
{"id":45168,"date":"2017-05-20T14:10:29","date_gmt":"2017-05-20T13:10:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45168"},"modified":"2017-05-20T16:18:06","modified_gmt":"2017-05-20T15:18:06","slug":"per-una-informazione-corretta-sui-flussi-nel-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45168","title":{"rendered":"PER UNA INFORMAZIONE CORRETTA SUI FLUSSI NEL MERCATO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Negli ultimi 12 mesi le assunzioni sono aumentate del 13% e il saldo tra assunzioni e cessazioni \u00e8 positivo per 379.000 unit\u00e0; gli occupati a tempo indeterminato continuano ad aumentare, anche se molto meno che nel 2015 &#8211; Ma aumenta anche il tasso di disinformazione (<em>bi-partisan<\/em>) su questi dati<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nNumero 13 del periodico della Fondazione Anna Kuliscioff,<\/em> Mercato del Lavoro News<em>, a cura <strong>di Claudio Negro<\/strong>, 19 maggio 2017<\/em> &#8211; <em>Su questo sito \u00e8 disponibile anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44462\" target=\"_blank\">il n. 9 dello stesso notiziario periodico<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-44464\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg\" alt=\"Fondazione Kuliscioff\" width=\"390\" height=\"100\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff-150x38.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Fondazione-Kuliscioff.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/>La pubblicazione dei dati dell\u2019Osservatorio sul Precariato di INPS relativi al periodo Gennaio-Marzo 2017 (che vengono confrontati coi dati analoghi del 2015 e 2016) ha sempre eccitato notevolmente molta stampa. Stavolta quattro sono i focus denunciati dagli indignati: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il posto fisso, aumentano le assunzioni a termine, cala la Cassa Integrazione ma aumentano i licenziamenti. Ancora una volta l\u2019approccio pi\u00f9 pirotecnico alla notizia \u00e8 quello de<em> La Verit\u00e0 <\/em>(in russo Pravda\u2026):<em> Assunzioni in picchiata e aumentano i licenziati Meno cassintegrati: sono tutti disoccupati. <\/em>Ma anche il <em>Manifesto<\/em> non scherza:<em> Successone di Renzi: aumentano i contratti a termine e i licenziati. <\/em>Del resto, sia pure con toni pi\u00f9 sobri, molte alte testate leggono i dati in modo analogo.<\/p>\n<p>Come sempre vediamo i dati. Innanzitutto <strong>l\u2019occupazione aumenta, e non di poco<\/strong>: tra gennaio e marzo le assunzioni sono state 1.439.000, +9,6% rispetto allo stesso periodo 2016, le cessazioni 1.117.000, (\u2026.)<\/p>\n<p>Se consideriamo <strong>gli ultimi 12 mesi (dato tendenziale)<\/strong> le assunzioni sono aumentate del 13% e il saldo tra assunzioni e cessazioni \u00e8 positivo per 379.000 unit\u00e0. Questo aumento di contratti di lavoro \u00e8 dovuto per 22.000 unit\u00e0 a contratti a tempo indeterminato (che quindi continuano ad aumentare anche se molto meno del 2015), per 40.000 unit\u00e0 a contratti di apprendistato e per 315.000 a contratti a termine. Su questo spostamento delle assunzioni su tempo determinato e apprendistato faremo un riflessione puntuale nel prossimo numero dell\u2019Osservatorio.<\/p>\n<p>Veniamo alle <strong>cessazioni<\/strong> (che comprendono non solo licenziamenti, ma anche e soprattutto la fine di un contratto a termine, dimissioni, pensionamento, ecc.): sono aumentate del 12,5% quelle di contratti a termine (ovvio, essendo cresciuto il numero dei contratti a termine) ma sono <strong>diminuite (-2,1%) quelle di contratti a tempo indeterminato<\/strong>.