
{"id":45473,"date":"2017-06-10T15:47:39","date_gmt":"2017-06-10T14:47:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45473"},"modified":"2017-06-10T14:54:47","modified_gmt":"2017-06-10T13:54:47","slug":"la-relazione-di-marco-bentivogli-al-congresso-della-fim-cisl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45473","title":{"rendered":"BENTIVOGLI AL CONGRESSO FIM-CISL: UNA RELAZIONE FUORI DAGLI SCHEMI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">&#8220;W la globalizzazione&#8221;, &#8220;Sempre pi\u00f9 Europeisti&#8221;, &#8220;Niente paura della tecnologia&#8221;, &#8220;Per una Repubblica fondata sul lavoro e non sui sussidi&#8221;, &#8220;Deideologizzare il lavoro&#8221;, &#8220;L&#8217;ipocrisia sui voucher&#8221;, sono alcuni dei titoli dei capitoli di una sorta di nuovo manifesto dei metalmeccanici<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nUn ampio stralcio della relazione introduttiva del congresso nazionale della Fim-Cisl, svolta l&#8217;8 giugno 2017 dal segretario uscente, poi rieletto, Marco Bentivogli &#8211; In argomento v. anche l&#8217;articolo pubblicato dallo stesso Bentivogli e da me <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44695\" target=\"_blank\">Lavoro: la volatilit\u00e0 della legge e la rivincita della contrattazione<\/a><em> , sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 21 aprile, e quello pubblicato con me da Pietro Micheli sullo stesso quotidiano il 4 marzo precedente, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44034\" target=\"_blank\">Perch\u00e9 non dobbiamo avere paura che la tecnologia ci impedisca di lavorare<\/a><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<h4>W la globalizzazione<\/h4>\n<div id=\"attachment_44707\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44707\" class=\" wp-image-44707\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Bentivogli.jpg\" alt=\"Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim-Cisl\" width=\"290\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Bentivogli.jpg 253w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Marco-Bentivogli-150x118.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><p id=\"caption-attachment-44707\" class=\"wp-caption-text\">Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim-Cisl<\/p><\/div>\n<p>La globalizzazione ha liberato 2 miliardi di persone dalla povert\u00e0, lo ha fatto mutando verso il riequilibrio delle condizioni planetarie. Tra l&#8217;altro prendersela con la globalizzazione \u00e8 come arrabbiarsi quando piove. Quando non si sa a chi dare la colpa, la si d\u00e0 alla globalizzazione. E la ricetta per uscirne? La politica industriale, gli investimenti pubblici, in un Paese in cui sono spariti quelli privati. Bastaaa! Eppure le responsabilit\u00e0 non sono mai cos\u00ec lontane, ma \u00e8 utile trovarne lontano da s\u00e9 e soprattutto proporre soluzioni impegnative\u2026 per gli altri. Il sindacalista o il politico che, quando non sa cosa dire, evoca la parola magica della \u201cpolitica industriale\u201d o d\u00e0 la colpa \u201calla globalizzazione, all\u2019Europa e all\u2019euro o alla tecnologia\u201d, oltre a dire balle, insegue i populisti sul loro stesso terreno, rimanendo pure indietro. Si pu\u00f2 dire? L\u2019Europa, l\u2019euro, la globalizzazione e la tecnologia hanno fatto meglio al lavoro di tanti soldi, anche pubblici, spesi male.<\/p>\n<h4>Sempre pi\u00f9 Europeisti<\/h4>\n<p>La nostra scelta europeista \u00e8 esplicita, radicale. Nel 1950 Robert Schuman4 proponeva di mettere in comune le produzioni di carbone e acciaio5 . Era la strada per uscire insieme dalla crisi post-bellica ed impedire il ripetersi di un conflitto. Certo, c\u2019\u00e8 un crescente senso di inadeguatezza sulla legittimazione politica europea6 , sulla doppia sede in Lussemburgo, su tante cose assurde, tra cui alcuni Trattati costruiti troppo tempo fa. Basti pensare alla concorrenza, all\u2019idea di verificare il peso dei vari trust nelle produzioni settoriali solo a livello continentale, quando in molti casi il trust pi\u00f9 concentrato \u00e8 costituito dalle importazioni asiatiche. Ma l\u2019Europa non ha tutte le responsabilit\u00e0 che le si assegnano. Non \u00e8 il problema, \u00e8 la soluzione. Serve pi\u00f9 Europa, senza retorica, serve tutta l\u2019Europa possibile. Non pu\u00f2 esistere un\u2019Europa concentrata ancora prevalentemente sulla PAC7 . Occorre bilanciare, nella governance europea, il fiscal compact con il well-being compact (benessere sociale), cio\u00e8 con un sistema di indicatori che segnali attentamente ai politici e a tutta la societ\u00e0 l\u2019andamento del benessere collettivo nell\u2019Unione. La governance deve ampliare gli indicatori di riferimento dai parametri finanziari e di bilancio pubblico agli indicatori di benessere equo e sostenibile. Abbiamo specificato che passare dal fiscal compact al well-being compact non significa necessariamente dimenticarsi della sostenibilit\u00e0 della finanza pubblica di breve e di lungo periodo, ma ricostruirla in un quadro pi\u00f9 forte, che si faccia carico della crescita della fiducia dei cittadini verso le istituzioni nazionali e dell\u2019Unione. E operare per riconciliare anche in questo modo gli europei con l\u2019istituzione, che rappresenta il loro progetto di pace e benessere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-44664\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Italia-ed-Europa.jpg\" alt=\"Italia ed Europa\" width=\"275\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Italia-ed-Europa.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Italia-ed-Europa-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 275px) 100vw, 275px\" \/>Anche il sindacato deve essere sempre pi\u00f9 europeista e internazionale, perch\u00e9 le sfide da affrontare sono tante, dai diritti umani e sindacali ancora violati in buona parte del mondo, alla crescita delle disuguaglianze sempre pi\u00f9 estese. Occorre agire sempre di pi\u00f9 a livello globale, come dimostrano i perimetri sempre pi\u00f9 ampi delle vertenze che stiamo seguendo: dobbiamo cambiare ambito organizzativo e raggio d\u2019azione: \u201cgo beyond borders\u201d (andare oltre i confini). Se le aziende multinazionali sono sempre pi\u00f9 One Big Company, noi dobbiamo creare One Big Union, facendo rete tra noi sindacati europei e internazionali, mappando le esperienze e aiutandoci tra noi perch\u00e9 nessun lavoratore di nessun Paese resti indietro. Cooperare significa, anche iniziare a rispondere a tutti quei sindacati di altri paesi che hanno criticato gli accordi in Fca o i Ccnl di FIM e Uilm &#8211; spesso pi\u00f9 per assonanza politica che per merito e contenuto sindacale &#8211; e chiedere minore genericismo al sindacalismo internazionale.<\/p>\n<p>Su questo fronte l\u2019iniziativa di cooperazione avviata con i sindacati del mediterraneo, la missione in Cina, l\u2019impulso per gli accordi quadro e network sindacali mondiali si inscrivono in un\u2019iniziativa sempre pi\u00f9 crescente del nostro impegno internazionale.<\/p>\n<h4>#NoFearTech<\/h4>\n<p>Chi ha paura della tecnologia? Noi no. Forse perch\u00e9 abbiamo a che fare con quei temibili robot che oggi Bill Gates vorrebbe tassare, fin dalla seconda met\u00e0 degli anni Ottanta. Cosa facciamo? Tassiamo anche i bancomat? Le pompe di benzina, torniamo all\u2019aratro a trazione umana? Dovremmo dire a FCA di smontare i 16 robot della Butterfly che saldano in pochi secondi la carrozzeria di una Jeep Renegade a Melfi perch\u00e9 rimpiangiamo di far respirare le esalazioni della saldatura ai lavoratori? O interrompere la sperimentazione dell\u2019utilizzo di esoscheletri a Pomigliano per ridurre ulteriormente le criticit\u00e0 ergonomiche e il carico fisico? O alla Foxconn in Cina di non puntare sui robot e tenere le sue \u201csplendide\u201d catene di montaggio, il cui lavoro \u00e8 sorvegliato da uomini armati, con tanto di reti anti-suicido, viste con i nostri occhi a Shenzhen, fuori dalle finestre dei dormitori?