
{"id":39379,"date":"2016-04-03T15:44:53","date_gmt":"2016-04-03T14:44:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=39379"},"modified":"2016-04-03T18:23:00","modified_gmt":"2016-04-03T17:23:00","slug":"il-giornale-un-anno-di-jobs-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=39379","title":{"rendered":"UN ANNO DI JOBS ACT, MA I SERVIZI SONO ANCORA ALL&#8217;ANNO ZERO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA RIFORMA DEL LAVORO HA SICURAMENTE CONTRIBUITO A RIVITALIZZARE UN MERCATO DEL LAVORO INFARTUATO E A RENDERE PI\u00d9 ACCESSIBILE IL LAVORO STABILE, MA LE POLITICHE ATTIVE NEL MERCATO SONO IN GRAVE RITARDO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Giacomo Govoni, in corso di pubblicazione sull&#8217;inserto <\/em>Dossier<em> del quotidiano\u00a0<\/em>Il Giornale<em>, aprile\u00a02016 &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=39162\" target=\"_blank\">Come vanno letti i (buoni) dati sull&#8217;occupazione<\/a>\u00a0<em>e <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=39517\" target=\"_blank\">Assunzioni stabili: il picco negativo di gennaio non indica una inversione di tendenza<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Dalla sua effettiva entrata in vigore, il <em>Jobs Act<\/em> ha compiuto da poco un anno. Come valuta il suo impatto sul mercato del lavoro, quali punti di forza ha messo in mostra e quali limiti?<br \/>\n<\/strong>L\u2019impatto pi\u00f9 evidente \u00e8 quello che si \u00e8 registrato sulla qualit\u00e0 del flusso dei nuovi contratti. Un aumento di quasi il 50 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato nel 2015 rispetto all\u2019anno precedente, che diventa del 100 per cento se si considera il solo ultimo trimestre dell\u2019anno, costituisce un fatto del tutto inedito nella storia delle nostre politiche del lavoro.<\/p>\n<p><strong>Ma questo potrebbe essere l\u2019effetto pi\u00f9 dell\u2019incentivo economico, della decontribuzione, che della riforma dei licenziamenti.<br \/>\n<\/strong>Sulla base dei dati di cui disponiamo si pu\u00f2 formulare l\u2019ipotesi che allo shock economico sia imputabile circa met\u00e0 di questo aumento, mentre il resto \u00e8 imputabile allo shock normativo.<\/p>\n<p><strong>Quali dati?<br \/>\n<\/strong>Quelli del confronto dell\u2019aumento delle assunzioni stabili nei primi due mesi del 2015, nei quali ha operato soltanto l\u2019incentivo economico, con l\u2019aumento verificatosi nei mesi successivi. Inoltre il dato dell\u2019aumento delle trasformazioni di rapporti di apprendistato in rapporti a tempo indeterminato: qui l\u2019incentivo economico non si applicava.<\/p>\n<p><strong>Fin qui abbiamo parlato di dati di flusso, delle nuove assunzioni. Come andiamo invece sui dati di stock?<br \/>\n<\/strong>Se confrontiamo il numero degli occupati a gennaio 2016 con quelli di un anno prima, registriamo un aumento di circa 300.000 persone occupate in pi\u00f9, con un corrispondente aumento del tasso di occupazione generale intorno all\u20191,4 per cento: \u00e8 il risultato di circa 450.000 posti di lavoro stabili in pi\u00f9 e di circa 150.000 posti di lavoro precario in meno. Mentre si \u00e8 assistito a una netta contrazione della Cassa integrazione a zero ore, che sostanzialmente nasconde disoccupazione. Ed \u00e8 significativo che queste variazioni non si siano verificate, come \u00e8 accaduto in tutti gli altri Paesi occidentali, con un ritardo di diversi mesi rispetto all\u2019inversione della tendenza congiunturale, ma in perfetta sincronia con il ritorno alla crescita del PIL. Il <em>Jobs Act<\/em> pu\u00f2 avere influito soprattutto su questo azzeramento del ritardo nel ritorno alla crescita occupazionale.<\/p>\n<p><strong>Il tallone d\u2019Achille di una riforma che nel complesso sembra produrre ricadute positive \u00e8, per\u00f2, il dato sulla disoccupazione giovanile che non vuol saperne di calare. Quali sono le debolezze del <em>Jobs Act<\/em> su questo piano e quali interventi sul fronte della formazione e inserimento professionale potrebbero invertire la rotta?<br \/>\n<\/strong>Se il tasso di disoccupazione generale \u00e8 all\u201911,4 per cento e quello giovanile \u00e8 al 38, la causa di questa differenza non pu\u00f2 consistere nella crisi economica, nel difetto generale di domanda di lavoro: questo c\u2019\u00e8 per tutti. La causa sta essenzialmente nella mancanza quasi totale, nel nostro Paese, di un servizio di orientamento scolastico e professionale degno di questo nome e in un sistema della formazione professionale molto autoreferenziale, nel quale nessuno misura il tasso di coerenza tra formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi.<\/p>\n<p><strong>Di chi \u00e8 la colpa?