<\/p>\n<p>E adesso i <strong>licenziamenti veri e propri<\/strong>: il tasso di licenziamento calcolato sul complesso dei contratti a tempo indeterminato \u00e8 1,4%, uguale a quello del 2015 e superiore dello 0,1% a quello del 2016. Quindi sostanzialmente invariato: bastava sobbarcarsi la fatica (peraltro non enorme) di leggere i dati per evitare di dire sciocchezze\u2026<\/p>\n<p>Vediamo pi\u00f9 in particolare, comparando il primo trimestre 2017 con 2016 e 2015. I <strong>licenziamenti per ragioni economiche<\/strong> nelle aziende sotto i 15 dipendenti sono stati 79.953 nel 2015, 83.935 nel 2016, 76.239 nel 2017 (quindi in calo). Nelle aziende over 15 sono state 28.165 nel 2015, 33.474 nel 2016, 33.559 nel 2017 (quindi stabili). I <strong>licenziamenti per giustificato motivo soggettivo<\/strong> (essenzialmente disciplinari) nelle aziende sotto i 15 dipendenti sono stati 7678 nel 2015, 9459 nel 2016, 9981 nel 2017. Nelle aziende over 15 (quelle in cui il Jobs Act ha modificato l\u2019art.18) 5027 nel 2015, 6275 nel 2016, 8468 nel 2017. Quest\u2019ultimo dato \u00e8 l\u2019unico che vede un aumento: stiamo parlando di 2.400 licenziamenti in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno scorso, rispetto ad un totale di risoluzioni di rapporti di lavoro (dimissioni, licenziamenti, risoluzione consensuale, ecc.) ) che assomma a\u00a0 167.979. Un po\u2019 poco per parlare di libert\u00e0 di licenziare\u2026 [soprattutto se si tiene conto del fatto che frequentemente viene simulato un licenziamento per la difficolt\u00e0 di porre in essere le dimissioni, stante la difficolt\u00e0 di rispettare la nuova disciplina complicatissima del recesso del lavoratore: infatti nello stesso periodo il numero delle dimissioni si \u00e8 ridotto].<\/p>\n<p>Ma a proposito dei <strong>licenziamenti per motivi economici, compreso esodi incentivati e fine appalto<\/strong>, sono stati 124.174, e sono la parte pi\u00f9 corposa delle risoluzioni dei rapporti di lavoro: notiamo che sono sostanzialmente stabili rispetto al 2015 (erano 126.143) e al 2016 (erano 123.252). Non si vede proprio il boom dei licenziamenti\u2026<\/p>\n<p>I pi\u00f9 immaginifici hanno tentato di stabilire un rapporto tra la stretta determinata dal Jobs Act sulla Cassa Integrazione Straordinaria e l\u2019aumento dei licenziamenti, ma non c\u2019\u00e8 riscontro: i licenziamenti per fine CIGS rientrano tra quelli economici e, come visto, non c\u2019\u00e8 incremento di questi licenziamenti. Vero che c\u2019\u00e8 stato un aumento delle richieste di NASPI, che per\u00f2 molto probabilmente corrispondono a quelle che sarebbero state domande di Indennit\u00e0 di Mobilit\u00e0 che da quest\u2019anno \u00e8 cessata, sostituita appunto dal NASPI.<\/p>\n<p>Infine una nota: \u00e8 interessante il punto di vista di <em>Repubblica<\/em>: <em>Crollano i contratti stabili e volano i robot<\/em>, ma non \u00e8 supportato da nessun dato concreto. Occorrerebbe fare uno studio esaminando gli andamenti occupazionali delle imprese che hanno beneficiato degli incentivi di Industry 4.0. Non crediamo per\u00f2 che si scoprirebbe un\u2019evidenza in questo senso. Non ancora, per lo meno.<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi 12 mesi le assunzioni sono aumentate del 13% e il saldo tra assunzioni e cessazioni \u00e8 positivo per 379.000 unit\u00e0; gli occupati a tempo indeterminato continuano ad aumentare, anche se molto meno che nel 2015 &#8211; Ma aumenta anche il tasso di disinformazione (bi-partisan) su questi dati . 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