
{"id":44642,"date":"2017-05-13T21:44:58","date_gmt":"2017-05-13T20:44:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44642"},"modified":"2017-05-14T22:09:27","modified_gmt":"2017-05-14T21:09:27","slug":"i-rapporti-tra-governo-e-sindacati-nel-xxi-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44642","title":{"rendered":"I RAPPORTI TRA GOVERNO E SINDACATI NEL XXI SECOLO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Cause e sviluppi della crisi del modello della concertazione tra governo e parti sociali, nell&#8217;ultimo quindicennio<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista rilasciata <strong>ad Arianna Tassinari<\/strong>, dottoranda in Relazioni Industriali presso l&#8217;Universit\u00e0 di Warwick, nell&#8217;ambito del suo progetto di ricerca su &#8220;Concertazione, dialogo sociale e politiche pubbliche in Italia, 2008-2017&#8221;, aprile 2017<\/em> &#8211;\u00a0<em>In argomento altri documenti e interventi sono reperibili nella sezione <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?cat=11\" target=\"_blank\">Sindacato<\/a><em> di questo sito \u00a0 <\/em>\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I. Natura del rapporto tra governi e parti sociali prima e dopo la crisi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, qual \u00e8 la sua valutazione di merito sui risultati prodotti nel campo delle politiche del mercato del lavoro e del welfare dalle dinamiche di concertazione tra governi e parti sociali che hanno caratterizzato i processi di riforma del mercato del lavoro e del welfare negli anni \u201990?<br \/>\n<\/strong>A dire il vero, la mia impressione \u00e8 che il sistema delle relazioni industriali negli anni \u201990 si sia occupato ben poco dell\u2019esigenza di promuovere politiche attive del lavoro e in particolare politiche volte a innervare il mercato del lavoro di una rete di servizi efficienti. Anche perch\u00e9 nel movimento sindacale era ancora dominante la posizione di difesa del monopolio statale del collocamento e il rifiuto del lavoro temporaneo tramite agenzia (sulle radici di questo modo di atteggiarsi del movimento sindacale sulla questione di servizi al mercato del lavoro rinvio ai miei scritti <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/libri\/view.asp?IDArticle=331\"><em>Il collocamento impossibile<\/em><\/a>, De Donato, 1982, e <em>Organizzazione e disciplina del mercato del lavoro<\/em>, ne <em>I servizi per l\u2019impiego<\/em>, con Alessandra Sartori, Cedam, 2912). Il profondo mutamento normativo recato dal \u201cpacchetto Treu\u201d del 1997 \u00e8 stato favorito molto pi\u00f9 dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea che dai contenuti della concertazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_44659\" style=\"width: 282px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44659\" class=\"size-full wp-image-44659\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Biagi.jpg\" alt=\"Marco Biagi\" width=\"272\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Biagi.jpg 272w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Biagi-150x102.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><p id=\"caption-attachment-44659\" class=\"wp-caption-text\">Marco Biagi<\/p><\/div>\n<p><strong>Diversi studiosi delle relazioni industriali e delle politiche pubbliche parlano di un \u2018declino della concertazione\u2019 come modalit\u00e0 di negoziazione e implementazione delle riforme strutturali, in particolare dall\u2019inizio della crisi in avanti. Secondo lei questa \u00e8 una diagnosi accurata?<br \/>\n<\/strong>A me sembra che il declino della concertazione sia incominciato nel 2001, con la frattura tra Cgil da una parte e Cisl-Uil dall\u2019altra in riferimento all\u2019accordo proposto dal Governo di centrodestra. Di fatto questa frattura ha indebolito il fronte sindacale di fronte al Governo, consentendo a quest\u2019ultimo di depotenziare il \u201ctavolo\u201d Governo-sindacati, derubricandolo da concertazione a \u201cdialogo sociale\u201d. Per\u00f2 va riconosciuto a Cisl e Uil un ruolo positivo nell\u2019accordo con il Governo che ha costituito la premessa per la Legge Biagi del 2003.