
{"id":4307,"date":"2009-07-12T09:16:51","date_gmt":"2009-07-12T08:16:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4307"},"modified":"2009-11-03T11:21:30","modified_gmt":"2009-11-03T10:21:30","slug":"dialogo-sulloccupazione-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4307","title":{"rendered":"DIALOGO SULL&#8217;OCCUPAZIONE FEMMINILE E IL WELFARE"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"color: #993300;\">IL DISSENSO E&#8217;, IN REALTA&#8217;, SU QUESTO PUNTO: RITENIAMO DAVVERO CHE UN AUMENTO DEL TASSO DI OCCUPAZIONE REGOLARE DELLE DONNE GIOVI AL BENESSERE E ALLA SICUREZZA DELLE FAMIGLIE? SE LA RISPOSTA E&#8217; &#8220;SI'&#8221;, E&#8217; GIUSTO USARE L&#8217;INCENTIVO FISCALE IN QUESTA DIREZIONE. IL GOVERNO RISPONDE INVECE &#8220;NO&#8221;; INFATTI\u00a0LA SUA RIFORMA FISCALE, FONDATA SUL &#8220;COEFFICIENTE FAMILIARE&#8221;, VA NELLA DIREZIONE OPPOSTA <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Intervista a cura di Federico Ferra\u00f9, pubblicata sul quotidiano on line <\/em>Il Sussidiario <em>il 6 luglio 2009. Seguono un intervento dissenziente di Luca Pesenti, professore dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano, e una mia replica (v. anche, in argomento,\u00a0il mio <\/em><a title=\"Se il lavoro &quot;distrae&quot; la donna dai suoi compiti - 3.7.09\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4233\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #6699cc;\"><em>articolo pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 3 luglio<\/em><\/span><\/a><em>).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che il Governo ha presentato il decreto anticrisi, resta sempre aperto il capitolo riguardante le riforme del sistema previdenziale. L\u2019Ue ha gi\u00e0 chiesto da tempo all\u2019Italia di parificare l\u2019et\u00e0 pensionabile di uomini e donne nel settore pubblico, ma questo non \u00e8 stato ancora fatto, anche per l\u2019opposizione dei sindacati. Altri settori della societ\u00e0 chiedono invece l\u2019introduzione del quoziente famigliare per riformare il sistema fiscale. Dell\u2019opportunit\u00e0 di queste e di altre riforme abbiamo parlato con Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd.<strong><br \/>\n<\/strong><strong>Professor Ichino, la Corte di Giustizia europea \u00e8 tornata a sollecitare l\u2019equiparazione dell\u2019et\u00e0 pensionabile di donne e uomini nella Pa. Conviene adeguarsi a quanto chiede l\u2019Europa?<br \/>\n<\/strong>Certo che s\u00ec! Avremmo, anzi, dovuto\u00a0provvedere\u00a0gi\u00e0 da tempo. Ormai siamo rimasti gli ultimi in Europa a non aver parificato l\u2019et\u00e0 di pensionamento per uomini e donne e nei tre Paesi nei quali una differenza ancora esiste, \u00e8 gi\u00e0 in corso una parificazione graduale e si conosce gi\u00e0 l\u2019anno, ormai vicino,\u00a0in cui la parit\u00e0 di trattamento verr\u00e0 integralmente raggiunta.<br \/>\n<strong>Una riforma pensionistica con l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 sembra inevitabile. Esiste secondo lei un approccio in grado di superare la paura politica di perdere voti, che sembra comparire in entrambi gli schieramenti?<br \/>\n<\/strong>Se si fa politica con l\u2019orizzonte temporale della legislatura, non ci si dovrebbe lasciar paralizzare da questa paura: sulla distanza dei quattro o cinque anni, anche le scelte pi\u00f9 incisive e coraggiose vengono capite dall\u2019opinione pubblica. Ormai, comunque, quello della parit\u00e0 di trattamento previdenziale \u00e8 un vincolo inderogabile per noi. Occorre\u00a0rispettarlo, procedendo a una parificazione graduale dell\u2019et\u00e0 di pensionamento, in modo da evitare di danneggiare le lavoratrici gi\u00e0 vicine al requisito minimo. La riforma Dini del 1995 consente di stabilire un limite\u00a0flessibile di et\u00e0 per il pensionamento, a scelta del lavoratore o lavoratrice: chi\u00a0sceglie di andare in pensione prima, riceve una pensione pi\u00f9 bassa.