
{"id":45388,"date":"2017-06-02T21:02:20","date_gmt":"2017-06-02T20:02:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45388"},"modified":"2017-06-04T22:36:46","modified_gmt":"2017-06-04T21:36:46","slug":"due-disastri-strategici-che-il-sindacato-non-ha-capito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45388","title":{"rendered":"DUE DISASTRI \u00abSTRATEGICI\u00bb CHE IL SINDACATO NON HA CAPITO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Alitalia e Ilva: entrambe le grandi aziende in bilico sono comunemente qualificate con questo aggettivo, che oggi non \u00e8 pi\u00f9, n\u00e9 pu\u00f2 tornare a essere come \u00e8 stato in passato, una parola magica<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nEditoriale <strong>di Goffredo Buccini\u00a0<\/strong> pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera <em>il 2 giugno 2017 &#8211; In argomento v. anche il mio editoriale telegrafico del 10 agosto 2015 <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=36654\" target=\"_blank\">Per avere pi\u00f9 lavoro e migliore occorre anche saperlo perdere<\/a><br \/>\n<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-45390\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Goffredo-Buccini-214x300.jpg\" alt=\"Goffredo Buccini\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Goffredo-Buccini-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Goffredo-Buccini-107x150.jpg 107w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Goffredo-Buccini-731x1024.jpg 731w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Goffredo-Buccini.jpg 1279w\" sizes=\"auto, (max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/>Una vecchia idea storta s\u2019intravede nella testa del sindacato: che al dunque possa pagare ancora e sempre Pantalone, cio\u00e8 lo Stato, cio\u00e8 noi. \u00c8 questa, al di l\u00e0 delle sigle, la sottile linea rossa che pare unire le due maggiori crisi industriali del Paese nella calda primavera 2017 \u2014 Alitalia a fine aprile e Ilva a fine maggio \u2014 e la loro sconcertante gestione. Due naufragi che hanno consonanze di passo e di parole d\u2019ordine. \u00abAlitalia \u00e8 strategica\u00bb, ci spiegavano le sigle che spingevano verso il referendum del 24 aprile, strizzando l\u2019occhio al famoso piano B, ovvero al terzo salvataggio in dieci anni, il pi\u00f9 implausibile, la nazionalizzazione (quasi postuma) della compagnia. \u00abSe l\u2019Ilva \u00e8 strategica per il Paese, il rilancio non pu\u00f2 passare per i licenziamenti\u00bb, hanno proclamato a Taranto gli organizzatori dello sciopero di ieri, in concomitanza con la trattativa al tavolo romano del ministero per lo Sviluppo economico: un assaggio di ci\u00f2 che avverr\u00e0 da luned\u00ec, con minacciati blocchi stradali e conflittualit\u00e0 a oltranza.<\/p>\n<p>Dopo il referendum suicida con il quale quasi sette lavoratori Alitalia su dieci hanno bocciato (al grido di \u00abNo ai tagli!\u00bb) l\u2019ultimo tentativo di ristrutturazione, consegnando la compagnia allo spezzatino e alla svendita, loro stessi a nuovi tagli, e aggrappandosi a 600 milioni pubblici di \u00abprestito ponte\u00bb fino alla prossima crisi di liquidit\u00e0, ecco dunque che il copione sembra ripetersi nella grande acciaieria moribonda (anche in questo caso, il placet sindacale \u00e8 vincolante per il perfezionamento dell\u2019accordo con gli acquirenti che propongono un duro piano di esuberi, anche qui l\u2019alternativa \u00e8 il baratro). Il problema \u00e8 che l\u2019aggettivo \u00abstrategico\u00bb, in tempi di voragini nei conti dello Stato, non \u00e8 pi\u00f9 la parola magica che tutto ripiana e che, secondo Mediobanca, \u00e8 costata 7 miliardi e mezzo al Paese per la sola Alitalia (in soldoni: se perdi 700 mila euro al giorno non sei strategico nemmeno per la tua mamma&#8230;).<\/p>\n<p>Sarebbe ingiusto accollare al solo sindacato (al netto di cassintegrazioni dorate e rendite di posizione difese coi denti) il tracollo della compagnia che ha radici in pessime scelte politiche (una per tutte, i \u00abcapitani coraggiosi\u00bb riuniti da Berlusconi nel 2008 in nome dell\u2019italianit\u00e0 dei cieli) e in catastrofiche strategie aziendali di lungo e corto raggio.<\/p>\n<p>Come sarebbe iniquo addebitare solo o soprattutto alle federazioni metalmeccaniche il disastro Ilva che si \u00e8 consumato a Taranto. Perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che la fabbrica, cresciuta fino a diventare il doppio della citt\u00e0, ha creato problemi di inquinamento cos\u00ec gravi da imporre l\u2019attuale limite alla produzione da cui discende l\u2019ultimo guaio: per non avvelenare troppo l\u2019ambiente non si possono sfornare pi\u00f9 di sei milioni di tonnellate d\u2019acciaio l\u2019anno fino al 2023. Ma chi compra fa due conti (gli indiani di ArcelorMittal e la Marcegaglia dovrebbero averla spuntata su AcciaItalia) e per quella produzione gli operai sono troppi: il resto sono chiacchiere.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019ideale? Eh, sarebbero stati altri dieci anni di commissariamento!\u00bb, si lascia scappare qualche vecchio amico tarantino. E c\u2019\u00e8 del vero. Perch\u00e9, sottratta alla famiglia Riva, la fabbrica \u00e8 stata mantenuta in vita artificiale da una decina di decreti del governo e dal commissariamento pubblico&#8230; Non poteva durare all\u2019infinito.<\/p>\n<p>Stupisce tuttavia l\u2019indignazione dei sindacati che, nei vent\u2019anni dei Riva, non sembrano quasi aver notato quanto i fumi delle ciminiere fossero letali e come la propriet\u00e0 dimenticasse di ambienta lizzare , brutto neologismo dal bel significato: rendere salubre il luogo di lavoro, evitando che si debba scegliere tra morire di cancro e morire di disoccupazione. Il limite attuale alla produzione e i tagli relativi vengono proprio da l\u00ec, dai soldi mai spesi per bonificare la fabbrica. E dunque, in parte, dal \u00abfragoroso silenzio sindacale\u00bb in proposito (parole del procuratore generale di Lecce) .<\/p>\n<p>Deve naturalmente ascriversi a mera casualit\u00e0 il fatto che in quegli anni i Riva abbiano dato in gestione ai sindacati il Circolo Vaccarella, dopolavoro aziendale costosissimo: per mantenerlo, l\u2019azienda ha versato a Fiom, Fim e Uilm 6 miliardi di vecchie lire tra il \u201896 e il 2000 e 400 mila euro l\u2019anno fino al 2013, finch\u00e9 la generosa abitudine \u00e8 stata interrotta dal commissario Bondi. L\u2019Ilva in quegli anni benefic\u00f2 del resto Taranto intera: dalla Chiesa, ai politici, ai giornalisti. Rendere i fumi invisibili fu un dispendioso gioco di prestigio. Che per\u00f2, alla fine, sar\u00e0 stato pagato sempre dal solito amico di tutti. Lo stesso che offrir\u00e0 un paracadute agli esuberi e raccoglier\u00e0 gli strategici cocci se l\u2019accordo sull\u2019Ilva andr\u00e0 in frantumi: il vecchio Pantalone.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alitalia e Ilva: entrambe le grandi aziende in bilico sono comunemente qualificate con questo aggettivo, che oggi non \u00e8 pi\u00f9, n\u00e9 pu\u00f2 tornare a essere come \u00e8 stato in passato, una parola magica . 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