
{"id":38716,"date":"2016-01-27T13:21:17","date_gmt":"2016-01-27T12:21:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=38716"},"modified":"2016-01-27T13:21:17","modified_gmt":"2016-01-27T12:21:17","slug":"previdenza-complementare-perche-non-puo-funzionare-col-sistema-a-ripartizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=38716","title":{"rendered":"PREVIDENZA COMPLEMENTARE: PERCH\u00c9 NON PU\u00d2 FUNZIONARE COL SISTEMA &#8220;A RIPARTIZIONE&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">ANCHE L&#8217;ASSICURAZIONE GENERALE NON RIESCE PI\u00d9 DA TEMPO A GARANTIRE PENSIONI CALCOLATE SULL&#8217;ULTIMA RETRIBUZIONE PAGATE CON I CONTRIBUTI DELLE NUOVE GENERAZIONI; ANCOR MENO \u00c8 PROPONIBILE UN MECCANISMO DI QUESTO GENERE PER UN SISTEMA COMPLEMENTARE, FONDATO SULLA LIBERA SCELTA DEGLI ASSICURATI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Giuliano Cazzola<\/strong>, pubblicato sul sito <\/em><a href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/\" target=\"_blank\">IlSussidiario.net<\/a><em> il 27 gennaio 2016<strong><\/strong><\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Povera previdenza complementare! Nel corso della XVI Legislatura \u00e8 stata dimenticata tanto dai governi quanto dall\u2019opposizione. Un piccolo accenno, interessante ma estremamente astratto e problematico, era contenuto nella riforma Fornero (articolo 24 del decreto Salva Italia), dove, al comma 28, veniva prevista la costituzione di una Commissione di esperti incaricata di proporre, entro il 2012, possibili ulteriori forme di gradualit\u00e0 nell\u2019accesso al trattamento pensionistico con il metodo contributivo. L\u2019ultimo periodo del comma stabiliva che, entro il termine suddetto, sarebbero state analizzate \u2018<em>\u2019eventuali forme di decontribuzione parziale dell\u2019aliquota contributiva obbligatoria verso schemi previdenziali integrativi in particolare a favore delle giovani generazioni\u2019\u2019<\/em>.<\/p>\n<p>Era questa un\u2019idea che la professoressa Elsa Fornero aveva consegnato al ministro <strong>Elsa Fornero<\/strong>. La Prof. Fornero pubblic\u00f2, infatti, un importante saggio su questo argomento corredato di una proposta compiuta (lo storno di una quota fino all\u20198% dell\u2019aliquota contributiva), insieme al suo maestro Onorato Castellino, il primo studioso che lanci\u00f2 l\u2019allarme pensioni alcuni decenni or sono. Sul piano tecnico il procedimento \u00e8 definito di <strong><em>opting out<\/em> <\/strong>. Si tratta di consentire ad un lavoratore, in particolare se giovane e privo di un rapporto di lavoro dipendente (quindi nell\u2019impossibilit\u00e0 di avvalersi del TFR per aderire ad un fondo), di destinare parte della sua contribuzione obbligatoria al finanziamento di una forma di previdenza complementare. Potrebbe, in questo modo, distribuire il proprio rischio previdenziale su di una quota pubblica a ripartizione ed una privata a capitalizzazione (questa forma \u00e8 obbligatoria per i fondi pensione e le altre forme fin dal 1992), senza dover sostenere maggiori oneri, dal momento che l\u2019esperienza pratica dimostra che i giovani non si accostano ai fondi pensione proprio perch\u00e9 non dispongono di ulteriori risorse rispetto a quelle che sono tenuti a versare alle gestioni obbligatorie. Mediante le soluzioni di <strong><em>opting out<\/em><\/strong> si otterrebbe certamente una copertura pubblica inferiore, ma sarebbe possibile acquisire rendimenti pi\u00f9 generosi sui mercati. L\u2019operazione non \u00e8 semplice e contiene qualche rischio, tanto che la norma Fornero prevedeva un concerto con gli enti gestori di previdenza obbligatoria e con le autorit\u00e0 di vigilanza operanti nel settore.<\/p>\n<p>In ogni caso, quel comma non ha avuto seguito alcuno (anche se l\u2019estate scorsa \u00e8 sembrato che la proposta venisse recuperata da una delle \u2018\u2019teste di uovo\u2019\u2019 di Matteo Renzi). Poi, nella XVII Legislatura, i fondi pensione e le altre forme di previdenza complementare sono state penalizzate per quanto riguarda la tassazione dei rendimenti, che \u00e8 pur sempre uno dei fattori che concorrono a formare il montante su cui verr\u00e0 calcolato l\u2019importo della pensione. A tal proposito va ricordato che il decreto ministeriale sul credito di imposta, come previsto dalla legge di stabilit\u00e0 2015, ha ridotto di nove punti (dal 20% all\u201911%) l\u2019aliquota sui rendimenti allo scopo di favorire investimenti nell\u2019economia reale (il bonus \u00e8 di soli sei punti \u2013 dal 26% al 20% &#8211; nel caso delle Casse dei liberi