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 desiderabile un superamento della concertazione come modalit\u00e0 di definizione delle politiche pubbliche?<br \/>\n<\/strong>La concertazione pu\u00f2 costituire uno strumento utile e dare \u201cuna marcia in pi\u00f9\u201d al Governo; ma a una condizione: che ci sia piena condivisione tra il Governo stesso e le associazioni sindacali e imprenditoriali circa gli obiettivi da raggiungere e i vincoli da rispettare. Se questa condivisione non c\u2019\u00e8 o c\u2019\u00e8 soltanto con met\u00e0 del movimento sindacale \u2013 come accade nel caso italiano negli ultimi due decenni \u2013, la concertazione intesa alla maniera degli anni \u201990 come necessit\u00e0 del consenso di tutti significherebbe soltanto attribuire a una parte delle associazioni sindacali (o imprenditoriali) un potere di veto, che non gioverebbe certo alla necessaria incisivit\u00e0 ed efficacia dell\u2019azione del Governo.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei, in che modo la congiuntura della crisi ha avuto un impatto sulle dinamiche e modalit\u00e0 di interazione fra governi e parti sociali in Italia?<br \/>\n<\/strong>La crisi in Italia ha travolto definitivamente gran parte dei vecchi riti nei rapporti tra Stato e sistema delle relazioni industriali; e ha indotto quest\u2019ultimo a rivedere incisivamente il sistema della contrattazione collettiva, in particolare i rapporti tra contratto nazionale e contratto aziendale, con l\u2019accordo interconfederale del 2011.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la sua valutazione riguardo all\u2019impatto del processo di integrazione europea e delle politiche dell\u2019Unione Europea e della BCE sulle dinamiche di concertazione e dialogo sociale in Italia dall\u2019inizio della crisi in avanti?<br \/>\n<\/strong>Il processo di integrazione europea ha privato lo Stato di \u201cuna moneta di scambio\u201d utilizzata molto largamente nella negoziazione con le parti sociali, nella seconda met\u00e0 del secolo scorso: gli aiuti alle imprese, sia nella forma dei \u201cfondi di dotazione\u201d alle imprese a partecipazione statale, sia in forma di credito agevolato, di agevolazione fiscale o di appalti pubblici. E lo ha privato di una leva molto importante di governo dell\u2019economia, che \u00e8 stata accentrata alla BCE: quella della politica monetaria; questo ha, in qualche misura, prosciugato l\u2019acqua in cui nella seconda met\u00e0 del secolo scorso aveva per cos\u00ec dire \u201cnuotato\u201d la concertazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_40822\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40822\" class=\"size-full wp-image-40822\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Monti-fornero.jpg\" alt=\"Mario Monti ed Elsa Fornero in Senato, 2012\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Monti-fornero.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Monti-fornero-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><p id=\"caption-attachment-40822\" class=\"wp-caption-text\">Mario Monti ed Elsa Fornero in Senato, 2012<\/p><\/div>\n<p><strong>Come descriverebbe l\u2019approccio dei diversi esecutivi che si sono alternati dall\u2019inizio della crisi nel 2008 ad oggi nei confronti delle parti sociali (sindacati e associazioni datoriali)? A quali fattori imputa la differenza negli atteggiamenti adottati dai vari esecutivi?<br \/>\n<\/strong>Il Governo Monti ha seguito una politica del doppio binario: esclusione totale del confronto con le associazioni sindacali e imprenditoriali nella fase della riforma pensionistica (novembre-dicembre 2011), dialogo nella fase della riforma del lavoro (febbraio-giugno 2012). Il Governo Letta ha proseguito la fase del dialogo, mentre il Governo Renzi ha ricalcato in qualche modo l\u2019andamento del Governo Monti: una prima fase di esclusione pressoch\u00e9 totale del confronto nella prima fase della riforma del lavoro (marzo 2014-marzo 2015) e ripresa del dialogo nella seconda fase della riforma (seconda met\u00e0 del 2015) e nel periodo successivo.