\u00a0Per esempio, in Svezia tutti coloro che hanno raggiunto i 40 anni di\u00a0contribuzione possono scegliere quando andare in pensione,\u00a0tra i 61 e i 67 anni di et\u00e0; e ovviamente chi ci va pi\u00f9 tardi ha una pensione nettamente migliore.<br \/>\n<strong>Una delle obiezioni all\u2019equiparazione dell\u2019et\u00e0 pensionabile \u00e8 che le donne sopportano un carico aggiuntivo, rispetto agli uomini, di lavoro di cura dei bambini e degli anziani. Cosa ne pensa?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 vero. Ma dobbiamo uscire dalla logica risarcitoria: \u201ctu donna sopporti questo carico diseguale e in cambio ti mandiamo in pensione prima\u201d. \u00c8 una logica che ci condanna a un equilibrio deteriore. Per uscirne occorre parificare gradualmente l\u2019et\u00e0 del pensionamento e destinare subito, anche in via anticipata,\u00a0tutto il denaro che in questo modo si risparmier\u00e0 a incentivare il lavoro femminile regolare, a incrementare i servizi alla famiglia, a istituire periodi di contribuzione figurativa in corrispondenza con congedi parentali allungati.<br \/>\n<strong>A proposito dei congedi parentali, si dice che ne usufruiscono quasi sempre le donne, col risultato di rendere meno appetibile il loro lavoro per le imprese.<br \/>\n<\/strong>Anche questo \u00e8\u00a0vero. Proprio per questo condivido la proposta avanzata da alcuni economisti (tra i quali Alberto Alesina) di una detassazione selettiva dei redditi di lavoro delle donne, come \u201cazione positiva\u201d in funzione dell\u2019aumento del tasso di occupazione femminile, fino al raggiungimento dell\u2019obbiettivo fissato dall\u2019Unione Europea (rispetto al quale siamo molto indietro). Per esempio: oggi, su di un reddito di mille euro al mese si pagano 110 euro di Irpef. Ridurre questa imposta per le donne a 10 euro al mese costerebbe circa\u00a04 miliardi all\u2019anno, cio\u00e8 circa lo stesso importo che \u00e8 costato allo Stato l\u2019abolizione totale dell\u2019ICI sulle case dei ricchi.<br \/>\n<strong>E come si potrebbe \u201ccoprire\u201d questo mancato gettito Irpef?<br \/>\n<\/strong>In parte questa perdita di gettito fiscale\u00a0sarebbe recuperata con l\u2019aumento dell\u2019occupazione femminile: domanda e offerta di lavoro femminile sono infatti molto pi\u00f9 elastiche rispetto al lavoro maschile, quindi risponderebbero bene a un incentivo fiscale di questo genere. Per il resto, quel costo potrebbe essere finanziato con il 4 o 5 per cento dei 70 miliardi che oggi lo Stato spende ogni anno per mantenere in equilibrio il bilancio pensionistico dell\u2019Inps. Invece di spendere quei soldi per mandare in pensione i 59enni o 60enni, spendiamoli per far entrare nel mercato del lavoro molte pi\u00f9 donne, per\u00a0offrire pi\u00f9 servizi alla famiglia, che oltretutto richiedono manodopera per lo pi\u00f9 femminile. Il lavoro di cura svolto professionalmente e in forma regolare rende molto di pi\u00f9 alla societ\u00e0, e alle lavoratrici stesse che lo svolgono, del lavoro domestico che oggi viene da esse svolto per lo pi\u00f9 informalmente.<br \/>\n<strong>L\u2019Ocse ha dato una valutazione positiva delle misure anticrisi del governo. In generale il provvedimento del governo, al pari di quello varato per le banche, appare puntuale e circostanziato, ma \u201cminimale\u201d. Condivide quest\u2019analisi?