<\/p>\n<p>La vera novit\u00e0 \u00e8 che l\u2019innovazione tecnologica riduce sempre di pi\u00f9 il numero di lavori non-sostituibili dalle macchine, ma che ne creer\u00e0 di nuovi. La vera novit\u00e0 \u00e8 il grafico del World Economic Forum che indica che nel 2015 l&#8217;anno in cui il costo orario di un robot ha uguagliato quello di una persona. Quindi, cosa facciamo? Tassiamo il robot, o il valore aggiunto del suo contributo, per rendere pi\u00f9 conveniente l\u2019utilizzo della persona come propone Bill Gates? 9 O non sarebbe invece pi\u00f9 utile che i big della new economy pagassero, da qualche parte, le tasse? Il fatturato per dipendente di queste multinazionali \u00e8 gigantesco rispetto alle multinazionali industriali manifatturiere ed \u00e8 inversamente proporzionale al loro livello di tassazione effettiva. Sarebbe pi\u00f9 utile detassare il lavoro che tassare l\u2019innovazione, anche perch\u00e9 quest\u2019ultima non redistribuirebbe i maggiori profitti, ma metterebbe ancora pi\u00f9 in ginocchio l\u2019industria italiana, che ha bisogno come il pane di innovazione di processo e di prodotto. L\u2019industria italiana ha perso 87 miliardi di investimenti privati, che sono andati alla rendita, ai settori protetti o all\u2019estero. L\u2019idea che si sta affermando, di fabbriche come scatole vuote, con molta produzione e pochi lavoratori, \u00e8 molto forzata. La questione \u00e8: ci sono previsioni a cui affidarsi con qualche ragionevole fondamento (che non siano iper-ottimistiche o catastrofiste)?<\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45474 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Robot.jpg\" alt=\"Robot\" width=\"365\" height=\"243\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Robot.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Robot-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/h4>\n<p>Nella guerra di cifre il mondo va avanti e anche se fossero veritiere le peggiori previsioni, la narrazione di un futuro nefasto non lo migliorer\u00e0 e neanche lo rallenter\u00e0. Dar\u00e0 solo un altro alibi ad un Paese in perenne ritardo e condannato a restare in panchina. In Italia interi settori, vedi l\u2019elettrodomestico, sono quasi spariti per lo scarso investimento nelle tecnologie. L\u2019esatto contrario del teorema dei catastrofisti. Tutti i reshoring di produzioni, anche grazie agli accordi sindacali, sono stati realizzati con un\u2019iniezione ulteriore di nuove tecnologie, formazione e nuova organizzazione del lavoro. In Italia, peraltro, la tassa sui robot graverebbe in modo inversamente proporzionale alla dimensione di impresa, gi\u00e0 troppo piccola. La tassa non rallenterebbe la transizione, la precluderebbe definitivamente ai Paesi che dovessero immaginarla come un percorso verso una maggiore sostenibilit\u00e0. Il nostro \u00e8 un Paese che gi\u00e0 di per s\u00e9 si occupa solo del paracadute senza aver ancora imparato a volare. Il catastrofismo fa molti pi\u00f9 danni del liberismo. Se l\u2019innovazione si gestisce con i tre step dell\u2019italietta antagonista su tutto ci\u00f2 che si muove: \u2013 regolarla, ipertassarla e, appena morta, sussidiarla \u2013no grazie! \u00c8 gi\u00e0 stata la curvatura declinante dell\u2019Italia in retromarcia. Siamo il Paese che ha il pi\u00f9 elevato gap di competenze rispetto alle skills del futuro. Ci occupiamo rapidamente di colmarlo, come abbiamo fatto nei metalmeccanici introducendo nel contratto il diritto soggettivo alla formazione, o prima ancora di aver giocato la sfida ci preoccupiamo di sussidiare gli effetti collaterali? Produciamo un sesto dei brevetti della Germania. Continuo a pensare che tra liberarsi dal lavoro e liberarsi nel lavoro, la seconda sia non solo l\u2019unica strada virtuosa ma anche l\u2019unica sostenibile. Fermare il progresso non \u00e8 di sinistra, \u00e8 velleitario, \u00e8 pensare di fermare l\u2019acqua con le mani, e serve a condannare una maggiore quantit\u00e0 di lavoratori all\u2019esclusione sociale. C\u2019\u00e8 uno spazio di lavoro e di nuovo lavoro che le persone possono e potranno riempire con la loro energia insostituibile. Bisogna giocarsi la partita ripensando integralmente l\u2019idea di impresa e le sue finalit\u00e0, il lavoro, i suoi orari, la sua sostenibilit\u00e0 intelligente nella vita di ognuno. C\u2019\u00e8 molto da fare se ci occupiamo di tutte queste cose, piuttosto che lasciare il campo alla paura e ai robot. Nel frattempo leggiamoci la Laudato si\u2019: \u00e8 molto pi\u00f9 avanti del Mit e di Mc Kinsey. Certo, le sfide per la dignit\u00e0 del lavoro non sono finite, e chiarisce da che parte sono e saranno sempre i metalmeccanici: lo sciopero totale della scorsa settimana a Bergamo appena \u00e8 stato comunicato il licenziamento ad una ragazza in maternit\u00e0.<\/p>\n<h4>Industry 4.0 per ecosistema 4.0<\/h4>\n<p>Industry 4.0 pu\u00f2 diventare una vera occasione di rilancio della nostra industria, ma \u2013 perch\u00e9 questo avvenga davvero, fino in fondo\u2013 non sono sufficienti interventi spot, ma serve un vero e proprio ecosistema 4.08 , in cui tutte le parti agiscano con responsabilit\u00e0 ed integrazione. Il vero punto di snodo \u00e8 rappresentato dal sistema delle Piccole Medie Industrie (PMI) italiane, ancora lontane, salvo qualche apprezzabile eccezione, dal sintonizzarsi sulle frequenze della fabbrica intelligente. Questo per la FIM \u00e8 un reale terreno di nuovo protagonismo, perch\u00e9 pu\u00f2 consentire di aprire spazi di stimolo alla crescita e alle capacit\u00e0 innovative delle PMI attraverso un forte impulso alla partecipazione, declinato anche nella nuova contrattazione aziendale e territoriale. Inoltre, occorre un sistema formativo italiano efficiente, un sistema duale che funzioni e che renda finalmente operativa ed efficace l\u2019alternanza scuola-lavoro. La partita di Industry 4.0 si gioca anche sul terreno della politica: ci\u00f2 richiede una classe politica illuminata e lungimirante, in grado di varare al contempo politiche sociali, formative e industriali tra loro coordinate. Quel \u201cfare sistema\u201d su cui in Italia siamo letteralmente incapaci. Un altro aspetto importante da considerare \u00e8 il reshoring, cio\u00e8 la concreta opportunit\u00e0 di riportare produzioni in Italia, come hanno gi\u00e0 dimostrato gli accordi con FCA a Pomigliano e con Whirlpool, con la possibilit\u00e0 di recupero di quote importanti di produzione e occupazione. Alcuni studi (da ultimo quello di Nomisma) ritengono che i Paesi che sapranno essere protagonisti in questa partita vedranno crescere il loro settore manifatturiero del 6%, e la stessa Ue indica tra gli obbiettivi strategici quello di far risalire il settore al 20% del Pil.<\/p>\n<h4>Il piano Calenda<\/h4>\n<p>Recentemente \u00e8 stato approvato il Piano Calenda che si basa su 5 direttrici: operare in una logica di neutralit\u00e0 tecnologica; intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali; operare sui fattori abilitanti, tra cui in particolare la banda larga e le aree grigie; orientare su strumenti esistenti per favorire il salto tecnologico e la produttivit\u00e0; coordinare i principali stakeholder. Il piano Industria 4.0 prevede incentivi fiscali per 13 miliardi, incentivi definiti orizzontali. La parte riservata agli incentivi fiscali \u00e8 certamente interessante. Per\u00f2 sarebbe necessario, per prima cosa, riorganizzare il sistema di incentivi gi\u00e0 disponibili e molto dispersi ed effettuare una selezione per assicurarsi che quelle risorse vadano realmente ad innovare la manifattura nella direzione della fabbrica 4.0. Stesso discorso vale per il Fondo di garanzia: dei 200 milioni in pi\u00f9 (il fondo passa da 700 a 900 milioni) bisogna definire la quota realmente disponibile a cambiare l\u2019interfaccia della catena di produzione.