
{"id":44753,"date":"2017-04-27T11:32:08","date_gmt":"2017-04-27T10:32:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44753"},"modified":"2017-04-30T23:09:55","modified_gmt":"2017-04-30T22:09:55","slug":"il-conflitto-politico-nellera-dei-populismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44753","title":{"rendered":"IL CONFLITTO POLITICO NELL&#8217;ERA DEI POPULISMI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">\u201cOggi, per leggere i conflitti politici in corso nelle societ\u00e0 occidentali, non si pu\u00f2 fare a meno di un\u2019altra, in gran parte nuova, opposizione dicotomica: quella fra apertura e chiusura\u201d<\/span><\/h4>\n<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-44754\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi.jpg\" alt=\"Luca Ricolfi\" width=\"130\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi.jpg 194w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi-112x150.jpg 112w\" sizes=\"auto, (max-width: 130px) 100vw, 130px\" \/>Pagine estratte dal capitolo conclusivo del libro <strong>di Luca Ricolfi <\/strong>(sociologo, professore nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino), <\/em>Sinistra e Popolo. Il conflitto politico nell&#8217;era dei populismi (Longanesi, 2017, \u20ac 16,90), <em>qui<\/em> <em>riprodotte per gentile concessione dell&#8217;Autore e dell&#8217;Editore &#8211; Altri documenti e interventi in argomento sono raccolti in questo sito nel portale <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41749\" target=\"_blank\">Il nuovo spartiacque della politica mondiale<\/a> \u00a0 \u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>[&#8230;]<\/strong><\/p>\n<p>Dichiarata estinta innumerevoli volte nel corso del XX secolo, la dicotomia fra destra e sinistra non sembra ancora pronta ad abbandonare il campo neppure oggi, all\u2019inizio del terzo millennio. Che si parli di conservatori e progressisti, di liberali e socialisti, di Repubblicani e Democratici, il conflitto politico nelle moderne societ\u00e0 democratiche pare tuttora prigioniero delle categorie del Novecento.<\/p>\n<p>Certo, sul modo di usare quelle categorie c\u2019\u00e8 ancora tensione. Alla sinistra piace tuttora pensare, appoggiandosi sull\u2019autorit\u00e0 di Norberto Bobbio, che sinistra significhi perseguire l\u2019ideale dell\u2019eguaglianza, e destra quello della diseguaglianza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-44781\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Sinistra-e-popolo_PIATTO-197x300.jpg\" alt=\"Sinistra e popolo_Esec.indd\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Sinistra-e-popolo_PIATTO-197x300.jpg 197w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Sinistra-e-popolo_PIATTO-98x150.jpg 98w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Sinistra-e-popolo_PIATTO-672x1024.jpg 672w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Sinistra-e-popolo_PIATTO.jpg 1643w\" sizes=\"auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/>Ma questa visione era stata confutata da Hayek prima ancora che Bobbio la enunciasse nel suo fortunato libriccino su <em>Destra e sinistra<\/em> (1994). In <em>Perch\u00e9 non sono un conservatore<\/em> (1960) Hayek, con una generosit\u00e0 teorica sconosciuta a Bobbio, riconosceva all\u2019avversario politico (il progressismo socialista) di perseguire un nobile ideale, quello dell\u2019eguaglianza, ma rivendicava alla propria parte politica (il liberalismo) di perseguirne a sua volta uno, quello della libert\u00e0. Nella concezione di Hayek, assai pi\u00f9 aderente di quella di Bobbio alla storia del secondo Novecento, la struttura del conflitto politico, per quanto assuma spesso l\u2019aspetto di una tensione fra destra e sinistra, non \u00e8 di tipo bipolare ma \u00e8 essenzialmente tripolare. A un polo i conservatori, che si oppongono al cambiamento in nome della tradizione e a tutela dei privilegi dei ceti superiori. Agli altri due poli del \u00abtriangolo di Hayek\u00bb socialisti e liberali, che vorrebbero entrambi cambiare lo stato di cose esistente ma \u00abtirano\u00bb in direzioni opposte: i socialisti verso una societ\u00e0 pi\u00f9 eguale, i liberali verso una societ\u00e0 pi\u00f9 libera.