
{"id":45437,"date":"2017-06-05T09:32:15","date_gmt":"2017-06-05T08:32:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45437"},"modified":"2017-06-05T09:44:15","modified_gmt":"2017-06-05T08:44:15","slug":"luisa-corazza-il-dialogo-con-leconomia-aiuta-il-lavoro-dei-giuslavoristi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45437","title":{"rendered":"LUISA CORAZZA: IL DIALOGO CON L&#8217;ECONOMIA AIUTA IL LAVORO DEI GIUSLAVORISTI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;Il diritto del lavoro dell\u2019ultimo ventennio \u00e8 stato assai intriso di <em>Ichinomics<\/em>, come, per contro, si pu\u00f2 dire che l\u2019economia sia stata intrisa di pensiero giuslavoristico&#8221; &#8211; &#8220;Il mainstream economico attuale non mina affatto, ma semmai conferma i valori fondanti del diritto del lavoro&#8221;<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervento <strong>di Luisa Corazza<\/strong>, professoressa di diritto del lavoro nell&#8217;Universit\u00e0 del Molise, nel dibattito nato dal mio editoriale telegrafico sul <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45153\" target=\"_blank\">Diritto del lavoro come variabile indipendente<\/a><em>, dal primo <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45223\" target=\"_blank\">commento di Maria Vittoria Ballestrero<\/a> e dalla mia replica <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45258\" target=\"_blank\">Perch\u00e9 i giuslavoristi non possono ignorare l&#8217;economia del lavoro<\/a><em>; sono <\/em>on line<em> anche gli altri interventi nello stesso dibattito, <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45240\" target=\"_blank\">di Bruno Caruso<\/a>, ancora <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45342\" target=\"_blank\">di Maria Vittoria Ballestrero, di Antonio Padoa Schioppa e di Lorenzo Zoppoli<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_45445\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45445\" class=\"size-medium wp-image-45445\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Luisa-Corazza-3-280x300.jpg\" alt=\"La professoressa Luisa Corazza\" width=\"280\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Luisa-Corazza-3-280x300.jpg 280w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Luisa-Corazza-3-140x150.jpg 140w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Luisa-Corazza-3.jpg 559w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><p id=\"caption-attachment-45445\" class=\"wp-caption-text\">La professoressa Luisa Corazza<\/p><\/div>\n<p>Ho seguito con grande interesse il dibattito avviato da Pietro Ichino e Maria Vittoria Ballestrero. La discussione sul rapporto tra diritto del lavoro ed economia entra, a mio avviso, nel cuore del discorso giuslavoristico di questi ultimi anni, perch\u00e9 attiene alla cultura giuridica che ha accompagnato, e condizionato, l\u2019evoluzione recente della materia. Le questioni poste dai colleghi possono essere riassunte nei quesiti che seguono: a) il diritto del lavoro pu\u00f2 fare a meno di confrontarsi con l\u2019economia?; b) Con quali teorie economiche confrontarsi?; c) come usare l\u2019economia nel diritto del lavoro?. L\u2019intervento che segue prover\u00e0 a riflettere intorno a questi tre quesiti, senza alcuna pretesa di suggerire risposte, ma con l\u2019intento di contribuire, se possibile, alla complessit\u00e0 del discorso.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">&#8230;<\/span>a)<\/strong> Pietro Ichino e Maria Vittoria Ballestrero sembrano convergere su un punto: l\u2019evoluzione del diritto del lavoro negli ultimi anni \u00e8 stata ampiamente condizionata dall\u2019economia. Le recenti riforme \u2013 basta citare, anche per il suo forte valore simbolico, la progressiva disintegrazione delle tutele contro il licenziamento illegittimo \u2013 non cadono dal cielo, ma da un\u2019idea, tutta economica, che individua nel cambiamento delle regole del mercato del lavoro (verso una maggiore flessibilit\u00e0 delle stesse) le precondizioni per un aumento dell\u2019occupazione o, per dirla<em> \u00e0 la<\/em> Ichino, per un maggiore <em>turn over<\/em> tra <em>insider<\/em> e <em>outsider<\/em>.