<\/p>\n<div id=\"attachment_43385\" style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43385\" class=\" wp-image-43385\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Carlo-Calenda.jpg\" alt=\"Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda\" width=\"340\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Carlo-Calenda.jpg 284w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Carlo-Calenda-150x94.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><p id=\"caption-attachment-43385\" class=\"wp-caption-text\">Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 centrale per il rilancio della manifattura italiana. Sono le piccole e medie imprese, infatti, a costituire la nervatura del nostro sistema produttivo. Credo quindi che vada messa in campo una vasta azione di aggregazione delle Pmi per evitare che la rivoluzione 4.0 diventi appannaggio solo delle grandi imprese. Attenzione particolare, inoltre, va riservata alla semplificazione: bonus, incentivi e fondi di garanzia vanno resi pi\u00f9 accessibili dal punto di vista burocratico-amministrativo. Il piano Calenda rappresenta un primo passo, in quanto \u00e8 il primo provvedimento organico varato da un governo italiano. Ad ogni modo, non credo che il discorso sull&#8217;industria e sull&#8217;innovazione possa esaurirsi con la tecnologia. Che resta un aspetto importante, certo, ma non dobbiamo mai dimenticare che uno stabilimento funziona se ha attorno un ecosistema 4.0: mobilit\u00e0, territorio, rigenerazione urbana, interconnessioni non solo fra macchine e persone, ma anche con il territorio, con la ricerca, le amministrazioni pubbliche, con la scuola e con l\u2019approvvigionamento energetico. Senza tralasciare naturalmente l\u2019investimento pi\u00f9 importante, quello sulle persone, a partire dalla loro formazione. Nel Piano Calenda \u00e8 prevista la costituzione di<em> Competence Center<\/em> e <em>Digital Innovation Hub<\/em>.<\/p>\n<p>Come sta gi\u00e0 avvenendo da anni in altri Paesi, ad esempio con i <em>Catapults<\/em> in Inghilterra, il <em>Cornell Tech<\/em> di New York o con i <em>Fraunhofer Institute<\/em> in Germania, la FIM sta lavorando per dare il proprio contributo, assieme ad Adapt, proprio sui Competence Center, per rendere sempre pi\u00f9 concrete ed efficaci le reti di tutti quei soggetti che interagiscono nell\u2019ecosistema 4.0, dalle imprese ai centri di ricerca e a quelli di formazione, dai lavoratori \u2013 dei quali va valorizzato il contributo cognitivo \u2013 ai processi di integrazione e di implementazione delle nuove tecnologie, alla produzione e ai consumatori, in un\u2019ottica sempre pi\u00f9 sostenibile. L\u2019intento \u00e8 quello di scrivere un Libro Bianco che provi a tracciare la strada da percorrere sul tema di Industria 4.0 e delle competenze, proprio a partire dalle esigenze di imprese e lavoratori impegnati in questi processi di transizione. Contrattare e partecipare per un ecosistema 4.0 Se il lavoro futuro porter\u00e0 a un lavoratore professionalizzato, con un ruolo e un ingaggio cognitivo crescente, \u00e8 inevitabile che questi diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 stakeholder centrale dell\u2019impresa. In questo quadro la linea evolutiva delle relazioni industriali deve prevedere un salto di qualit\u00e0 in senso partecipativo. Tutto ci\u00f2 mander\u00e0 in soffitta le relazioni industriali basate sull\u2019antagonismo o prive di autentica autonomia delle parti, come non avr\u00e0 nessuno spazio l\u2019ancora resistente idea \u201cpadronale\u201d delle relazioni industriali. Non \u00e8 affatto finito il ruolo della rappresentanza, ma va alzato il livello dell\u2019incontro tra impresa e lavoratori. La <em>smart factory<\/em> non funziona senza le persone, e neanche senza la <em>smart union<\/em>. Un sindacato competente, che studia, ascolta, capace di guardare le spalle alle persone promuovendole nel lavoro. Non ha senso la proliferazione dei soggetti sindacali. Modelli evoluti di partecipazione si realizzano nei Paesi in cui si sono ridotti il numero dei sindacati (mai pi\u00f9 di due), quello dei contratti collettivi e quello delle categorie sindacali. L\u2019impresa \u00e8 destinata a cambiare e pi\u00f9 labili saranno i suoi confini merceologici. Nella transizione e, successivamente, nella creazione e nello sviluppo di un ecosistema 4.0, sar\u00e0 ancora decisivo chi esercita con la sua capacit\u00e0 propositiva il potere del lavoro. 12 La Fim pensa che un\u2019idea diversa di lavoro e imprese e le nuove tecnologie non allontanino le nostre storiche sfide sindacali, tutt\u2019altro, le rendono finalmente e in modo compiuto alla nostra portata.<\/p>\n<h4>Per una repubblica fondata sul lavoro e non sui sussidi<\/h4>\n<p>Liberarsi nel lavoro e non dal lavoro Pochi giorni fa il Papa ha voluto iniziare la sua visita a Genova da una delle nostre fabbriche, l\u2019Ilva di Cornigliano. Proprio in quella sede, proprio in quella citt\u00e0, il Papa ha espresso parole forti e chiare sul tema del lavoro. Ha detto che \u201cquando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, \u00e8 la democrazia che entra in crisi, e tutto il patto sociale\u201d su cui si fonda la nostra Repubblica. Non solo, ha detto che bisogna \u201cguardare senza paura, ma con responsabilit\u00e0, alle trasformazioni tecnologiche dell\u2019economia e della vita e non rassegnarsi all\u2019ideologia che sta prendendo piede ovunque, che immagina un mondo dove solo met\u00e0 o forse due terzi dei lavoratori lavoreranno, e gli altri saranno mantenuti da un assegno sociale. Dev\u2019essere chiaro che l\u2019obiettivo vero da raggiungere non \u00e8 il \u201creddito per tutti\u201d, ma il \u201clavoro per tutti\u201d. Perch\u00e9 senza lavoro, senza lavoro per tutti non ci sar\u00e0 dignit\u00e0 per tutti\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-45478\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Francescani.jpg\" alt=\"Francescani\" width=\"293\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Francescani.jpg 240w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Francescani-150x131.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 293px) 100vw, 293px\" \/>Come dice il Papa, pensare ad un futuro in cui solo il 10% delle persone lavorer\u00e0 e il restante vivr\u00e0 di un sussidio di cittadinanza, non sta in piedi n\u00e9 sotto il versante della sostenibilit\u00e0 economica, n\u00e9 dal punto di vista sociale ed etico. C\u2019\u00e8 uno spazio di lavoro e di nuovo lavoro che le persone riempiranno sempre con la loro energia insostituibile. Uno spazio di realizzazione, di dignit\u00e0. Piuttosto che disegnare tragici scenari del futuro non \u00e8 meglio lavorare su cosa serve gi\u00e0 oggi e nel presente ai lavoratori? L\u2019idea di una Repubblica, di una democrazia fondata sui sussidi non ci piace. L\u2019accostamento a San Francesco e ai francescani di quella proposta grida vendetta, come ci ricorda Luigino Bruni. Gi\u00e0 nel \u2018400 i francescani non diedero vita a degli enti assistenziali (potevano farlo e tanti lo facevano) ma a dei contratti, a dei prestiti, che impegnavano i beneficiari alla responsabilit\u00e0 e quindi alla restituzione del prestito. Erano certamente istituzioni umanitarie perch\u00e9 avevano come scopo la lotta alla povert\u00e0 e l\u2019inclusione sociale, ma quel carisma sugger\u00ec loro strumenti pi\u00f9 sofisticati dell\u2019elemosina, strumenti