
{"id":44487,"date":"2017-04-02T21:28:46","date_gmt":"2017-04-02T20:28:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44487"},"modified":"2017-04-23T23:12:16","modified_gmt":"2017-04-23T22:12:16","slug":"la-passione-di-don-lorenzo-milani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44487","title":{"rendered":"LA PASSIONE DI DON LORENZO MILANI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UNA LEZIONE SULLA FECONDITA DEL (PROPRIO) SACRIFICIO<\/span><\/p>\n<p><em>Scritto in occasione del <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44413\" target=\"_blank\">convegno che si \u00e8 svolto a Roma il 6 aprile 2017<\/a>, per la presentazione del libro di Michele Gesualdi, <\/em>Don Lorenzo Milani. L\u2019esilio di Barbiana<em>, con la partecipazione anche di Adele Corradi<\/em><em> &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=39313\" target=\"_blank\">Ritorno a Barbiana<\/a><em> \u00a0 \u00a0\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-44431\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani.jpg\" alt=\"Don Milani\" width=\"360\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani.jpg 298w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Don-Milani-150x85.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/>1.<em> Due libri gemelli <\/em>\u2013 A cinquant\u2019anni dalla morte, uno dei primi allievi della scuola di Barbiana propone oggi un nuovo racconto della vita di don Lorenzo Milani; ma non \u00e8 una sua biografia come le tante altre che sono andate accumulandosi in questo mezzo secolo. \u00c8 un racconto costruito interamente sulla base del ricordo di una stagione straordinaria che l\u2019allievo ha vissuto vicino al maestro come a pochissimi altri \u00e8 stato dato viverla; e, per la parte precedente alla nascita della scuola di Barbiana, sulla base delle cose, anche intime, ascoltate direttamente dalla sua bocca (Michele Gesualdi, <em>Don Lorenzo Milani. L\u2019esilio di Barbiana<\/em>, Edizioni San Paolo, 2016). Conosco un solo altro libro dalle cui pagine emerga l\u2019immagine vivida e vera di questo profeta del \u2019900 dal vivo, con tutta la forza abrasiva, scarnificante, della sua predicazione quotidiana, con l\u2019aggressivit\u00e0 e la spigolosit\u00e0 del suo carattere, con il suo modo peculiare di vivere la fede nella fecondit\u00e0 del proprio sacrificio personale: \u00e8 il libro di Adele Corradi (<em>Non so se don Lorenzo<\/em>, Feltrinelli, 2012). Indispensabile questo nuovo come quello di quattro anni fa per chiunque voglia conoscere da vicino e non in modo agiografico il priore di Barbiana in carne e ossa. Con in pi\u00f9 l\u2019emozione di vivere con lui alcuni passaggi cruciali della sua vita, come se lui stesso li stesse raccontando.<\/p>\n<p>Nella seconda parte di queste note propongo al lettore alcuni dei brani del libro nei quali sembra, appunto, quasi di leggere un racconto di don Lorenzo in prima persona. Ma prima vorrei provare ad aggiungere al grande mosaico dei ricordi \u201cin presa diretta\u201d costituito dai libri di questi suoi due grandi discepoli le poche e marginalissime tessere dell\u2019esperienza che accadde a me, adolescente, di fare della presenza di don Lorenzo nella mia famiglia durante l\u2019ultimo decennio della sua vita.<\/p>\n<p>2.<em> La scuola di Barbiana a Milano<\/em> \u2013 A cavallo tra la fine degli anni \u201930 e i primi \u201940 Lorenzo Milani era stato molto legato a una cugina di mia madre, Carla Sborgi, con la quale condivideva l\u2019amore per la pittura. Mia madre e suo fratello Gianluigi Pellizzi lo avevano dunque conosciuto frequentando Carla, e avevano nutrito verso di lui simpatia \u2013 \u201cun bellissimo ragazzo, alto, con un gran ciuffo nero sulla fronte, sempre vestito in modo elegante, ma sempre senza spocchia, allegro e cordialissimo\u201d, lo descriveva mia madre \u2013, anche se tra loro due e lui non ne era nata una amicizia particolarmente intensa. Poi all\u2019improvviso, verso la fine del \u201943, lui si era separato da Carla \u2013 che ne aveva sofferto