
{"id":44929,"date":"2017-05-06T18:32:36","date_gmt":"2017-05-06T17:32:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44929"},"modified":"2017-05-06T18:32:36","modified_gmt":"2017-05-06T17:32:36","slug":"cara-marine-globalizzazione-non-e-una-parolaccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44929","title":{"rendered":"CARA MARINE, GLOBALIZZAZIONE NON \u00c8 UNA PAROLACCIA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Marine Le Pen accusa Emmanuel Macron di essere &#8220;il candidato della globalizzazione&#8221;; lui le risponde apostrofandola come &#8220;la sacerdotessa della paura&#8221; &#8211; Gli errori delle politiche nazionali che generano i &#8220;danni da globalizzazione&#8221;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/span><\/h4>\n<p><em>Articolo<strong> di Alessandro Maran<\/strong>, vicepresidente del gruppo dei senatori Pd, pubblicato sul sito <\/em>www.italiaincammino.it <em>il 5 Maggio 2017 &#8211; Gli altri documenti e interventi sul tema della globalizzazione pubblicati su questo sito sono raggiungibili agevolmente attraverso il portale <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41749\" target=\"_blank\">Il nuovo spartiacque della politica mondiale<\/a>\u00a0 <!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Nel violento duello tv presidenziale di mercoled\u00ec sera tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, la candidata del Front National ha aggredito il rivale etichettandolo come \u00abil candidato della globalizzazione\u00bb. La globalizzazione, si sa, da tempo \u00e8 diventata una parolaccia. Secondo la candidata di estrema destra (che Macron ha definito \u00abla sacerdotessa della paura\u00bb), \u00abla mondialisation sauvage met en danger notre civilisation\u00bb e quasi tutti ora sembrano comunque ritenerla asimmetrica, iniqua e pericolosa. Eppure, la maggior parte dei difetti attribuiti alla globalizzazione sono, in realt\u00e0, carenze nelle politiche nazionali (ed europee). Errori che possono essere corretti.<\/p>\n<h4>Investire meno in guerre e pi\u00f9 in infrastrutture<\/h4>\n<div id=\"attachment_44955\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44955\" class=\"wp-image-44955 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Jack-Ma-300x166.jpg\" alt=\"Jack Ma\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Jack-Ma-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Jack-Ma-150x83.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Jack-Ma.jpg 302w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-44955\" class=\"wp-caption-text\">Jack Ma<\/p><\/div>\n<p>C\u2019\u00e8 voluto un miliardario cinese per dire, ad esempio, agli americani le cose come stanno. Jack Ma, il fondatore del gigante dell\u2019e-commerce Alibaba Group, ha stimato che negli ultimi trent\u2019anni il governo degli Stati Uniti ha speso 14.2 trilioni di dollari per combattere 13 guerre. Una somma enorme di denaro che poteva essere investita in America per costruire infrastrutture e creare posti di lavoro. \u00abIl denaro dovrebbe venire utilizzato a vantaggio della propria gente\u00bb, ha detto infatti Ma, evidenziando inoltre che la globalizzazione ha prodotto profitti considerevoli per l\u2019economia degli Stati Uniti, ma che buona parte di quel denaro \u00e8 finito a Wall Street.<\/p>\n<p>\u00abE cos\u2019\u00e8 successo? Il 2008. Solo negli Stati Uniti la crisi finanziaria ha spazzato via 19.2 trilioni di dollari. E se quel denaro fosse stato utilizzato invece per sviluppare l\u2019industria nel Midwest?\u00bb, ha chiesto l\u2019imprenditore cinese. \u00abNon sono gli altri paesi che vi vengono a rubare i posti di lavoro ragazzi, \u00e8 la vostra strategia che non va\u00bb, ha concluso. Non serve passare al setaccio i dati statistici di Jack Ma per ammettere che il suo punto di vista un qualche fondamento ce l\u2019ha.<\/p>\n<h4>Opportunit\u00e0 per la crescita<\/h4>\n<p>La globalizzazione ha creato enormi opportunit\u00e0 per la crescita, molte delle quali sono state colte proprio dalle imprese americane ed europee.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44956\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Fortune.jpg\" alt=\"Fortune\" width=\"193\" height=\"261\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Fortune.jpg 193w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Fortune-111x150.jpg 111w\" sizes=\"auto, (max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/>Nella lista dei primi 500 gruppi economici globali, pubblicata ogni anno dalla rivista <em>Fortune<\/em>, la Cina occupa certo sempre pi\u00f9 posizioni, ma l\u2019economia globale \u00e8 ancora dominata dalle grandi imprese americane ed europee. 