
{"id":43416,"date":"2017-01-17T18:51:05","date_gmt":"2017-01-17T17:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43416"},"modified":"2017-01-22T23:10:14","modified_gmt":"2017-01-22T22:10:14","slug":"assenze-nel-settore-pubblico-il-dissenso-di-luigi-oliveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43416","title":{"rendered":"ASSENZE NEL SETTORE PUBBLICO: IL DISSENSO DI LUIGI OLIVERI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;AUTORE, CONTESTANDO DURAMENTE LA MIA TESI, SOSTIENE, CON ARGOMENTI ASSAI DISCUTIBILI, LA TESI DELLA NECESSARIA RADICALE DIFFERENZA DELLA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVORO PUBBLICO RISPETTO A QUELLO PRIVATO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato il 9 gennaio 2017 sul sito<\/em> <a href=\"http:\/\/luigioliveri.blogspot.it\/\" target=\"_blank\">luigioliveri.blogspot.it<\/a><em>, in riferimento alla <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43339\" target=\"_blank\">mia intervista pubblicata da<\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43339\" target=\"_blank\"> la Repubblica<\/a> <em>il giorno precedente &#8211; Vedi in proposito <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43418\" target=\"_blank\"><strong>la risposta mia e di alcuni lettori<\/strong><\/a> &#8211; L&#8217;Autore di questo articolo <strong>non deve essere confuso con l&#8217;omonimo<\/strong>\u00a0Dirigente Coordinatore dell&#8217;Area Funzionale Servizi alla Persona e alla Comunit\u00e0 della Provincia di Verona, collaboratore del sito <\/em>lavoce.info<em> \u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il giuslavorista Pietro Ichino non \u00e8 ancora pago di aver scatenato la campagna sui \u201cfannulloni\u201d e di <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22\" target=\"_blank\">aver spinto verso la creazione di uno dei pi\u00f9 inutili enti<\/a> mai visti nel panorama della pubblica amministrazione italiana, la Civit (Commissione per la valutazione, la trasparenza e l&#8217;integrit\u00e0 delle amministrazioni pubbliche).<\/p>\n<p>Cos\u00ec inutile che uno dei componenti iniziali, chiamato proprio su indicazione e spinta del giuslavorista, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=12190\" target=\"_blank\">Pietro Micheli, si dimise nel gennaio 2011<\/a> pochissimo dopo, avendo constato l\u2019assoluta incapacit\u00e0 della Civit a svolgere le funzioni previste. Cos\u00ec inutile, che infatti non solo non ha mai prodotto alcuna direttiva utile per i sistemi di valutazione del personale, ma \u00e8 stata abolita e in parte sostituita in alcune sue funzioni dall\u2019Anac.<\/p>\n<p>Sicch\u00e8, richiesto da <em>La Repubblica<\/em> di parlare sul tema delle assenze che nel lavoro pubblico risultano maggiori di quelle del privato, nell\u2019articolo-intervista \u201c<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43339\" target=\"_blank\"><em>Pietro Ichino: &#8220;Gli abusi sono favoriti dai dirigenti che non vigilano&#8221;<\/em><\/a>\u201d torna a proporre analisi e diagnosi fortemente fuori bersaglio.<\/p>\n<p>Il giuslavorista \u00e8 tenacemente ed orgogliosamente abbarbicato alla teoria secondo la quale le regole del lavoro privato debbano valere anche nel lavoro pubblico, considerando che la pubblica amministrazione dovrebbe funzionare \u201ccome un\u2019azienda\u201d.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 il minimo dubbio che il trattamento dei lavoratori dovrebbe, il pi\u00f9 che sia possibile, essere il meno differenziato possibile, anche per non ledere basilari diritti di eguaglianza.<\/p>\n<p>Sta di fatto, comunque, che per primo l\u2019esimio giuslavorista sa che a seconda dei settori, delle qualifiche e delle mansioni le condizioni contrattuali, organizzative e logistiche dei lavoratori sono molto diverse, per quanto analoghe. N\u00e9 si pu\u00f2 immaginare che l\u2019organizzazione di una piccola impresa artigiana debba essere uguale a quella di una grande industria.