professionisti). E\u2019 difficile, per\u00f2, sottrarsi al dubbio per cui, mediante l\u2019uso di una leva fiscale meno arcigna, lo Stato intenda \u2018\u2019mettere le mani\u2019\u2019 sulle risorse disponibili dei fondi (un patrimonio di oltre 130 miliardi di euro) per indirizzarne gli investimenti a finalit\u00e0 di politica economica, mentre la loro funzione sarebbe quella di tutelare nel migliore dei modi possibili il futuro pensionistico degli iscritti. Tutto il settore della previdenza privata, del resto, \u00e8 un po\u2019 allo sbando, a cominciare dalla Covip, l\u2019autorit\u00e0 di vigilanza, di cui non si comprende quale destino avr\u00e0, bench\u00e9 sia tenuta a svolgere anche il delicato compito di controllo sugli investimenti delle Casse privatizzate (il cui patrimonio ammonta a circa 70 miliardi).<\/p>\n<p>Come se non bastasse un\u2019altra minaccia incombe sull\u2019incerto futuro della previdenza privata a capitalizzazione. Si tratta di un emendamento (art.16-<em>bis<\/em>) al disegno di legge sulla concorrenza (a prima firma del presidente della Commissione Industria del Senato, <strong>Massimo Mucchetti<\/strong>) che propone di istituire presso l\u2019Istituto di via Ciro il Grande, una forma di previdenza denominata \u2018\u2019<strong><em>IntegraInps<\/em><\/strong>\u2019\u2019, in cui i lavoratori dipendenti pubblici e privati, quelli autonomi e parasubordinati, \u2018<em>\u2019al fine di assicurare pi\u00f9 elevati livelli di copertura previdenziale e promuovere una maggiore concorrenza tra le forme di previdenza complementare\u2019\u2019<\/em> avrebbero la facolt\u00e0 di \u2018<em>\u2019versare contribuzione destinata a risparmio previdenziale aggiuntivo<\/em>\u2019\u2019. Senza addentrasi troppo nel contorto meccanismo proposto, viene subito in evidenza il limite principale della proposta: questa forma di previdenza sar\u00e0 gestita \u2018\u2019<em>secondo il sistema di finanziamento a ripartizione<\/em>\u2019\u2019. Ci\u00f2 vuol dire che alla previdenza privata gestita dall\u2019Inps (il quale gi\u00e0 si occupa del Fondo residuale e del Fondo Tesoro in cui affluisce il TRF inoptato dei dipendenti delle aziende con 50 e pi\u00f9 dipendenti) si applicherebbero le medesime regole di finanziamento che hanno messo nei guai la previdenza obbligatoria.<\/p>\n<p>Che cosa comporta il criterio della ripartizione? I grandi sistemi pensionistici pubblici \u2013 \u00e8 questa la prima fondamentale nozione da apprendere e tenere a mente \u2013 funzionano con il metodo della cosiddetta <strong>ripartizione<\/strong> in forza del quale le pensioni di volta in volta vigenti sono finanziate dai contributi versati dai lavoratori attivi in quello stesso periodo, sulla base di un patto fra le generazioni, imposto e garantito dallo Stato. Tale patto promette ai contribuenti di oggi che, domani, divenuti pensionati, ci sar\u00e0 un\u2019altra generazione di contribuenti che onorer\u00e0 le promesse ricevute in cambio dell\u2019adempimento ai propri doveri. Se poi le promesse assurgeranno all\u2019Eliseo dei diritti \u00e8 tutto un altro paio di maniche. \u00c8 bene farlo subito questo ragionamento e mettere immediatamente le carte sul tavolo. Nella cultura statalista dominante \u00e8 presente una fiducia eccessiva nelle leggi, come se bastassero le norme a produrre le risorse che servono a pagare le pensioni. In realt\u00e0, l\u2019equilibrio del patto intergenerazionale sotteso ai grandi sistemi pubblici dipende strettamente da parametri (crescita economica e dell\u2019occupazione, andamenti demografici, ecc.) che le leggi non possono determinare, mentre ne sono radicalmente condizionate. Ogni variazione di tali parametri produce degli effetti \u2013 pi\u00f9 o meno profondi e strutturali &#8211; che incidono sulla possibilit\u00e0 di dare per definitivamente acquisiti le aspettative previdenziali (di tradurre cio\u00e8 in diritti esigibili le promesse). La scelta strategica che viene indicata, allora, \u00e8 quella di affidare la tutela previdenziale delle generazioni future ad un <strong>mix<\/strong> di previdenza obbligatoria, finanziata a <strong>ripartizione <\/strong>(il c.d. primo pilastro basato sul principio della solidariet\u00e0 intergenerazionale) e di previdenza privata a <strong>capitalizzazione<\/strong> (il secondo pilastro dove ciascuno \u2018\u2019pensa per s\u00e9\u2019\u2019). Il problema, allora, \u00e8 quello di impostare, con equilibrio, un sistema misto, rivolto, quanto meno, ad operare sia sul piano della finanza pubblica, sia su quello dei mercati finanziari. Una sinergia virtuosa, dunque. La quota pubblica della pensione riuscirebbe ad alleggerire il proprio impegno, in vista della crescente \u201ccrisi fiscale\u201d degli Stati e dei rivolgimenti nella struttura sociale sottostante. Quella privata potrebbe contare su di una garanzia di base, utile nel momento in cui il residuo trattamento viene conseguito misurandosi con \u201cgli spiriti animali\u201d del mercato. \u00c8 molto pi\u00f9 conveniente, anche ai fini della tutela dei lavoratori, fare affidamento su di una strategia che ripartisca il rischio-pensioni in parte sul sistema pubblico riformato ed in parte su di una quota a capitalizzazione individuale, costituita di investimenti e rendimenti veri.