basati sul registro della reciprocit\u00e0. Sta proprio nella reciprocit\u00e0 la questione decisiva, che coinvolge le povert\u00e0 e coinvolge il lavoro. Quando una persona fuoriesce dalla rete di rapporti di reciprocit\u00e0 di cui \u00e8 composta la vita civile e economica e si ritrova senza lavoro e quindi senza reddito, la malattia che si crea nel corpo sociale \u00e8 la rottura di relazioni di reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p>Il reddito da lavoro (stipendi, salari) \u00e8 il risultato di una relazione tra persone o istituzioni legate da vincoli reciproci Quando, invece, i redditi non nascono da rapporti mutuamente vantaggiosi, abbiamo a che fare con relazioni sociali malate o quantomeno parziali, che si chiamano rendite o assistenza, dove i flussi di reddito sono sganciati da relazioni reciproche. Ecco perch\u00e9 la tradizione francescana affermava che &#8216;quando c\u2019\u00e8 un povero in citt\u00e0 \u00e8 tutta la citt\u00e0 che \u00e8 malata&#8217;\u2026 Quando vedo una persona in condizione di povert\u00e0, se voglio veramente curarla, debbo sanare le sue relazioni, perch\u00e9 la povert\u00e0 \u00e8 una serie di rapporti malati. Il lavoro per tutti \u00e8 la terra promessa della Costituzione, molto pi\u00f9 esigente del reddito per tutti. Una promessa-profezia che oggi assume un significato ancora pi\u00f9 importante di allora, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una ideologia globale crescente che nega la possibilit\u00e0 di lavoro per tutti, nel tempo della robotica e dell\u2019informatica. La vera minaccia che \u00e8 di fronte a noi \u00e8 rinunciare a fondare le democrazie sul lavoro, accontentandoci di societ\u00e0 nelle quali lavorano il 50 o 60% delle persone in et\u00e0 attiva e a tutti gli altri verr\u00e0 consentito di sopravvivere con un reddito di cittadinanza, dando vita ad una vera e propria societ\u00e0 dello scarto, magari scambiata come solidariet\u00e0. Questa terra del lavoro parziale non pu\u00f2, non deve essere la terra promessa. Chi oggi, allora, continua a pensare di combattere la povert\u00e0 con qualche centinaia di euro erogati ai singoli individui, dimentica la natura sociale e politica della povert\u00e0, e ricade in visioni individualistiche e non-relazionali. Per combattere le antiche e nuove povert\u00e0 dobbiamo riattivare la comunit\u00e0, le associazioni della societ\u00e0 civile, la cooperazione sociale, e tutti quei mondi vitali nei quali le persone vivono e fioriscono.<\/p>\n<h4>Nuovo lavoro, nuovo sindacato<\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-44563\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani.jpg\" alt=\"Dno Milani\" width=\"324\" height=\"243\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani.jpg 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Dno-Milani-150x112.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 324px) 100vw, 324px\" \/>Sta crescendo un lavoro che non \u00e8 autonomo n\u00e9 propriamente dipendente, il lavoro sar\u00e0 sempre pi\u00f9 un progetto, su questo dobbiamo riflettere senza tentazioni cataloganti quanto asfaltanti. Oggi fare il sindacalista significa ascoltare, studiare, scegliere le priorit\u00e0 accompagnate dalla capacit\u00e0 di fare proposte. Troppi sindacalisti vivono ancora con la mente nell\u2019Italia in cui \u201channo tutti ragione\u201d, altri non si sono neanche sforzati di capire dove va il lavoro e gi\u00e0 pensano a \u201cnuove categorie giuridiche\u201d in cui incasellarlo. Senza scelte, il sindacato si condanna all\u2019irrilevanza. Scegliere significa anche distinguere tra chi lavora e lavora bene e chi non lavora o fa il \u201cfurbetto\u201d, perch\u00e9 \u201cnon c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 ingiusto di fare parti eguali tra diseguali\u201d, diceva Don Milani. Significa scegliere tra settori industriali con reali prospettive su cui puntare, altrimenti la scelta la far\u00e0 il mercato, a volte meglio di chi ripete che \u201ctutto si tiene\u201d.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il sindacato di cui non si pu\u00f2 fare a meno, un alleato che non difende l\u2019esistente ma spinge il Paese ad una svolta urgente in termini di produttivit\u00e0, competitivit\u00e0, ma anche di nuova sostenibilit\u00e0 sociale. L&#8217;importante \u00e8 non cullarsi nei rimpianti, non alimentare la cultura da bar della lagna, che nei social \u00e8 diventata partito, e dei luoghi comuni che in Italia hanno gi\u00e0 troppi campioni, e accettare la sfida del cambiamento. Anche quando farlo \u00e8 faticoso. Ma \u00e8 una fatica positiva che serve a ridare speranza a tutti quelli che hanno voglia di un mondo migliore e che cercano solo una strada per costruirlo. Insieme. Non importa se qualcuno considerer\u00e0 queste cose poco ortodosse o troppo liberali. Non vi sforzate nell\u2019incasellarci. La nostra azione ed elaborazione \u00e8 in linea con la storia migliore del movimento operaio italiano, che ha sempre avuto fiducia nel progresso, lontano dalle derive salottiere del revival naftalinico recente.<\/p>\n<p>\u00c8 cambiato tutto, e siamo solo agli inizi, ed \u00e8 tempo perso ostinarsi a leggere il lavoro con le lenti del Novecento. Il 26 novembre 2016 per i metalmeccanici rester\u00e0 una data importante. \u00c8 il giorno che segna il traguardo di una trattativa durissima, lunga 13 mesi e scandita da 20 ore di sciopero oltre che da una serie di manifestazioni in tutta Italia. Una trattativa che partiva in salita, con Federmeccanica marmorizzata per un anno sulla stessa rigida posizione, due piattaforme non solo distinte (quella di FIM e UILM da una parte e quella della FIOM dall\u2019altra), ma culturalmente distanti. Il contratto pi\u00f9 difficile della nostra storia Alla fine per\u00f2 siamo riusciti a portare a casa un risultato \u201cstorico\u201d. Lo so, termine abusato e delegittimato, ma appropriato. Anche perch\u00e9 siamo partiti da un contesto del tutto ostile: la crisi ancora diffusa, la deflazione, un periodo sindacale di scontri durissimi. Generalmente le ricomposizioni unitarie non consentono grandi innovazioni, spesso sacrificate sull\u2019altare del riavvicinamento. Il doppio colpo \u00e8 stato proprio ricomporre la frattura e nello stesso tempo fare un contratto che segner\u00e0, dal giorno della sua firma, \u201cun prima e un dopo\u201d. Insomma, non \u00e8 stato facile, tutt\u2019altro. \u00c8 stato faticoso, a tratti snervante. Ma ce l\u2019abbiamo fatta grazie alla forza dei fimmini che ci hanno sostenuto in tutti i mesi della trattativa, con una partecipazione e una fiducia straordinarie, e grazie all\u2019insegnamento di grandi predecessori, penso alla generazione attorno a importanti figure come Carniti, Lama e Benvenuto e a tutta quella generazione di sindacalisti che ha fatto la Storia) che \u2013 pur in momenti difficilissimi e con idee spesso profondamente diverse \u2013 non hanno mai perso di vista l\u2019obiettivo comune ma soprattutto il rispetto personale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-45475\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Fim-Fiom-Uilm.jpg\" alt=\"Fim Fiom Uilm\" width=\"348\" height=\"261\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Fim-Fiom-Uilm.jpg 259w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Fim-Fiom-Uilm-150x112.