
{"id":41799,"date":"2016-09-10T11:35:59","date_gmt":"2016-09-10T10:35:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41799"},"modified":"2016-09-10T11:37:44","modified_gmt":"2016-09-10T10:37:44","slug":"parliamo-di-reddito-di-cittadinanza-perche-non-crediamo-nel-futuro-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41799","title":{"rendered":"PARLIAMO DI REDDITO DI CITTADINANZA PERCH\u00c9 NON CREDIAMO NEL FUTURO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LO LODANO A SINISTRA, MA FORSE \u00c8 DI DESTRA; LO STUDIANO GLI STATI, MA LO ATTUANO LE AZIENDE DELLA SILICON VALLEY; PERCH\u00c9, INVECE DI UN MERCATO SENZA LAVORO, CI CONVIENE PIANIFICARE UNA RIVOLUZIONE DEL WELFARE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <label>di <\/label><a class=\"byline\" href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/author\/francesco-luccisano\/567\/\" rel=\"author\">Francesco Luccisano<\/a> e <span class=\"byline\">Stefano Zorzi<\/span> pubblicato su<\/em> Linkiesta.it<em>, 7 settembre 2016<\/em><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 con cui i commentatori si stanno fiondando sul carro del \u201creddito di cittadinanza\u201d ci conferma che la fame di soluzioni semplici a problemi complessi \u00e8, oggi, ai massimi storici. Non ci pare un buon segno. A un dibattito di qualit\u00e0 gioverebbero due azioni preliminari. Primo: un bel glossario. Che aiuti a capire, ad esempio, che \u201creddito di cittadinanza\u201d \u00e8 il contrario di \u201creddito minimo\u201d. Quest\u2019ultimo \u00e8 il caposaldo dei sistemi di welfare europei da decenni, spetta solo a chi \u00e8 sotto una certa soglia di povert\u00e0 e, soprattutto, \u00e8 assegnato solo a chi \u00e8 disoccupato e dimostra la disponibilit\u00e0 a tornare al lavoro.<\/p>\n<div class=\"container\">\n<div id=\"mp-pusher\" class=\"mp-pusher\">\n<div class=\"scroller\">\n<div class=\"content\">\n<div>\n<div class=\"contentInside\">\n<section class=\"articleDetail\">\n<article>\n<div class=\"typography\">\n<div>\n<div class=\"lf\">\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<div id=\"attachment_41818\" style=\"width: 360px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41818\" class=\"wp-image-41818\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Luccisano-300x168.jpg\" alt=\"Luccisano\" width=\"350\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Luccisano.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Luccisano-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><p id=\"caption-attachment-41818\" class=\"wp-caption-text\">Francesco Luccisano<\/p><\/div>\n<p>Il reddito di cittadinanza \u00e8 invece una somma data a tutti i cittadini indipendentemente dal reddito e, soprattutto, dalla loro intenzione di lavorare: <strong>con il reddito di cittadinanza il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 il perno su cui si fonda l\u2019appartenenza alla comunit\u00e0<\/strong>. \u00c8 questa, forse, la prima verit\u00e0 non dichiarata sul reddito di cittadinanza. Pu\u00f2 piacere o meno, ma \u00e8 bene dirlo chiaramente, specie nella \u201crepubblica fondata sul lavoro\u201d. Ci torneremo tra poco.<\/p>\n<p>La seconda azione che gioverebbe \u00e8 uno studio dei casi reali. Vedere chi sta adottando il reddito di cittadinanza, dove ha funzionato e dove ha fallito, capire chi ne sostiene l\u2019attuazione e chi vi si oppone sono tutti passaggi che ci toccano fare per avere un\u2019idea chiara. Ci accorgeremmo che di reddito di cittadinanza si parla molto ma se ne fa poco. C\u2019\u00e8 chi, potendo attuarlo, sceglie di non farlo: \u00e8 la Svizzera, che ha da poco bocciato con un referendum l\u2019introduzione di un assegno di circa 30.000 Euro l\u2019anno. C\u2019\u00e8 chi ne fa solo una sperimentazione su scala intermedia, come Finlandia e Ontario. In Italia sta rischiando di diventare una bandiera politica prima che se ne colgano le reali implicazioni.