
{"id":38769,"date":"2016-02-13T11:32:38","date_gmt":"2016-02-13T10:32:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=38769"},"modified":"2016-02-13T11:32:38","modified_gmt":"2016-02-13T10:32:38","slug":"la-sfida-dei-nuovi-servizi-per-il-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=38769","title":{"rendered":"LA SFIDA DEI NUOVI SERVIZI PER IL MERCATO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I VANTAGGI E I RISCHI DELL&#8217;ANTICIPAZIONE, MEDIANTE L&#8217;ANPAL, DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE RICENTRALIZZA LA <em>GOVERNANCE<\/em>\u00a0DELLE POLITICHE ATTIVE, IL NUOVO RUOLO DELLA RETE DEI CENTRI PER L&#8217;IMPIEGO, LA SCOMMESSA SULLA COOPERAZIONE TRA SERVIZIO PUBBLICO E AGENZIE PRIVATE SPECIALIZZATE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Maria Laura Braccini, destinata a essere inserita nella sua tesi di laurea in diritto del lavoro sui nuovi servizi per l&#8217;impiego, febbraio 2016 &#8211; In argomento v. anche\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=38314\" target=\"_blank\">I centri per l&#8217;impiego sapranno attivare il contratto di ricollocazione?<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 secondo Lei la filosofia che ha guidato e guida il <em>Jobs Act<\/em>, con particolare riferimento al D.Lgs 150\/2015? In altri termini, qual \u00e8 l\u2019obiettivo che si propone? Qual \u00e8 il disegno di competenze che traccia nei confronti dei Servizi Pubblici per il lavoro?<br \/>\n<\/strong>Innanzitutto vi \u00e8 l\u2019affermazione del principio di cooperazione tra servizio pubblico e operatori privati specializzati nel campo dei servizi del lavoro e il lancio del contratto di ricollocazione.\u00a0Ogni centro per l\u2019impiego pu\u00f2 e deve essere il luogo dove chiunque cerchi un lavoro trova l\u2019informazione sui programmi di assistenza e, soprattutto, sui servizi di orientamento, formazione e riqualificazione disponibili, e magari anche qualche informazione su aziende che cercano. L\u2019immagine \u00e8 quella di una grande sala con molti videoterminali disponibili per il pubblico, programmati per essere consultati e utilizzati facilmente; e con impiegati che aiutano i pi\u00f9 sprovveduti ad usarli e mettono in contatto le persone con gli operatori specializzati: quello che nei Paesi anglosassoni chiamano lo\u00a0one stop shop. Una sorta di indispensabile cerniera tra l\u2019utente e il servizio vero e proprio di collocamento, o di assistenza intensiva nella riqualificazione e ricerca, che deve essere svolto da chi lo sa fare, un Centro per l\u2019Impiego che sappia e voglia svolgere il ruolo di garante e al tempo stesso il ruolo di controllore, che in quel contratto gli compete, sui comportamenti delle altre due parti: l\u2019agenzia e la persona assistita.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 secondo Lei si sta riaffrontando il dibattito sulla riforma del titolo V per il probabile ritorno delle competenze in materia di politiche attive a livello centrale? Si attesta il fallimento delle politiche regionali e locali?<br \/>\n<\/strong>La scelta nasce dal bilancio pesantemente negativo di un quindicennio di competenza regionale esclusiva in questo campo. Ma non si deve pensare che l\u2019efficienza del servizio dipenda dalla sua centralizzazione piuttosto che dal suo decentramento: l\u2019efficienza dipende dalla qualit\u00e0 e quantit\u00e0 delle risorse, ma anche dalla responsabilizzazione dei dirigenti per i risultati, che significa rischiare davvero di perdere l\u2019incarico se i risultati non vengono. E dalla conseguente riappropriazione ed esercizio da parte loro delle prerogative manageriali nell\u2019organizzazione e direzione della struttura.<br \/>\nIl Governo ha gi\u00e0 stipulato alcune prime convenzioni per riassegnare ad altrettante Regioni la competenza in questo campo; ma senza linee-guida e senza obiettivi precisi e misurabili. A che cosa serve avere ri-accentrato le competenze, se poi le si ri-decentra senza un progetto organico di rilancio?