<\/p>\n<p>Che l\u2019economia, o, piuttosto, l\u2019importazione di alcune teorie economiche, abbia avuto un impatto sul diritto del lavoro e sulla sua evoluzione non \u00e8 dunque discutibile. Il che consente di sgombrare il campo dalla presunta autosufficienza del diritto del lavoro rispetto all\u2019apporto che, in una prospettiva interdisciplinare, possa provenire da materie \u201caltre\u201d, come l\u2019economia, la sociologia, il ragionamento filosofico e finanche le sollecitazioni etico-religiose (non a caso Maria Vittoria Ballestrero cita le recenti parole di Papa Francesco). N\u00e9 vale in proposito lo schernirsi di Ballestrero dietro il velo del giuspositivismo, visto il sostanziale radicamento del suo discorso nell\u2019alveo nel costituzionalismo moderno, il quale scaturisce, come \u00e8 noto, proprio dalla coscienza della complessit\u00e0 delle scienze sociali e della necessit\u00e0 di una loro reciproca interazione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 su cui le posizioni di Maria Vittoria Ballestrero e Pietro Ichino divergono radicalmente \u00e8 piuttosto la valutazione sui risultati delle riforme, perch\u00e9 la prima lamenta proprio quegli esiti che il secondo ha concorso a realizzare, a partire dagli anni ottanta, con la sua \u2013 per la verit\u00e0 sempre coerente \u2013 attivit\u00e0 di accademico, giornalista e uomo politico. Nessuno pu\u00f2 negare che, almeno dalla riforma Biagi in poi, le idee diffuse in Italia da Pietro Ichino siano state ispiratrici di molte riforme del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Il diritto del lavoro dell\u2019ultimo ventennio \u00e8 stato dunque assai intriso di <em>Ichinomics<\/em>, come, per contro, si pu\u00f2 dire che l\u2019economia sia stata intrisa di pensiero giuslavoristico. Invero, l\u2019idea che la crescita economica (e, di conseguenza, l\u2019aumento dell\u2019occupazione) dipenda dalle regole del mercato del lavoro, e, in particolare, dalla dose di flessibilit\u00e0 in esso iniettato, ha condizionato in modo decisivo la politica economica nostrana (basti in proposito ricordare il titolo della legge Fornero \u201cDisposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita\u201d). Il che \u00e8 andato a scapito dell\u2019intervento su altri elementi \u2013 altrettanto, se non pi\u00f9, funzionali alla crescita \u2013 quali la produttivit\u00e0, l\u2019innovazione e le politiche industriali. Pi\u00f9 che troppa economia nel diritto del lavoro vi \u00e8 stata, forse, troppa <em>forma mentis <\/em>giuslavoristica nella politica economica nazionale, o, meglio, un sovraccarico di aspettative rispetto agli effetti che un intervento sulle regole del mercato del lavoro avrebbe potuto produrre sulle dinamiche di sviluppo dell\u2019economia italiana (e che spiega la polemica che si consuma pressoch\u00e9 trimestralmente intorno alle statistiche sull\u2019occupazione in Italia).<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">&#8230;<\/span>b)<\/strong> E qui arriviamo al secondo snodo centrale del dialogo tra Maria Vittoria Ballestrero e Pietro Ichino: quello dell\u2019ideologia sottesa all\u2019economia che il giurista si appresta ad utilizzare per le sue verifiche.<\/p>\n<p>Che l\u2019economia non costituisca un blocco unico di idee \u00e8 talmente ovvio, che non vale la pena spendervi attorno troppe parole. Ma bisogna dare atto a Ballestrero che la sua critica non\u00a0 \u00e8 rivolta alla presunta unicit\u00e0 del pensiero economico, quanto, piuttosto, al fatto che le tesi economiche che hanno ispirato le riforme del lavoro negli ultimi anni sono quelle riferibili alla corrente neoclassica, madre nobile, come \u00e8 noto, delle ideologie neoliberiste.