<\/p>\n<p><strong>Sulla base della sua esperienza di Senatore e membro della Commissione Lavoro, mi pu\u00f2 spiegare come si manifesta in pratica l\u2019attivit\u00e0 di lobbying e di influenza sul processo parlamentare di sindacati e associazioni datoriali?<br \/>\n<\/strong>La forma istituzionale di questa attivit\u00e0 volta a influenzare le decisioni del Parlamento \u00e8 costituita dalle \u201caudizioni\u201d, che sono delle sedute della Commissione nel corso delle quali un rappresentante del sindacato o dell\u2019associazione datoriale risponde alle domande che gli vengono poste dal presidente e dai membri della Commissione stessa, esponendo le posizioni e le richieste della propria organizzazione. In realt\u00e0, per\u00f2, l\u2019attivit\u00e0 pi\u00f9 efficace, mirata a esercitare una influenza sulle decisioni legislative, \u00e8 quella che sindacato e associazioni datoriali svolgono \u201csotto traccia\u201d, o \u201cper linee interne\u201d, attraverso i contatti dei loro esponenti con i parlamentari amici e, soprattutto, con i membri del Governo o degli staff ministeriali con cui hanno rapporti pi\u00f9 stretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><strong>II. Riforme del mercato del lavoro dall\u2019inizio della crisi a oggi<\/strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>Dalla sua prospettiva di Senatore e membro della Commissione Lavoro al Senato, vorrei farle qualche domanda riguardo alle dinamiche di confronto tra governi e parti sociali nell\u2019implementazione delle due principali riforme del mercato del lavoro negli ultimi anni: la cd. Riforma Fornero (Legge 92\/2012) e il cd. Jobs Act.<\/strong> <strong>Incominciamo dalla riforma Fornero. Qual \u00e8 il suo giudizio sul modo in cui fu gestito il processo di confronto con le parti sociali dal Governo Monti durante la formulazione della cd. riforma Fornero? Perch\u00e9 secondo lei il Governo Monti, dopo i primi mesi, opt\u00f2 per un processo di confronto intenso con le parti sociali?<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_44660\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44660\" class=\"size-medium wp-image-44660\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-300x157.jpg\" alt=\"Mario Draghi\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-150x79.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-1024x536.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi.jpg 1910w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-44660\" class=\"wp-caption-text\">Mario Draghi<\/p><\/div>\n<p>Il Governo Monti si \u00e8 insediato in una situazione di emergenza gravissima della finanza pubblica, con il rischio incombente di un <em>default<\/em> che avrebbe avuto conseguenze disastrose per tutti, e probabilmente pi\u00f9 gravi per la parte pi\u00f9 debole della popolazione. In quella situazione, la sola via praticabile per evitare il <em>default<\/em>, e allo stesso tempo per consentire che le istituzioni europee facessero la loro parte (istituzione del Fondo Salva-Stati, politica incisiva di sostegno \u201cnon convenzionale\u201d da parte della Banca Centrale Europeo), consisteva nell\u2019adozione delle misure draconiane che il Governo adott\u00f2 in tempi strettissimi nel novembre-dicembre 2011. In quella situazione, per un verso la non consultazione dei sindacati costituiva un elemento simbolico del contenuto emergenziale e straordinario delle misure adottate, utile per l\u2019immagine del Paese agli occhi delle istituzioni europee; per altro verso, i sindacati stessi avevano interesse a non essere consultati, per non essere costretti a dare il loro consenso a quelle misure, oppure ad assumersi la responsabilit\u00e0 gravissima di contrastarle.