non poco \u2013 per entrare in seminario a Firenze. E da allora mia madre ne aveva perso le tracce. Nel \u201957 Carla le fece avere <em>Esperienze Pastorali<\/em>, uscito l\u2019anno prima. Lei lo lesse d\u2019un fiato facendolo subito leggere anche a mio padre; e ne rimasero entrambi fortemente colpiti. Convinta che quel libro segnasse una pietra miliare nella storia della Chiesa italiana, ne acquist\u00f2 direttamente dall\u2019editore duecento copie per farle avere come regalo di Natale agli amici e amiche dei gruppi del <em>Gallo<\/em>, di <em>Adesso<\/em>, e di Rinascita Cristiana, dei quali era parte attiva. L\u2019editore inform\u00f2 di questo acquisto di dimensioni inconsuete l\u2019autore, che nel frattempo era gi\u00e0 stato esiliato dal Cardinal Dalla Costa a Barbiana; e lui subito scrisse all\u2019amica ritrovata. Cos\u00ec si ristabil\u00ec il contatto tra di loro. Si scoprirono molto cambiati rispetto a quindici anni prima; ma constatarono una forte sintonia sul terreno dell\u2019impegno sociale ed ecclesiale.<\/p>\n<div id=\"attachment_39316\" style=\"width: 339px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39316\" class=\" wp-image-39316\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-pieve-300x225.jpg\" alt=\"La pieve di S. Andrea, a Barbiana\" width=\"329\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-pieve-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-pieve-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 329px) 100vw, 329px\" \/><p id=\"caption-attachment-39316\" class=\"wp-caption-text\">La pieve di S. Andrea, a Barbiana<\/p><\/div>\n<p class=\"wp-image-39326 size-medium\">Da allora i miei genitori offrirono a don Lorenzo tutto l\u2019appoggio che potevano. E lui non manc\u00f2 di avvalersene, chiedendo l\u2019invio di ogni genere di materiali per la sua scuola: libri, strumenti scientifici, abbonamenti a quotidiani e riviste. Mai soldi. L\u2019anno dopo chiese ospitalit\u00e0 per una decina dei suoi ragazzi, che intendeva portare in visita di istruzione a Milano. Quando vennero \u2013 nell\u2019inverno 1958 \u2013 avevo nove anni. Le mie sorelle Maria Paola e Giovanna furono spedite a dormire dai nonni e in casa nostra furono messi molti materassi per terra dappertutto: nelle nostre due stanze, in guardaroba, e persino un paio nel lungo corridoio.<\/p>\n<p>Ricordo il loro arrivo una sera, dalla stazione centrale. Don Lorenzo era entrato in casa per primo, salendo con l\u2019ascensore \u2013 stavamo al quarto piano \u2013 caricandovi le valigette e borse di tutti, ma aveva fatto salire loro per le scale; cos\u00ec i dieci ragazzi arrivarono su alla spicciolata con il fiato grosso. Li ricordo tutti intorno al grande tavolo fratino della nostra sala, mentre la mamma ammanniva loro la cena e cercava di farli parlare della loro vita e della \u201cscuola del priore\u201d. Il quale fu poi ospitato per la notte da Elena Brambilla Pirelli, un&#8217;altra sua sostenitrice milanese, la cui vita sarebbe stata segnata profondamente dalla sua predicazione.<\/p>\n<p>3.<em> La pena di morte in fabbrica <\/em>\u2013 Nei giorni seguenti, nei quali fui autorizzato ad aggregarmi al gruppo saltando la scuola ordinaria, il pezzo forte del programma fu la visita alla fabbrica della Pirelli Bicocca. Anche per me era la prima volta che entravo in una fabbrica di grandi dimensioni. Fu un giro lungo e impegnativo. Proprio in quei giorni in fabbrica si discuteva molto del licenziamento di un operaio, che era stato scoperto ad accendere una fiamma in un lavandino o, secondo un\u2019altra versione, a fumare in un bagno; sentii discutere la cosa con grande calore: don Lorenzo chiedeva ai sindacalisti perch\u00e9 non fosse stato proclamato uno sciopero di protesta, loro si schermivano dicendo che effettivamente la cosa era abbastanza grave perch\u00e9 la fabbrica era piena di gomma e qualsiasi fuoco era vietatissimo, per evitare un incendio che avrebbe distrutto tutto in un attimo.