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, questa \u201cmanovra\u201d varata dal Governo\u00a0contiene alcune buone idee; ma \u00e8 veramente di entit\u00e0 complessiva ridottissima, poco pi\u00f9 che simbolica. Serve quasi solo a poter dire, in televisione e nei dibattiti,\u00a0di aver dato una risposta a questo o a quello. Se si intervenisse con le riforme strutturali del welfare e del mercato del lavoro, guadagneremmo margini molto maggiori per interventi congiunturali pi\u00f9 incisivi ed efficaci. Su questo punto concordo totalmente con quanto sostiene e propone il Governatore della Banca d\u2019Italia Draghi.<br \/>\n<strong>Occorre per\u00f2 anche tener conto della fattibilit\u00e0 e della sostenibilit\u00e0 delle riforme\u2026<br \/>\n<\/strong>Qui si vede la capacit\u00e0 di governare il Paese.\u00a0Riconosco che l&#8217;Unione guidata da Prodi non ha brillato, su questo terreno; ma il centrodestra di Berlusconi mi sembra del tutto fermo. Sembra che Tremonti e Sacconi abbiano paura anche soltanto di parlare delle riforme del welfare e del mercato del lavoro.<br \/>\n<strong>L\u201980% del cuneo fiscale \u00e8 legato al finanziamento delle pensioni pubbliche. A parte l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, la nostra previdenza complementare \u00e8 al palo. Secondo lei andrebbe incentivata e sviluppata?<br \/>\n<\/strong>Nel complesso, mi sembra che il sistema dei fondi di previdenza complementare abbia retto bene alla tempesta della crisi.\u00a0Con la ripresa economica, anche la previdenza complementare avr\u00e0 un forte impulso. E sar\u00e0 un bene sia per i lavoratori interessati, sia per l\u2019intera economia.<br \/>\n<strong>La riforma della contrattazione, puntando su merito e decentramento, le pare in grado di evitare il ricorso massiccio a contratti di collaborazione o di lavoro parasubordinato?<br \/>\n<\/strong>Francamente, non vedo un nesso tra l\u2019una e l\u2019altra cosa. La lotta per il riconoscimento del merito e contro il\u00a0regime di apartheid ai danni del lavoro precario si combatte\u00a0ridisegnando il diritto del lavoro per le nuove generazioni di lavoratori: tutti a tempo indeterminato, ma nessuno inamovibile. E per chi perde il posto, in conseguenza di un licenziamento per motivi economici, sostegno del reddito e assistenza a livelli nord-europei. \u00c8 quello che propongo\u00a0col disegno di legge n. 1481 presentato nel marzo scorso,\u00a0\u201dper la transizione\u00a0a un regime di flexsecurity\u201d.\u00a6lt;br \/&gt; <strong>Di recente il ministro Scajola ha auspicato la reintroduzione in finanziaria del quoziente familiare. \u00c8 d\u2019accordo?<br \/>\n<\/strong>No.<br \/>\n<strong>Perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 \u00e8 un meccanismo fiscale che disincentiva\u00a0l\u2019ingresso nel mercato del lavoro del secondo membro adulto della famiglia, che per lo pi\u00f9 \u00e8 la moglie. L\u2019effetto sul tasso di occupazione femminile sar\u00e0 esattamente contrario a quello che dobbiamo proporci di ottenere.<br \/>\n<strong>Per quanto concerne il <em>Libro bianco<\/em> sul welfare, il grande tema rimane quello della sostenibilit\u00e0: da un lato, un Paese che non cresce non pu\u00f2 permettersi spese eccessive per la tutela dei propri cittadini pi\u00f9 deboli; dall\u2019altro lato, i vincoli di finanza pubblica saranno probabilmente gi\u00e0 ampiamente infranti senza avviare alcuna delle auspicabili riforme del settore, per effetto della crisi economica. Come agirebbe in questo scenario il \u201csuo\u201d Libro bianco?<br \/>\n<\/strong>Delle misure per l\u2019incremento del lavoro femminile ho detto poco fa. E sarebbe gi\u00e0 una misura molto incisiva, in funzione dell\u2019allargamento della base produttiva e dell\u2019incremento del prodotto lordo. Poi occorrerebbe adottare tutte le misure che possono consentire di aumentare gli investimenti stranieri in Italia. Siamo un Paese fortemente chiuso agli investimenti esteri, non solo per alcuni nostri difetti strutturali, ma anche per scelte politiche precise, come quella della difesa dell\u2019 \u201citalianit\u00e0\u201d delle nostre imprese. E anche a causa di alcuni gravi difetti del nostro sistema di relazioni industriali e del nostro diritto del lavoro. Basterebbe che raggiungessimo la met\u00e0 della capacit\u00e0 della Gran Bretagna di attirare investimenti stranieri, perch\u00e9 la nostra economia ne abbia un enorme beneficio in termini di domanda di lavoro aggiuntiva e di innovazione positiva nel tessuto produttivo.