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px\" \/>Da questo, Maurizio, Rocco ed io, (ribattezzati da Dario Di Vico il \u201cTrio Metal\u201d) siamo partiti facendone tesoro. Il rispetto, come la seriet\u00e0 e la coerenza, paga sempre. Quel rispetto per\u00f2 oggi lo meritano TUTTI, le donne e gli uomini cella FIM, i fimmini in TUTTE le fabbriche e in TUTTI i posti di lavoro, perch\u00e9 in questi anni, troppo spesso non sono stati rispettati, e ci\u00f2 nonostante, non hanno mai indietreggiato di un millimetro\u2026 Il risultato \u00e8 un accordo che avvicina la contrattazione alle persone ed ai luoghi di lavoro. Superando la trentennale ambiguit\u00e0 sulla sovrapposizione dei due livelli contrattuali, che non ha fatto altro che indebolirli entrambi. Contratto che rafforza la contrattazione di secondo livello e lega strettamente produttivit\u00e0 e aumenti nella forma di premi di risultato del tutto variabili e incentivanti. Che realizza passi avanti sul terreno della partecipazione, grazie all\u2019introduzione dei comitati consultivi nelle grandi aziende, un passo che sancisce per la prima volta il coinvolgimento, ancorch\u00e9 a livello solo consultivo, nelle scelte strategiche.<\/p>\n<p>Un contratto che conferma e rafforza le scelte e le strategie in cui la FIM crede da tempo, dall\u2019assistenza sanitaria integrativa di M\u00e8taSalute al fondo di Previdenza complementare Cometa. Rispetto all\u2019importanza della previdenza complementare, soprattutto per i giovani, durante il congresso presenteremo una ricerca fatta proprio dal Network Giovani FIM sulle future pensioni dei ragazzi e delle ragazze della FIM che oggi hanno poco pi\u00f9 di vent\u2019anni. Invece di parlare e abusare dell\u2019evocazione della \u201ccentralit\u00e0 della persona\u201d, abbiamo tentato di realizzarla davvero: va sottolineato che il nuovo contratto, con l&#8217;introduzione del diritto soggettivo alla formazione \u2013 senz&#8217;altro uno dei suoi capitoli pi\u00f9 innovativi \u2013 fa un balzo deciso in avanti, si muove cio\u00e8 verso il superamento definitivo della logica fordista, che ha contraddistinto la fabbrica nel Novecento, e dei rapporti gerarchici che ne erano il corollario. Si va insomma in direzione della <em>smart factory<\/em>, che promette in breve tempo di riconfigurare i rapporti tra lavoratori e imprese fuori dallo schema del conflitto in un&#8217;ottica nuova di partecipazione e responsabilit\u00e0. Abbiamo salvaguardato il contratto nazionale, la cui funzione sar\u00e0 d&#8217;ora in poi quella di fornire un quadro regolatorio omogeneo e di garantire il potere d&#8217;acquisto delle retribuzioni, per specializzare e diffondere la contrattazione decentrata, vale a dire ridiventare protagonisti nel luogo dove il lavoro si esplica e la ricchezza si realizza e si deve distribuire. Per la FIM e per la CISL si tratta di dare continuit\u00e0 a quanto elaborato gi\u00e0 dal convegno di Ladispoli del 1953, dove abbiamo considerato la contrattazione di secondo livello il faro della nostra azione sindacale, poich\u00e9 \u00e8 solo nelle aziende che si sperimenta, \u00e8 soprattutto nelle aziende che si innovano i processi produttivi, si creano le condizioni per la crescita e si costruiscono le tutele delle persone nel lavoro.<\/p>\n<p>Devo dire che il sostegno ricevuto attorno a questo rinnovo \u00e8 stato sbalorditivo. Da Treu a Dell\u2019Aringa, a Tiraboschi, a Becchetti, a Monsignor Longoni, Romano Prodi, Pierre Carniti\u2026 Ci siamo affrettati a spiegare che non volevamo essere da modello per nessuna categoria e ci bastava aver fatto una cosa importante per la nostra gente. Nonostante questo abbiamo registrato qualche isolata nota stonata di chi aveva investito tutto sull\u2019impaludamento dei metalmeccanici\u2026 Il momento della dichiarazione che ho espresso quella mattina, a nome della FIM, \u00e8 stato anche emotivamente impegnativo. Voglio raccontarvi che, nelle ore successive, ho ricevuto alcune telefonate di storici militanti fimmini che, tra le lacrime della gioia, si complimentavano e ci facevano sentire parte di una grande Storia che continuava. La sensibilit\u00e0 di chi lontano dalla sede negoziale \u201csente\u201d la fatica che abbiam fatto come quella che fecero loro un tempo, \u00e8 quella che mette insieme \u201cla razza sindacale\u201d di ogni epoca. Siamo stati centrali nelle soluzioni e davanti nelle mobilitazioni, sentire la spinta forte e fiera della nostra gente di oggi e di ieri \u00e8 impagabile. Sono momenti che non dimenticher\u00f2 mai.<\/p>\n<h4>Bilancio Contrattuale<\/h4>\n<p>I Contratti rinnovati negli ultimi due anni sono quelli di FCA- CNHI, CONFIMI IMPRESA MECCANICA, FEDERMECCANICA-ASSISTAL, COOPERATIVE e di questi giorni quello degli ORAFI-ARGENTIERIGIOIELLIERI. Sono contratti positivi e con contenuti fortemente innovativi su diversi temi, lungo le linee sviluppate dai rinnovi precedenti: salvaguardia del potere d\u2019acquisto, salario e sistemi premianti, diritto alla formazione, previdenza complementare, sanit\u00e0 integrativa, riforma del sistema di professionalit\u00e0, welfare, normative, conciliazione vita-lavoro, contrattazione territoriale. Di otto ne restano solo due. Sono i lavoratori della piccola e media industria Unionmeccanica-Confapi e del comparto dell&#8217;Artigianato, che stanno aspettando da tempo i rispettivi contratti, e su questi l&#8217;impegno della FIM sar\u00e0 prioritario.<\/p>\n<p>I metalmeccanici hanno da sempre lavorato per ridurre il numero di contratti di loro competenza. Ridurre i Contratti Nazionali e dare loro un ruolo di garanzia \u00e8 l\u2019unico modo di conservare e rilanciare questo livello che norma il salario nazionale per circa l\u201985% dei lavoratori. Il salario minimo legale ha meno flessibilit\u00e0 fungibilit\u00e0 e pu\u00f2 essere utile solo nel 15% dei lavoratori non coperti da contrattazione collettiva, non oltre. Serve una legge sulla rappresentanza datoriale per ridurre il numero dei contratti che \u00e8 arrivato a quota 812. Ma intanto iniziamo dai 70\/80 di competenza di Confindustria. Contrattare verso la partecipazione I secchi si spostano da dove sono10.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45479 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Pomigliano-300x122.jpg\" alt=\"Pomigliano\" width=\"543\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Pomigliano-300x122.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Pomigliano-150x61.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Pomigliano.jpg 352w\" sizes=\"auto, (max-width: 543px) 100vw, 543px\" \/>Partiamo da un Paese che ha vissuto la fuga dall\u2019impresa verso altri impieghi. Gli 87 miliardi di euro di investimenti privati perduti dalla manifattura non sono dovuti solo alla crisi, ma anche a un gap di competenze e un mismatch di professionalit\u00e0 enorme. La contrattazione pu\u00f2 e deve recuperare questi due ritardi che riguardano la produttivit\u00e0 e le competenze, per gestire la transizione verso la nuova manifattura. Chiediamo la svolta a Fca perch\u00e9 si punti sulla partecipazione strategica, lo chiediamo a Fincantieri, a Leonardo dove si \u00e8 andati indietro rispetto al Protocollo Finmeccanica e alle linee evolutive che conteneva, la chiederemo alle multinazionali dell\u2019elettrodomestico, Whirlpool, Electrolux, ai grandi gruppi dell&#8217;<em>High tech<\/em> e dei servizi avanzati. Cercher\u00f2 di rispondere a due domande di fondo, cosa e dove contrattare. Dove contrattare La nuova produzione sar\u00e0 caratterizzata da un sistema molto rapido e personalizzato in cui la produzione \u00e8 sempre pi\u00f9 \u201csartoriale\u201d. La contrattazione potr\u00e0 avere delle cornici nazionali di garanzia (questo \u00e8 il tentativo del contratto nazionale dei metalmeccanici firmato il 26 novembre 2016), ma la sua partita vera la giocher\u00e0 a livello decentrato, in prossimit\u00e0 con l\u2019azienda e il territorio.