<\/p>\n<p><strong>Lei vede dei potenziali rischi nell\u2019affrontare una riforma del lavoro che ancora risente della mancanza di chiarezza sul tema delle competenze sulle politiche attive? In altri termini, come si ovvia al rischio di avere un Paese a due velocit\u00e0, con Regioni molto virtuose e altre che faticano a stare al passo?<br \/>\n<\/strong>Al nord nel sistema dei Centri per l\u2019Impiego qualche cosa funziona: per esempio a Bolzano e Trento, per alcuni aspetti anche a Milano, in alcuni centri dell\u2019Emilia e del Veneto; da due anni si \u00e8 messo in moto qualche cosa di importante anche nel Lazio; ma, certo, nella grande maggioranza dei casi si pu\u00f2 parlare di un servizio di collocamento pubblico di fatto inesistente. La situazione complessiva \u00e8 molto grave. La possibilit\u00e0 di rimettere in piedi il sistema dipende in gran parte dalla visione strategica del futuro vertice della nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, l\u2019ANPAL, e dalla sua capacit\u00e0 di realizzarla. Certo, non sono di buon auspicio le prime convenzioni che il ministero del Lavoro sta stipulando con alcune Regioni, che lasciano totalmente le cose come stanno non vincolando la delega ad alcun obiettivo preciso, specifico e misurabile di efficienza ed efficacia del servizio.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019ottica della riforma dei Servizi prevista dal <em>Jobs Act<\/em>, quale ruolo vede nei Centri per l\u2019Impiego? Li vede inseriti in un modello di tipo competitivo con le APL oppure li vede come entit\u00e0 pubblica che funge da \u201cgate\u201d di ingresso per l\u2019utenza, la sua profilazione e poi il rimando al privato?<br \/>\n<\/strong>Nella prospettiva di una stretta e generalizzata cooperazione tra servizi pubblici e privati al mercato del lavoro, i Centri per l\u2019Impiego dovranno svolgere una funzione indispensabile di\u00a0one stop shop, ovvero di punto di smistamento e \u201ccerniera\u201d tra utenti e operatori dei servizi, nonch\u00e9 di informazione e controllo sui comportamenti degli stessi soggetti; oggi questa infrastruttura \u00e8 per lo pi\u00f9 abbandonata a se stessa: con l\u2019eliminazione dei consigli e giunte provinciali, da cui fino a ieri dipendeva, essa non ha pi\u00f9 alcuna direzione.\u00a0E la cooperazione pubblico-privato non \u00e8 cosa semplicissima da attivare: su questo terreno \u00e8 la Lombardia che ha accumulato maggiore esperienza, anche se su iniziative meno ambiziose rispetto al contratto di ricollocazione. Nel decreto n. 150\/2015, comunque, il principio della cooperazione tra servizio pubblico e operatori privati accreditati come asse portante del nuovo sistema \u00e8 enunciato molto chiaramente.<\/p>\n<p><strong>Lo strumento dell\u2019assegno di ricollocazione \u00e8 basato sul risultato ed \u00e8 modulato sulla base del profiling dell\u2019utente. Quali meccanismi sono stati previsti o si \u00a0possono prevedere al fine di evitare fenomeni di \u201ccreaming\u201d cio\u00e8 di scrematura dell\u2019utenza, per evitare che si vada a lavorare prevalentemente sui profili maggiormente ricollocabili? Sarebbe secondo Lei necessario prevedere \u201cquote\u201d di tipologia di utenza da affidare a ciascuna agenzia?<br \/>\n<\/strong>Il contratto di ricollocazione se non produce il risultato non costa all\u2019Erario, perch\u00e9 in questo caso il voucher\u00a0non pu\u00f2 essere incassato dall\u2019operatore ed il suo importo \u00e8 direttamente proporzionato alla difficolt\u00e0 della ricollocazione. Se invece produce il risultato, si finanzia da solo: che costi allo Stato duemila o quattromila euro, a seconda della difficolt\u00e0 della ricollocazione nel caso specifico, sar\u00e0 sempre una somma inferiore rispetto a quanto complessivamente lo Stato risparmia in trattamento di disoccupazione e guadagna in tasse e contributi attivati dal nuovo contratto di lavoro. Per questo dico che la polemica sul finanziamento dei contratti di ricollocazione \u00e8 fuori luogo.