<\/p>\n<p>Non si sa perch\u00e9, invece, quando si parla di pubblica amministrazione da ormai un quarto di secolo si insiste nel voler applicare (per altro male) principi \u201caziendalistici\u201d, commettendo una serie di errori:<\/p>\n<p>1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 non comprendere che la pubblica amministrazione non opera nel mercato, ma eroga servizi non in rapporto di concorrenza, agendo per lo pi\u00f9 con poteri autoritativi; pertanto non \u00e8 il mercato ad ottimizzarne l\u2019azione, ma le regole operative pubblicistiche;<\/p>\n<p>2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 non comprendere che \u00e8 erroneo parlare della pubblica amministrazione come fosse un aggregato unico ed indistinto: i 3 milioni di lavoratori pubblici operano in enti e funzioni estesissimi e totalmente eterogenei: si passa dai docenti delle scuole, agli addetti ai servizi cimiteriali, dall\u2019attivit\u00e0 delle forze dell\u2019ordine alle autorit\u00e0 portuali, dai progettisti tecnici ai letturisti dei contatori, dai barellieri agli agenti di polizia locale, dai medici agli impiegati amministrativi; pertanto, l\u2019organizzazione dei servizi e la stessa resa dei servizi non pu\u00f2 essere considerata come un tutto unico e tutto riconducibile a metodologie aziendali. Basti pensare ai comuni: si tratta di enti che svolgono una quantit\u00e0 estesissima di funzioni fondamentali, oltre a tutta un\u2019altra serie di funzioni e servizi non fondamentali, trattandosi di enti a finalit\u00e0 pubbliche generali e aperte. Nessun\u2019azienda privata riuscirebbe a gestire un\u2019estensione tale di servizi, senza fallire entro breve;<\/p>\n<p>3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 non comprende che la quantit\u00e0 enorme di leggi speciali poste a disciplinare il funzionamento delle pubbliche amministrazioni (proprio perch\u00e9 non operano nel mercato) e lo stesso rapporto di lavoro (fortemente diversificato da quello privato), rendono un ossimoro, un\u2019antitesi irrisolvibile la presunzione di poter estendere all\u2019attivit\u00e0 pubblica regole che i privati, dotati di un\u2019autonomia operativa di diritto privato incommensurabilmente maggiore, possono utilizzare.<\/p>\n<p>Tornando all\u2019intervista, riportiamo la domanda e la risposta, che rivela come la diagnosi proposta da Ichino sia ancora ferma alla fallimentare concezione del lavoro pubblico, da cui \u00e8 disceso il flop gigantesto della Civit: \u201c<strong><em>In fondo per\u00f2 non stiamo parlando di assenteismo, ma di comportamenti leciti, giustificati dall&#8217;ordinamento. Perch\u00e9 il datore di lavoro privato riesce ad arginarli e il pubblico no?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;In realt\u00e0 non si tratta sempre di comportamenti leciti. Per esempio, la legge 104 non consentirebbe che il lavoratore, ottenuto il permesso, invece di assistere la vecchia zia ottantenne, si dedichi a un corso di canottaggio. Pensiamo anche ai permessi elettorali: non \u00e8 ammissibile che in un servizio pubblico si dimezzino gli organici in occasione delle elezioni. Nel settore privato il dirigente verifica che chi ne fruisce sia veramente un militante del partito, vada a fare davvero il rappresentante di lista; nel pubblico nessuno si cura di controllare&#8221;<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ecco il solito confronto tra pubblico e privato, come troppo spesso avviene, per altro, basato su affermazioni assolute, inidonee a verificare i dati reali analitici e posti ad imporre un\u2019idea inemendabile: nel privato tutti controllano, nel pubblico nessuno!<\/p>\n<p>Fatta l\u2019affermazione propagandistica e demagogica, ecco la successiva affermazione che rivela l\u2019estrema superficialit\u00e0 dell\u2019analisi e la conoscenza abbastanza sommaria delle regole del lavoro pubblico. L\u2019intervistatrice chiede se si tratti solo di una questione di incapacit\u00e0 dei dirigenti ed il prof. Ichino sentenzia: \u201c<em>Innanzitutto di irresponsabilit\u00e0 dei dirigenti. I vertici politici, da Brunetta in poi, hanno varato diverse norme anti-assenteismo, ma non hanno mai fatto l&#8217;unica cosa efficace: <strong>imporre ai direttori del personale<\/strong> l&#8217;obiettivo di allineare il tasso di assenze <strong>rispetto a quello di aziende private comparabili<\/strong>, entro un termine ragionevole, sotto pena di perdere l&#8217;incarico, come previsto dall&#8217;articolo 21 del Testo Unico <\/em>(d.lgs 165\/2001, nda)\u201d.