<br \/>\n<strong>Infine, un accenno al Pd. Prima delle elezioni una delle possibili vie d\u2019uscita dall\u2019impasse caldeggiate dai fautori del rinnovamento del partito passava per il territorio: buona politica del territorio vs. vecchia forma-partito della segreteria e del notabilato. A suo avviso come produrre una vera discontinuit\u00e0 e come affrontare il nodo delle alleanze, cio\u00e8 la pi\u00f9 controversa, quella con Di Pietro?<br \/>\n<\/strong>Lo statuto del Pd prevede che il segretario sia anche il candidato-premier; e che sia eletto col metodo delle primarie. Questo costringe il partito a superare le logiche auto-referenziali degli apparati, del ceto politico, e ad aprirsi alla societ\u00e0 civile, a capirne le esigenze reali. \u00c8 una autoriforma della politica molto difficile; ma\u00a0\u00e8 la via giusta per uscire dall\u2019impasse in cui oggi il Pd si trova.\u00a0Lo stesso metodo deve applicarsi se ci si allea con uno o pi\u00f9 altri partiti minori,\u00a0i quali pertanto devono condividere quel metodo. Il senso principale del congresso che si celebrer\u00e0 a ottobre sta nella conferma dell\u2019impegno del partito a praticare questo metodo, oppure nel ritorno al metodo tradizionale che ha caratterizzato la nostra \u201cprima Repubblica\u201d e in qualche misura anche la seconda, fino allo scorso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;INTERVENTO DISSENZIENTE DI LUCA PESENTI: LA NOSTRA IMPOSTA SUI REDDITI OGGI PENALIZZA INDEBITAMENTE LE FAMIGLIE MONOREDDITO<\/span><br \/>\n<\/strong><em>Sul quotidiano on line <\/em>Il Sussidiario<em>, 8 luglio 2009.\u00a0Luca Pesenti insegna tecniche e programmazione del welfare locale all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano ed \u00e8 consulente della Presidenza della Regione Lombardia<\/em><br \/>\n<strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Il professor Pietro Ichino, attualmente esponente dell\u2019opposizione parlamentare al Governo Berlusconi, ha bocciato senza appello l\u2019idea di introdurre il quoziente famigliare nel sistema fiscale italiano (si veda l\u2019intervista pubblicata su ilsussidiario.net luned\u00ec 6 luglio 2009). Una riforma, questa, sostenuta in campagna elettorale da Silvio Berlusconi e oggi ferma ai box, in attesa (cos\u00ec viene sostenuto) che passi la lunga notte di crisi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le ragioni addotte da Ichino sono legate principalmente alla tendenza disincentivante che, a suo dire, la misura di riassetto fiscale avrebbe sull\u2019occupazione femminile, a causa di una presunta agevolazione per le famiglie monoreddito che alcune simulazioni farebbero prevedere. Questa affermazione, seppur degna di attenzione, presenta per\u00f2 diversi problemi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019idea di Ichino \u00e8 che le donne, se potessero realmente scegliere, deciderebbero inevitabilmente di lavorare, e dunque la legislazioni dovrebbe mettere dei paletti capaci di rendere possibile questo desiderio. Si tratta di un\u2019affermazione piuttosto diffusa, che il giuslavorista condivide ad esempio con due personalit\u00e0 <em>mainstream <\/em>del panorama intellettuale italiano e internazionale come il politologo milanese Maurizio Ferrera (autore de \u201cIl Fattore D\u201d) e la sociologa torinese Chiara Saraceno.