<\/p>\n<p><strong>\u00c8\u00a0noto come i Servizi Pubblici per l\u2019Impiego (seppur in maniera non\u00a0 omogenea sul territorio nazionale) trascurino in gran parte i Servizi verso la domanda (datori di lavoro), a fronte di un forte impegno sul lato offerta.\u00a0 Sono stati previsti secondo Lei idonei meccanismi di fronteggiamento di tale disparit\u00e0 nel dispositivo normativo del Job Act? Oppure tale funzione \u00e8 demandata del tutto ai privati?<br \/>\n<\/strong>I Centri per l\u2019Impiego pubblici, come gi\u00e0 detto, hanno funzione di\u00a0One Stop Shop\u00a0per i disoccupati, cio\u00e8 quella di cerniera tra questi ultimi e gli operatori specializzati accreditati, capaci di fornire i servizi efficaci attraverso il contratto di ricollocazione.\u00a0I servizi verso la domanda sono perci\u00f2 essenzialmente di competenza di questi ultimi.<\/p>\n<p><strong>Il disegno dei servizi essenziali tratteggiato dal D.Lgs 150\/15 \u00e8 piuttosto corposo e implica sicuramente un appesantimento delle funzioni e dei servizi da erogarsi da parte dei CPI. Ritiene che il livello di servizio delineato possa essere assolto dai Servizi Pubblici con le risorse attuali? Oppure che conduca verso una lievitazione della spesa pubblica del comparto?<br \/>\n<\/strong>La quantificazione del fabbisogno per i servizi al mercato del lavoro proposta da alcuni critici verso la riforma mostra come il problema sia facilmente risolvibile sul piano finanziario: con un sistema di pagamento a risultato, qual \u00e8 quello previsto dal d.lgs. n. 150\/2015 in riferimento al contratto di ricollocazione, il costo del servizio erogato sarebbe ampiamente coperto dal risparmio sui trattamenti di disoccupazione e dal gettito contributivo e fiscale prodotto dai nuovi rapporti di lavoro attivati. D\u2019altra parte, investire su di una struttura pubblica che \u00e8 per lo pi\u00f9 del tutto incapace di svolgere in proprio il servizio utile per la ricollocazione sarebbe come versare acqua in un secchio bucato. Il problema, dunque, non \u00e8 di natura finanziaria, ma di natura amministrativa e organizzativa. Non dobbiamo moltiplicare gli organici dei Centri per l\u2019Impiego pubblici, ma metterli in condizione di svolgere la funzione dello\u00a0One Stop Shop\u00a0per i disoccupati, cio\u00e8 quella di cerniera tra questi ultimi e gli operatori specializzati accreditati, capaci di fornire i servizi efficaci attraverso il contratto di ricollocazione. Per questo occorre un piano credibile di riorganizzazione e rilancio della rete di questi terminali territoriali, che oggi sono allo sbando. E va onestamente riconosciuto che il piano avrebbe dovuto essere pronto prima del varo del decreto n. 150\/2015: qui si registra un ritardo, che va urgentemente superato.<\/p>\n<p><strong>La rete dei diversi attori del MDL diventa prerequisito al fine di cercare di garantire i livelli di servizio richiesti. Come si possono secondo lei integrare e attivare le reti degli attori del Mdl quali le APL, le Universit\u00e0, le scuole, le Camere di Commercio, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni datoriali ecc\u2026? Vede in loro dei ruoli trasversali su tutti i target oppure specifici verso alcuni?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 un coordinamento tra soggetti diversi; su questo terreno non c\u2019\u00e8 dubbio che siamo in ritardo. E qui la legge non basta: occorre saperlo e volerlo fare per davvero. La nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, che dovr\u00e0 coordinare il sistema dei servizi per l\u2019impiego, sar\u00e0 operativa presumibilmente soltanto a 2016 inoltrato.