134 delle Fortune\u2019s Global 500 sono americane (come peraltro la grande maggioranza delle imprese nei settori all\u2019avanguardia) ed anche il piccolo drappello di aziende italiane \u00e8 uniformemente distribuito su tutta la classifica. Queste aziende hanno beneficiato enormemente della possibilit\u00e0 di sfruttare una catena di fornitura globale che pu\u00f2 disporre di merci e servizi in tutto il mondo, contenere il costo del lavoro e situarsi in prossimit\u00e0 dei mercati di sbocco.<\/p>\n<h4>Gli effetti sulla societ\u00e0<\/h4>\n<p>Ovviamente, la globalizzazione ha effetti rilevanti sull\u2019economia e sulle societ\u00e0 di tutti i paesi, e causa pi\u00f9 di un problema. Ma quale fenomeno complesso non lo fa? Tuttavia, genera anche opportunit\u00e0, innovazione e ricchezza, che ogni paese pu\u00f2 poi usare per affrontare questi problemi attraverso idonee strategie nazionali.<\/p>\n<p>Le soluzioni sono facili da affermare in teoria (istruzione, training qualificante e retraining, infrastrutture), ma sono costose, e le riforme, come sappiamo bene, sono difficili da realizzare. \u00c8 molto pi\u00f9 facile puntare il dito contro gli invasori e promettere barriere, tariffe doganali e sanzioni contro lo \u00abstraniero\u00bb. Non per caso, ieri sera Marine Le Pen ha rimproverato aspramente Macron: \u00abVous avez vendu les Chantiers de l\u2019Atlantique aux Italiens\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-44957\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Economist-2.jpg\" alt=\"Economist 2\" width=\"222\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Economist-2.jpg 204w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Economist-2-124x150.jpg 124w\" sizes=\"auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px\" \/>Il costo di queste politiche \u00e8 per\u00f2 enorme. L\u2018<em>Economist<\/em> ha riportato, in una indagine sulla globalizzazione, che nel 2009 l\u2019amministrazione Obama ha \u00abpunito\u00bb la Cina imponendo dei dazi sui pneumatici. Due anni dopo, il costo per i consumatori americani era di 1.1 miliardi di dollari (900.000 dollari per ogni posto di lavoro \u00absalvato\u00bb).<\/p>\n<p>Senza contare che l\u2019impatto di tali misure lo subiscono, in maniera sproporzionata, proprio i poveri e la classe media, che adoperano una quota pi\u00f9 ampia del loro reddito per comprare merci d\u2019importazione, come il cibo e i vestiti. E uno studio (citato nella stessa inchiesta) ha calcolato che, in 40 paesi, se il commercio internazionale dovesse avere fine, i consumatori pi\u00f9 ricchi perderebbero il 28% del loro potere di acquisto, ma quelli pi\u00f9 poveri perderebbero un incredibile 63%.<\/p>\n<h4>Il ruolo della tecnologia<\/h4>\n<p>Il fatto \u00e8 che l\u2019elemento chiave che sta riducendo i salari ed eliminando molti lavori nel mondo industrializzato \u00e8 la tecnologia, non la globalizzazione. Tanto per capirci, tra il 1990 e il 2014, la produzione di automobili americana \u00e8 aumentata del 19%, ma con 240 mila lavoratori in meno. Non sono solo le nuove fabbriche di Intel che hanno sempre meno lavoratori. Adidas ha costruito una nuova fabbrica di scarpe in Germania che \u00e8 gestita quasi interamente dai robot. E i non molti lavoratori di queste fabbriche tendono ad essere programmatori e tecnici altamente specializzati.<\/p>\n<p>La rivoluzione tecnologica non si pu\u00f2 arrestare. E non c\u2019\u00e8 nemmeno una soluzione immediata per impedire al business di delocalizzare le produzioni in altri paesi. Aumentare i dazi sulle merci cinesi significherebbe semplicemente far arrivare prodotti da qualche altro paese in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Piuttosto, ciascun paese dovrebbe riconoscere che l\u2019economia globale e la rivoluzione tecnologica richiedono ampi e sostenuti sforzi nazionali per equipaggiare i lavoratori con le abilit\u00e0, il capitale e le infrastrutture di cui hanno bisogno. Dobbiamo certamente accettare un mondo aperto, ma allo stesso tempo, dobbiamo assistere i \u00abperdenti\u00bb e attrezzarci in modo adeguato per competere. Quel che davvero conta \u00e8 l\u2019<em>empowerment<\/em>. E questo richiede politiche nazionali (ed europee) intelligenti e concrete (e piuttosto costose), non il rovesciamento della globalizzazione nel suo contrario. \u00ab<em>La grande pr<\/em><em>\u00eatresse de la peur, elle est en face de moi<\/em>\u00bb, ha ricordato ieri Macron. Ma la paura si pu\u00f2 vincere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marine Le Pen accusa Emmanuel Macron di essere &#8220;il candidato della globalizzazione&#8221;; lui le risponde apostrofandola come &#8220;la sacerdotessa della paura&#8221; &#8211; Gli errori delle politiche nazionali che generano i &#8220;danni da globalizzazione&#8221; . 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