<\/p>\n<p>Sulla via del ritorno, nel pulmino che ci riportava a casa, il priore ci diceva: \u201cper un operaio il licenziamento \u00e8 come la pena di morte; pensate ai suoi figli, quando lui torna a casa e gli dice che da domani non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da mangiare; dovrebbe essere vietato licenziare, anche per una mancanza grave; puoi dargli una multa, sospenderlo, ma il lavoro non glielo puoi togliere. Mai.\u201d Quelle parole mi sono risuonate nella testa a lungo; e quando, solo sette anni dopo, vidi emanare la legge sui licenziamenti, che li consentiva soltanto per un motivo giustificato, pensai che a don Milani quel passaggio non sarebbe bastato: lui riteneva che non potesse esistere alcun motivo cos\u00ec grave da giustificare il licenziamento di una persona. Non avrebbe giudicato sufficiente neppure l\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, destinato a entrare in vigore qualche anno dopo.<\/p>\n<p>A quell\u2019epoca l\u2019economia era ancora molto statica, le assunzioni erano per tre quarti a tempo indeterminato essendo i vincoli al licenziamento molto ridotti, il dualismo tra stabili e precari era ancora di l\u00e0 da venire, la teoria del conflitto di interessi tra insider e outsider doveva attendere ancora vent\u2019anni prima di vedere le sue prime formulazioni. E l\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione era di trenta lire al giorno, per una durata di poche settimane. Il mondo di allora era davvero diversissimo da quello attuale. Anche in riferimento al contesto di allora, comunque, attribuire a don Milani la teorizzazione di un ordinamento del lavoro che quindici anni dopo sarebbe stato classificato come un regime di <em>job property<\/em>, sarebbe come oggi attribuire a Papa Francesco la teorizzazione di un regime economico-sociale di tipo comunista. La predicazione di don Milani, come quella di Papa Francesco, non si colloca sul piano della politica economica, ma su quello dell\u2019etica sociale; ed \u00e8 su questo piano che essa conserva tutta la propria attualit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_39326\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39326\" class=\"wp-image-39326 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-300x225.jpg\" alt=\"La scuola\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-39326\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;immagine della stanza in cui don Lorenzo teneva scuola ai suoi ragazzi<\/p><\/div>\n<p>4.<em> Scuola di scrittura \u201csenza belletto\u201d <\/em>\u2013 Uno di quei giorni la mamma diede a don Lorenzo da leggere un mio tema, non mi ricordo su quale argomento, ma sicuramente scritto secondo i dettami che mi venivano quotidianamente impartiti: dunque cercando di aumentare il colorito della scrittura con gran sfoggio di aggettivi e avverbi. Dopo averlo letto, lui mi disse: \u201cScrivi bene, ma usi troppi aggettivi; gli aggettivi sono come il belletto che usano le donne per sembrare pi\u00f9 belle; se vieni a Barbiana ti insegno a scrivere acqua e sapone, andando al cuore delle cose, senza belletto\u201d. Quella sua critica mi rimase impressa, sia perch\u00e9 mi era stata rivolta davanti ad alcuni dei suoi allievi, dei quali in quel momento invidiai segretamente ancora di pi\u00f9 il privilegio di essere tali; sia perch\u00e9 mi resi improvvisamente conto di quanto frivolo fosse quel mio modo di scrivere, mirato innanzitutto a fare sfoggio della mia padronanza della lingua invece che a dire le cose in modo chiaro e incisivo, mirato a fare la ruota con le parole come il pavone invece che a mettere le parole al servizio delle cose da dire, cio\u00e8 andare direttamente al cuore delle cose stesse.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni dopo avrei sentito rivolgere la stessa critica al modo in cui scrivevano alcuni studiosi di diritto del lavoro da un altro maestro, Giuseppe Pera: una persona lontana dal modo di vivere e di credere di don Milani, ma che di lui condivideva l\u2019amore per il linguaggio semplice, chiaro ed essenziale.<\/p>\n<p>5.