
{"id":4233,"date":"2009-07-02T22:29:04","date_gmt":"2009-07-02T21:29:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4233"},"modified":"2009-07-17T15:22:54","modified_gmt":"2009-07-17T14:22:54","slug":"se-il-lavoro-distrae-la-donna-dai-suoi-compiti-familiari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4233","title":{"rendered":"SE IL LAVORO &#8220;DISTRAE&#8221; LA DONNA DAI SUOI COMPITI FAMILIARI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PARIFICARE GRADUALMENTE L&#8217;ETA&#8217; DELL PENSIONE PER LE DONNE RISPETTO AGLI UOMINI E&#8217; ORMAI UNA SCELTA OBBLIGATA. OCCORRE PERO&#8217; ACCOMPAGNARLA CON MISURE INCISIVE DI PROMOZIONE DELL&#8217;OCCUPAZIONE FEMMINILE: TORNA D&#8217;ATTUALITA&#8217; LA DETASSAZIONE SELETTIVA DEI REDDITI DELLE LAVORATRICI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> il 3 luglio 2009<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText2\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Nel 1969 la Corte costituzionale italiana spieg\u00f2 con queste parole perch\u00e9 riteneva giusto che le donne andassero in pensione prima degli uomini: &#8220;rientra fra i poteri del legislatore anche quello di limitare nel tempo il periodo in cui la donna venga distratta dalle cure familiari e di consentire che, giunta ad una certa et\u00e0, essa torni ad accudire esclusivamente la famiglia&#8221;.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Una sentenza del novembre scorso della Corte di Giustizia europea ha condannato invece l&#8217;Italia a rimuovere questa differenza di trattamento, almeno nel settore dell&#8217;impiego pubblico. E, poich\u00e9 l&#8217;Italia non se ne \u00e8 data per intesa, ora la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione, che potrebbe costarci molto cara se non ci affretteremo a ottemperare. Molti ancora oggi, a destra come a sinistra, non si rassegnano a questo obbligo comunitario; ma le parole della Corte costituzionale di quaranta anni fa \u2011 oggi sbalorditive, eppure limpidissime nel chiarire la vera logica della differenziazione sopravvissuta fino a oggi \u2011 dovrebbero indurci a parificare al pi\u00f9 presto i limiti di et\u00e0 per la pensione anche nel settore privato. \u00c8 indispensabile per rompere il circolo vizioso della discriminazione che alimenta se stessa: &#8220;poich\u00e9 tu donna hai sopportato una parte maggiore del lavoro informale di cura familiare, in cambio ti mandiamo in pensione prima; poich\u00e9 ti mandiamo in pensione prima, non lamentarti se ti riserviamo pi\u00f9 il lavoro domestico che il lavoro professionale&#8221;. Accade cos\u00ec che, a parit\u00e0 di popolazione con la Gran Bretagna, in Italia ci siano 4 milioni di donne in meno nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Resta l&#8217;obiezione: le donne perdono il &#8220;risarcimento&#8221; della possibilit\u00e0 di pensione anticipata, ma la discriminazione ai loro danni, in azienda come in casa, resta quella di prima. \u00c8 vero. E questo \u00e8 il motivo per cui tutte le risorse che si risparmiano con la parificazione graduale delle et\u00e0 pensionistiche, ma anche molte di pi\u00f9, dovranno essere &#8220;restituite&#8221; alle donne, con misure vigorose di promozione della parit\u00e0 effettiva. In questo spirito \u00e8 stata presentata recentemente da tre donne che conoscono bene il problema \u2011 Marina Piazza, Anna Maria Ponzellini e Anna Soru \u2011 una proposta interessante: scambiare l&#8217;innalzamento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile con il riconoscimento ai fini previdenziali dei periodi dedicati alla cura familiare. Come? Per esempio, estendendo la tutela per la maternit\u00e0 (compresa la contribuzione figurativa) a tutte le madri, anche se non impegnate in un rapporto di lavoro; ma anche assicurando a ogni coppia di genitori dei congrui periodi di congedo (con contribuzione figurativa e indennit\u00e0 pari al 60% della retribuzione), ulteriori rispetto a quelli gi\u00e0 oggi disponibili e proporzionati al numero dei figli.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Il problema \u00e8 che dei congedi parentali godono molto di pi\u00f9 le donne degli uomini, anche perch\u00e9 le mogli guadagnano mediamente meno dei rispettivi mariti: \u00e8 pi\u00f9 conveniente, quindi, che in famiglia il reddito di lavoro parzialmente sacrificato sia quello femminile. Si corre cos\u00ec di nuovo il rischio che l&#8217;incremento della protezione alimenti il circolo vizioso a danno del tasso di occupazione femminile, oggi in Italia innaturalmente basso.<\/p>\n<p class=\"MsoBodyText2\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\">Un modo per uscirne \u00e8 questo: una detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile, come &#8220;azione positiva&#8221; finalizzata a produrre quell&#8217;aumento drastico dell&#8217;occupazione regolare delle donne che l&#8217;Unione Europea ci chiede e finora non siamo stati capaci di realizzare. Oggi su uno stipendio mensile di mille euro gravano 110 euro di imposta. Ridurre quei 110 euro a 10 per le retribuzioni delle donne costerebbe allo Stato circa 4 miliardi l&#8217;anno: \u00e8, lira pi\u00f9 lira meno, quello che \u00e8 costata l&#8217;abolizione dell&#8217;Ici sulle case dei pi\u00f9 ricchi, disposta dal Governo all&#8217;inizio di questa legislatura. In parte, comunque, questa misura si ripagherebbe da sola, per effetto dell&#8217;allargamento della base produttiva: domanda e offerta di lavoro femminile sono infatti molto pi\u00f9 elastiche rispetto al lavoro maschile, quindi risponderebbero bene all&#8217;incentivo. E quando in famiglia ci sar\u00e0 un reddito tassato di pi\u00f9 e uno tassato di meno, sar\u00e0 pi\u00f9 facile che a essere sacrificato parzialmente con la richiesta di congedo parentale sia quello tassato di pi\u00f9. Per la copertura finanziaria di questa misura fiscale basterebbe il 5 per cento dei 70 miliardi che lo Stato spende ogni anno per l&#8217;equilibrio del bilancio pensionistico. Ne varrebbe davvero la pena.<\/p>\n<p class=\"MsoBodyText2\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt;\"><span style=\"mso-bidi-font-style: italic;\">In un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Milano il deputato della maggioranza Giuliano Cazzola si \u00e8 detto disponibile per un&#8217;iniziativa di questo genere. Se anche i ministri Tremonti e Sacconi lo fossero, una iniziativa bi-partisan di questo genere potrebbe, nel giro di pochi anni, cambiare faccia al mercato del <span style=\"font-family: Times New Roman;\"><span style=\"font-size: small;\">lavoro italiano.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PARIFICARE GRADUALMENTE L&#8217;ETA&#8217; DELL PENSIONE PER LE DONNE RISPETTO AGLI UOMINI E&#8217; ORMAI UNA SCELTA OBBLIGATA. 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