<\/p>\n<p>Tentativi di centralizzazione, tuttora in corso, hanno il solo effetto di diminuire l\u2019incidenza e la forza della contrattazione. Una rete a maglie troppo larghe e standard, nata nella Seconda Rivoluzione Industriale, non \u00e8 riesumabile con proroghe e revival utili solo al \u201cceto delle relazioni industriali\u201d ma non alle imprese n\u00e9 ai lavoratori. Insomma, la CISL lo aveva capito nel \u201953 che bisognava articolare la contrattazione, gi\u00e0 con una produzione in serie, perch\u00e9 i luoghi e le persone ne cambiavano i connotati in modo tale da renderne necessario un secondo livello specialistico. La centralizzazione della contrattazione ha in realt\u00e0 determinato una minore contrattazione al centro (dove \u00e8 aumentato solo il numero dei CCNL siglati, ma ne \u00e8 diminuita la forza) e in periferia. Non solo, il \u201cdove contrattare\u201d deve rispondere a uno dei problemi sistemici della nostra impresa, la sua taglia dimensionale. La produttivit\u00e0 delle aziende sotto i 20 dipendenti \u00e8 il problema numero uno, per non parlare di quelle sotto i 10. Si veda il grafico del Clup elaborato da Prometeia.<\/p>\n<p>Quando Confindustria comprender\u00e0 che la contrattazione territoriale non pu\u00f2 ridursi a essere un contratto aziendale dilatato nel territorio n\u00e9 un terzo livello contrattuale, ci occuperemo tutti di una vera emergenza. La contrattazione territoriale sui miglioramenti di produttivit\u00e0 per queste realt\u00e0 \u00e8 una delle chiavi di volta per gestire la transizione e per rivitalizzare veramente, e non sui rituali, gli attori delle relazioni industriali a livello territoriale. Anche perch\u00e9 gli integrativi si contrattano in azienda e purtroppo tutte le crisi a Roma. La contrattazione territoriale pu\u00f2 aiutare ad attenuare i dualismi, aiutare a fare sistema alle piccolissime imprese e perch\u00e9 no ad affrontare i problemi di competitivit\u00e0 e di attrazione di investimenti nel sud del nostro paese. Tema quest\u2019ultimo in cui si \u00e8 scritto e detto troppo, ognuno deve iniziare a dire cosa pu\u00f2 fare insieme agli altri, insomma costruire risposte e soluzioni e non solo piattaforme. Cosa contrattare Ne abbiamo parlato tante volte, \u00e8 fondamentale occuparsi di formazione, cos\u00ec come ci siamo occupati di apprendistato, diritto soggettivo alla formazione e inquadramento professionale. Il fatto che ci sia un contratto collettivo nazionale che ha ancora tra i profili quello della \u201cdattilografia\/stenodattilografia\u201d fa capire quanto ci si sia occupati di professionalit\u00e0 in questi anni. Non solo, \u00e8 fondamentale che i contrattualisti si occupino di organizzazione del lavoro e innovazione con grandi competenze. Con capacit\u00e0 di studio e ascolto. La ricerca \u201cLe persone, la fabbrica sul WCM\u201d ha avuto questo merito. Evidenzia nuovi stress dovuti a un tempo di lavoro \u201cmeno poroso\u201d, ma anche aspetti positivi legati in sostanza alla migliore qualit\u00e0 e organizzazione, alla maggiore sicurezza e a un pi\u00f9 elevato \u201cingaggio cognitivo\u201d. Questo rende necessaria una capacit\u00e0 dei sindacalisti di occuparsi del \u201clife-long-learning\u201d. Per questo abbiamo rafforzato la FIM sulle competenze e su una rete organizzativa capace di rilevare i fabbisogni formativi, e di vivere il proprio ruolo\u2013 dai comitati di pilotaggio alle sedi paritetiche territoriali e aziendali \u2013 per dare pi\u00f9 rigore e usabilit\u00e0 alla formazione negoziata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45011 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/lavoro-agile-2-300x175.jpg\" alt=\"lavoro-agile 2\" width=\"369\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/lavoro-agile-2-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/lavoro-agile-2-150x87.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/lavoro-agile-2.jpg 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 369px) 100vw, 369px\" \/>La collocazione spazio-temporale della prestazione lavorativa \u00e8 sempre pi\u00f9 articolata, sia in riferimento al posto di lavoro che alle 8 ore giornaliere. Rispetto alla storica gloriosa battaglia delle Unions inglesi: 8 ore per lavorare, 8 per riposare e 8 per me, \u00e8 molto probabile che questa modulazione dell\u2019orario si mescoler\u00e0. Lo <em>smart working<\/em> \u00e8 una grande opportunit\u00e0, se contrattualizzato con intelligenza: limitarsi a difendere le 8 ore giornaliere, 40 settimanali e 1760 annue non \u00e8 vincente, anche perch\u00e9 con il nuovo lavoro si aprono spazi per men\u00f9 di orari personalizzabili, spazi di riduzione di orario e conciliazione vita-lavoro finora mai visti.<\/p>\n<h4>Deideologizzare il lavoro<\/h4>\n<p>L\u2019ideologia \u00e8 una cosa importante, se \u00e8 un sistema concettuale e interpretativo che fa riferimento a idee e valori. Quando perde ogni oggettivit\u00e0 e collegamento con la realt\u00e0 e le persone, si trasforma in un costoso caleidoscopio che offusca qualsiasi lucidit\u00e0. Nel film \u201cLa classe operaia va in Paradiso\u201d l\u2019operaio Ludovico Massa detto Lul\u00f9, stakanovista e milanista, si fa male ed \u00e8 convinto dal gruppettaro barbuto che non deve accettare le bieche logiche di mediazione sindacale, deve chiedere la rivoluzione. Il radicalismo, dopo diverse peripezie, porta al licenziamento Lul\u00f9, che corre dallo studente \u2013 rivoluzionario di professione \u2013 in una scuola occupata, per sentirsi rispondere che il licenziamento non \u00e8 un suo problema. Grazie al lavoro del sindacalista, Lul\u00f9 rientra nuovamente al lavoro in fabbrica. Il film di Elio Petri \u00e8 del 1971, troppa sinistra italiana invece di innamorarsi di Lul\u00f9, del suo compagno di lavoro pi\u00f9 anziano e del suo sindacalista, che in fondo gli resta accanto fino alla fine, si \u00e8 innamorata del gruppettaro barbuto. Nessuna passione per il lavoro e le condizioni reali delle persone.<\/p>\n<p>Appunto, amare pi\u00f9 le idee delle persone. Eppure lo stesso Lenin riconobbe un secolo fa che all\u2019ideologia comunista erano mancati proprio \u201cdieci San Francesco\u201d. Pi\u00f9 che di lavoro, nel nostro Paese si parla di ideologia del lavoro. Tutte le volte che abbiamo sentito pronunciare, con tono scandalizzato, espressioni del tipo \u201cmacelleria sociale\u201d e \u201ccompromesso al ribasso\u201d etc. abbiamo assistito ad un\u2019ipocrita, quanto de-responsabilizzante, kermesse ideologica. E&#8217; mai possibile che in questo Paese ogni volta che non si \u00e8 d&#8217;accordo su qualcosa si scomoda la retorica dell\u2019 \u201cl&#8217;attacco alla democrazia\u201d? Tutto ci\u00f2 ha contribuito a polarizzare in maniera demagogica le posizioni sulle riforme che negli ultimi anni hanno riguardato il lavoro. Era pi\u00f9 bella la carica utopica degli anni Settanta, al grido \u201csiate realisti, chiedete l\u2019impossibile\u201d, l\u2019ideologia \u201cbenaltrista\u201d non ha nulla di profetico. Pensiamo, ad esempio, al nostro sistema-Paese, di fatto sfavorevole alle imprese e al lavoro, per l\u2019eccesso di burocrazia, per un costo dell\u2019energia del 30% superiore alla media europea, per un sistema creditizio che preferisce la rendita rispetto all\u2019impresa\u2026 Tutti temi che non appassionano n\u00e9 i media n\u00e9 il mondo politico, che preferisce mobilitare gli elettori attorno ai \u201csimboli\u201d invece che alla risoluzione dei problemi. Per questo siamo convinti che nel nostro Paese la de-ideologizzazione \u00e8 uno dei passi pi\u00f9 urgenti da compiere se vogliamo che di lavoro e di cultura del lavoro si torni a ragionare in modo costruttivo, concentrando le energie sulla ricerca di soluzioni anzich\u00e9 sul puro esercizio dello scontro. Con la retorica e le bandierine non ripartono n\u00e9 l\u2019industria n\u00e9 l\u2019occupazione.