
{"id":44339,"date":"2017-04-07T10:47:34","date_gmt":"2017-04-07T09:47:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44339"},"modified":"2017-04-07T10:47:34","modified_gmt":"2017-04-07T09:47:34","slug":"a-che-punto-e-litalia-sul-fronte-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44339","title":{"rendered":"A CHE PUNTO \u00c8 L&#8217;ITALIA SUL FRONTE DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">COME SI PU\u00d2 E DEVE RAFFORZARE LA CRESCITA ECONOMICA E OCCUPAZIONALE, RIDUCENDO IL &#8220;CUNEO&#8221; CONTRIBUTIVO E APRENDO IL PAESE AGLI INVESTIMENTI DALL&#8217;ESTERO &#8211; E DOPO I VOUCHER, CHE COSA?<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Giovanni Francesco Cassano, in corso di pubblicazione sul numero di aprile 2017 del mensile <\/em>AZ Franchising<em> &#8211; In argomento v. anche <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44150\" target=\"_blank\">Ancora disinformazione sugli effetti della riforma del lavoro<\/a><em><br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>Buon giorno Senatore Ichino. In questi ultimi giorni sono stati pubblicati (<em>Sole 24 Ore<\/em> del 10 marzo) i dati Istat sulla disoccupazione contenenti informazioni \u00a0interessanti sul fronte dell\u2019occupazione stabile nel nostro Paese e sulla riduzione del tasso di disoccupazione. Non sono mancate le critiche su questi dati considerati, ancora, un risultato non in linea con le performance europee.<br \/>\n<\/strong>La distanza tra l\u2019Italia e la media UE \u00e8 ancora rilevante. Per\u00f2, se il nostro tasso di occupazione continuer\u00e0 a crescere come \u00e8 cresciuto nell\u2019ultimo biennio, nel giro di pochi anni avremo colmato il gap.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-44540\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Disoccupazione-giovanile.png\" alt=\"Disoccupazione giovanile\" width=\"264\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Disoccupazione-giovanile.png 264w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Disoccupazione-giovanile-150x109.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 264px) 100vw, 264px\" \/>Lei ritiene che, a livello di segmenti di et\u00e0, vi siano segnali realmente confortanti circa una ripresa economica ed occupazionale sostenuta da altri indicatori importanti?<br \/>\n<\/strong>La ripresa economica c\u2019\u00e8. Ancora lenta, ma c\u2019\u00e8, e sembra consolidarsi. Quanto alla ripresa occupazionale, anch\u2019essa nell\u2019ultimo biennio si \u00e8 fatta sentire, ma si \u00e8 concentrata sulla parte pi\u00f9 matura della forza-lavoro, mentre ne ha beneficiato pochissimo il segmento giovanile. Questo \u00e8 il motivo per cui con la finanziaria 2017 il Governo ha deciso di concentrare solo sui giovani la decontribuzione nella sua versione pi\u00f9 robusta. Si pu\u00f2 sperare che questa misura produca dei buoni risultati; se invece cos\u00ec non fosse, sarebbe il segno \u2013 io dico: la conferma \u2013 che il problema della disoccupazione giovanile ha una causa strutturale specifica, che ancora non siamo riusciti neanche a scalfire.<\/p>\n<p><strong>Quale causa strutturale specifica?<br \/>\n<\/strong>La mancanza pressoch\u00e9 totale di un servizio di orientamento scolastico e professionale capillare, moderno ed efficace, del tipo dei <em>career services<\/em> o <em>guidance services<\/em> che funzionano nel centro e nord-Europa: dove alla fine di ciascun ciclo scolastico ogni adolescente viene preso in carico da un servizio capace di individuare le sue capacit\u00e0, le sue aspirazioni, e di informarlo compiutamente sui percorsi possibili per raggiungere uno sbocco occupazionale adatto a quelle capacit\u00e0 e aspirazioni, sui relativi corsi di formazione disponibili e sulle probabilit\u00e0 che ciascun corso offre di uno sbocco occupazionale coerente con la formazione impartita.<\/p>\n<p><strong>Possono essere solo gli investimenti stranieri, in assenza di una ripresa della domanda interna, a sostenere una costante riduzione del tasso di disoccupazione?