<\/p>\n<p>Alla destra la versione di Hayek risulta ovviamente pi\u00f9 congeniale di quella alquanto partigiana di Bobbio, ma restituisce un non piccolo problema di identit\u00e0. Se si accetta il \u00abtriangolo di Hayek\u00bb, essere di destra pu\u00f2 significare due cose alquanto diverse: frenare il cambiamento e difendere la tradizione, oppure promuovere il cambiamento e ampliare le libert\u00e0 (soprattutto in economia). Due possibilit\u00e0 che, in forme pi\u00f9 o meno pure, si sono effettivamente alternate pi\u00f9 volte, sia in Europa sia negli Stati Uniti: De Gaulle versus Thatcher, Eisenhower versus Reagan.<\/p>\n<p>E ora?<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la logica del conflitto politico nelle societ\u00e0 democratiche del XXI secolo? Il fatto che si continui a parlare di destra e sinistra significa che il nucleo del conflitto \u00e8 sempre il medesimo? O hanno ragione quanti affermano che destra e sinistra sono un retaggio del passato, e che quella dicotomia non \u00e8 pi\u00f9 in grado di descrivere la realt\u00e0?<\/p>\n<p>Da un certo punto di vista non hanno torto quanti continuano a parlare di destra e sinistra, se non altro perch\u00e9 la distinzione permane nelle teste degli elettori. Ma qual \u00e8 il senso di questa distinzione nel XXI secolo?<\/p>\n<p>Qui le cose si complicano. Il problema \u00e8 che quel che ha smesso di funzionare non \u00e8 solo lo schema di Bobbio, ma \u00e8 anche quello di Hayek.<\/p>\n<p>Lo schema di Bobbio, pur alquanto avaro nei confronti dei valori della destra, aveva una sua ragion d\u2019essere nelle vicende del \u00ab secolo breve \u00bb, perch\u00e9 la doppia dicotomia eguaglianza\/disuguaglianza e libert\u00e0\/autorit\u00e0 (in realt\u00e0: democrazia versus dittatura) permetteva di incasellare nitidamente i quattro regimi politici fondamentali dell\u2019Europa del Novecent0<\/p>\n<p>Se si accetta questo schema, sinistra significa primato dell\u2019eguaglianza, che pu\u00f2 prender forma come socialdemocrazia o come comunismo; destra significa primato della diseguaglianza, che pu\u00f2 prender forma come liberaldemocrazia o come fascismo. Il problema \u00e8 che, dopo la caduta degli ultimi fascismi (1974-1975) e la dissoluzione dell\u2019impero sovietico (1989-1991), con l\u2019uscita del fascismo e del comunismo dal novero dei regimi realisticamente possibili in Occidente, lo schema di Bobbio non poteva continuare a nascondere tutta la sua povert\u00e0 (e tutto il suo strabismo): dire che sinistra \u00e8 aspirazione all\u2019eguaglianza, e destra accettazione o addirittura perseguimento della diseguaglianza pu\u00f2 essere gratificante per chi si sente di sinistra, ma non rende certo giustizia alle ragioni della destra. Il funzionamento dei sistemi democratici usciti dalla seconda guerra mondiale non \u00e8 riducibile alla dialettica fra l\u2019idealismo egualitario della sinistra e il conservatorismo inegualitario della destra.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che interviene lo schema di Hayek. Pensato per descrivere il conflitto politico entro i regimi democratici, lo schema tripolare dell\u2019economista austriaco ha il merito di sottrarre alla sinistra il suo (ingiustificato) monopolio del cambiamento, e di fornirci una versione pi\u00f9 articolata della destra. Senza la distinzione fra una destra conservatrice e una liberale, non sarebbero raccontabili le rivoluzioni liberiste della signora Thatcher e di Ronald Reagan, campioni della destra ma tutto tranne che leader conservatori.