
{"id":45342,"date":"2017-06-02T17:20:12","date_gmt":"2017-06-02T16:20:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45342"},"modified":"2017-06-04T22:24:39","modified_gmt":"2017-06-04T21:24:39","slug":"nuovi-interventi-sul-labour-law-and-economics","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45342","title":{"rendered":"NUOVI INTERVENTI SUL LABOUR LAW AND ECONOMICS"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Un dibattito tra giuslavoristi sull&#8217;importanza e la portata del dialogo tra diritto del lavoro ed economia del lavoro<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nMessaggi ricevuti in riferimento al mio scritto\u00a0<\/em> <strong><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45258\" target=\"_blank\">Perch\u00e9 i giuslavoristi non possono ignorare l&#8217;economia del lavoro<\/a><\/strong><em>, pubblicato il 29 maggio 2017: ivi i riferimenti e i link ai miei scritti precedenti sull&#8217;argomento &#8211; In proposito v. anche gli interventi precedenti <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45223\" target=\"_blank\">della professoressa Maria Vittoria Ballestrero<\/a>, del 21 e quello <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45240\" target=\"_blank\">del professor Bruno Caruso<\/a> \u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_45224\" style=\"width: 193px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45224\" class=\" wp-image-45224\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Maria-Vittoria-Ballestrero.jpg\" alt=\"La profewssoressa Maria Vittoria Ballestrero\" width=\"183\" height=\"189\" \/><p id=\"caption-attachment-45224\" class=\"wp-caption-text\">La profewssoressa Maria Vittoria Ballestrero<\/p><\/div>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">La controreplica di Maria Vittoria Ballestrero: un&#8217;altra idea (e un&#8217;altra economia) del lavoro \u00e8 possibile<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p>Caro Pietro,<br \/>\nanzitutto grazie per la simpatia, che ricambio e non da ora. Ho letto <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45258\" target=\"_blank\">la tua lunga risposta<\/a>, e mi concedo una replica, molto breve per evitare di diventare stucchevole.<br \/>\nMi fa piacere che la mia lettera ti abbia fornito l\u2019occasione per scrivere una sentita e circostanziata difesa degli studi di law and economics, ma non ho mai messo in dubbio che questi studi possano essere interessanti e anche utili, cos\u00ec come non avrei ragione di criticare il giurista che coltiva studi di economia, allargando cos\u00ec i propri orizzonti culturali. Le chiusure mentali sono sempre negative e a volte addirittura deleterie: in questo sono d\u2019accordo con te. Sfortunatamente i miei orizzonti culturali sono rimasti pi\u00f9 circoscritti, e dunque non mi sento di entrare nel merito delle tue riflessioni dedicate al rapporto tra teorie economiche e diritto; mi pare tuttavia che l\u2019oggetto e il metodo degli studi giuridici restino distinti dall\u2019oggetto e dal metodo degli studi economici: il confronto tra giuristi ed economisti \u00e8 certamente interessante, arricchisce il bagaglio delle conoscenze, ma ognuno poi deve fare il suo mestiere, maneggiando i ferri che gli competono.<br \/>\nTorno invece per un attimo sulla critica, che rivolgi a me come ad altri autori dei saggi e degli interventi pubblicati sul fascicolo 4\/2016 di LD, di avere una concezione giusnaturalistica del diritto del lavoro. Essendo giuspositivista per formazione culturale e per pratica professionale, non credo di avere mai scritto e neppure pensato che \u00a0il diritto del lavoro \u201cvero\u201d sia quello degli anni \u201970 del secolo scorso. Il \u201cglorioso modello statutario\u201d \u00e8 un\u2019espressione ironica, come \u00e8 ironica la battuta sulle \u201cindigeribili polpette\u201d renziane: mi spiace che l\u2019ironia, alla quale talvolta faccio ricorso, non sia stata colta.