<br \/>\n<\/strong>La domanda di lavoro \u00e8 determinata dalla domanda aggregata, che \u00e8 la somma di consumi e investimenti. Si sente molto parlare di necessit\u00e0 di pi\u00f9 robusti investimenti pubblici; ma con quali risorse potrebbe far aumentare gli investimenti pubblici uno Stato che non pu\u00f2 stampare moneta, non pu\u00f2 aumentare le tasse, anzi deve ridurle, non pu\u00f2 aumentare l\u2019indebitamento, anzi deve ridurlo? Cos\u00ec stando le cose, l\u2019unica leva su cui possiamo agire per aumentare la domanda di lavoro oggi, a parte stimolare i consumi interni, \u00e8 rendere il Paese pi\u00f9 attrattivo per gli investitori stranieri.<\/p>\n<p><strong>Qualcuno sostiene che \u00e8 una partita persa. Secondo lei \u00e8 ragionevole pensare che ci si possa riuscire?<br \/>\n<\/strong>La media UE \u00e8 di un afflusso di investimenti diretti esteri pari al 4,5 per cento annuo rispetto al P.I.L.; l\u2019Italia \u00e8 oggi all\u2019incirca all\u20191 per cento. Questo significa che abbiamo ragionevolmente un margine di miglioramento pari all\u2019incirca al 3,5 per cento del nostro P.I.L.: che vuol dire la possibilit\u00e0 di circa 50 o 60 miliardi all\u2019anno in pi\u00f9 di investimenti, che portano con s\u00e9 piani industriali capaci di valorizzare il lavoro degli italiani, quindi anche di aumentare il reddito dei lavoratori, a parit\u00e0 di altre condizioni meglio di quanto sanno fare i nostri imprenditori indigeni.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44539\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Cuneo-sulle-buste-paga.png\" alt=\"Cuneo sulle buste-paga\" width=\"205\" height=\"115\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Cuneo-sulle-buste-paga.png 205w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Cuneo-sulle-buste-paga-150x84.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/>Si parla, in questi giorni, di nuovi interventi sul \u201ccuneo\u201d fiscale e contributivo per ridurre il costo del lavoro allineandolo a quello degli altri Paesi della comunit\u00e0. Quali potrebbero essere tali interventi e con quali prospettive?<br \/>\n<\/strong>L\u2019obiettivo che il Governo si \u00e8 proposto \u00e8 quello di allineare in via strutturale il cuneo fiscale e contributivo italiano a quello tedesco, in particolare di portare il contributo pensionistico dall\u2019attuale 31 per cento al 25 della retribuzione lorda. L\u2019idea \u00e8 di incominciare con alcune categorie di lavoratori oggi fortemente penalizzate sul piano occupazionale, dunque giovani e donne, per poi estendere gradualmente la riduzione alla generalit\u00e0 dei lavoratori dipendenti.<\/p>\n<p><strong>Con quali risorse?<br \/>\n<\/strong>Il costo \u00e8 all\u2019incirca di un miliardo e mezzo all\u2019anno per ogni punto di riduzione, se riferito alla generalit\u00e0 dei lavoratori dipendenti. Qualche giorno fa il vice-ministro Enrico Morando ha risposto cos\u00ec alla domanda circa le risorse con cui si pu\u00f2 far fronte a questo costo: \u201cCon un drastico riequilibrio pro-crescita e pro-labour tra prelievo su lavoro e impresa, da diminuire e non di poco, e prelievo sui consumi. Con un migliore contrasto all\u2019evasione, certo, ma senza considerare tab\u00f9 il tema delle aliquote Iva e della ridislocazione dei diversi beni e servizi tra aliquota ordinaria e aliquota agevolata del 10 per cento\u201d.<\/p>\n<p><strong>A distanza di due anni dal Jobs Act \u00e8 possibile fare qualche considerazione circa gli effetti di tale provvedimento sul mercato del lavoro, considerate le critiche?