<\/p>\n<p>Che questi siano stati gli orientamenti di fondo cui anche Ichino si \u00e8 ispirato \u00e8 pure un dato noto. Ci\u00f2 che invece pu\u00f2 essere utile ricordare \u00e8 che la corrente dell\u2019economia neoclassica \u2013 <em>mainstream<\/em> indiscusso fino alla prima decade degli anni duemila \u2013 sembra ora avere perso terreno proprio nel dibattito tra gli economisti. A metterla in discussione sono stati studiosi di calibro, molti dei quali insigniti anche del Premio Nobel, a testimonianza di come non si tratti di teorie minoritarie, ma di correnti di pensiero ormai pienamente riconosciute nella comunit\u00e0 scientifica. Tra le pieghe dei Nobel degli ultimi anni \u00e8 possibile cogliere, infatti, una crescente sensibilit\u00e0 per gli effetti sociali delle teorie economiche, sintomo di un sostanziale superamento \u2013 o quanto meno della messa in discussione \u2013 dell\u2019idea che il prevalere delle regole del libero mercato costituisca la chiave di volta del benessere collettivo. L\u2019elenco \u00e8 lungo, e include Amartya Sen (1998); Joseph Stiglitz (2001); Daniel Kahneman (2002); Paul Krugman (2008); Elinor Ostrom (2009); Oliver Williamsom (2009); Peter Diamond, Dale Mortensen, Christopher Pissarides (2009); Angus Deaton (2015).<\/p>\n<p>Ma vi \u00e8 di pi\u00f9. A partire dalla crisi del 2007, \u00e8 proprio dal dibattito economico che viene l\u2019impulso per un ripensamento radicale del rapporto tra crescita e tutela del lavoro. Gli studi sull\u2019evoluzione del capitale condotti da Thomas Piketty in questi ultimi dieci anni segnalano come la crescita \u00e8 inibita dalle diseguaglianze e suggeriscono una correzione di rotta rispetto alla prospettiva neoliberista (\u00e8 anche utile citare, anche perch\u00e9 commissionato dal conservatore Sarkozy, il noto rapporto \u201c<em>Measurement of Economic Performance and Social Progress\u201d, <\/em>coordinato nel 2009 da tre economisti \u201calfieri\u201d della ricerca sulle disegueglianze, Stiglitz, Sen e Fitoussi). Ancora, \u00e8 da Mario Draghi che \u00e8 provenuto, meno di un paio di mesi fa, un monito che mette in guardia dai rischi della depressione dei salari, ritenuta responsabile di rallentare la ripresa. E non si tratta di segnali di allarme confinati al contesto europeo (che, si sa, \u00e8 storicamente influenzato dalla matrice dell\u2019economia sociale di mercato), vista la serrata critica alle derive del \u201cSupercapitalismo\u201d che ci ha proposto &#8211; sempre in questi ultimi dieci anni &#8211; Robert Reich, ministro del lavoro nell\u2019era Clinton.<\/p>\n<p>Sembra dunque che proprio dall\u2019economia provenga l\u2019invito a liberarsi, in una logica autopoietica, da una visione mercantilistica della regolazione dei rapporti di produzione, per spingere, al contrario, verso politiche in grado di favorire una migliore redistribuzione del reddito, da cui \u00e8 possibile inferire effetti positivi per la crescita. Abbiamo dunque bisogno di pi\u00f9 economia,\u00a0 per avere pi\u00f9 diritto del lavoro. L\u2019importante \u00e8 \u201cusare\u201d l\u2019economia giusta.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8230;<\/span><strong>c)<\/strong> E qui veniamo al terzo ed ultimo snodo che ha impegnato la dialettica tra Pietro Ichino e Maria Vittoria Ballestrero: quale uso dell\u2019economia \u00e8 consentito al giurista del lavoro?<\/p>\n<p>Ballestrero critica Ichino perch\u00e9 esce dal selciato del giurista, sostenendo che, in sostanza, \u201cognuno deve fare il suo mestiere\u201d; dal canto suo, Ichino critica i giuristi che si \u201cimprovvisano\u201d economisti, squalificando senza conoscerla l\u2019analisi economica del diritto.<\/p>\n<p>La questione \u00e8, ovviamente, assai complessa, perch\u00e9 attiene all\u2019essenza del metodo giuridico, nonch\u00e9 ai limiti della fruizione degli apporti interdisciplinari da parte del giurista del lavoro. Si tratta, per\u00f2, di una questione con cui i giuslavoristi si misurano da tempo, tanto da ritenersi insita nello stesso DNA della materia (almeno nella misura in cui si voglia riconoscere che il contributo metodologico di Gino Giugni riveste un valore fondativo, o ri-fondativo, per il diritto del lavoro).