<\/strong><br \/>\nLa competenza esclusiva in materia di orientamento scolastico e professionale, sia sul piano legislativo sia su quello amministrativo, \u00e8 delle Regioni: su questo terreno, se si esclude il Trentino Alto Adige, il bilancio del loro operato \u00e8 davvero pesantemente negativo. Anche perch\u00e9 tutto induce a pensare che la domanda di lavoro nel mercato, a tutti i livelli, stia diventando pi\u00f9 sofisticata ogni anno che passa. Se non vogliamo che gli alti tassi di disoccupazione giovanile diventino strutturali, dobbiamo recuperare rapidamente il terreno perduto su questo terreno rispetto ai Paesi nostri partner centro e nord-europei.<\/p>\n<p><strong>Cresce l\u2019occupazione, diminuisce la Cassa integrazione, ma ancora non si avvertono effetti significativi sul terreno delle politiche attive. A quali fattori imputa questa difficolt\u00e0 a ricollocare i lavoratori e cosa occorre per accelerare questo processo?<br \/>\n<\/strong>Il decreto n. 150\/2015, in materia di servizi per il mercato del lavoro, stenta un po\u2019 a decollare: l\u2019ANPAL, cio\u00e8 la nuova agenzia centrale che dovr\u00e0 coordinare le politiche attive del lavoro, non \u00e8 ancora operativa ed \u00e8 mancata quasi completamente la sperimentazione dei nuovi metodi e strumenti previsti dalla riforma: la cooperazione della rete pubblica dei Centri per l\u2019Impiego con gli operatori privati specializzati, e il contratto di ricollocazione, che consentir\u00e0 al disoccupato di scegliere l\u2019agenzia che gli d\u00e0 pi\u00f9 fiducia e remunerarne il servizio con un <em>voucher<\/em> erogato dallo Stato, pagabile solo a risultato ottenuto.<\/p>\n<p><strong>Tra gli elementi innovativi del <em>Jobs Act<\/em> c\u2019\u00e8 la promozione della contrattazione aziendale a discapito di quella nazionale. Una scelta che la convince?<br \/>\n<\/strong>A dire il vero, la legge-delega n. 183\/2014 e i suoi decreti attuativi non compiono ancora questa scelta: questa \u00e8 materia di un intervento ulteriore, che il Governo ha annunciato ma che \u00e8 ancora in gestazione. Ci sono molti problemi sul piano tecnico: in primo luogo quello di non alterare il delicato rapporto tra legge e contrattazione collettiva. Comunque lo spostamento del baricentro della contrattazione e del governo delle dinamiche retributive verso i luoghi di lavoro \u00e8 indispensabile per realizzare un collegamento pi\u00f9 stretto tra retribuzione e produttivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Che scenari prefigura, <em>in primis<\/em> per le imprese di dimensioni piccole e medie?<br \/>\n<\/strong>Pi\u00f9 che prefigurare, formulo l\u2019auspicio che i contratti collettivi nazionali si limitino a determinare la retribuzione minima, non in termini nominali ma in termini di potere d\u2019acquisto effettivo: quindi istituendo un coefficiente di variazione correlato al livello del costo della vita in ciascuna Regione. Tutto il resto del monte-salari dovrebbe essere governato mediante schemi di collegamento tra retribuzione e produttivit\u00e0 o redditivit\u00e0 aziendali, interamente derogabili mediante contratto aziendale o territoriale, ma tra i quali le imprese piccole e medie che non praticano la contrattazione collettiva decentrata possano scegliere quello meglio corrispondente alle loro specifiche esigenze.<\/p>\n<p><strong>Non si \u00e8 ancora chiuso l\u2019annoso capitolo relativo agli esodati, per il quale il Governo ha predisposto un sistema di salvaguardie. In che modo si pu\u00f2 risolvere definitivamente la questione?<br \/>\n<\/strong>Guardi, gli esodati veri, cio\u00e8 coloro che hanno rinunciato al posto subito prima della riforma delle pensioni del 2011 in vista di un pensionamento prossimo, sono stati quasi tutti salvaguardati: quelli che sono rimasti fuori, ormai, sono poche centinaia di persone, per le quali si potrebbe provvedere con costi veramente trascurabili per l\u2019Erario. Fatto questo, occorre davvero smettere di usare gli esodati come copertura politica per i tentativi di scardinare quella riforma importantissima. Occorre incominciare finalmente a guardare avanti e a progettare una spesa sociale non pi\u00f9 assorbita interamente dalle pensioni dei cinquantenni e sessantenni, come \u00e8 stata per decenni, ma destinata a combattere la povert\u00e0 infantile, a sostenere le famiglie con persone non autosufficienti, a combattere la disoccupazione di lunga durata e quella giovanile.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA RIFORMA DEL LAVORO HA SICURAMENTE CONTRIBUITO A RIVITALIZZARE UN MERCATO DEL LAVORO INFARTUATO E A RENDERE PI\u00d9 ACCESSIBILE IL LAVORO STABILE, MA LE POLITICHE ATTIVE NEL MERCATO SONO IN GRAVE RITARDO Intervista a cura di Giacomo Govoni, in corso di pubblicazione sull&#8217;inserto Dossier del quotidiano\u00a0Il Giornale, aprile\u00a02016 &#8211; In argomento v. anche Come vanno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-39379","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39379","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=39379"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/39379\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=39379"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=39379"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=39379"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}