la misura difensiva a generare odio e risentimento diffusi &#8211; qui rispondo a Carmelo Musumeci, di cui pure comprendo bene e apprezzo molto l&#8217;argomento &#8211; perch\u00e9 \u00e8 evidente che la misura difensiva costituisce in questo caso un male minore rispetto all&#8217;offesa di cui incombe un rischio attuale.<br \/>\nDetto questo, sono ben consapevole di quanto sia problematico discutere della libert\u00e0 e della sofferenza delle persone &#8211; siano esse gli aggressori o le vittime &#8211; stando al caldo e al sicuro della propria casa. E questa consapevolezza mi induce ad accettare ben volentieri di mettere in dubbio ogni argomento che propongo nella nostra discussione. Se intervengo di nuovo, non \u00e8 per difendere una convinzione ma per alimentare un dialogo del quale sono grato a tutti coloro che vi partecipano e dal quale so di avere molto da apprendere. \u00a0 \u00a0(p.i.)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL REGIME DI ISOLAMENTO NON PU\u00d2 MAI GIUSTIFICARSI COME AGGRAVIO DI PUNIZIONE, NEPPURE PER IL DELITTO PI\u00d9 EFFERATO &#8211; IL PROBLEMA\u00a0\u00c8 SE E IN QUALE MISURA POSSA GIUSTIFICARSI COME MISURA DI LEGITTIMA DIFESA CONTRO LA POSSIBILIT\u00c0 DEL RIPETERSI DI AGGRESSIONI MORTALI DA PARTE DI PERSONE CHE NON ABBIANO RECISO I PROPRI LEGAMI CON LE ORGANIZZAZIONI [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[40,7],"tags":[],"class_list":["post-37976","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-giustizia","category-lettere"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37976"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37976\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}