<br \/>\nEssendo giuspositivista, il diritto del lavoro, per me, non pu\u00f2 che essere quello che \u00e8: un insieme di regole, di diversa fonte, che disciplinano il mercato del lavoro. Ma so, per averlo studiato da cinquant\u2019anni a questa parte, che il diritto del lavoro ha conosciuto fasi diverse, ha svolto funzioni diverse, si \u00e8 evoluto e trasformato, e oggi \u00e8 quell\u2019insieme, spesso mal assemblato, di disposizioni e norme che, come giuslavoristi, siamo chiamati ad interpretare. Rilevare irrazionalit\u00e0 e irragionevolezza delle disposizioni che interpretiamo fa parte del nostro lavoro di studiosi; non ha nulla a che fare con il giusnaturalismo la critica del diritto vigente basata (anche) sul richiamo ai valori fondanti della nostra repubblica. Richiamare quei valori non \u00e8 oscurantismo, \u00e8 avere opinioni (politiche) diverse sul lavoro e sulla sua regolazione.<br \/>\nLa questione insomma mi pare un\u2019altra: tu pensi che la strada imboccata dal diritto del lavoro negli anni duemila sia quella giusta; a me, come a molti altri, pare invece che si debba cambiare strada,\u00a0 e che questo diritto del lavoro debba essere riformato, ripartendo dai valori costituzionali del lavoro e della dignit\u00e0 delle persone (papa Francesco \u2013 che \u00e8 credente \u2013 lo dice in altro modo, ma l\u2019idea \u00e8 la stessa). Non mi sfugge il rapporto tra economia e diritto: ho tuttavia ragione di pensare che questo diritto del lavoro non sia determinato da leggi economiche falsificabili come le leggi fisiche, ma sia invece il frutto di politiche economiche largamente influenzate da dottrine economiche di destra, e ho non minori ragioni di pensare che altre politiche economiche siano possibili, cos\u00ec come sono possibili altre dottrine economiche diverse da quelle attualmente dominanti in Europa (e abbiano eguale dignit\u00e0 scientifica, anche se minore successo). Ho dunque ragione di augurarmi che anche un diritto del lavoro diverso da quello attuale sia possibile; ma sono abbastanza realista per sapere che non \u00e8 probabile.<br \/>\nMaria Vittoria (*)<br \/>\n(*) della quale v. anche <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45223\" target=\"_blank\">la prima replica alla mia recensione del fascicolo 4\/2016 della rivista <em>Lavoro e Diritto<\/em><\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_45380\" style=\"width: 285px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45380\" class=\" wp-image-45380\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Antonio-Padoa-Schioppa-300x225.jpg\" alt=\"Il professor Antonio Padoa Schioppa\" width=\"275\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Antonio-Padoa-Schioppa-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Antonio-Padoa-Schioppa-150x113.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Antonio-Padoa-Schioppa.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/><p id=\"caption-attachment-45380\" class=\"wp-caption-text\">Il professor Antonio Padoa Schioppa<\/p><\/div>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Antonio Padoa Schioppa: il confine tra le regole necessarie e la necessaria libert\u00e0 del mercato<\/span><\/h4>\n<p>Caro Pietro, \u00e8 magistrale il tuo intervento <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45258\" target=\"_blank\"><em>Perch\u00e9 i giuslavoristi non possono ignorare l&#8217;economia del lavoro<\/em><\/a>.\u00a0 Lo condivido completamente, anche da storico del diritto.