<\/p>\n<p>Lo hanno promesso alcuni sindaci di Sinistra \u2013 De Magistris in primis. Lo hanno sventolato come un vessillo i Cinque Stelle, con una proposta di legge dettagliata in Parlamento. Salvo scontrarsi, tutti quanti, con costi esorbitanti che mettono di fronte alla <strong>seconda grande verit\u00e0 non dichiarata sul reddito di cittadinanza: <\/strong><em>rebus sic stantibus<\/em><strong>, per finanziarne l\u2019attuazione su grande scala bisogna smantellare il <\/strong><em>welfare state<\/em><strong>.<\/strong> \u00c8 per questo che gli svizzeri hanno optato per il NO. Ed \u00e8 per questo che, con buona pace di molti commentatori nazionali, il reddito di cittadinanza \u00e8 diventato, in alcuni casi, anche <a href=\"http:\/\/www.theatlantic.com\/politics\/archive\/2014\/08\/why-arent-reformicons-pushing-a-guaranteed-basic-income\/375600\/\"><u>una bandiera della destra<\/u><\/a>: perch\u00e9 diminuirebbe la burocrazia dei sistemi di welfare (gli ISEE, i centri per l\u2019impiego\u2026),e l\u2019intrusione dello stato nelle scelte individuali.<\/p>\n<p>Ed ecco che arriva la notizia vera: <strong>la sperimentazione pi\u00f9 ambiziosa e pi\u00f9 concreta di reddito di cittadinanza non la sta facendo uno Stato, una regione o un comune, ma un acceleratore di startup.<\/strong> Anzi, uno dei pi\u00f9 importanti del mondo: <a href=\"https:\/\/blog.ycombinator.com\/yc-stats\"><u>Y-Combinator<\/u><\/a>, fondo di investimento che negli ultimi 10 anni ha lanciato startup per quasi 65 miliardi di dollari di capitalizzazione. Ma che negli ultimi due anni ha deciso di attuare una svolta epocale: si occuper\u00e0 di ricerca pura \u2013 come in genere fanno gli stati o gli enti pubblici. E la sua prima ricerca sar\u00e0 proprio una sperimentazione sul reddito di cittadinanza.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>La macchina \u00e8 gi\u00e0 partita. Il primo esperimento-pilota di sei mesi si tiene a Oakland, in California. Un gruppo adeguatamente selezionato di cittadini \u2013 occupati e disoccupati, ricchi e poveri \u2013 ricever\u00e0 ogni mese 2000 dollari. Lo scopo? \u201cvogliamo esplorare alternative alle <em>safety net<\/em> esistenti\u201d dice Elizabeth Rhodes, direttrice della ricerca. \u201cCon la tecnologia che elimina posti di lavoro e il lavoro che \u00e8 sempre meno sicuro, sempre pi\u00f9 persone faranno fatica a far quadrare i conti tramite il loro lavoro\u201d. Vedremo come la sperimentazione si svilupper\u00e0. C\u2019\u00e8 da scommettere che, da esperimento scientifico, la spinta sul reddito di cittadinanza si evolver\u00e0 in azione di lobby, per lo meno in California. Ci\u00f2 su cui vale la pena di riflettere, comunque andr\u00e0, \u00e8 che sia proprio il mondo delle imprese tecnologiche della Silicon Valley a spingere per la diffusione del reddito di cittadinanza.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 lo fanno? Di certo i signori del <em>tech<\/em> sono consapevoli dell&#8217;impatto sul mercato del lavoro e sulla societ\u00e0 di due fenomeni che alla Silicon Valley si riconducono direttamente: l\u2019intelligenza artificiale e i nuovi monopoli digitali (o monopoli algoritmici), fenomeni che stanno spiazzano milioni di posti di lavoro in America e fuori. E con il positivismo tecnologico che li contraddistingue, vogliono semplicemente trovare il modo di mitigare le ricadute sociali di questi fenomeni evitando di creare freni allo sviluppo della loro industria.