<\/p>\n<p><strong>In che modo influirono in quella fase le diverse sigle sindacali e le associazioni datoriali sul processo di approvazione e sul contenuto finale della riforma? Quali sono le aree di policy su cui pes\u00f2 di pi\u00f9 il \u2018veto\u2019 o l\u2019opposizione delle parti sociali?<br \/>\n<\/strong>Nella prima fase \u2013 novembre-dicembre 2011 \u2013 l\u2019influenza delle associazioni imprenditoriali e sindacali fu nulla, anche per la rapidit\u00e0 con cui la riforma pensionistica venne confezionata e varata. Dal febbraio-marzo 2012 invece la loro influenza incominci\u00f2 a farsi sentire di pi\u00f9. Non tanto sulla materia, pur cruciale, della disciplina dei licenziamenti, sulla quale il negoziato si svolse quasi esclusivamente tra il Governo e le forze politiche che lo sostenevano, quanto su quella degli ammortizzatori sociali e della Cassa integrazione in particolare.<\/p>\n<div id=\"attachment_39632\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39632\" class=\"wp-image-39632 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Fornero-Camusso-300x180.jpg\" alt=\"Fornero Camusso\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Fornero-Camusso-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Fornero-Camusso.jpg 620w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-39632\" class=\"wp-caption-text\">Elsa Fornero e Susanna Camusso<\/p><\/div>\n<p><strong>\u00c8 vero che <\/strong><strong>ci<\/strong> <strong>furono<\/strong> <strong>modifiche<\/strong> <strong>apportate<\/strong> <strong>alla<\/strong> <strong>proposta<\/strong> <strong>iniziale<\/strong> <strong>sull<\/strong><strong>a riformulazione dell\u2019<\/strong><strong>articolo<\/strong><strong> 18 <\/strong><strong>a<\/strong> <strong>seguito<\/strong> <strong>dell\u2019opposizione espressa dalla CGIL e di certe componenti del PD? In che modo si manifest\u00f2 e che peso effettivo ebbe questa opposizione?<br \/>\n<\/strong>L\u2019opposizione della Cgil c\u2019era, s\u00ec, ma fu il segretario del Pd Bersani a farsi portatore delle istanze di tutta la sinistra di fronte al Governo. La soluzione finale scatur\u00ec da una trattativa serratissima che si svolse nella tarda sera del 23 marzo 2012 a Palazzo Chigi, sotto gli occhi del Presidente del Consiglio Monti, tra la ministra Fornero e i segretari dei tre partiti maggiori della maggioranza: Alfano, Bersani e Casini. In quell\u2019occasione Bersani, con molta determinazione, ottenne che si applicasse la reintegrazione anche nel caso in cui il giudice ritenesse il motivo addotto dall\u2019imprenditore a sostegno del licenziamento \u201cinesistente\u201d, oppure non corrispondente ai casi di mancanza punibile con la massima sanzione previsti dal contratto collettivo applicabile.<\/p>\n<p><strong>Come si svolse invece il confronto con le parti sociali sul tema della riforma degli ammortizzatori sociali? Quali erano le differenze di posizione tra il governo e le parti sociali?<br \/>\n<\/strong>Sul principio generale per cui la Cassa integrazione non pu\u00f2 essere utilizzata per mascherare situazioni in cui la ripresa del lavoro non \u00e8 ragionevolmente prevedibile, c\u2019era un consenso abbastanza generale. Cos\u00ec pure sulla necessit\u00e0 di rafforzare e rendere pi\u00f9 duraturo il trattamento economico di disoccupazione. Per\u00f2 sindacati e organizzazioni imprenditoriali ottennero, in considerazione della crisi economica gravissima perdurante, che venisse prorogata la possibilit\u00e0 di attivazione della \u201cCassa integrazione in deroga\u201d, cio\u00e8 erogata in situazioni in cui ogni limite di durata del trattamento \u00e8 stato superato, oppure addirittura \u00e8 mancata qualsiasi contribuzione. Ancora oggi, a cinque anni di distanza, non ce ne siamo del tutto liberati.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 secondo lei il governo Monti non riusc\u00ec ad \u2018elevarsi\u2019 del tutto al di sopra delle pressioni esercitate dalle parti sociali nel determinare il contenuto finale della riforma del mercato del lavoro?