<em> L<\/em>\u2019extremum<em> oltre il quale<\/em> omnia sunt communia \u2013 Da allora in poi, per tutti gli otto anni che gli rimasero da vivere, don Lorenzo fu presente in modo forte, costante e onnipervasivo nella vita della nostra famiglia, non solo attraverso le lettere che scambiava con i genitori per raccontare quel che accadeva a Barbiana, o per chiedere l&#8217;invio di materiali didattici, oppure assistenza per i ragazzi che venivano o passavano dalle nostre parti, ma anche con le visite che sempre ci faceva quando veniva a Milano, con i reiterati inviti ad andare anche noi a Barbiana \u2013 che pi\u00f9 volte accogliemmo \u2013, e con l\u2019invio dei suoi scritti prima ancora che venissero pubblicati: conservo ancora l dattiloscritti su carta-carbone della lettera ai cappellani militari del febbraio 1965 e della sua autodifesa dell\u2019ottobre successivo nel processo per istigazione a delinquere in cui fu imputato per quella lettera: documenti entrambi che come i precedenti potemmo leggere in anteprima, con grande emozione e condivisione. Lo stesso accadde poco dopo per <em>Lettera a una professoressa<\/em>.<\/p>\n<p>Eravamo affascinati dalla sua idea che la povert\u00e0 peggiore consistesse nella deprivazione dell\u2019istruzione, della capacit\u00e0 di esprimersi; e che dunque ai poveri dovesse essere restituita prima di tutto la parola. Ma eravamo anche profondamente interpellati dalla sua condanna della ricchezza, in quanto sottrazione del necessario ai poveri. E colpiti dalla radicalit\u00e0 del suo comunismo, predicato come imperativo morale in modo molto pi\u00f9 incisivo di quanto non facesse il partito comunista. Don Lorenzo citava, a questo proposito, il passo di S. Tommaso secondo il quale <em>in extremis omnia sunt communia<\/em>, aggiungendo: \u201cLa questione sta tutta nello stabilire dove stia il limite dell\u2019<em>extremum<\/em>\u201d. Ci insegnava a vedere sempre nella sofferenza umana, e soprattutto in quella originata dall\u2019ingiustizia sociale, l\u2019<em>extremum<\/em> che mette in discussione le nostre avarizie; e ci invitava a stabilire quel limite, sul piano dell\u2019etica individuale, in modo molto pi\u00f9 severo di quanto esso possa e debba essere stabilito sul piano della politica economica e quindi del diritto statuale. Tutta la sua predicazione era volta a metterci di fronte all\u2019evidenza di un <em>extremum<\/em> che era intorno a noi, facilmente visibile da chiunque non chiudesse deliberatamente gli occhi proprio per non vederlo.<\/p>\n<p>6.<em> Marchiato a fuoco<\/em> \u2013 Lui, d\u2019altra parte, non faceva nulla per attutire l\u2019impatto contundente della sua predicazione: anzi, quanto pi\u00f9 ci vedeva colpiti, tanto pi\u00f9 affondava i suoi colpi. Mi ricordo ancora come fosse ieri la volta in cui volle segnarmi come con un marchio a fuoco. Un giorno, nella primavera del \u201962, eravamo tutti \u2013 lui, i miei genitori, le mie sorelle e io \u2013 nel bel soggiorno della nostra casa milanese di via Giotto; e lui, a bruciapelo, mi disse, facendo un gesto circolare per indicare tutto quel benessere: \u201cper tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai ventun anni, se non restituisci tutto, incomincia a essere peccato\u201d (i ventun anni allora erano la soglia della maggiore et\u00e0).<\/p>\n<div id=\"attachment_39319\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39319\" class=\"size-medium wp-image-39319\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Il-laboratorio-300x225.jpg\" alt=\"Il laboratorio della scuola di Barbiana\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Il-laboratorio-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Il-laboratorio-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-39319\" class=\"wp-caption-text\">Il laboratorio della scuola di Barbiana<\/p><\/div>\n<p>Guardai i genitori, per capire come loro reagissero a questa invettiva, che, pur diretta a me, mi pareva riguardasse anche loro, e come! Li vidi scuri in volto, pensosi, ma non vidi nessun cenno da parte loro che potesse significare un dissenso. Questo