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La tesi della necessaria femminilizzazione del mercato del lavoro \u00e8 stata infine ripresa ancora di recente da altri due autorevolissimi intellettuali della famiglia de la <em>voce.info<\/em>, come l\u2019economista Daniela del Boca e il demografo Alessandro Rosina (\u201cFamiglie sole\u201d, Il Mulino). La tesi di Ichino appare in ogni caso fortemente connotata in senso ideologico, marcata come \u00e8 da un\u2019ipotesi sottostante (quella delle pari opportunit\u00e0) che non fa i conti con quella componente di donne (piuttosto estesa, a giudicare anche dai dati di alcune ricerche empiriche) che vorrebbe dedicare pi\u00f9 tempo all\u2019educazione dei figli, riducendo il proprio lavoro full-time ad un part-time raramente concesso dalle aziende. Pi\u00f9 corretto sarebbe anche in questo settore delle politiche pubbliche applicare il principio di sussidiariet\u00e0, mettendo le donne (e le famiglie) nella condizione di scegliere realmente tra cura dei figli (e prima ancora maternit\u00e0) e fatiche lavorative.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Al di l\u00e0 delle opzioni di tipo politico-culturale (direttiva e orientata alle pari opportunit\u00e0 <em>versus <\/em>sussidiaria e orientata alla libera scelta), anche sul piano squisitamente tecnico le cose non sono cos\u00ec limpide come si potrebbe pensare leggendo le affermazioni di Ichino. A seconda delle metodologie di calcolo e dei pesi attribuiti al quoziente, cambia infatti sensibilmente la tipologia di famiglie che ne verrebbe beneficiata. Quel che \u00e8 invece certo \u00e8 che l\u2019attuale sistema fiscale penalizza fortemente le famiglie monoreddito, a tutto favore di quelle in cui si lavora in due: e questo sistema non ha sicuramente portato a quel massiccio inserimento delle donne nel mercato del lavoro auspicato da Ichino, se \u00e8 vero che l\u2019Italia presenta il tasso di occupazione femminile pi\u00f9 basso d\u2019Europa.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un riequilibrio in favore delle famiglie monoreddito (e delle famiglie numerose, che sarebbero le vere beneficiate dall\u2019intervento) rappresenta un elemento di sicura equit\u00e0 fiscale, le cui conseguenze in termini occupazionali devono essere dimostrati.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quanto detto (e autorevolmente teorizzato ad esempio dal pro Rettore della Cattolica, Luigi Campiglio) trova conforto per altro sul piano empirico: vi sono infatti esempi internazionali che mostrano come il quoziente famigliare non determini necessariamente il risultato discriminatorio lamentato da Ichino.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Come ho pi\u00f9 diffusamente argomentato nel mio recente \u201cPolitiche sociali e sussidiariet\u00e0\u201d (Ed. Lavoro), l\u2019esempio francese dimostra in realt\u00e0 esattamente la tesi opposta, ovvero che pi\u00f9 quoziente famigliare fa bene alle donne, alle famiglie, al mercato del lavoro. Grazie a questo sistema fiscale, parte centrale di un pi\u00f9 ampio disegno di sostegno alle famiglie, la Francia presenta infatti al tempo stesso un tasso di occupazione femminile vicino al 60% (superiore alla media europea e di oltre 10 punti pi\u00f9 alto rispetto a quello italiano) e non ascrivibile in modo preponderante alla diffusione di contratti part-time.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La lezione francese cosa dimostra allora? Che le famiglie, messe realmente nella condizione di scegliere rispetto alla loro vita, sono capaci di trovare un equilibrio virtuoso tra figli e lavoro, senza costringere le donne a lavorare ma neppure senza costringerle necessariamente tra le quattro pareti domestiche. Questa \u00e8 la vera lezione che bisognerebbe iniziare ad imparare. E possibilmente a importare nel nostro vecchio e anti-famigliare sistema di welfare.