<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 neppure un Governo \u201ctecnico\u201d, qual era quello di Monti nel 2011-12, riesce a fare del tutto a meno del consenso delle grandi associazioni che rappresentano milioni di persone. Per altro verso, per tirare dritto senza guardare in faccia nessuno occorre anche avere le idee chiarissime sulle riforme che si vogliono realizzare; mi sembra, invece, che il Governo Monti avesse le idee chiarissime soltanto sulla riforma pensionistica; su tutto il resto non aveva avuto il tempo per chiarirsele del tutto.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei, che tipo di impatto \u2013 positivo o negativo &#8211; ebbe il confronto instaurato con le parti sociali sul contenuto finale della riforma?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 difficile dire se quel po\u2019 di confronto che c\u2019\u00e8 stato ha avuto un impatto positivo o negativo, non conoscendo se ci fosse e quale fosse il disegno originario che quel confronto avrebbe modificato.<\/p>\n<div id=\"attachment_40684\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40684\" class=\"size-medium wp-image-40684\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Boschi-e-Renzi-300x150.jpg\" alt=\"Matteo Renzi con Mariaelena Boschi in Senato\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Boschi-e-Renzi-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Boschi-e-Renzi-150x75.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Boschi-e-Renzi.jpg 318w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-40684\" class=\"wp-caption-text\">Matteo Renzi con Mariaelena Boschi in Senato<\/p><\/div>\n<p><strong>Veniamo al <em>Jobs Act. <\/em><\/strong><strong>Il governo Renzi fu criticato da alcuni per l\u2019approccio verso le parti sociali che adott\u00f2 durante la stesura e il processo di approvazione del Jobs Act, in termini di mancato coinvolgimento e confronto con i sindacati. Qual \u00e8 la sua opinione al riguardo? E quali erano le ragioni che portarono il governo Renzi ad adottare un approccio di \u2018rottura\u2019 cos\u00ec forte nei confronti dei sindacati?<\/strong><br \/>\nUna parte non secondaria della ragion d\u2019essere politica della riforma del lavoro del 2014-2015 stava nel fatto che essa costituiva il presupposto di una recuperata affidabilit\u00e0 dell\u2019Italia, e di un conseguente maggior potere negoziale del Governo italiano, nei confronti della Commissione UE e dei partner europei maggiori, la Germania innanzitutto. Questo era ci\u00f2 di cui il premier aveva bisogno, e questo \u00e8 ci\u00f2 che effettivamente ha ottenuto. Ma perch\u00e9 questo potesse accadere era in qualche misura indispensabile che la riforma venisse varata senza sottoporla a negoziazione con le organizzazioni sindacali.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei questo atteggiamento ha giovato al consenso ottenuto dal governo Renzi?<br \/>\n<\/strong>In una parte dell\u2019elettorato s\u00ec, in un\u2019altra parte dell\u2019elettorato no.<\/p>\n<p><strong>Quale impatto ebbero le manifestazioni di opposizione al Jobs Act portate avanti da CGIL e UIL alla fine del 2014 sulle decisioni del governo e sull\u2019iter parlamentare della riforma?<br \/>\n<\/strong>Ebbero un impatto molto scarso.<\/p>\n<p><strong>A cosa imputa le differenze di posizione adottate dalla CISL rispetto alle altre sigle confederali?<br \/>\n<\/strong>La Cisl ha assunto un atteggiamento molto pi\u00f9 aperto nei confronti dei contenuti della riforma del lavoro varata dal Governo Renzi, perch\u00e9 nel DNA della Cisl non c\u2019\u00e8 la stessa fede nell\u2019onnipotenza della legge come strumento per la protezione dei lavoratori, che da mezzo secolo anima la Cgil e in parte anche la Uil. Non si deve dimenticare che negli anni \u201960 la Cisl si spinse ad avversare la legge sui licenziamenti del 1966 e lo Statuto dei Lavoratori del 1970, non perch\u00e9 non ne apprezzasse i contenuti, ma perch\u00e9 riteneva che quei contenuti dovessero essere promossi mediante la contrattazione collettiva e non mediante la legge: il suo motto era \u201cil nostro Statuto \u00e8 il Contratto\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_44661\" style=\"width: 265px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44661\" class=\" wp-image-44661\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Giorgio-Squinzi.jpg\" alt=\"Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria nel 2014-15\" width=\"255\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Giorgio-Squinzi.jpg 290w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Giorgio-Squinzi-150x90.