
{"id":43616,"date":"2017-02-03T16:37:49","date_gmt":"2017-02-03T15:37:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43616"},"modified":"2017-02-05T23:20:46","modified_gmt":"2017-02-05T22:20:46","slug":"occupazione-leredita-del-governo-renzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43616","title":{"rendered":"OCCUPAZIONE: L&#8217;EREDIT\u00c0 DEL GOVERNO RENZI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">RISULTATI BUONI SUL LIVELLO COMPLESSIVO DELL&#8217;OCCUPAZIONE (+1% NEL 2016) E SULLA QUOTA DI NUOVI CONTRATTI STABILI RISPETTO AL TOTALE (CIRCA IL 46% NEL 2016); MA NE HANNO BENEFICIATO QUASI ESCLUSIVAMENTE GLI ULTRA-TRENTENNI<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Pietro Garibaldi<\/strong>, professore di economia politica all&#8217;Universit\u00e0 di Torino, pubblicato sul sito<\/em> <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/44948\/occupazione-il-bilancio-del-governo-renzi\/\" target=\"_blank\">lavoce.info<\/a> <em>il 3 febbraio 2016 &#8211; In argomento v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=42958\" target=\"_blank\">l&#8217;articolo di Andrea Ichino pubblicato sul <\/a><\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=42958\" target=\"_blank\">Corriere della Sera<\/a><em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=42958\" target=\"_blank\"> del 5 dicembre 2016<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_43617\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43617\" class=\"wp-image-43617 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Pietro-Garibaldi-300x168.jpg\" alt=\"Pietro Garibaldi\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Pietro-Garibaldi.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Pietro-Garibaldi-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-43617\" class=\"wp-caption-text\">Il professor Pietro Garibaldi<\/p><\/div>\n<p>Il Governo Renzi si \u00e8 dimesso a dicembre 2016. In termini di riforme, l\u2019eredit\u00e0 pi\u00f9 importante del governo \u00e8 probabilmente quella legata al mercato del lavoro. Il contratto a tutele crescenti ha resistito all\u2019assalto della CGIL e la corte costituzionale ha respinto il referendum sul contratto a tutele crescenti, la novit\u00e0 pi\u00f9 importante inserita nel pacchetto di riforme denominato jobs act ed entrato in vigore nel 2015. La maggior parte delle altre riforme sono state bocciate dagli italiani (la riforma costituzionale) o smontante in parti sostanziali dalla corte costituzionale (la riforma della pubblica amministrazione e la scora settimana la riforma elettorale). Il contratto a tutele crescenti \u00e8 quindi la vera eredit\u00e0 del Governo Renzi ed \u00e8 destinato a rappresentare il posto di lavoro a tempo indeterminato delle nuove generazioni. Chi scrive e questo sito hanno sempre sostenuto l\u2019opportunit\u00e0 di questo nuovo contratto.<\/p>\n<p>L\u2019Istat ha appena pubblicato i dati occupazionali al dicembre 2016. Possiamo quindi abbozzare un bilancio quantitativo in materia occupazionale dell\u2019intero anno. Se confrontiamo l\u2019occupazione tra dicembre 2016 e dicembre 2015, osserviamo un aumento del numero di occupati superiore all\u20191 percento e corrispondenti a 242 mila nuovi posti nel solo 2016. Un numero certamente soddisfacente e superiore alla crescita del PIL dell\u2019intero anno, che dovrebbe attestarsi sotto l\u20191 percento. Inoltre, la totalit\u00e0 dei nuovi posti di lavoro sono coperti da lavoratori dipendenti, mentre l\u2019occupazione autonoma \u00e8 addirittura calata. Inoltre 111 mila posti sono a tempo indeterminato.\u00a0 Questi numeri aggregati sono forse la miglior notizia per il vecchio Governo, anche perch\u00e9 il 2016 non era pi\u00f9 caratterizzato dalla forte decontribuzione che ha facilitato e in parte drogato l\u2019espansione occupazione del 2015.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di questi buoni numeri aggregati, vi sono per\u00f2 molte ombre. Innanzitutto i dati congiunturali dell\u2019ultimo mese e dell\u2019ultimo trimestre indicano una busca frenata occupazionale. Sembra quasi che lo slancio sul lavoro del Governo Renzi abbia seguito la parabola politica, arrivando a fine anno come un elettrocardiogramma piatto. Se guardiamo i dati mensili, tra dicembre e novembre 2016 l\u2019occupazione \u00e8 addirittura calata.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 impressionante e in qualche modo preoccupante riguarda invece la distribuzione occupazionale per classi di et\u00e0. Nel 2016 tutta la crescita occupazionale ha riguardato i lavoratori superiore ai 50 anni, che \u00e8 cresciuta addirittura del 5 percento. I lavoratori pi\u00f9 giovani sono invece fermi mentre le classi centrali diminuiscono in modo sensibile. La dinamica degli ultra-cinquantenni \u00e8 dovuta a due fattori che poco dipendono dalle scelte del governo Renzi. Innanzitutto dall\u2019invecchiamento della popolazione che tende a far entrare nella categoria degli ultracinquantenni lavoratori nati a met\u00e0 degli anni sessanta sostituendo coorti di lavoratori nati negli anni 50 con tassi occupazionali decisamente inferiori, specialmente tra le donne. Si tratta di un fenomeno strutturale in parte inevitabile. In aggiunta, l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile introdotto dal governo Monti nel dicembre 2011 ha contribuito a questo fenomeno. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione \u00e8 di nuovo al 12 percento e quello giovanile \u00e8 tornato al 40 percento. Nel 2007, quando \u00e8 iniziata la grande crisi la disoccupazione totale era intorno al 6 percento mentre quella giovanile addirittura al 18 percento.<\/p>\n<p>Riassumendo, se l\u2019obiettivo del jobs act e del nuovo contratto a tutele crescenti era quello di ridurre l\u2019occupazione precaria, i risultati\u00a0 sono soddisfacenti. I lavoratori a tempo indeterminato sono cresciuti notevolmente e l\u2019INPS ha recentemente stimato in quasi 3 milioni il numero di lavoratori coperti dal nuovo contratto. La transizione verso il nuovo contratto \u00e8 pi\u00f9 veloce di quanto si immaginasse. Se invece il vero obiettivo del jobs act era immettere giovani del mercato del lavoro i dati sono assai deludenti. Forse non a caso, proprio i giovani hanno contribuito in modo determinante alla vittoria del No al referendum costituzionale del 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RISULTATI BUONI SUL LIVELLO COMPLESSIVO DELL&#8217;OCCUPAZIONE (+1% NEL 2016) E SULLA QUOTA DI NUOVI CONTRATTI STABILI RISPETTO AL TOTALE (CIRCA IL 46% NEL 2016); MA NE HANNO BENEFICIATO QUASI ESCLUSIVAMENTE GLI ULTRA-TRENTENNI Articolo di Pietro Garibaldi, professore di economia politica all&#8217;Universit\u00e0 di Torino, pubblicato sul sito lavoce.info il 3 febbraio 2016 &#8211; In argomento v. 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