\u00a0L\u2019interpellanza presentata al Ministro del Lavoro il 3 novembre 2015 \u00e8 mirata proprio ad attirare l\u2019attenzione del Governo sulla necessit\u00e0 di un impegno maggiore per la riorganizzazione e il rilancio della rete dei servizi per l\u2019impiego. Desta qualche preoccupazione la notizia della stipulazione tra il Governo e le Regioni Toscana ed Emilia Romagna di convenzioni nelle quali la gestione della rete \u00e8 affidata alle Regioni stesse, ma senza alcuna fissazione di obiettivi precisi, specifici e misurabili di copertura degli organici necessari, efficienza ed efficacia dell\u2019attivit\u00e0 dei CpI. Non si pu\u00f2 dimenticare che gi\u00e0 oggi, a norma del decreto legislativo n. 150\/2015,\u00a0 tutte le persone disoccupate che fruiscono del trattamento NASpI da pi\u00f9 di quattro mesi avrebbero diritto al servizio di assistenza intensiva reso dall\u2019operatore accreditato da esse stesse scelto, retribuito con l\u2019assegno di ricollocazione: occorre operare con grande urgenza perch\u00e9 questo diritto sia effettivamente esercitabile (attualmente non lo \u00e8).\u00a0 Sar\u00e0 anche questo materia del dibattito in Senato, quando il Governo verr\u00e0 a rispondere all\u2019interpellanza.<\/p>\n<p><strong>In molti paesi europei i Servizi Pubblici per l\u2019Impiego detengono competenze in materia sia di politiche attive che passive, fungendo da centro unico di gestione dell\u2019utenza, legando cos\u00ec in maniera stringente i due ambiti e permettendo una forte condizionalit\u00e0 fra politiche passive e politiche attive. Nel <em>Jobs Act<\/em> \u00e8 stato rafforzato il ruolo dell\u2019Inps, quale Ente competente in materia di politiche passive, con meccanismi di comunicazione fra lo stesso e i Servizi per il lavoro erogatori delle politiche attive. Lei vede dei potenziali rischi di debolezza del sistema in questo assetto? In altre parole, viene fattivamente garantita la condizionalit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>I rischi ci sono, ma non dipendono tanto dall\u2019impianto della nuova normativa, quanto dal difetto di <em>know-how<\/em>, di capacit\u00e0 di implementazione delle strutture amministrative di cui disponiamo.<\/p>\n<p><strong>Molti Paesi hanno dei sistemi di monitoraggio e valutazione delle performance piuttosto articolati e stringenti. Cosa ne pensa del sistema di monitoraggio di cui all\u2019art. 10 (ISfol) e 16 (Anpal) \u00a0del Job Act? E\u2019 sufficiente a stimolare il raggiungimento dei risultati oppure dovrebbero essere inseriti ulteriori meccanismi di condizionalit\u00e0\/premialit\u00e0? Se si, quali?<br \/>\n<\/strong>La rilevazione dei dati e la valutazione circa l\u2019efficacia di ciascuna misura di politica attiva sono previste nel cosiddetto \u201cdecreto Anpal\u201d, che attribuisce all\u2019Isfol il compito del monitoraggio. Ma, come dicevo prima, qui la legge non basta: occorre acquisire un\u00a0know-how\u00a0che oggi ci manca.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Anpal coordiner\u00e0 anche gli enti di formazione, la cui efficienza ed efficacia sono state fin qui discutibili. <\/strong>Cambieranno anche qui molte cose, se davvero si incomincer\u00e0 \u2013 come il decreto prevede \u2013 a rilevare in modo sistematico il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi. Questo deve consentire di realizzare una mappa di quel che funziona e quel che non funziona nel nostro sistema della formazione professionale. E di riqualificare drasticamente la spesa pubblica in questo settore. Certo, per farlo occorre essere disposti a mettere davvero, e non soltanto in teoria, l\u2019intero sistema fortemente sotto stress.<\/p>\n<p><strong>Sempre a livello di monitoraggio dei risultati, lei vede opportuno un livello di monitoraggio stringente e legato alla performance quale quello lombardo, dove anche parte delle risorse finanziarie vengono redistribuite secondo livelli di premialit\u00e0 e di conseguimento di specifici obiettivi? \u00c8 applicabile secondo lei in modo uniforme nel nostro paese?<br \/>\n<\/strong>Non mi pare che il sistema lombardo si caratterizzi per un monitoraggio stringente dei risultati, almeno per quel che riguarda i servizi di formazione professionale e quelli di orientamento scolastico e professionale. Dall\u2019esperienza della Dote Unica Lavoro, invece credo che l\u2019intero Paese possa trarre materiali utili e indicazioni utili.