di don Lorenzo non fu certo un suo atto isolato: tutti i suoi rapporti con noi erano improntati alla critica del tenersi le ricchezze, soprattutto dell\u2019usare le proprie doti per coltivare il proprio benessere, mentre il prossimo soffre. Essa fu per\u00f2 il momento della sua predicazione nei miei confronti che poi mi rimase pi\u00f9 impresso, e al quale continuai a riferirmi nel mio arrovellarmi per tutto il decennio successivo sul come liberarmi dei condizionamenti dell\u2019ambiente in cui vivevo e mettermi in condizione di compiere la scelta moralmente giusta, per quanto scomoda essa potesse essere. Quella che mi indusse a lavorare per dieci anni nel sindacato, rifiutando di andare a lavorare nello studio legale di mio nonno e mio padre.<\/p>\n<p>7.<em> Don Milani \u201cpreconciliare\u201d<\/em> \u2013 Solo ora mi chiedo perch\u00e9 quella sua invettiva sia stata rivolta soltanto a me e non anche alle mie sorelle; e la risposta che mi do \u00e8 che don Lorenzo era ancora in qualche misura legato al maschilismo di cui era impregnata la cultura della Chiesa di allora, del quale peraltro egli si liber\u00f2 negli anni successivi, forse anche per le sollecitazioni rivoltegli in proposito da persone che stimava, tra le quali mia madre ed Elena Pirelli. La Chiesa se ne sarebbe liberata pi\u00f9 tardi, soltanto in parte e certo non nella parte maggiore.<\/p>\n<p>Adele Corradi, rispondendo nel suo libro a una perplessit\u00e0 sulla forte connotazione maschile della scuola di Barbiana espressa da Lidia Menapace e da Adriana Zarri, d\u00e0 una spiegazione diversa, che certamente coglie un aspetto importante della realt\u00e0 di quella scuola lontana da ogni altro abitato: \u201cforse la Menapace e la Zarri non si sarebbero meravigliate che lass\u00f9 non venissero bambine se avessero fatto con Enrico la strada da Campestri a Barbiana\u201d. Questa osservazione non spiega, per\u00f2, il fatto che don Lorenzo rivolgesse soltanto a me la sua invettiva e non alle mie sorelle Non credo, comunque, di sbagliare ricordando quello che lui stesso riconosceva apertamente: per alcuni aspetti, tra cui questo, la sua cultura era profondamente radicata in quella della Chiesa degli anni \u201940 e \u201950, della Chiesa preconciliare.<\/p>\n<p>Nel frattempo, nel \u201958 era stato eletto Papa il cardinale Angelo Roncalli, il quale aveva quasi subito indetto il Concilio Vaticano II, che si sarebbe aperto nel \u201962. Erano anche gli anni dei primi governi di centro-sinistra, nei quali incominciavano ad aprirsi spazi via via pi\u00f9 ampi di comunicazione e di contaminazione reciproca tra il mondo cattolico e il mondo socialista, ma anche quello comunista. A quel ribollire di idee nuove, nella Chiesa e nel mondo politico italiano, don Lorenzo, nel suo esilio di Barbiana, appariva estraneo: lui stesso diceva di sentirsene in qualche modo superato. Nella sua concezione della Chiesa era effettivamente rimasto indietro rispetto agli sviluppi conciliari; era, per\u00f2, incommensurabilmente avanti, nel suo comunismo radicale sul terreno della scuola, non solo rispetto ai nuovi orientamenti della politica italiana segnati dall\u2019accordo tra DC e PSI, ma anche rispetto alle posizioni del Partito comunista, il quale avrebbe atteso pi\u00f9 o meno un decennio prima di riuscire a metabolizzare compiutamente le sue idee sulla scuola e arrivare a farle proprie.<\/p>\n<p>8.<em> Il dibattito circa l\u2019\u201cutilit\u00e0\u201d della lezione milaniana sulla scuola \u2013<\/em> Oggi si discute se quelle idee abbiano fatto bene o male alla scuola italiana, ed \u00e8 giusto che se ne discuta. Mi sembra importante, soprattutto, recuperare l\u2019essenza della lezione milaniana evitando di attribuire valore centrale ad alcuni passaggi della <em>Lettera a una professoressa<\/em> \u2013 come la polemica contro l\u2019insegnamento della grammatica alle elementari e alle medie \u2013 che credo vadano considerati pi\u00f9 come delle battute polemiche che come vere e proprie affermazioni di teoria della didattica. Anche a me accade di discuterne, in varie sedi; ma prima di entrare nel merito delle molte possibili letture e applicazioni dei precetti milaniani ricordo sempre che quando, nel 1959, entrai in prima media, alla scuola statale Giulio Cesare di Milano, in classe eravamo 31, con figli di operai e di portinai, e quando tre anni dopo terminai la terza media eravamo in 13, tutti appartenenti a famiglie della media o alta borghesia, 6 dei quali peraltro dovettero rifare a settembre gli esami di una o pi\u00f9 materie.