
{"id":45177,"date":"2017-05-20T16:59:48","date_gmt":"2017-05-20T15:59:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45177"},"modified":"2017-05-21T22:48:51","modified_gmt":"2017-05-21T21:48:51","slug":"se-i-lavoratori-dellatac-rifiutano-di-lavorare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45177","title":{"rendered":"SE I LAVORATORI DELL&#8217;ATAC RIFIUTANO DI LAVORARE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;azienda dei trasporti municipali romana non deve chiedere il permesso n\u00e9 ai sindacati, n\u00e9 ai singoli dipendenti, per disporre che questi ultimi svolgano le mansioni effettivamente utili e non restino imboscati negli uffici, dove non servono<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nRubrica<\/em> Buongiorno <em><strong>di Mattia Feltri<\/strong>, sulla <\/em>Stampa<em> del 20 maggio 2017 &#8211; Segue una mia breve <strong>nota tecnico-giuridica<\/strong> &#8211; Il caso descritto da Mattia Feltri fornisce un motivo in pi\u00f9 per sostenere il <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45140\" target=\"_blank\">referendum per la messa a gara del servizio dei trasporti municipali romani<\/a> \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-45194\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Controllori-Atac.jpg\" alt=\"Controllori Atac\" width=\"301\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Controllori-Atac.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Controllori-Atac-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 301px) 100vw, 301px\" \/>Virginia Raggi aveva avuto l&#8217;idea giusta. Siccome: 1) A Roma, secondo stime abbastanza generose, un passeggero su quattro non paga la corsa in autobus, in tram, e nemmeno in metropolitana. 2) Questa forma spontanea di welfare, volgarmente detta dei &#8220;portoghesi&#8221;, costa all&#8217;azienda dei trasporti fra i 70 e gli 80 milioni di euro all&#8217;anno. 3) I dipendenti della medesima azienda sono lo sproposito di 11mila e 900, ma soltanto trecento fanno i controllori, e gli altri rimangono in ufficio a sbrigare faccende per cui basterebbe la met\u00e0 del personale. Ecco, premesso tutto questo, il sindaco aveva deciso di spostare un po&#8217; di amministrativi, circa mille e 400, e per un solo giorno a settimana, a turno, sui mezzi di trasporto della citt\u00e0 per dissuadere un po&#8217; di volponi dal viaggiare senza biglietto. Grande Raggi: aveva trovato anche l&#8217;accordo coi sindacati. Miracolo, no? Magari, perch\u00e9 ora si \u00e8 scoperto che alcune centinaia di dipendenti hanno lasciato i sindacati con cui era stata firmata , cos\u00ec che non saranno obbligati a uscire dall&#8217;ufficio. E un altro centinaio abbondante ha chiesto la visita medica: sar\u00e0 una sfilata di alluci valghi e gomiti della lavandaia, infermit\u00e0 gravemente invalidanti in vista di un impiego sulla strada. Vedrete, aumenteranno. E l&#8217;intesa salter\u00e0. Se Raggi vuole andare sotto la sede dell&#8217;azienda a gridare &#8220;onest\u00e0 onest\u00e0&#8221;, stavolta siamo con lei.<\/p>\n<h4>Nota tecnica<\/h4>\n<p><em>Questo <\/em>Buongiorno <em>di Mattia Feltri fotografa bene quel che accade nelle amministrazioni e aziende pubbliche, quando &#8211; come nella maggior parte dei casi purtroppo accade &#8211; i loro dirigenti abdicano alle proprie prerogative manageriali. Come in questo caso. Un dirigente che si rispetti, sia esso di azienda pubblica o privata, non ha alcun bisogno di un accordo sindacale per disporre che gli addetti a una determinata funzione risultanti in soprannumero\u00a0 si spostino a svolgere una funzione diversa, purch\u00e9 compatibile con il loro inquadramento professionale. A chi rifiuti questa diversa utilizzazione &#8211; che nel caso qui descritto non configurerebbe neppure un trasferimento, ma solo un mutamento di mansioni rientrante pienamente nell&#8217;ordinario potere direttivo-organizzativo dell&#8217;imprenditore &#8211; un dirigente che si rispetti direbbe: &#8220;Amico caro, se vuoi guadagnarti lo stipendio devi accettare questo ordine di servizio, altrimenti il rapporto di lavoro finisce qui&#8221;. Ottima cosa che il dirigente in questione discuta questa operazione con i sindacati, e meglio ancora che riesca a raggiungere un accordo con alcuni di essi; ma si tratta in tal caso di un accordo cosiddetto &#8220;gestionale&#8221;, avente cio\u00e8 per oggetto l&#8217;esercizio di un potere di cui l&#8217;impresa disporrebbe comunque, anche senza quell&#8217;accordo. Dunque, il fatto che un singolo dipendente sia o no iscritto al sindacato che ha sottoscritto quell&#8217;accordo \u00e8, sul piano giuridico, del tutto irrilevante: il suo contenuto si applica a tutti, indipendentemente dall&#8217;affiliazione sindacale. La morale \u00e8 sempre questa: i problemi delle amministrazioni o aziende pubbliche si risolvono <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43339\" target=\"_blank\">soltanto se i dirigenti vengono costretti a riappropriarsi delle propie prerogative manageriali<\/a>. Come? Col condizionare il mantenimento dell&#8217;incarico dirigenziale al raggiungimento di obiettivi specifici, misurabili, collegati a scadenze temporali precise. Il ministro della Funzione pubblica \u00e8 pregato di prender nota. \u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;azienda dei trasporti municipali romana non deve chiedere il permesso n\u00e9 ai sindacati, n\u00e9 ai singoli dipendenti, per disporre che questi ultimi svolgano le mansioni effettivamente utili e non restino imboscati negli uffici, dove non servono . 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