<\/p>\n<p>Ma dietro l\u2019entusiasmo per il reddito di cittadinanza da parte delle imprese tecnologiche c\u2019\u00e8 un errore di fondo: l\u2019accettazione frettolosa di una \u201cfine del lavoro\u201d catartica e liberatoria. <strong>In California, insomma, si comincia a credere che possa esistere un mercato senza lavoro.<\/strong> Che possa funzionare un capitalismo in cui porzioni sempre pi\u00f9 vaste della popolazione non partecipano pi\u00f9 alla produzione di valore tramite il loro lavoro. Lo fanno, al massimo, come consumatori attivi, che acquistano servizi e producono, in cambio, grandi masse di dati da cui le grandi aziende del web estraggono valore.<\/p>\n<p>\u00c8, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, il ribaltamento della visione di Henry Ford, per cui era essenziale che l\u2019operaio della catena di montaggio potesse, con i proventi del suo lavoro, permettersi i beni che aveva prodotto. Ed ecco che sotto la superficie del dibattito vediamo il grande cambiamento in atto: quello per cui il lavoro perde la centralit\u00e0 nella creazione di valore che ha avuto per qualche secolo. Almeno dalla rivoluzione industriale in avanti.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 non \u00e8 vero che il lavoro finir\u00e0<\/strong>. Ha ragione Moretti a dire che il digitale sta, comunque, creando nuovi posti di lavoro. Ma ne sta creando, spesso, di peggiori, con i robot che sostituiscono le mansioni di concetto, lasciando agli umani quelli pi\u00f9 duri e a minor valore aggiunto. Pensate al recente <a href=\"https:\/\/medium.com\/@stefanozorzi\/longing-for-good-jobs-the-deliveroo-strike-and-the-future-of-work-491496b547c6#.j16oe0ui7\"><u>sciopero di Deliveroo<\/u><\/a>, o ad Amazon, dove sono gli algoritmi a consigliarvi quali libri comprare, mentre sono gli uomini a consegnarveli come fattorini. Tanto che qualcuno ha teorizzato che <strong>invece di una \u201cjobless society\u201d \u2013 societ\u00e0 senza lavoro \u2013 stiamo andando verso una \u201ccrappy job society\u201d<\/strong>, una societ\u00e0 dei lavoracci.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>Ci\u00f2 che sta succedendo, \u00e8 che il lavoro vale sempre di meno, e il valore si crea altrove:<\/strong> dalle rendite finanziarie, dagli algoritmi, dallo sfruttamento di grandissime masse di dati. \u00c8 gi\u00e0 successo in passato: ci sono state le epoche in cui il valore si \u00e8 creato dalle rendite fondiarie, dall\u2019appartenenza a classi e corporazioni, dalla guerra, dallo sfruttamento di fatica ritenuta \u201cnon umana\u201d, come quella degli schiavi. Sono state, in genere, epoche di alte diseguaglianze, di basso reddito medio e di scarsissima mobilit\u00e0 sociale. Sintomi analoghi a quelli che stiamo vedendo oggi.<\/p>\n<p>In questo senso abbandonare il lavoro e abbracciare acriticamente il reddito di cittadinanza significa buttare via il bambino con l\u2019acqua sporca. <strong>Significa consegnare a pochissimi le chiavi della creazione del valore e lasciarsi alle spalle il pi\u00f9 efficiente strumento di mobilit\u00e0 sociale che l\u2019umanit\u00e0 ha avuto a disposizione<\/strong>. Occorre invece pensare a come cambia il lavoro, e trovare il modo di restituirgli valore. Per farlo, l\u2019intero set di policy che hanno caratterizzato il welfare state va rifondato. E il pensiero in questa direzione \u00e8 solo iniziato.<\/p>\n<p><strong>Servono politiche di redistribuzione del valore.