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">LA MIA REPLICA:\u00a0IL VERO DISSENSO\u00a0E&#8217; SUL PUNTO SE SIA GIUSTO PERSEGUIRE UN AUMENTO DEL TASSO DI OCCUPAZIONE REGOLARE FEMMINILE<\/span><\/strong><br \/>\n<em>Sul quotidiano on line <\/em>Il Sussidiario<em>, 13 luglio 2009<\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><span style=\"font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ringrazio Luca Pesenti dell\u2019attenzione dedicata alla mia intervista; e a mia volta prendo buona nota delle sue osservazioni critiche. <\/span><span style=\"font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt;\">Non comprendo, per\u00f2, nel suo intervento, la differenza tra \u201cpari opportunit\u00e0\u201d e \u201clibert\u00e0 di scelta\u201d: per me le due espressioni, nel contesto in cui le usiamo entrambi, hanno sostanzialmente lo stesso significato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><span style=\"font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt;\">Mi sembra, dunque, che concordiamo sulla necessit\u00e0 di costruire per le donne questa condizione di \u201cpari opportunit\u00e0\u201d, o, che \u00e8 lo stesso, di \u201cpari libert\u00e0 di scelta\u201d se entrare o no nel mercato del lavoro regolare. A questo punto chiedo a Pesenti: \u00e8 vero o no che, nel nostro sistema attuale, per una numerosa serie di circostanze, le donne incontrano di fatto maggiori ostacoli di quanti ne incontrino gli uomini, cio\u00e8 siano meno libere? Se la sua risposta \u00e8 \u201cno, non \u00e8 vero\u201d, le nostre strade divergono. Ma se la risposta \u00e8 \u201cs\u00ec\u201d, se cio\u00e8 siamo d\u2019accordo sul punto che oggi esistono degli ostacoli da superare perch\u00e9 le donne possano esercitare appieno la libert\u00e0 di scelta tra il dedicarsi esclusivamente alla famiglia e il dedicarsi anche al lavoro professionale, allora dobbiamo discutere quali siano i modi migliori per eliminare quegli ostacoli.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><span style=\"font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt;\">La divergenza tra Pesenti e me \u2013 se ben comprendo \u2013 \u00e8 su di un altro punto: sulla questione, cio\u00e8, <strong>se debba essere perseguito o no come obiettivo di progresso economico-sociale un aumento del tasso di occupazione regolare femminile nel nostro mercato del lavoro<\/strong>. A me sembra che questo obiettivo debba essere perseguito, insieme a quello di una pi\u00f9 facile conciliazione tra lavoro professionale e lavoro domestico di cura, perch\u00e9 questo aumenta complessivamente la sicurezza e il benessere delle famiglie. Questa non \u00e8 per me una certezza metafisica; ma mi convincono gli argomenti che vengono portati a sostegno di questa tesi da molti studiosi (ultimamente esposti da Maurizio Ferrera nel suo libro \u201cIl fattore D\u201d, Mondadori, 2008). Che cosa pensa Pesenti di quegli argomenti?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><span style=\"font-family: &quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 11pt;\">Capisco che, se non si condivide l\u2019opzione \u2013 fatta propria dall\u2019Unione Europea \u2013 di un aumento del nostro tasso di occupazione regolare femminile, non si pu\u00f2 concordare neppure sull\u2019opportunit\u00e0 di un incentivo economico al lavoro professionale femminile. Questo \u00e8 il vero punto di dissenso tra noi.\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL DISSENSO E&#8217;, IN REALTA&#8217;, SU QUESTO PUNTO: RITENIAMO DAVVERO CHE UN AUMENTO DEL TASSO DI OCCUPAZIONE REGOLARE DELLE DONNE GIOVI AL BENESSERE E ALLA SICUREZZA DELLE FAMIGLIE? SE LA RISPOSTA E&#8217; &#8220;SI&#8217;&#8221;, E&#8217; GIUSTO USARE L&#8217;INCENTIVO FISCALE IN QUESTA DIREZIONE. 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