<\/p>\n<p>E tuttavia, nonostante la sua maggiore ricchezza rispetto a quello di Bobbio, anche lo schema di Hayek pecca di semplicismo. Esso descrive bene, molto meglio di quello di Bobbio, il funzionamento politico dei sistemi democratici entro i confini del \u00absecolo breve\u00bb, ma diventa inadeguato per descrivere quel che \u00e8 accaduto dopo, fra i primi anni Novanta e il decennio della \u00ablunga crisi\u00bb (2007-2016).<\/p>\n<p>Due fatti, in particolare, hanno profondamente alterato il palcoscenico della politica.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 la conversione della sinistra, in Europa come in America, alla filosofia del mercato. Ci\u00f2 ha condotto, quasi ovunque, alla formazione di due sinistre, una riformista, meritocratica, modernizzatrice, fiduciosa nelle virt\u00f9 dello scambio; l\u2019altra ostile al mercato ed essenzialmente conservatrice, in quanto impegnata a preservare le conquiste politiche e sindacali dei gloriosi trent\u2019anni di edificazione dello stato sociale (1945-1975). Di qui una certa obsolescenza dello schema di Hayek, che prevedeva due destre ma una sola sinistra. Oggi, una descrizione minimamente accurata della lotta politica nelle societ\u00e0 democratiche non pu\u00f2 non vedere che, come esistono due destre, una conservatrice e l\u2019altra liberale, cos\u00ec esistono due sinistre, una riformista e l\u2019altra a suo modo conservatrice.<\/p>\n<p>Il tutto con una curiosa torsione semantica del termine \u00abradicale\u00bb, che a destra rimanda alla componente innovatrice della destra stessa, quella che ha promosso la rivoluzione liberista degli anni Ottanta e Novanta, mentre a sinistra viene usato per qualificare la componente conservatrice, quella il cui radicalismo sta nell\u2019opporsi a ogni modernizzazione della tradizione socialista e socialdemocratica.<\/p>\n<p>Il secondo fatto che ha cambiato la scena della politica \u00e8 l\u2019irruzione dei movimenti populisti, in Europa come in America. Questo processo, iniziato nell\u2019ultimo scorcio del XX secolo ma pienamente dispiegato negli anni della crisi, ha profondamente ristrutturato lo spazio politico, rendendo insufficiente anche lo schema di Hayek \u00ab allargato \u00bb, con due destre e due sinistre. Oggi, per leggere i conflitti politici in corso nelle societ\u00e0 occidentali, non si pu\u00f2 fare a meno di un\u2019altra, in gran parte nuova, opposizione dicotomica: quella fra apertura e chiusura.<\/p>\n<p>Qualche tipo di chiusura, infatti, \u00e8 quasi universalmente la cifra dei movimenti populisti. Una cifra che \u00e8 evidente nel populismo di destra, quando invoca la chiusura delle frontiere contro l\u2019afflusso dei migranti. Ma \u00e8 presente, in modo meno immediatamente visibile, anche in diverse rivendicazioni dei partiti populisti di sinistra: protezione delle industrie nazionali, isolazionismo e non-interventismo in politica estera, opposizione alle ingerenze delle autorit\u00e0 sovranazionali nelle politiche dei singoli Stati.<\/p>\n<p>Di qui una conseguenza cruciale. L\u2019ascesa dei movimenti populisti, quasi sempre portatori di qualche istanza di chiusura, accentua il processo di convergenza fra quelle forze politiche che, negli ultimi decenni, hanno puntato tutte le loro carte sull\u2019apertura nelle sue varie possibili declinazioni: libera circolazione delle merci; libera circolazione dei capitali; libera circolazione delle persone. Ma anche, nell\u2019era di internet, libera, gratuita e illimitata circolazione dei segni: informazioni, immagini, prodotti dell\u2019ingegno, software, dati, musica, video, messaggi pubblicitari. Con buona pace del diritto d\u2019autore e dei milioni di posti di lavoro che quel tipo di libert\u00e0 ha distrutto.<\/p>\n<p>Ma quali sono le forze politiche dell\u2019apertura?