<\/p>\n<p><strong>Molti Paesi europei raggiungono livelli di performance sicuramente pi\u00f9 elevati del nostro, anche a fronte di un impegno finanziario complessivo (espresso anche in termini di risorse umane) molto pi\u00f9 elevato. La riforma attuale non prevede nuovi o maggiori investimenti nel settore, ma solo il potenziamento del ruolo dei privati remunerati prevalentemente a risultato. Pensa che sia sufficiente a garantire il successo del riassetto organizzativo? Se no, quali ulteriori meccanismi dovrebbero essere introdotti?<br \/>\n<\/strong>La realt\u00e0 \u00e8 che noi oggi spendiamo \u2013 malissimo \u2013 pi\u00f9 di 20 miliardi l\u2019anno in politiche passive di sostegno del reddito di persone che hanno perso il lavoro, slegate da qualsiasi politica attiva mirata alla ricollocazione. Se fossimo capaci di operare l\u2019indispensabile collegamento tra politiche passive e attive, queste ultime si ripagherebbero da s\u00e9 con il risparmio che ne deriverebbe sulla spesa per i sussidi erogati. Il problema dunque, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, non \u00e8 di natura finanziaria, ma di natura amministrativa e organizzativa. Non dobbiamo moltiplicare gli organici dei Centri per l\u2019Impiego pubblici, ma metterli in condizione di svolgere la funzione \u2013 che sono in grado di svolgere \u2013 dello\u00a0One Stop Shop\u00a0per i disoccupati.<\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5;\">Se lei potesse cambiare qualcosa nell\u2019assetto organizzativo tracciato dal <em>Jobs Act<\/em>, cosa cambierebbe o implementerebbe?<br \/>\n<\/strong>Il rischio vero che intravedo \u00e8 che venga a mancare un progetto operativo nazionale per la riorganizzazione, il potenziamento, la riqualificazione della rete nazionale dei Centri per l\u2019Impiego, che oggi versano in uno stato di abbandono. Ben venga la disponibilit\u00e0 delle Regioni pi\u00f9 capaci, su questo terreno, anche se i Centri per l\u2019Impiego oggi stanno malissimo anche in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Se la disponibilit\u00e0 di queste Regioni non \u00e8 incanalata nell\u2019alveo di un vero e proprio \u201cpiano industriale\u201d unitario che miri a voltar pagina rispetto a sei decenni di inefficienza diffusa e radicata, rischiamo che le cose non migliorino affatto, neanche dove le cose vanno un po\u2019 meglio della media nazionale.\u00a0Occorrerebbe innanzitutto una ricognizione ben fatta dello stato attuale dei Centri per l\u2019Impiego e della rete di societ\u00e0 controllate dalle Province, indispensabile per individuare e tagliare in modo rigoroso gli sprechi, che si annidano soprattutto in queste seconde, ma al tempo stesso di individuare le carenze di personale e di risorse. Su questa base si potr\u00e0 disegnare il necessario piano di investimento per il rilancio di questa funzione pubblica essenziale. La fase dell\u2019attuazione delle misure pi\u00f9 difficili, quelle appunto relative ai servizi per l\u2019impiego, non \u00e8 ancora incominciata: su quella \u00e8 presto per fare bilanci.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I VANTAGGI E I RISCHI DELL&#8217;ANTICIPAZIONE, MEDIANTE L&#8217;ANPAL, DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE RICENTRALIZZA LA GOVERNANCE\u00a0DELLE POLITICHE ATTIVE, IL NUOVO RUOLO DELLA RETE DEI CENTRI PER L&#8217;IMPIEGO, LA SCOMMESSA SULLA COOPERAZIONE TRA SERVIZIO PUBBLICO E AGENZIE PRIVATE SPECIALIZZATE Intervista a cura di Maria Laura Braccini, destinata a essere inserita nella sua tesi di laurea in diritto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-38769","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38769","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38769"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38769\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38769"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38769"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38769"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}