<br \/>\nMi sembra che \u00a0chi la pensa come il <em>mainstream<\/em> dei nostri giuslavoristi ignori quanto sia vivace la dialettica all&#8217;interno del mondo stesso degli economisti. Ma davvero pensiamo che tra le tesi di Milton Friedman o degli ordo-liberisti tedeschi \u00a0e \u00a0quelle di Amartya Senn o di \u00a0Stigliz non ci siano differenze di fondo sull&#8217;idea di mercato? Il fulcro dela questione \u00e8, mi sembra, che il mercato \u00e8, e non pu\u00f2 non essere, una struttura &#8220;artificiale&#8221;, che pu\u00f2 funzionare correttamente solo entro un perimetro di regole. Ma entro questo perimetro deve essere libero e non ingessato: senn\u00f2 entriamo nel mondo dell&#8217;economia non socialdemocratica ma socialista e pianificata coattivamente, rivelatasi funesta.<br \/>\nDove debba collocarsi il confine tra regole e libert\u00e0, tra vincoli legislativi e autonomia, tra Stato e mercato, qui sta il problema, che richiede via via soluzioni \u00a0e \u00a0&#8220;punti di caduta&#8221; nuovi, con l&#8217;evolvere dei sistemi produttivi, della globalizzazione, delle nuove tecnologie e delle nuove sensibilit\u00e0 sociali. Proprio qui sta, mi pare, \u00a0il bello del lavoro del giurista. O no?<br \/>\nGrazie per queste tue limpide pagine che spero (o m&#8217;illudo?) facciano meditare soprattutto i giovani studiosi di oggi.<br \/>\nAntonio Padoa Schioppa, professore emerito di Storia del Diritto Italiano nell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano<\/p>\n<div id=\"attachment_45379\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45379\" class=\"size-medium wp-image-45379\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Lorenzo-Zoppoli-300x144.jpg\" alt=\"Il professor Lorenzo Zoppoli\" width=\"300\" height=\"144\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Lorenzo-Zoppoli-300x144.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Lorenzo-Zoppoli-150x72.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Lorenzo-Zoppoli-1024x490.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Lorenzo-Zoppoli.jpg 1078w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-45379\" class=\"wp-caption-text\">Il professor Lorenzo Zoppoli<\/p><\/div>\n<h4><span style=\"color: #993300;\">Lorenzo Zoppoli:\u00a0la qualit\u00e0 del lavoro non \u00e8 una questione puramente economica o di mercato <\/span><\/h4>\n<p>Caro Pietro,<br \/>\naderisco volentieri al Tuo invito alla discussione a partire dal bel fascicolo di <em>Lavoro e diritto<\/em> n. 4\/2016.<br \/>\nConfesso che il primo impulso viene dalla sensazione di essere stato sostanzialmente frainteso in uno dei due punti in cui hai avuto la cortesia di citare il mio contributo sulla questione della subordinazione DEL diritto del lavoro all&#8217;economia. Infatti Tu mi annoveri tra quanti ritengono che il &#8220;vero&#8221; diritto del lavoro sia inscindibile da un orientamento politico socialdemocratico (paragrafo 5), negando che possa esistere una variante della materia di tipo &#8220;liberal-democratico oppure schiettamente thatcheriano&#8221;. Siccome penso esattamente il contrario &#8211; e lo affermo con chiarezza quando dico che mi pare un errore &#8220;tagliare con l&#8217;accetta la storia del diritto del lavoro italiano&#8221; (p. 686) &#8211; vorrei precisare che mi riferisco a tutt&#8217;altro. Forse esprimendomi male, ho voluto dire che se il c.d. modello statutario di diritto del lavoro aveva necessit\u00e0 di una \u201crazionalizzazione\u201d &#8211; come ritiene Giovanni Cazzetta nel saggio introduttivo al suddetto fascicolo a proposito della politica del diritto impersonata proprio da <em>Lavoro e Diritto<\/em> sin dalla sua nascita &#8211; il soggetto politico pi\u00f9 idoneo a realizzarla non poteva essere una socialdemocrazia in crisi crescente che si sarebbe vieppi\u00f9 nel corso dell&#8217;ultimo ventennio avvicinata al pensiero liberista (o se preferisci liberal-democratico) abbracciando un progetto di rivisitazione