<\/p>\n<p>Fondamentalmente, sono le forze che, a sinistra come a destra, pi\u00f9 hanno creduto nel mercato e nei valori della civilt\u00e0 liberale: tolleranza, diritti umani, merito, competizione, mercato. Dunque, innanzitutto la destra liberale, quella che piaceva a Hayek, e la sinistra riformista, quella per la quale Giddens ha elaborato la dottrina della Terza via. In altre parole: la destra e la sinistra innovatrici, contrapposte alla destra e alla sinistra conservatrici.<\/p>\n<p>\u00c8 potuto accadere, cos\u00ec, che sinistra e destra ufficiali, nonostante la diversit\u00e0 delle rispettive stelle polari (uguaglianza e libert\u00e0), si siano spesso trovate in relativa sintonia grazie alla comune accettazione del mercato come cruciale strumento di regolazione sociale; e quando l\u2019ascesa dei movimenti populisti, di destra e di sinistra, ne ha eroso il consenso al punto da non consentire la formazione di governi politicamente omogenei, non abbiano avuto difficolt\u00e0 a formare governi di pi\u00f9 o meno grande coalizione, spesso guidati o sostenuti sia dal primo partito della sinistra sia dal primo partito della destra. In anni relativamente recenti \u00e8 accaduto in Israele (2001-2003), Austria (dal 2006 a oggi), Germania (2005- 2009, dal 2013 a oggi), Italia (2012-2014), Grecia (2012- 2014). Una logica, quella dei governi di larga coalizione, che da tempo presiede anche alla formazione della Commissione Europea, dove socialisti, popolari e liberaldemocratici condividono responsabilit\u00e0 istituzionali e di governo.<\/p>\n<p>N\u00e9 si pensi che la convergenza fra le forze politiche dell\u2019apertura, quale che sia il colore politico con cui si presentano, assuma solo le sembianze di un patto di governo, stipulato per arginare populismi pi\u00f9 o meno aggressivi. In Italia, ad esempio, gi\u00e0 negli anni Novanta Marco Revelli descriveva (provocatoriamente) la situazione politica del paese con la formula delle \u00ab due destre \u00bb, una al governo e l\u2019altra all\u2019opposizione, ma entrambe pro-mercato e pro-impresa, accomunate dalla volont\u00e0 di smontare il patto socialdemocratico dei gloriosi trent\u2019anni. Chi erano queste \u00ab due destre \u00bb?<\/p>\n<p>Per Revelli erano la destra-destra di Berlusconi (allora all\u2019opposizione) e la destra camuffata da sinistra di Prodi e del suo Ulivo. Due destre accomunate dall\u2019obiettivo di smantellare il compromesso socialdemocratico dei gloriosi trent\u2019anni, per offrire una sponda al processo di ristrutturazione post-fordista allora in corso nel mondo produttivo. Due destre diverse per i mezzi usati e i settori di ceto medio cui si rivolgevano, ma sostanzialmente simili per la comune fiducia nel mercato capitalistico e nelle sue regole.<\/p>\n<p>Ma il caso pi\u00f9 perfetto, da manuale, di convergenza fra le forze dell\u2019apertura viene dagli Stati Uniti. Nella campagna per le elezioni presidenziali del 2016, di fronte all\u2019ascesa del \u00ab cattivo \u00bb Donald Trump, personificazione insuperabile di tutti i difetti del populismo, si \u00e8 formata la pi\u00f9 perfetta delle convergenze fra tutte le forze dell\u2019apertura, raccolte sotto le ampie ali di Hillary Clinton. Come ha osservato il sociologo sloveno (e marxisteggiante) Slavoj \u017di\u017eek:<\/p>\n<p><em>Ci sono dentro tutti, da Wall Street ai sostenitori di Sanders, fino ai superstiti del movimento Occupy, dalle grandi multinazionali ai sindacati dei lavoratori, dagli ex combattenti dell\u2019esercito agli LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender), dagli ambientalisti alle femministe, fino agli esponenti pi\u00f9 \u00ab sensati \u00bb dello schieramento repubblicano, spaventati dalle contraddizioni di Trump e dalle sue proposte demagogiche e irresponsabili.