
{"id":43521,"date":"2017-01-27T11:57:39","date_gmt":"2017-01-27T10:57:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43521"},"modified":"2017-01-27T11:57:39","modified_gmt":"2017-01-27T10:57:39","slug":"il-contributo-delle-neuroscienze-al-buon-funzionamento-delle-aziende","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43521","title":{"rendered":"IL CONTRIBUTO DELLE NEUROSCIENZE AL BUON FUNZIONAMENTO DELLE AZIENDE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ORGANIZZAZIONE DELL&#8217;IMPRESA OGGI NON PU\u00d2 PRESCINDERE DAI PROGRESSI COMPIUTI NEGLI ANNI RECENTI DALLA CONOSCENZA DEI MECCANISMI DI FUNZIONAMENTO DELLA MENTE UMANA, SUL PIANO BIOLOGICO COME SU QUELLO FUNZIONALE<\/span><\/p>\n<p><em>Interviste parallele a Edoardo Boncinelli e a Pietro Ichino,\u00a0 curate da Alessandra Gardoni, per <\/em>Assolombarda News<em>, 26 gennaio 2017, in occasione della presentazione del libro di Fabrizio Favini,<\/em> Comportamenti aziendali ad elevata produttivit\u00e0<em>, ed. Guerini, 2016\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43522\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Neuroscienze-300x225.jpg\" alt=\"Neuroscienze\" width=\"235\" height=\"176\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Neuroscienze-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Neuroscienze-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Neuroscienze.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il giuslavorista e senatore Pietro Ichino e lo scienziato esperto di genetica Edoardo Boncinelli hanno partecipato alla presentazione del libro <em>Comportamenti aziendali ad elevata produttivit\u00e0<\/em> di Fabrizio Favini. Abbiamo chiesto a entrambi quali sono i consigli che darebbero a un manager.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><strong>Cosa devono imparare i manager dalle neuroscienze? Come possono essere d&#8217;aiuto alle imprese?<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Pietro Ichino:<\/strong> Le neuroscienze, la psicologia cognitiva, la psicologia sociale, la scienza della comunicazione, la filosofia della mente, consentono oggi di comprendere i meccanismi del comportamento umano, del sistema motivazionale, delle relazioni interpersonali, molto meglio rispetto al passato. Negli anni pi\u00f9 recenti, proprio in riferimento al contesto dell\u2019organizzazione aziendale, esse hanno molto contribuito ad approfondire la conoscenza di quella che chiamiamo intelligenza sociale. \u201cSapersi mettersi nei panni degli altri\u201d e conoscere i meccanismi dell\u2019empatia, di cui si conoscono sempre meglio gli aspetti fenomenologici ma anche i meccanismi neurali che la governano, sono oggi considerati come elementi di una competenza specifica di cui il management aziendale deve disporre.<br \/>\nChi ha responsabilit\u00e0 manageriali dovrebbe essere in grado di leggere con rapidit\u00e0 e competenza i profili personali, gestire le conflittualit\u00e0 attraverso una capacit\u00e0 dialettica di identificazione con le parti, introdurre leve produttive basate sull\u2019individuazione di capacit\u00e0 specifiche di interazione. Tutto questo e molto altro rientra in una abilit\u00e0 ben definita, e suscettibile di essere molto potenziata, che \u00e8 appunto l\u2019intelligenza sociale. Per quanto ovviamente non sia necessario, cos\u00ec come non \u00e8 ovviamente sufficiente, essere neuroscienziati per essere dotati di intelligenza sociale, il patrimonio di conoscenze teoriche che le neuroscienze ci mettono a disposizione su questo aspetto (cos\u00ec come su molti altri) della psicologica umana \u00e8 senz\u2019altro prezioso per chiunque lavori nella gestione delle risorse umane.<\/p>\n<p><strong>Edoardo Boncinelli:<\/strong> Imparare fa sempre bene, anche quando ci rivolgiamo alle neuroscienze. Bisogna per\u00f2 ricordare che non tutto quello che si impara pu\u00f2 essere applicato in questo ambito. Dalle neuroscienze, comunque, i manager dovrebbero apprendere prima di tutto che non siamo affatto animali razionali e che non siamo univoci. Insomma, siamo esseri a razionalit\u00e0 limitata.<\/p>\n<h4><strong>Che cos\u2019\u00e8 il talento in un\u2019azienda? Come si riconosce e, soprattutto, come si valorizza?<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Pietro Ichino: <\/strong>Il talento \u00e8 la capacit\u00e0 di risolvere i problemi che sorgono per la produzione di beni o di servizi, oggetto dell\u2019attivit\u00e0 aziendale. Riconoscere e valorizzare il talento delle persone che dell\u2019azienda fanno parte \u00e8 possibile solo se non si danno per acquisite, definitivamente conosciute, le loro capacit\u00e0 sulla base dell\u2019accertamento iniziale e del conseguente inquadramento in una \u201ccasella\u201d professionale, ma si consente loro di esprimersi nel lavoro anche al di fuori di quella \u201ccasella\u201d e si considerano attentamente le attitudini che via via esse esprimono. Per riconoscerlo e valorizzarlo occorre sempre, in qualche misura, anche aprire canali di comunicazione personale e farli funzionare il pi\u00f9 possibile, cercando che attraverso di essi possa esprimersi tutta la personalit\u00e0 della persona, e non soltanto quella parte di essa che fin dall\u2019inizio \u00e8 stata valutata e selezionata come utile all\u2019azienda.