<\/p>\n<p>Si tratta, peraltro, di una questione alla quale \u00e8 difficile dare un\u2019unica risposta, perch\u00e9 vi sono diversi modi di \u201cutilizzare\u201d l\u2019economia nell\u2019analisi giuridica del lavoro: vi \u00e8 l\u2019uso di riscontri empirici, mediante <strong>dati<\/strong> statistici, per misurare il successo di determinate riforme rispetto agli scopi prefissati; vi \u00e8 l\u2019applicazione dei c.d. <strong>modelli<\/strong> economici (secondo la strada che ha preferito Pietro Ichino in questi decenni) per dimostrare quali effetti derivano da determinate regole giuridiche, e segnalare eventuali eterogenesi dei fini; vi \u00e8 l\u2019apporto, essenzialmente culturale, dato dal leggere le norme nella loro <strong>evoluzione storico-politica<\/strong>, la quale include, ovviamente, anche le scelte di politica economica sottese alle riforme; vi, \u00e8 infine, la necessit\u00e0 di comprendere qual \u00e8 la\u00a0 <strong>funzione<\/strong> economica che le regole giuridiche svolgono, funzione che rimanda, in ultimo, al modello di societ\u00e0 che si \u00e8 inteso costruire.<\/p>\n<p>Dal confronto con tutti questi elementi il giurista del lavoro pu\u00f2 senza dubbio arricchirsi, e non solo al fine di migliorare la comprensione del \u201cproblema\u201d oggetto delle proprie analisi, ma anche per rafforzare la tenuta delle proprie proposte, siano esse costruite sul terreno dell\u2019interpretazione o della politica del diritto. In questi termini, il giuslavorista non ruba il mestiere a nessuno, ma si pone piuttosto in condizione di avviare un dialogo con i cultori di altre materie, gli operatori del diritto e finanche i decisori politici, pi\u00f9 consapevole del proprio ruolo.<\/p>\n<p>Tuttavia, la questione centrale resta quella sollevata da Ballestrero: l\u2019apporto dell\u2019economia al diritto del lavoro finisce per intaccarne il sistema di valori? Ora, chiarito nei punti a) e b) che questo tipo di preoccupazione \u00e8 storicamente determinata dall\u2019influenza che <em>alcune <\/em>teorie economiche hanno avuto sulle riforme in atto, il pensiero economico pi\u00f9 attuale \u00e8 in grado di rassicurarci in proposito. Esso sembra suggerire, invero, proprio quella direzione di marcia che ritroviamo alla base nostra Costituzione economica: tensione verso l\u2019eguaglianza sostanziale, promozione del diritto al lavoro, tutela del lavoro in tutte le sue forme, sottrazione del costo del lavoro dalle dinamiche della concorrenza. Leggere l\u2019odierno dibattito economico con in mano la Costituzione italiana offre in effetti la piacevole sensazione di essere, per una volta, in linea con i tempi. Sono altre, piuttosto, le derive che minano dalle fondamenta i principi del lavoro, se solo si pensa ai cardini su cui si \u00e8 retta la costruzione dell\u2019Unione europea e che sono tornati &#8211; dopo una breve parentesi di speranza per un\u2019Europa pi\u00f9 \u201csociale\u201d &#8211; a condizionare in modo implacabile le linee di azione delle sue istituzioni \u00a0(a partire dalla Corte di giustizia, sempre pi\u00f9 inchinata al dogma del mercato unico).<\/p>\n<p>Ma, allora, pi\u00f9 che avanzare chiusure aprioristiche nei confronti del rapporto tra diritto del lavoro ed economia, affidandosi <em>in toto <\/em>al richiamo alla dignit\u00e0 umana, o, rileggere, all\u2019opposto, la Costituzione alla luce di un\u2019analisi economica del diritto di stampo neoclassico, servirebbe superare queste contrapposizioni, per la verit\u00e0 tutte domestiche, e ragionare su come opporre un fronte comune al declino del pensiero giuslavoristico. Avvalendoci, perch\u00e9 no, anche dell\u2019apporto dell\u2019economia.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il diritto del lavoro dell\u2019ultimo ventennio \u00e8 stato assai intriso di Ichinomics, come, per contro, si pu\u00f2 dire che l\u2019economia sia stata intrisa di pensiero giuslavoristico&#8221; &#8211; &#8220;Il mainstream economico attuale non mina affatto, ma semmai conferma i valori fondanti del diritto del lavoro&#8221; . 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