del diritto del lavoro che va ben al di l\u00e0 di una razionalizzazione del modello statutario per realizzare, al contrario, un totale ribaltamento degli equilibri normativi. Non credo sia infatti possibile dubitare che se il modello statutario era in qualche modo sbilanciato verso la tutela dei lavoratori e dei loro sindacati, quello emerso a partire dal 2001 in poi \u00e8 sempre pi\u00f9 sbilanciato sul versante della tutela dell&#8217;impresa, in piena sintonia con una visione liberista delle dinamiche socio-politiche. A me questo &#8220;nuovo&#8221; diritto del lavoro non piace e non convince, allontanandosi per molti versi anche dagli assetti costituzionali. Ma non nego certo che anche questo sia un diritto del lavoro e che nell&#8217;ambito di questo diritto dobbiamo cercare applicazioni ed evoluzioni in grado di conservare il pi\u00f9 a lungo possibile un sistema democratico fondato sulla valorizzazione del lavoro (almeno finch\u00e9 abbiamo la Costituzione che sappiamo). Non mi pare che questo abbia molto a che vedere con il giusnaturalismo, teoria rispettabile (da te evocata con intento assai critico), ma lontana da quell&#8217; approccio dinamico, pluralista e aperto che a mio parere deve caratterizzare la cultura giuridica contemporanea.<br \/>\nQuanto al ruolo della cultura giuridica, mi pare poi che sia un po&#8217; riduttivo confinarla nella categoria dell&#8217;utile pi\u00f9 o meno immediato, come Tu fai chiedendoTi, retoricamente, se sia meglio verificare quanto una norma raggiunga davvero i suoi scopi (come farebbe l&#8217;economista) o se sia conforme a certe coordinate valoriali e di principio (come farebbero gran parte dei giuristi). Io penso che siano due mestieri diversi, entrambi preziosi, ma che richiedono competenze e strumenti di analisi diversi, come del resto dici anche Tu rivolgendoti soprattutto a Valerio Speziale, che vorrebbe svolgere anche il ruolo dell&#8217;economista, analizzando razionalit\u00e0 ed efficacia della legislazione. Certo anche a me piacerebbe saper fare bene entrambi i mestieri perch\u00e9 credo, e non da ora (v. <em>Il diritto del lavoro dalle ideologie alla numerologia? L&#8217;insostenibile pesantezza delle politiche, del diritto e dei tecnici del diritto<\/em>, in <em>ADL<\/em>, 2015, quaderno n. 13, p. 147 ss.; e, ancor prima, <em>Il licenziamento tra costituzionalismo e analisi economica del diritto<\/em>, in <em>DLM<\/em>, 2000, n. 2), che gli studi economici siano senz&#8217;altro importanti e utili, pur essendo tutt&#8217;altro che univoci. E penso anche, per quanto ne so, che la dottrina giuslavorista non abbia mai ignorato la realt\u00e0 socio-economica e i relativi studi (basta ricordare il nome e il metodo di Giugni, ma si potrebbe fare un elenco davvero lungo di nomi e di Maestri del diritto del lavoro di ieri e di oggi). Dunque dissento radicalmente da chi afferma che la sensibilit\u00e0 verso l&#8217;efficacia della regolazione sia nata con gli studi di<em> Law and Economics<\/em>, che hanno assunto una consistenza solo relativamente da poco (30 anni?; gi\u00e0 Sergio Magrini nei primi anni &#8217;60 si interrogava sulle teorie economiche in materia di discriminazione e su quanto il giuslavorista ne avrebbe dovuto tener conto: v. <em>Il significato giuridico della parit\u00e0 retributiva<\/em>, in <em>DL<\/em>, 1962, n. 4-5). Il punto \u00e8 piuttosto che le teorie economiche che alimentano quegli studi sono essenzialmente incentrate sulla coerenza della legislazione con l&#8217;efficienza dell&#8217;impresa di mercato: ovvero danno per acquisito il discorso sugli scopi che la legislazione deve realizzare e quegli scopi li assumono da un certo assetto dei rapporti economici come se fossero retti da &#8220;leggi di natura&#8221; (v. pi\u00f9 diffusamente il mio scritto del 2015, prima