<\/p>\n<p>L\u2019articolo 18, gli esodati, i voucher contengono anche questioni importanti, ma anche clamorosi abusi mischiati con questioni drammatiche. Un esempio per tutti: nelle otto salvaguardie degli esodati ci sono persone disperate lasciate a terra da una riforma scritta male, ma che dire di quelli che sono stati liquidati volontariamente dalle aziende con buonuscite milionarie? Eppure bandierine evocative vengono fatte sventolare per non capire il cambiamento e nascondersi dietro quella che \u00e8 esclusivamente pigrizia ideologica.<\/p>\n<p>Facciamo nostro il titolo della prossima settimana sociale dei cattolici:\u201d Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale Gli speakers di un mondo che non vede l\u2019ora di perdere Capire le trasformazioni, nel nostro Paese, viene confuso con \u201cl\u2019accettare un ricatto\u201d nella narrazione di giornalisti pigri che non hanno n\u00e9 mai visto una fabbrica moderna n\u00e9 letto un accordo sindacale. Oggi si compete con i costruttori di tutto il mondo e con gli stessi stabilimenti di Fca, da Tichy in Polonia, a Jefferson a Detroit e a Goiana in Brasile. Il bilancio dei nostri accordi: abbiamo difeso occupazione e aumentato i salari. Perch\u00e9 negli States, la narrazione dei successi di FCA \u00e8 positiva e viene accompagnata addirittura dagli spot, visti da oltre 100 milioni di telespettatori durante il Super Bowl? Lo spot del 2012 Clint Eastwood diceva \u201csiamo a met\u00e0 tempo, insieme possiamo farcela e quello che possiamo fare \u00e8 davanti a noi\u201d, nel 2015 un afroamericano ricorda a tutti: \u201cNon dimenticarti mai da dove vieni\u2026\u201d Ricordiamo a Marchionne che tutto cominci\u00f2 a Pomigliano e che fu proprio il nostro sindacato a convincerlo a restare. Pomigliano ha vinto tutto, medaglia d\u2019oro nel WCM. Oggi \u00e8 un gioiello che ha le potenzialit\u00e0 per fare di pi\u00f9 producendo auto premium. Se Renzi ha dimostrato scarso discernimento nel panorama sindacale e sull\u2019attribuzione dei meriti nella vicenda Fca, Marchionne non pu\u00f2 fare altrettanto, sa bene cosa \u00e8 accaduto in questi anni e al pi\u00f9 presto serve una risposta che riconosca l\u2019impegno delle ragazze e dei ragazzi dello stabilimento Giambattista Vico.<\/p>\n<p>Ford ha appena annunciato il taglio di 20 mila dipendenti, il 10% del totale, preceduta da Volkswagen, che lo scorso anno ne ha annunciato uno di 30 mila, di cui 23 mila solo in Germania. Notizie nei piccoli riquadri della stampa italiana, che non meritano n\u00e9 spazio n\u00e9 qualche slogan nei talk.<\/p>\n<h4>L\u2019ipocrisia sui voucher<\/h4>\n<p>Prendiamo un altro caso emblematico, quello dei voucher. L&#8217;addio ai voucher ha confermato che alla politica il lavoro non interessa. Nemmeno ai partiti di sinistra. Il Partito Democratico in quest&#8217;occasione ha dato prova di occuparsene solo in una logica strumentale alle sue beghe interne. Immaginare di sostituirli con contratti di lavoro subordinato, come sostiene la CGIL (che in questi giorni sta parlando di \u201cattacco alla democrazia\u201d di fronte alla proposta di introdurre un nuovo strumento per il lavoro occasionale), \u00e8 come immaginare di fermare l&#8217;acqua con le mani. Dietro a una decisione del genere si scorgono allora solo incoerenza ed ipocrisia della politica e di una parte del sindacato. Ma nemmeno l&#8217;ipocrisia riesce a celare la reale motivazione: la rincorsa a demagoghi e populisti. Rincorsa in cui, peraltro non sono competitivi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-42979 alignright\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-300x112.png\" alt=\"ANPAL\" width=\"300\" height=\"112\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-300x112.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL-150x56.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/ANPAL.png 366w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Non sarebbe ora di abbandonare l\u2019ipocrisia di queste non-scelte e ragionare di riforme vere, di poche cose, importanti, da fare tutti insieme? Dalla protezione alla promozione della persona Occuparsi di formazione, nuovi inquadramenti, politiche attive, come stiamo facendo in fase sperimentale alla Ferroli con Anpal Servizi, e di un nuovo welfare baricentrato sulla persona. Quando si parla di \u201ccentralit\u00e0 della persona\u201d non si sta dicendo nulla se non si ha ben chiaro come sono profondamente mutati (e continueranno a cambiare) i bisogni delle persone. Un sistema di welfare integrativo pu\u00f2 essere utile a orientare l\u2019impiego delle proprie risorse ad un benessere reale e a scoraggiare l\u2019inseguimento di un modello di consumi insostenibile. Al sindacato spetta il rilancio del sistema di welfare integrativo nella consapevolezza dei suoi limiti e delle sue potenzialit\u00e0. La sfida \u00e8 andare insieme oltre l\u2019attuale welfare integrativo verso un modello pi\u00f9 inclusivo, pi\u00f9 efficace ed esteso di protezione sociale. Infatti nell\u2019esperienza dei fondi di previdenza complementare emerge che i giovani non aderiscono a questa opportunit\u00e0 inventata proprio per loro. Il rafforzamento del secondo pilastro previdenziale, oltre a richiedere una legislazione pi\u00f9 favorevole, richiede un ripensamento del ruolo dei fondi, per esempio attraverso una maggiore promozione della cultura previdenziale che porti ad un allargamento della platea delle persone coinvolte, un ruolo pi\u00f9 propositivo nei confronti dell\u2019aderente ed un\u2019attenzione particolare alla sostenibilit\u00e0 sociale degli investimenti. Inoltre la rete di ammortizzatori sociali si \u00e8 estesa ma \u00e8 pi\u00f9 \u201ccorta\u201d nel tempo.<\/p>\n<p>Ci potrebbero essere inoltre spazi per fondi bilaterali anti-crisi. Bisogna estendere, come in alcune aziende si sta facendo anche a nuovi ambiti, la rete di welfare di prossimit\u00e0 che pu\u00f2 essere messa in campo. A questo proposito occorre la capacit\u00e0 di collegare il lavoro ad altre dimensioni di welfare, oltre naturalmente ad un forte investimento nelle politiche attive del lavoro per rendere pi\u00f9 forte la tutela e la promozione della persona.<\/p>\n<h4>La sfida delle 3R<\/h4>\n<p>Abbiamo usato uno slogan altisonante, la rivoluzione sindacale, perch\u00e9 non ci sono alternative: la manutenzione ordinaria non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente. Si \u00e8 ora chiamati alla \u201csfida delle 3 R\u201d: occorrono scelte radicali, rifondative e rigeneratrici. Radicali, perch\u00e9 i ritardi nell\u2019autoriforma hanno reso vana la \u201cmanutenzione ordinaria\u201d. Non possiamo essere in ritardo anche con il mondo delle imprese. Se girate gli stabilimenti Fca, son sparite le palazzine direzionali, a Pomigliano, a Cassino i pochi uffici sono vicini alla produzione. Siamo un sindacato, sappiamo quale \u00e8 la nostra prima linea, bisogna snellirci e andare verso di essa. Rifondative, perch\u00e9 su molti aspetti ci si \u00e8 allontanati dalle grandi intuizioni originarie. Essere 21 sindacato di categorie, nel modo in cui lo \u00e8 la CISL, \u00e8 ancora oggi attuale pi\u00f9 che mai, visti i processi di verticalizzazione del lavoro e la trasformazione dei sistemi produttivi locali. La rifondazione deve riguardare anche il patto associativo tra lavoratori e dentro le organizzazioni. Rigeneratrici, perch\u00e9 oggi anche l\u2019ultimo lavoratore che si iscrive deve sentire \u201cla differenza\u201d nei valori positivi, nella fiducia nel progresso e nella giustizia, come tratti distintivi dell\u2019organizzazione a tutti i livelli. Non ci sono spazi per vivere di rendita e bisogna ricostruire la propria forza partendo dal mettersi in discussione sul serio. Troppo spesso si sono modellati o accantonati i progetti organizzativi sulle esigenze dei singoli dirigenti. Bisogna avere chiaro, tutti, che siamo al dunque. Bisogna ripartire dall\u2019essenza, ovvero dalla sconfitta necessaria di un\u2019idea monumentale e istituzionale del sindacato per tornare al grande valore della nostra dimensione associativa. Non siamo l\u2019Inps o l&#8217;Aci, siamo pi\u00f9 o meno forti in base ad una scelta personale, la scelta che ogni donna o uomo decide di compiere diventando iscritto, militante, delegato, operatore, dirigente. Siamo forti quando quella scelta si traduce in competenza, passione e impegno e per questo serve essere credibili giorno dopo giorno. Un sindacato per le ragazze e i ragazzi Basta parlare di giovani senza fare qualcosa con loro. Mi immagino i volti, la rabbia, lo scetticismo \u2013 o peggio l\u2019indifferenza \u2013 di un ragazzo di 16 anni quando sente parlare di \u201cgiovani\u201d in qualche statistica collegata ad esempio alla disoccupazione o al Paese che invecchia. Certo che l\u2019Italia invecchia se un ragazzo o una ragazza oggi non trova nel proprio Paese le condizioni minime per vedere un futuro, per comprarsi una casa, andare in affitto, costruire una famiglia.