
{"id":43376,"date":"2017-01-13T13:09:41","date_gmt":"2017-01-13T12:09:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43376"},"modified":"2017-01-15T18:08:59","modified_gmt":"2017-01-15T17:08:59","slug":"la-politica-industriale-buona-di-cui-litalia-ha-bisogno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43376","title":{"rendered":"LA POLITICA INDUSTRIALE BUONA DI CUI L&#8217;ITALIA HA BISOGNO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NON MISURE &#8220;ALLA TRUMP&#8221; DI DIFESA DEGLI INSIDER CONTRO GLI OUTSIDER, DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE ESISTENTI CONTRO I <em>NEW ENTRANTS<\/em>, MA MISURE VOLTE AD APRIRE E RENDERE PI\u00d9 ATTRAENTE IL NOSTRO PAESE AGLI IMPRENDITORI MIGLIORI, CAPACI DI VALORIZZARE MEGLIO IL LAVORO DEGLI ITALIANI<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista<\/em> <em>a cura di Tiziano Marino, pubblicata sul sito <\/em>L\u2019Indro <em>il 12 gennaio 2017 &#8211; In argomento v. anche il mio articolo <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=34893\" target=\"_blank\">Politica industriale: le due leve sbagliate e le cinque giuste<\/a>, <em>pubblicato su <\/em>il Foglio<em> il 3 marzo 2015<br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_43385\" style=\"width: 294px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43385\" class=\"size-full wp-image-43385\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Carlo-Calenda.jpg\" alt=\"Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda\" width=\"284\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Carlo-Calenda.jpg 284w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Carlo-Calenda-150x94.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/><p id=\"caption-attachment-43385\" class=\"wp-caption-text\">Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda<\/p><\/div>\n<p>Si preannuncia un &#8216;inverno caldo&#8217; sulla questione lavoro in Italia. Fallita la vertenza Almaviva Contact, costata il posto a oltre 1.600 lavoratori in attesa dell&#8217;assegno di ricollocazione,\u00a0<strong>tra le 145 trattative aperte al tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong><strong>spicca quella su Alitalia<\/strong>. L&#8217;ex compagnia di bandiera, alla terza ristrutturazione in poco meno di 8 anni, \u00ab<strong>\u00e8 stata gestita male<\/strong>\u00bb afferma il Ministro<strong>\u00a0<\/strong><strong>Carlo Calenda<\/strong>. L&#8217;obiettivo del &#8216;break-even&#8217;, un tempo fissato per la fine di quest&#8217;anno, dovrebbe scivolare al 2019 e, in attesa del piano di rilancio, il problema restano gli esuberi: pi\u00f9 di mille tra tagli, licenziamenti, prepensionamenti ed esternalizzazioni, secondo le indiscrezioni che circolano da settimane. \u00ab<strong>Non esiste che si parli di esuberi prima di parlare di piano industriale<\/strong><em>. <\/em><em>Nessuna azienda si salva senza piano industriale<\/em>\u00bb, prosegue il Ministro\u00a0riconfermato a Palazzo Piacentini da\u00a0<strong>Paolo Gentiloni<\/strong>. Il riferimento \u00e8 al piano che stanno elaborando gli azionisti di Alitalia: la cordata di imprenditori italiani CAI, che ne possiede il 51 per cento, e la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti Etihad, che di fatto la gestisce con il 49 per cento delle azioni. Sempre nella giornata di gioved\u00ec \u00e8 giunta la risposta del Presidente di Alitalia,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Luca Cordero di Montezemolo<\/strong>, che annuncia<strong>\u00a0<\/strong><strong>entro le prossime tre settimane un progetto<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00ab<\/strong><strong>forte e coraggioso<\/strong><strong>\u00bb,\u00a0<\/strong><strong>che rilanci la competitivit\u00e0 dell&#8217;azienda<\/strong>. Intanto i Sindacati di categoria sono sul piede di guerra. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo, hanno scritto una lettera al Governo, chiedendo un \u00ab<em>incontro urgentissimo<\/em>\u00bb e\u00a0<strong>si preparano agli scioperi del 20 gennaio<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong><strong>legato alle problematiche del Fondo di solidariet\u00e0 del settore<\/strong><strong>,\u00a0<\/strong><strong>e del prossimo 23 febbraio<\/strong>. E sulla situazione di Alitalia, \u00e8 intervenuta\u00a0<strong>Susanna Camusso<\/strong>, Segretario Generale della Cgil, che ha espresso la sua preoccupazione, individuando grandi \u00ab<em>responsabilit\u00e0 dell&#8217;impresa, ma anche responsabilit\u00e0 del modo in cui si \u00e8 mosso il Governo<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>Sulla questione Alitalia e sulle strategie industriali del Governo, abbiamo intervistato il Professor\u00a0<strong>Pietro Ichino<\/strong>, giuslavorista e Senatore del Partito Democratico.<\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, dopo molti anni siamo ancora qui a parlare di esuberi in Alitalia. Paghiamo solo errori del passato o c\u2019\u00e8 stato un difetto di attenzione da parte del Governo nei confronti della crisi in atto?<\/strong><\/p>\n<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-43378 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Alitalia.jpg\" alt=\"Alitalia\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Alitalia.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Alitalia-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><\/strong>La crisi di Alitalia ha radici molto lontane nel tempo: radici che affondano in decenni di gestione parastatale in regime di sostanziale monopolio sulle rotte interne e oligopolio sulle rotte internazionali, durante i quali il management si \u00e8 spartito con i sindacati la cospicua rendita monopolistica. Quando \u00e8 incominciata l\u2019era della concorrenza, l\u2019impresa non \u00e8 stata capace di ristrutturarsi n\u00e9, soprattutto, di cambiare la propria cultura aziendale.<\/p>\n<p><strong>Colpa di chi?<br \/>\n<\/strong>La dividerei equamente tra i politici della prima Repubblica, management e sindacati. Questi ultimi, poi, portano su di s\u00e9 la responsabilit\u00e0 gravissima di avere rifiutato, nel 2008, la soluzione che il ministro dell\u2019Economia Padoa Schioppa, superando molte difficolt\u00e0, aveva progettato: cio\u00e8 l\u2019acquisizione di Alitalia da parte di Air-France-KLM, che era il pi\u00f9 grande vettore aereo mondiale. Allora Air-France-KLM offriva di accollarsi un miliardo e mezzo di debiti pregressi di Alitalia e di investire un miliardo fresco in pi\u00f9 per la ristrutturazione; e si impegnava a limitare i tagli di organico entro limiti che erano la met\u00e0 rispetto a quelli poi effettivamente attuati negli anni immediatamente seguenti.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 anche Berlusconi era contrario a quella operazione.<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, ma Berlusconi non aveva ancora vinto le elezioni. Se Cgil Cisl e Uil avessero fatto sponda al ministro Padoa Schioppa e avessero accettato di negoziare il piano industriale con Air France-KLM, l\u2019operazione avrebbe potuto chiudersi positivamente prima che Berlusconi tornasse a capo del Governo. Invece, in nome dell\u2019\u201citalianit\u00e0\u201d dell\u2019impresa, hanno preferito \u201cingaggiare\u201d come imprenditore una \u201ccordata\u201d, la C.A.I., dei cui membri, certo tutti italianissimi, nessuno aveva mai fatto volare un aereo. Per poi finire a dover accettare il mezzo matrimonio con Etihad, che proprio perch\u00e9 \u201cdimezzato\u201d ha risolto ben poco sul piano industriale.<\/p>\n<p><strong>Ora per\u00f2 il ministro Calenda ha parlato di \u201cun piano industriale da dettagliare rapidamente\u201d. Quali interventi si aspetta dal nuovo Governo?