<br \/>\n<\/strong>Credo che all\u2019aumento dell\u2019occupazione registrato nell\u2019ultimo biennio questa riforma abbia contribuito, ma sia molto difficile stabilire quanto di questo aumento ci sarebbe stato comunque, per effetto di una ripresa economica spinta dalla congiuntura positiva continentale e mondiale. La riforma ha sicuramente dato un contributo anche all\u2019aumento impressionante della quota delle assunzioni a tempo indeterminato sul flusso totale delle assunzioni, ma solo le indagini degli economisti ancora in corso ci diranno quanta parte di queste assunzioni stabili si sarebbe comunque determinata anche solo per effetto dell\u2019incentivo economico della decontribuzione con cui la riforma \u00e8 stata accompagnata. Gli effetti di una riforma organica come questa non si possono misurare con precisione nel breve termine. Per\u00f2 una cosa \u00e8 certa: essa ha allineato il nostro diritto del lavoro agli standard dei Paesi dell\u2019occidente pi\u00f9 avanzato, rendendo pi\u00f9 fluido il nostro mercato del lavoro, rafforzando e rendendo veramente universale il trattamento di disoccupazione, e nel contempo pi\u00f9 attrattivo il nostro Paese per gli investitori stranieri.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-41672\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro-300x152.jpg\" alt=\"buono lavoro\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro-300x152.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro-150x76.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro.jpg 315w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>L\u2019esecutivo ha deciso, proprio in questi giorni, di eliminare dal nostro ordinamento i buoni lavoro (i c.d. voucher), riservandosi di colmare il vuoto che cos\u00ec si viene a creare con un nuovo provvedimento legislativo. Per le aziende, in concreto, quale scenario si prospetta ora, in presenza di un fabbisogno endemico di prestazioni occasionali o di tipo accessorio?<\/strong><br \/>\nIl vuoto deve essere riempito al pi\u00f9 presto. Un modo in cui lo si pu\u00f2 fare consiste nel mettere molto rapidamente a punto, in modo che possa essere a disposizione delle famiglie e delle Onlus entro maggio, uno strumento simile agli <em>ch<\/em><em>\u00eaques-emploi<\/em> francesi, che incorporano anche un contributo pubblico a sostegno dei servizi alla famiglia e alle persone in situazione di bisogno, e che sono gestiti interamente per via telematica. Alle imprese, invece, potrebbe essere messo a disposizione uno strumento costruito sul modello dei <em>mini-jobs<\/em> tedeschi, coniugato con le caratteristiche del lavoro a chiamata.<\/p>\n<p><strong>Un ritorno, almeno per le aziende, al potenziamento del lavoro a chiamata (o intermittente), \u00e8 pensabile nonostante la freddezza della contrattazione collettiva su questa tipologia contrattuale e l\u2019ostilit\u00e0 dei sindacati?<br \/>\n<\/strong>Se il lavoro a chiamata \u00e8 utilizzato correttamente e in modo trasparente, Cisl e Uil non sono contrarie. D\u2019altra parte, non si pu\u00f2 dimenticare che nel decreto legislativo n. 81\/2015 gli spazi per il lavoro a chiamata vennero drasticamente ridotti, in considerazione dell\u2019aumento degli spazi per l\u2019utilizzazione dei buoni-lavoro utilizzabili da parte delle imprese. Ora che si aboliscono i buoni-lavoro logica vuole che si riallarghi lo spazio per il lavoro a chiamata, se non vogliamo che gran parte delle occasioni di lavoro accessorio finiscano per tornare nell\u2019economia sommersa o si perdano del tutto.<\/p>\n<p><strong>Un altro provvedimento in dirittura d\u2019arrivo \u00e8 quello sulla riforma del lavoro autonomo. Riconoscere che il lavoro autonomo, per come \u00e8 evoluto in questi anni a seguito sia delle trasformazioni sociali sia per la crisi, necessiti di nuove protezioni pu\u00f2 essere considerato il traguardo o una tappa verso una nuova visione delle attivit\u00e0 umane e delle tutele possibili?<br \/>\n<\/strong>Il disegno di legge sul lavoro autonomo, approvato in seconda lettura con modifiche dalla Camera, \u00e8 tornato al Senato assumendo il numero 2233-B ed \u00e8 attualmente all\u2019esame della Commissione Lavoro, dalla quale era stato originariamente redatto. Penso che verr\u00e0 approvato dal Senato senza modifiche, quindi in via definitiva, entro aprile. Per la parte relativa al lavoro autonomo questo provvedimento costituisce una svolta molto rilevante e positiva. Ho invece qualche perplessit\u00e0 sulla seconda parte, quella dedicata al cosiddetto \u201clavoro agile\u201d, cio\u00e8 al lavoro subordinato che si svolge in parte senza vincolo di luogo e di tempo: qui vedo qualche eccesso di regolazione e di oneri burocratici, che avrebbe dovuto essere evitato.