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><p id=\"caption-attachment-44661\" class=\"wp-caption-text\">Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria nel 2014-15<\/p><\/div>\n<p><strong>Quale fu invece la natura del rapporto instaurato dal governo con Confindustria e con le altre associazioni datoriali durante la stesura e l\u2019approvazione del Jobs Act? Ci fu un confronto con le associazioni datoriali sulle loro preferenze di policy? Quali erano le line di convergenza o di disaccordo?<br \/>\n<\/strong>Dei contatti ci sono stati. Ma i contenuti della riforma pi\u00f9 graditi a Confindustria, in particolare la nuova disciplina dei licenziamenti, non furono conseguenza di sue pressioni: Palazzo Chigi avrebbe battuto quella strada anche se Confindustria non ci fosse stata del tutto o se ne fosse stata del tutto zitta. Del resto, la stessa Confindustria non ha gradito affatto l\u2019ulteriore giro di vite che \u00e8 stato dato per limitare l\u2019uso della Cassa integrazione nelle crisi occupazionali aziendali.<\/p>\n<p><strong>Come mai il governo Renzi scelse di non esercitare la delega sul salario minimo e di non intervenire per via legislativa sulla riforma del modello di relazioni industriali? Ci fu una volont\u00e0 di rispettare l\u2019autonomia delle parti sociali in questi ambiti?<br \/>\n<\/strong>Esercitare quella delega comportava la soluzione di una serie di problemi niente affatto facili. Il primo era costituito dalla scelta dell\u2019entit\u00e0 del salario minimo orario: se si voleva evitare di provocare perdite importanti di occupazione regolare in alcuni settori, come quello del lavoro domestico, o quello del bracciantato agricolo, soprattutto nel Mezzogiorno del Paese, occorreva fissare lo standard al di sotto dei 6 euro orari. Ma un minimo cos\u00ec basso avrebbe rischiato di costituire, soprattutto al Nord, un invito per molte imprese a scollegarsi dal sistema del contratto collettivo nazionale assumendo come parametro retributivo il salario minimo legale, molto pi\u00f9 basso dei minimi tabellari. Per evitare o limitare questo rischio, sarebbe stato necessario infrangere il tab\u00f9 dello standard retributivo minimo uguale per tutto il territorio nazionale, indicizzando il salario minimo al costo della vita di ciascuna regione. Ma neppure un Governo decisionista come il Governo Renzi si \u00e8 sentito di compiere questo passo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cause e sviluppi della crisi del modello della concertazione tra governo e parti sociali, nell&#8217;ultimo quindicennio . Intervista rilasciata ad Arianna Tassinari, dottoranda in Relazioni Industriali presso l&#8217;Universit\u00e0 di Warwick, nell&#8217;ambito del suo progetto di ricerca su &#8220;Concertazione, dialogo sociale e politiche pubbliche in Italia, 2008-2017&#8221;, aprile 2017 &#8211;\u00a0In argomento altri documenti e interventi sono [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,11],"tags":[],"class_list":["post-44642","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-23-sindacato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44642","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=44642"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/44642\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=44642"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=44642"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=44642"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}