<\/p>\n<p>In una sola semplice frase, una serie di incongruenze. Il prof. Ichino, quando afferma che non si \u00e8 imposto l\u2019obiettivo di ridurre il tasso delle assenze ai \u201cdirettori del personale\u201d dimostra di non sapere che nella pubblica amministrazione la gestione del personale non \u00e8 concentrata, come talvolta accade in alcuni enti pubblici o societ\u00e0 a partecipazione pubbliche e spesso nelle aziende, sulla figura del\u201dcapo del personale\u201d. Al contrario, la gestione concreta del rapporto di lavoro \u00e8 affidata singolarmente a ciascun dirigente preposto alla direzione degli uffici.<\/p>\n<p>Quello che viene definito \u201cdirettore del personale\u201d o \u201ccapo del personale\u201d, per lo pi\u00f9 nelle pubbliche amministrazioni cura le attivit\u00e0 \u201ctrasversali\u201d: la complicatissima pianificazione delle assunzioni, il computo del valore annuale delle risorse decentrate, le procedure di contrattazione decentrata, l\u2019attivazione dei concorsi, il pagamento degli stipendi, la cura delle istruttorie dei procedimenti disciplinari, la difficilissima elaborazione dei dati per il conto annuale del personale, le pratiche di pensionamento. Ma, al controllo dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa e anche delle assenze, ci pensano i singoli dirigenti.<\/p>\n<p>Dovrebbe essere notorio che per verificare l\u2019effettiva assenza dal lavoro, i dirigenti debbono chiedere ai servizi ispettivi delle Usl l\u2019uscita, che \u00e8 onerosa. Esistono casi di pronunce della Corte dei conti di condanna di un eccesso di richieste, mentre al contempo, comunque, talmente pochi e inadeguati sono i componenti degli uffici ispettivi delle Usl che a seconda dei territori da un terzo fino alla met\u00e0 delle segnalazioni vanno totalmente a vuoto.<\/p>\n<p>Dunque, anche quei dirigenti volenterosi che cercano di effettuare i controlli, spesso si ritrovano con un pugno di mosche in mano, per inadeguatezza degli uffici addetti.<\/p>\n<p>Se poi, per caso, qualcuno, anche operando in societ\u00e0 pubbliche, si azzarda ad essere innovativo ed affida in appalto un servizio di investigazione privata, apriti cielo! Non solo si debbono porre in essere le bizantine procedure di gara (che ovviamente un\u2019azienda privata nemmeno si sogna di attivare), ma la Corte dei conti valuta in maniera molto negativa simili iniziative e non ha fatto mancare sentenze di condanna per danno erariale.<\/p>\n<p>Nessun dirigente di nessun\u2019azienda privata deve fare i conti con le regole pubblicistiche degli appalti o con la responsabilit\u00e0 erariale nel gestire il rapporto di lavoro con i dipendenti. Non si vede come, dunque, possa nemmeno lontanamente determinarsi un obiettivo di allineamento dei tassi di assenza tra amministrazioni pubbliche e aziende private \u201ccomparabili\u201d, posto che la \u201ccomparabilit\u00e0\u201d \u00e8 totalmente esclusa esattamente dalle peculiarit\u00e0 molto evidenti dell\u2019agire della PA.<\/p>\n<p>Delle due, dunque, l\u2019una:<\/p>\n<ol>\n<li>o si va verso una reale privatizzazione non solo delle regole di gestione del rapporto di lavoro, ma anche dell\u2019agire, della PA, che venga esonerata dall\u2019immenso gravame delle regole pubblicistiche da rispettare e del macigno della responsabilit\u00e0 erariale;<\/li>\n<li>oppure, si prende atto che il paragone tra PA e \u201cprivato\u201d proprio non regge e continua ad essere buono solo per titolo roboanti ed interviste sui media, un po\u2019 per celia, un po\u2019 per non morire, ma con utilit\u00e0 prossima allo zero.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;AUTORE, CONTESTANDO DURAMENTE LA MIA TESI, SOSTIENE, CON ARGOMENTI ASSAI DISCUTIBILI, LA TESI DELLA NECESSARIA RADICALE DIFFERENZA DELLA DISCIPLINA DEL RAPPORTO DI LAVORO PUBBLICO RISPETTO A QUELLO PRIVATO Articolo pubblicato il 9 gennaio 2017 sul sito luigioliveri.blogspot.it, in riferimento alla mia intervista pubblicata da la Repubblica il giorno precedente &#8211; Vedi in proposito la risposta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-43416","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-22-lavoro-pubblico"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43416","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43416"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43416\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}