<\/strong> Come l\u2019epoca agricola ha avuto la riforma agraria e l\u2019epoca industriale ha avuto le grandi lotte per i diritti degli operai, cos\u00ec la societ\u00e0 dell\u2019informazione deve ancora trovare il modo di garantire un maggior share del valore ai partecipanti alle \u201cplatform economies\u201d (Uber, freelancer.com, ecc\u2026) e distribuire pi\u00f9 equamente i proventi della produzione di dati sul web.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 lf-size1 lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>Servono politiche fiscali capaci di riequilibrare il gap di competitivit\u00e0 tra lavoratori e macchine, <\/strong>tra il lavoro dell\u2019uomo, tassato al 30\/40% in occidente, e ancor di pi\u00f9 in Italia, soffre rispetto al lavoro delle macchine: non tassiamo i robot, come suggeriva una <a href=\"http:\/\/www.ilfoglio.it\/economia\/2016\/07\/18\/robot-imprese-tasse___1-v-144571-rubriche_c547.htm\"><u>recente mozione al Parlamento Europeo<\/u><\/a>, ma detassiamo il lavoro.<\/p>\n<p><strong>Servono politiche dell\u2019istruzione che sappiano \u201criempire di nuovo il lavoro di valore\u201d,<\/strong> consentendo alle generazioni future non di \u201cfar bene un lavoro\u201d ma di saperne inventare continuamente di nuovi. Far parlare scuola e lavoro \u00e8 solo il primo passo di una apertura delle istituzioni educative al mondo.<\/p>\n<p><strong>Servono \u201cgap filling policies\u201d<\/strong>, che colmino i buchi di una vita lavorativa che non \u00e8 pi\u00f9 fatta di un periodo di formazione, una carriera in crescita lineare, e un periodo di inattivit\u00e0 (la pensione), ma da un susseguirsi molto pi\u00f9 intricato di fasi differenti, di alti e bassi e di pieni e vuoti. E in questo susseguirsi i cittadini non avranno bisogno tanto dello strumento della pensione \u2013 il pi\u00f9 rigido in assoluto \u2013 ma di \u201cassicurazioni flessibili\u201d a cui poter accedere in ogni fase della vita per formarsi, ricollocarsi, pagarsi un sabbatico, permettersi un affitto, coprire i contributi pensionistici in momenti di disoccupazione (come ad esempio gi\u00e0 fa il Regno Unito). In quest\u2019ottica, al welfare state non \u00e8 pi\u00f9 richiesto di disegnare la traiettoria lavorativa di tutti i cittadini all\u2019interno di schemi definiti, ma di accompagnare le scelte e le difficolt\u00e0 dei cittadini in un mondo che cambia.<\/p>\n<p>Serve, insomma, capacit\u00e0 di comprendere la complessit\u00e0. Di rifuggire le soluzioni semplici e di evitare di abbracciare le panacee del momento senza sapere cosa ci si lascia, davvero, alle spalle. Di affrontare con coraggio il cambiamento dei nostri sistemi di welfare, sapendo che il cambiamento pu\u00f2 avvenire molto rapidamente, e non necessariamente sar\u00e0 un progresso.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/section>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LO LODANO A SINISTRA, MA FORSE \u00c8 DI DESTRA; LO STUDIANO GLI STATI, MA LO ATTUANO LE AZIENDE DELLA SILICON VALLEY; PERCH\u00c9, INVECE DI UN MERCATO SENZA LAVORO, CI CONVIENE PIANIFICARE UNA RIVOLUZIONE DEL WELFARE Articolo di Francesco Luccisano e Stefano Zorzi pubblicato su Linkiesta.it, 7 settembre 2016<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[],"class_list":["post-41799","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41799","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=41799"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/41799\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=41799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=41799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=41799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}