<br \/>\n<\/strong>Avr\u00f2 un incontro con Carlo Calenda la settimana prossima, dal quale trarr\u00f2 maggiori informazioni su quello che si propone di fare. Conoscendolo bene, per\u00f2, penso di non sbagliare ipotizzando che il suo \u201cpiano industriale\u201d consista essenzialmente nell\u2019accelerare il processo, gi\u00e0 in atto da un quinquennio, volto a rendere l\u2019Italia pi\u00f9 attrattiva per gli investitori, soprattutto stranieri. Oggi l\u2019aumento del flusso di investimenti diretti dall\u2019estero costituisce la leva principale, se non l\u2019unica, di cui disponiamo per aumentare il ritmo della crescita economica del nostro Paese, la produttivit\u00e0 del lavoro degli italiani e il loro potere contrattuale nei confronti dei datori di lavoro, quindi anche le loro retribuzioni.<\/p>\n<p><strong>Si parla, per\u00f2, anche di difesa dell\u2019italianit\u00e0 delle imprese strategiche.<br \/>\n<\/strong>Ho molte perplessit\u00e0 sia sul concetto di \u201cdifesa dell\u2019italianit\u00e0\u201d, sia su quello di \u201cimprese strategiche\u201d. Sull\u2019\u201ditalianit\u00e0\u201d, prendiamo per esempio il caso delle telecomunicazioni: perch\u00e9 mai dovremmo considerare pericoloso da un punto di vista \u201cstrategico\u201d il fatto che Telecom sia controllata da un imprenditore d\u2019oltralpe piuttosto che da un italiano? L\u2019esperienza dei servizi deviati nella Telecom governata dall\u2019italianissimo Tronchetti Provera, o quella di Mediaset controllata ed esplicitamente utilizzata nelle competizioni elettorali da un politico italiano di primissimo piano, nell\u2019ultimo quarto di secolo, mi sembra che stiano a indicare semmai il contrario. E poi, chi stabilisce, e secondo quali criteri, che un\u2019impresa di telecomunicazioni sia pi\u00f9 \u201cstrategica\u201d di un\u2019impresa di trasporti, di una siderurgica, o di una alimentare? Non sono uno specialista della materia; ma ho forte il sospetto che si tratti di una categoria di comodo, utilizzata per nascondere il desiderio di non liberarsi dei vecchi vizi di un\u2019Italia molto provinciale.<\/p>\n<p><strong>Insomma, par di capire che lei sia scettico sull\u2019idea di una nuova politica industriale del Governo.<br \/>\n<\/strong>No: sono scettico, anzi nettamente contrario, soltanto a scelte che si fregino del titolo di \u201cpolitica industriale\u201d, ma che siano essenzialmente mirate a favorire gli insider contro gli outsider, cio\u00e8 a difendere le strutture esistenti e i loro dipendenti attuali, impedendo l\u2019insediamento di strutture nuove e nuova occupazione. Una \u201cpolitica industriale\u201d alla Trump, per intenderci. La politica industriale buona deve consistere, invece, nel favorire al massimo grado l\u2019insediamento di imprese nuove, senza la pretesa di selezionarle, se non secondo il criterio della seriet\u00e0 del piano industriale e dell\u2019affidabilit\u00e0 di chi lo propone. Questa politica industriale, poi, deve gemellarsi con una politica del lavoro che sostenga nel modo pi\u00f9 efficace i lavoratori interessati nel passaggio dalle vecchie imprese meno produttive alle nuove pi\u00f9 capaci di valorizzare il lavoro degli italiani.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NON MISURE &#8220;ALLA TRUMP&#8221; DI DIFESA DEGLI INSIDER CONTRO GLI OUTSIDER, DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE ESISTENTI CONTRO I NEW ENTRANTS, MA MISURE VOLTE AD APRIRE E RENDERE PI\u00d9 ATTRAENTE IL NOSTRO PAESE AGLI IMPRENDITORI MIGLIORI, CAPACI DI VALORIZZARE MEGLIO IL LAVORO DEGLI ITALIANI Intervista a cura di Tiziano Marino, pubblicata sul sito L\u2019Indro il 12 gennaio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-43376","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43376","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43376"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43376\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43376"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43376"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43376"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}