<\/em><\/p>\n<p>La domanda di \u017di\u017eek \u00e8: qual \u00e8 il senso, il vero colore, di questa santa alleanza? Ed ecco la risposta:<\/p>\n<p><em>Il messaggio lanciato alla sinistra \u00e8 questo: potete lottare per qualsiasi cosa, ma noi vogliamo tenerci l\u2019essenziale, ovvero il funzionamento senza ostacoli del capitale globale. Lo slogan \u00ab Yes, we can! \u00bb del presidente Obama assume un nuovo significato: s\u00ec, siamo pronti ad accogliere tutte le vostre istanze culturali&#8230; ma senza mettere in pericolo l\u2019economia globale di mercato. <\/em><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 discutere a lungo sul colore politico del nuovo schieramento, ed \u00e8 certo una (sia pur felice) forzatura del linguaggio parlare di \u00abdue destre\u00bb per qualificare le forze politiche che puntano su libero mercato, individualismo, meritocrazia, globalizzazione. Altrettanto bene, pensando agli Stati Uniti, si potrebbe parlare di due liberalismi, quello liberal dei democratici e quello liberista dei repubblicani benpensanti, non stregati dalle sirene del populismo. Ma resta il fatto obiettivo della sostanziale convergenza di quelle che un tempo erano considerate alternative politiche nette, non facilmente conciliabili fra loro.<\/p>\n<p>La realt\u00e0, forse, \u00e8 che destra e sinistra sono categorie del Novecento, sempre meno capaci di descrivere il mondo che trent\u2019anni di globalizzazione e dieci anni di crisi ci hanno consegnato. Perch\u00e9 in questo tipo di mondo, alla dialettica fra conservazione e cambiamento, fra uguaglianza e libert\u00e0, che fino a ieri ci affannavamo a leggere con le antiche categorie di \u00abdestra\u00bb e \u00absinistra\u00bb, si sta oggi sovrapponendo una dialettica nuova.<\/p>\n<p>Da un lato le forze dell\u2019apertura, che promuovono l\u2019innovazione e gli scambi in tutti i campi: merci, capitali, persone, segni. Il loro comune denominatore \u00e8 la sostanziale condivisione di tutti i sogni (e i principali dogmi) della cultura liberal quale si \u00e8 andata consolidando negli ultimi decenni: accettazione del mercato, individualismo, etica della generosit\u00e0, cosmopolitismo, interventismo umanitario, governo sovranazionale dell\u2019economia e dei flussi migratori. Questa visione del mondo non \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, perch\u00e9 nella maggior parte dei paesi occidentali \u00e8 sostanzialmente condivisa dalla sinistra e dalla destra <span style=\"color: #000000;\">ufficiali,<\/span> ovvero dai partiti che per decenni si sono alternati al <span style=\"color: #000000;\">governo.<\/span><\/p>\n<p>Dall\u2019altro le forze della chiusura, il cui tratto distintivo non \u00e8 di volere la chiusura in tutti gli ambiti, ma di volerla in alcuni e non in altri. Per esse lo Stato nazionale non \u00e8 il fine ma il mezzo che pu\u00f2 assicurare la protezione della comunit\u00e0 dai pericoli che la minacciano. Pericoli che, \u00e8 bene sottolinearlo, possono essere estremamente diversi da caso a caso, e possono dar luogo a forme di populismo notevolmente differenti. Per il populismo di sinistra, ad esempio, i pericoli vengono dalla circolazione \u00ab selvaggia \u00bb dei capitali e dalle ingerenze degli organismi sovranazionali. Per quello di destra dagli immigrati e dal terrorismo islamico. Curiosamente, per nessuno dei due populismi dalla circolazione dei segni e da internet, che piacciono a tutti pur essendo uno dei veicoli pi\u00f9 potenti della globalizzazione.<\/p>\n<p><strong>[\u2026]<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cOggi, per leggere i conflitti politici in corso nelle societ\u00e0 occidentali, non si pu\u00f2 fare a meno di un\u2019altra, in gran parte nuova, opposizione dicotomica: quella fra apertura e chiusura\u201d Pagine estratte dal capitolo conclusivo del libro di Luca Ricolfi (sociologo, professore nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino), Sinistra e Popolo. 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