<\/p>\n<p><strong>Edoardo Boncinelli: <\/strong>Certamente \u00e8 la forte predisposizione a fare bene qualcosa. Ma non deve venire meno l\u2019impegno, mai. \u00c8 proprio un vizio degli italiani: in tanti ambiti hanno un talento cos\u00ec grande da non impegnarsi. La difficolt\u00e0, comunque, sta nel riconoscerlo quel talento, nel trovarlo. Cosa posso dire a chi deve gestire dei collaboratori? Ricordarsi che una persona che fa una cosa che sa fare bene produce di pi\u00f9 e produce ancora di pi\u00f9 se non lavora sotto stress. Fondamentale poi sarebbe chiedere ad una persona solo quello che pu\u00f2 dare e non di pi\u00f9. Ma ammetto che sia molto pi\u00f9 facile da dire che da fare.<\/p>\n<h4><strong>Come pu\u00f2 un manager, secondo la vostra esperienza, far crescere la produttivit\u00e0 dei dipendenti?<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Pietro Ichino:<\/strong> Valorizzare il talento dei dipendenti implica consentire che i ruoli aziendali siano comunicanti tra loro e in qualche misura contendibili. Per esempio: non deve essere considerato come un reato di lesa maest\u00e0 il fatto che un dipendente inquadrato nella casella A abbia l\u2019ardire di proporsi anche per una funzione attinente alla casella B, o di proporre idee o modalit\u00e0 nuove per svolgere quella funzione. Questo implica, ovviamente, una organizzazione aziendale che favorisca al massimo la trasparenza dei comportamenti, la circolazione delle informazioni e delle idee nuove.<\/p>\n<p><strong>Edoardo Boncinelli: <\/strong>\u00c8 fondamentale non far perdere la speranza. La speranza ci spinge ad andare avanti ed \u00e8 dannoso toglierla. Anche nei momenti negativi non si dovrebbe mai abbattere troppo il collaboratore. La speranza \u00e8 fondamentale. Per far crescere la produttivit\u00e0 dico anche che bisognerebbe conoscere quello che pu\u00f2 dare una persona prima di chiedere e, soprattutto, non chiedere a tutti le stesse cose pensando che tutti siano uguali.<\/p>\n<h4><strong>Quali sono i comportamenti corretti da attuare nella gestione dei collaboratori?<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Pietro Ichino:<\/strong> Le rispondo con un episodio significativo appreso da un amico neurologo, che a cavalo degli anni \u201970 e \u201980 and\u00f2 per due anni negli USA per la specializzazione. Appena arriv\u00f2 nel nuovo laboratorio, nonostante avesse un progetto specifico da svolgere, il suo capo, per circa due mesi, lo mise a fare il lavoro del tecnico: a lavare la vetreria, a pulire i banconi, a preparare le soluzioni, e cos\u00ec via. Lui, frustrato, chiese un colloquio col capo per protestare; e si sent\u00ec rispondere pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u201cPrima di mettere mano ai tuoi esperimenti devi imparare che quando inizierai il tuo progetto avrai bisogno di persone che ti facciano il lavoro che sino ad ora hai fatto tu per altri e che ogni tua azione comporta un carico di lavoro anche per altri. Quello che hai fatto sino ad ora ti serve per capire che non sei isolato nella tua ricerca, ma che questa comporta una serie di ricadute meno gratificanti rispetto alla tua creativit\u00e0 scientifica\u201d. A trent\u2019anni di distanza il neurologo mio amico dice che quella \u00e8 stata per lui una grande lezione di vita professionale, che ha poi sempre messo in pratica con profitto.<\/p>\n<p><strong>Edoardo Boncinelli:<\/strong> Come detto, non si dovrebbe mai far perdere la speranza. Per\u00f2 aggiungo: il manager si dovrebbe sforzare di essere prevedibile nei comportamenti. So che \u00e8 difficile, ma l\u2019imprevedibilit\u00e0 riduce le nostre prestazioni e ci infonde insicurezza. Dico anche che le neuroscienze possono dare al manager un contributo importante, ma allo stesso tempo si dovrebbe lasciar andare.<\/p>\n<h4><strong>Quali quelli da evitare assolutamente?<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Pietro Ichino:<\/strong> I comportamenti inversi rispetto a quelli di cui parlavo prima: cio\u00e8 quelli tendenti a ingabbiare un collaboratore in un ruolo vietandogli ogni interferenza con quello degli altri; quelli tendenti a rendere opaci i meccanismi decisionali e l\u2019organizzazione, a limitare la circolazione delle informazioni e delle idee.<\/p>\n<p><strong>Edoardo Boncinelli:<\/strong> Un comportamento molto comune \u00e8 assolutamente da evitare: trattare tutti nella stessa maniera. Il manager dovrebbe essere consapevole del fatto ha di fronte persone sempre diverse e comportarsi di conseguenza, non agire come se tutti rispondessero allo stesso modo. \u00c8 un errore molto comune anche tra i genitori: ci illudiamo che i nostri figli sono uguali l\u2019uno all\u2019altro, ma \u00e8 sbagliatissimo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ORGANIZZAZIONE DELL&#8217;IMPRESA OGGI NON PU\u00d2 PRESCINDERE DAI PROGRESSI COMPIUTI NEGLI ANNI RECENTI DALLA CONOSCENZA DEI MECCANISMI DI FUNZIONAMENTO DELLA MENTE UMANA, SUL PIANO BIOLOGICO COME SU QUELLO FUNZIONALE Interviste parallele a Edoardo Boncinelli e a Pietro Ichino,\u00a0 curate da Alessandra Gardoni, per Assolombarda News, 26 gennaio 2017, in occasione della presentazione del libro di Fabrizio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,13],"tags":[],"class_list":["post-43521","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43521","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=43521"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/43521\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=43521"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=43521"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=43521"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}