citato, p. 153-154). Insomma, se vogliamo, anche gli economisti non sono immuni dal vizio giusnaturalistico di presumere un &#8220;ordine naturale&#8221; delle relazioni socio-economiche. Se cos\u00ec \u00e8, resta da spiegare perch\u00e9 scopi, finalit\u00e0, ispirazione della regolazione debbano essere individuati dagli economisti di un determinato orientamento e non da altri studiosi dell&#8217;economia o della societ\u00e0 o, perch\u00e9 no, del diritto. Si pensi al tema , attualissimo, del lavoro da promuovere per tutti i cittadini (art. 4 della nostra costituzione): alla domanda cruciale che riecheggia da settant&#8217;anni nelle nostre istituzioni &#8220;quale lavoro?&#8221; (v. l&#8217;intervento del democristiano Mario Zotta nella fase ormai conclusiva dell&#8217;Assemblea Costituente, l&#8217;8 maggio 1947: ora nel volume <em>Prima di tutto il lavoro. La costruzione di un diritto all&#8217;Assemblea Costituente<\/em>, a cura di L. Gaeta, <em>ES<\/em>, 2014, p. 98), i giuristi hanno titolo a rispondere almeno quanto gli economisti, perch\u00e9 la qualit\u00e0 del lavoro condiziona indirizzi e politiche volte a garantirne quantit\u00e0 e ripartizione e la qualit\u00e0 del lavoro non \u00e8 una questione puramente economica o di mercato, se non vogliamo dare un significato del tutto vacuo e tautologico ai valori fondanti del nostro vivere civile. Dopodich\u00e9 anche i giuristi torneranno a dividersi sulle qualit\u00e0 imprescindibili che il lavoro deve avere per essere tale (i diritti fondamentali dei lavoratori?) e quelle invece che possono essere lasciate alle scelte autonome dei contraenti; oppure sull&#8217;opportunit\u00e0 di fissare il &#8220;giusto&#8221; salario con legge e con contratto collettivo. E magari terranno conto degli studi economici. Ma i ragionamenti e gli argomenti non possono identificarsi perch\u00e9 nessuna disciplina, per quanto rigorosa ed epistemologicamente compatta, \u00e8 depositaria della verit\u00e0. Le scelte alla fine non pu\u00f2 che farle il potere politico, auspicabilmente democratico e con un costante controllo sul rispetto dei valori e principi fondamentali cos\u00ec come sono di volta in volta acquisiti da chi ha il potere di esercitare quel controllo (cio\u00e8 la giurisprudenza e, in particolare, i giudici costituzionali; l&#8217;opinione pubblica, il dibattito scientifico, il corpo elettorale).<br \/>\nNaturalmente il discorso potrebbe continuare all&#8217;infinito (e continuer\u00e0, mi auguro). Ma se andassi oltre,\u00a0 trasborderebbe dal genere epistolare, che qui abbiamo privilegiato.<br \/>\nPerci\u00f2, sperando di aver dato ancora un piccolo contributo a un dibattito tanto importante quanto difficile, Ti saluto con la solita grande cordialit\u00e0, ringraziandoTi per la generosa ospitalit\u00e0<br \/>\nLorenzo Zoppoli<br \/>\nprofessore di diritto del lavoro nell&#8217;Universit\u00e0 di Napoli<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un dibattito tra giuslavoristi sull&#8217;importanza e la portata del dialogo tra diritto del lavoro ed economia del lavoro . Messaggi ricevuti in riferimento al mio scritto\u00a0 Perch\u00e9 i giuslavoristi non possono ignorare l&#8217;economia del lavoro, pubblicato il 29 maggio 2017: ivi i riferimenti e i link ai miei scritti precedenti sull&#8217;argomento &#8211; In proposito v. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-45342","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45342","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=45342"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/45342\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=45342"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=45342"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=45342"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}