<\/p>\n<p><strong>Le nuove tecnologie stanno apportando al mondo del lavoro cambiamenti epocali ad una velocit\u00e0 maggiore del passato. Pu\u00f2 essere il provvedimento sul lavoro agile (<em>smart working<\/em>) la risposta?<br \/>\n<\/strong>Potrebbe, s\u00ec. Se non mettiamo piombo nelle ali del \u201clavoro agile\u201d. Temo che il disegno di legge in dirittura di arrivo al Senato, per questo aspetto, contenga qualche peso di troppo.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44037\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Robot.jpg\" alt=\"Robot\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Robot.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Robot-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/>Non sarebbe ragionevole, gi\u00e0 ora, cominciare ad aprire un dibattito per valutare gli impatti che i nuovi \u201csistemi\u201d avranno su specifiche categorie di lavoratori, rendendoli obsoleti, per identificare i settori che saranno maggiormente penalizzati al fine di creare percorsi mirati di riqualificazione e formazione continua?<br \/>\n<\/strong>In sede scientifica il dibattito \u00e8 gi\u00e0 aperto. Sul piano operativo, il problema \u00e8 di disporre di strutture agili e reattive, capaci di mettere in tempi molto brevi a disposizione dei lavoratori interessati i corsi di riqualificazione professionale mirati ai nuovi sbocchi occupazionali.<\/p>\n<p><strong>Ma ci saranno nuovi sbocchi occupazionali? C\u2019\u00e8 chi teme che la domanda di lavoro umano sia destinata a ridursi drasticamente<br \/>\n<\/strong>La domanda di lavoro umano \u00e8 potenzialmente illimitata: basti pensare al bisogno illimitato che l\u2019umanit\u00e0, e il nostro Paese in particolare, hanno nel campo dell\u2019istruzione ed educazione, dell\u2019assistenza medica e paramedica, del sostegno agli anziani soli e alle persone non autosufficienti, della ricerca, della diffusione delle conoscenze, dei servizi alle comunit\u00e0 locali, della protezione ambientale, dell\u2019intrattenimento, e l\u2019elenco potrebbe continuare a lungo. Il problema non \u00e8 costituito dall\u2019entit\u00e0 della domanda potenziale, ma dai diaframmi che l\u2019ordinamento e la cultura frappongono tra domanda e offerta di lavoro. Talvolta per ragioni ottime, talvolta per ragioni meno apprezzabili.<\/p>\n<p><strong>Nella stessa ottica si pu\u00f2 ragionare in termini di nuovi modelli organizzativi del lavoro all\u2019interno delle aziende?<br \/>\n<\/strong>Ovviamente s\u00ec: l\u2019innovazione \u00e8 continua.<\/p>\n<p><strong>Ma potr\u00e0 essere sempre la variabile tempo il parametro di riferimento della prestazione lavorativa o potrebbe essere necessario uscire da tale vincolo per tornare verso una misurazione per obiettivi?<br \/>\n<\/strong>La caratteristica strutturale essenziale dell\u2019obbligazione lavorativa dipendente \u00e8 costituita dall\u2019avere per oggetto una attivit\u00e0 e non un risultato non perder\u00e0 la sua attualit\u00e0: continueremo ad avere come forma normale di lavoro quella tradizionale, nella quale la prestazione lavorativa \u00e8 al tempo stesso illimitatamente divisibile in ragione del tempo e misurabile in ragione del tempo. Le nuove tecnologie, per\u00f2, renderanno sempre pi\u00f9 largamente possibile l\u2019attivazione di forme di organizzazione di una prestazione lavorativa durevole nel tempo, ma non pi\u00f9 misurabile in ragione del tempo, bens\u00ec in ragione dei risultati. Questo imporr\u00e0 certamente anche un aggiornamento e adattamento dei contenuti del diritto del lavoro.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COME SI PU\u00d2 E DEVE RAFFORZARE LA CRESCITA ECONOMICA E OCCUPAZIONALE, RIDUCENDO IL &#8220;CUNEO&#8221; CONTRIBUTIVO E APRENDO IL PAESE AGLI INVESTIMENTI DALL&#8217;ESTERO &#8211; E DOPO I VOUCHER, CHE COSA? 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