<\/p>\n<p>Il ragionamento \u00e8 di una semplicit\u00e0 elementare. Abbiamo a disposizione una somma di denaro. Se la spendiamo subito non resta nulla (salvo i beni di consumo eventualmente acquistati). Se, al contrario, investiamo le nostre risorse, con accortezza e professionalit\u00e0, possiamo sperare di incrementarne il valore iniziale, conformemente ai rendimenti realizzati. Nel frattempo, il gruzzolo ha \u201cviaggiato\u201d nell\u2019economia reale, ha prodotto ricchezza e lavoro. Attraverso un immaginario, grande pantografo possiamo trasferire l\u2019esempio agli imponenti meccanismi dei sistemi pensionistici e spiegare, cos\u00ec, gli effetti dei metodi di finanziamento. Con la <strong>ripartizione<\/strong>, si impiegano gli apporti dei lavoratori attivi per pagare le pensioni vigenti, mediante una catena di sant\u2019Antonio di cui lo Stato \u00e8 garante e che inanella, nel tempo, le diverse generazioni, inducendole a un comportamento forzosamente solidale. Con la <strong>capitalizzazione<\/strong>, invece, ognuno \u00e8 padrone del proprio destino pensionistico: la sua prestazione complementare, al momento dell\u2019uscita dal mercato del lavoro, sar\u00e0 determinata dal montante accantonato e dai relativi interessi. Nella <strong>ripartizione<\/strong> sono, dunque, altri (gli attivi) a sostenere l\u2019onere della solidariet\u00e0; nella <strong>capitalizzazione <\/strong>ognuno provvede per s\u00e9, ma il suo risparmio previdenziale per lunghi decenni \u00e8 al servizio del bene collettivo.<\/p>\n<p>Da troppi anni l\u2019Italia \u00e8 alla ricerca di un moderno sistema di risparmio a fini previdenziali, che (ripetiamo il concetto fino alla noia) operando secondo una logica di migliore allocazione del rischio all\u2019interno di un sistema misto (prevalentemente) pubblico e (adeguatamente) privato, possa meglio tutelare le pensioni delle giovani generazioni dagli effetti devastanti delle crisi determinate dalle profonde trasformazioni demografiche, economiche, occupazionali e sociali, in corso e attese. La ripartizione, poi, \u00e8 una strada senza ritorno. Mentre si pu\u00f2 passare (come \u00e8 stato fatto) dal metodo della capitalizzazione a quello della ripartizione, non \u00e8 possibile ripercorre il cammino in senso contrario, perch\u00e9 si dovrebbe trovare \u2018\u2019chi\u2019\u2019 si assume l\u2019onere di fare fronte alla spesa riguardante lo stock delle pensioni in essere, dal momento che i versamenti dei lavoratori attivi restano imputati a loro stessi. Che senso ha, allora, l\u2019emendamento <strong>Mucchetti<\/strong>? Investire risorse aggiuntive in una forma a ripartizione consente soltanto di acquisire qualche promessa in pi\u00f9 per il trattamento che si avr\u00e0 in futuro. Nel frattempo verr\u00e0 dato al sistema la possibilit\u00e0 di \u2018\u2019spendere\u2019\u2019 oggi quelle maggiori risorse.\u00a0\u00a0 Magari per politiche di consenso elettorale a favore degli attuali pensionati o pensionandi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ANCHE L&#8217;ASSICURAZIONE GENERALE NON RIESCE PI\u00d9 DA TEMPO A GARANTIRE PENSIONI CALCOLATE SULL&#8217;ULTIMA RETRIBUZIONE PAGATE CON I CONTRIBUTI DELLE NUOVE GENERAZIONI; ANCOR MENO \u00c8 PROPONIBILE UN MECCANISMO DI QUESTO GENERE PER UN SISTEMA COMPLEMENTARE, FONDATO SULLA LIBERA SCELTA DEGLI ASSICURATI Articolo di Giuliano Cazzola, pubblicato sul sito IlSussidiario.net il 27 gennaio 2016<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[],"class_list":["post-38716","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38716","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38716"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38716\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38716"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38716"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38716"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}