<\/p>\n<div id=\"attachment_39322\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39322\" class=\"size-medium wp-image-39322\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-e-I-CARE-300x225.jpg\" alt=\"Ancora la stanza della canonica dove don Lorenzo faceva scuola\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-e-I-CARE-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/La-scuola-e-I-CARE-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-39322\" class=\"wp-caption-text\">Ancora la stanza della canonica dove don Lorenzo faceva scuola<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 importante anche chiarire che il discorso di don Milani \u00e8 un discorso riferito alla scuola intesa come diritto-dovere per la generalit\u00e0 dei bambini e ragazzi; e che per\u00f2 l\u2019universit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra cosa: una universit\u00e0 che non sappia essere fortemente selettiva in base al merito sul versante dei professori, e in qualche misura necessariamente anche su quello degli studenti, non \u00e8 affatto uno strumento di mobilit\u00e0 sociale. D\u00e0 a tutti soltanto l\u2019illusione di attingere i livelli superiori del sapere, senza consentire in realt\u00e0 di attingerli neppure ai pi\u00f9 meritevoli.<\/p>\n<p>Ancora una volta, comunque, va ribadito &#8211; e il ribadirlo \u00e8 un merito non secondario del libro di Michele Gesualdi &#8211; come la lezione di don Milani, prima che sul piano della didattica, si collochi sul piano etico e su quello teologico. A cinquant\u2019anni di distanza questo libro sottolinea come i suoi insegnamenti fondamentali, niente affatto intaccati ma semmai rafforzati dal tempo, siano costituiti sul piano etico dal discorso sul dovere dei ricchi di \u201crestituire\u201d ai poveri i propri privilegi, primo fra tutti quello del sapere; sul piano teologico dal suo esempio di cristianesimo intransigente, di fede nella fecondit\u00e0 del sacrificio di s\u00e9, fino alla croce.<\/p>\n<p>9.<em> La passione di don Lorenzo, e la sua &#8220;resurrezione&#8221; \u2013 <\/em>Questo della fede nella fecondit\u00e0 del sacrificio \u00e8 il tema principale che innerva il racconto di Michele Gesualdi. Esso emerge una prima volta con forza nelle pagine centrali del libro dedicate all\u2019attesa e poi all\u2019accettazione da parte di don Lorenzo delle decisioni del Cardinale circa la sua destinazione, dopo la morte del proposto di San Donato di cui era stato coadiutore: la sua speranza di potergli succedere nella stessa parrocchia, la delusione alla notizia che quel compito era stato assegnato a un altro, l\u2019attesa di una destinazione che ormai si profilava chiaramente come una punizione, infine la \u201cbastonata durissima\u201d della decisione che gli viene comunicata. Quella che gli viene assegnata non \u00e8 pi\u00f9 da tempo una parrocchia vera e propria, \u00e8 una pieve spersa in mezzo alla montagna e quasi disabitata, dove non arriva neppure l&#8217;energia elettrica.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Don Lorenzo cerca Barbiana sulla carta geografica ma non la trova, capisce che quella localit\u00e0 \u00e8 niente. In quel niente veniva esiliato all\u2019et\u00e0 di 31 anni<\/em>. [\u2026 Ma lui] <em>accetta Barbiana a scatola chiusa, senza neppure andare a vedere il posto<\/em>.<\/p>\n<p>(p. 137). Il racconto del suo arrivo nel \u201cniente\u201d a cui \u00e8 stato destinato \u00e8 sempre scritto in terza persona, ma chi legge percepisce che a parlare \u00e8 chi quel momento ha vissuto in totale solitudine: \u00e8 in realt\u00e0 il discorso del protagonista in prima persona.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Lasciarono San Donato per Barbiana il 7 dicembre 1954. Era una giornata umida e piovosa che metteva tristezza. [\u2026] Nei pressi di Vicchio il camioncino si guast\u00f2 e fu costretto a fermarsi per essere riparato. Don Lorenzo, che voleva arrivare di giorno a Barbiana, prosegu\u00ec da solo facendosi accompagnare con una macchina che svolgeva servizio pubblico. L\u2019auto sal\u00ec per quella strada sconnessa e sterrata fino a quando si trasform\u00f2 in un sentiero e don Lorenzo dovette continuare a piedi la ricerca della sua nuova chiesa. Intorno a s\u00e9 niente, solo silenzio e bosco. [\u2026]<br \/>\nMentre camminava verso la sua chiesa lottava in solitudine con la coscienza.<br \/>\nNel frattempo il cielo si oscur\u00f2 e si scaten\u00f2 un violento temporale. Arriv\u00f2 che era quasi buio, bagnato e infreddolito. Non c\u2019era nessuno ad accoglierlo.<br \/>\nEntr\u00f2 in chiesa, si inginocchi\u00f2 nell\u2019ultima panca vicino alla porta, preg\u00f2 con la testa fra le mani. [\u2026]<br \/>\nQuando si rialz\u00f2 era gi\u00e0 un uomo diverso.<\/em><\/p>\n<p>(pp. 140-142). In quel momento cruciale, nell\u2019accettazione senza condizioni della mortificazione, si pongono le premesse del miracolo che far\u00e0 di quel \u201cniente\u201d un punto di riferimento per mezza Europa. Ma perch\u00e9 questo possa avvenire occorre che don Lorenzo \u201csposi\u201d la propria punizione, il proprio sacrificio. Egli dunque chiarisce fin dall\u2019inizio che non considera Barbiana come il luogo di una pena da scontare per poi tornare alla vita normale: il luogo del sacrificio sar\u00e0 al tempo stesso il luogo della salvezza, della redenzione. Qui il libro di Michele Gesualdi rivela un fatto di cui non mi sembra che si trovi traccia in alcun altro scritto precedente e che illumina di una luce particolare tutta la vicenda esistenziale di don Milani a Barbiana:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>[\u2026] da subito volle dare un segnale concreto che non era l\u00ec di passaggio, ma che quello sarebbe stato per sempre il suo luogo, nella vita e nella morte. Scese a Vicchio in bicicletta e and\u00f2 in Comune a chiedere di acquistare il terreno per la tomba nel cimitero di Barbiana.<\/em><\/p>\n<p>(p. 173). Fin dall\u2019inizio don Lorenzo Milani non considera l\u2019esilio come un incidente di percorso, ma al contrario come ci\u00f2 che all\u2019intera sua vita d\u00e0 un senso e un valore; dunque ci\u00f2 cui la sua vita \u00e8 d\u2019ora in poi totalmente dedicata. Non nel fuggire la croce, ma nell&#8217;accettarla e nello spendersi fino in fondo sta la salvezza. Michele Gesualdi ci avverte che questa tra le lezioni del priore di Barbiana \u00e8 a ben vedere quella fondamentale, la pi\u00f9 importante: pi\u00f9 ancora dell&#8217;idea-forza sulla scuola come strumento di giustizia sociale, pi\u00f9 ancora del suo amore sconfinato per i suoi ragazzi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA LEZIONE SULLA FECONDITA DEL (PROPRIO) SACRIFICIO Scritto in occasione del convegno che si \u00e8 svolto a Roma il 6 aprile 2017, per la presentazione del libro di Michele Gesualdi, Don Lorenzo Milani. L\u2019esilio di Barbiana, con la partecipazione anche di Adele Corradi &#8211; In argomento v. anche, su questo sito, Ritorno a Barbiana \u00a0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34,14,27,13],"tags":[],"class_list":["post-44487","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-laicita","category-26-saggi","category-scuola","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44487","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44487"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44487\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44487"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44487"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44487"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}