<\/p>\n<p>La FIM promuove borse di studio, sta andando nelle scuole, in istituti professionali, a Nord e a Sud e sapete cosa risponde un ragazzo di 18 anni quando gli viene chiesto \u201cCosa \u00e8 per te il lavoro?\u201d. Risponde: \u201cla possibilit\u00e0 di avere una famiglia\u201d, \u201cla possibilit\u00e0 di avere un futuro\u201d, \u201cl\u2019unica ragione per rimanere in Italia e non andare all\u2019estero\u201d. Ecco, basta retorica sui giovani per favore. Soprattutto da parte del sindacato. Perch\u00e9 \u00e8 anche (o soprattutto) colpa nostra quando i ragazzi e le ragazze non sanno chi siano CGIL, CISL e UIL o ci vedono come qualcosa di sorpassato e inutile. I giovani, nonostante tutto, credono ancora nel sindacato, come ha dimostrato la ricerca che abbiamo realizzato insieme al Prof. Alessandro Rosina, come fosse un&#8217;ultima chance, ma ci chiedono di cambiare, di fare qualcosa di concreto \u201ccon\u201d e \u201cper\u201d loro. Anche all\u2019interno del sindacato i giovani non dovranno essere solo \u201cospitati\u201d, ma bisogna mettere in campo politiche dei quadri che consentano loro di fare esperienze concrete, di avere ruoli e protagonismo vero, senza buttarli nel guado, e senza troppe analisi di \u201ccompatibilit\u00e0 politiche\u201d, ma accompagnandoli, lasciare anche che sbaglino, ma che portino la loro innovazione vera e non solo 11 Risposte al questionario FIM in Istituti superiori quella da \u201creplicanti\u201d.<\/p>\n<p>Devo dire che ci abbiamo provato, con importanti successi, con il Tirocinio 4.0 e il network giovani metalmeccanici. Lavoreremo, giorno dopo giorno, per promuovere un\u2019 \u201dinvasione\u201d pacifica di ragazze e ragazzi della FIM. Rinnovamento non giovanilismo Per noi la chiave per ripartire dai giovani riguarda in particolare il cambio di passo dei non giovani. Basta col piagnisteo o con il conto alla rovescia con il giorno della pensione o la pretesa dell\u2019eternit\u00e0. Trasmettiamo passione, voglia di esserci e costruiamo spazi liberi a partire dall\u2019esempio personale.<\/p>\n<h4>Meriti e bisogni<\/h4>\n<p>\u201cMeritocrazia\u201d \u00e8 un concetto di cui spesso si abusa o che si utilizza a sproposito. Oppure, come ci ha ricordato anche Papa Francesco, viene impropriamente sovrapposto e confuso con quello di \u201cprivilegio\u201d di appartenenza di classe. Per troppo tempo \u2018sindacato\u2019 e \u2018merito\u2019 sono stati termini antitetici, cio\u00e8 ha prevalso una linea sindacale che\u2013 in nome di un falso egualitarismo che non ha accontentato nessuno ma anzi ha creato disuguaglianze \u2013 non ha saputo distinguere tra chi lavora bene e chi non lavora bene, tra chi si assume delle responsabilit\u00e0 e chi non se le assume, tra inoperosi e quelli che si fanno carico del lavoro. Contribuendo cos\u00ec ad abbassare il livello qualitativo complessivo della produttivit\u00e0 e della qualit\u00e0 dei servizi e a ridurre la competitivit\u00e0 delle nostre imprese. Nel nostro paese vince troppo l\u2019idea che contino di pi\u00f9 la fortuna e le relazioni dell\u2019impegno e delle capacit\u00e0.<\/p>\n<p>La FIM ha fatto una scelta diversa e oggi collabora anche con il Forum della Meritocrazia che si occupa appunto di saper distinguere la qualit\u00e0, a tutti i livelli, in tutti i contesti, tra tutti i soggetti (lavoratori, imprenditori, scelte politiche e istituzionali). Attraverso il riconoscimento e la valorizzazione del merito si pu\u00f2 contribuire a dare una spinta all\u2019economia e avanzare in termini di competenza e di innovazione, di processo e di prodotto. Insieme ad una maggiore trasparenza nei criteri di valorizzazione della professionalit\u00e0 dei lavoratori coinvolti, anche attraverso lo strumento del bilancio delle competenze e nel nuovo sistema di inquadramento professionale inseriti nel nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici. Stesso approccio va applicato anche all\u2019interno del sindacato, per selezionare e formare sindacalisti del presente e del futuro su logiche che riguardino il senso di appartenenza all\u2019organizzazione, la condivisione dei valori e delle scelte originarie della nostra organizzazione, la competenza e i risultati concreti dell\u2019azione quotidiana di rappresentanza.<\/p>\n<h4>Stiamo facendo il nuovo sindacato<\/h4>\n<p>Sono stato eletto due anni fa e insieme a voi abbiamo affrontato sfide di ogni genere, abbiamo cercato di tenere insieme l\u2019organizzazione, ma soprattutto di andare avanti pi\u00f9 forte e in profondit\u00e0. Abbiamo curato poco le logiche del consenso interno. Se pensassimo solo a queste logiche continueremmo a caricarci di sovrastrutture e incarichi per autoconservarci.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>La crescita organizzativa della FIM continua da 12 anni, compresi gli anni difficili della crisi. Mentre il settore dell\u2019industria perdeva oltre 300 mila posti di lavoro, la FIM aumentava gli iscritti, segno che i lavoratori e le lavoratrici hanno riconosciuto e apprezzato la tenacia della nostra azione, anche e soprattutto nei momenti pi\u00f9 duri. Non tutto va bene, sono aumentate le donne nel nostro gruppo dirigente ma \u00e8 stabile il numero di iscritte e Rsu (+0,2%). Il contrario vale per i migranti dove aumentano gli iscritti ma non proporzionalmente le Rsu e i dirigenti. Su queste cose bisogna fare sul serio. Le quote ci interessano solo come strumento di partenza ma poi bisogna assumere che l\u2019organizzazione \u00e8 pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 forte se rappresenta davvero tanti e tutti i generi, le generazioni, le etnie, le professionalit\u00e0, i lavori. Su quest\u2019ultimo aspetto, \u00e8 chiaro che le forme di lavoro si modificano rapidamente anche nel nostro settore, bisogna aprire presto il cantiere delle nuove forme organizzative capaci di rappresentare il nuovo lavoro e di intercettare persone e bisogni nuovi.<\/p>\n<h4>L\u2019organizzazione nell\u2019era della Gig e della <em>sharing economy<\/em><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-42369 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Foodora.jpg\" alt=\"Foodora\" width=\"355\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Foodora.jpg 275w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Foodora-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 355px) 100vw, 355px\" \/>Se una parte di economia si sviluppa attraverso piattaforme tecnologiche, il tema \u00e8 aperto e urgente anche per noi. Se una app consente un raccordo in tempo reale con i lavoratori di Foodora (rispetto ai pony express), pensare che qualche sito impolverato e la sporadicit\u00e0 di contatti ci tenga in campo, \u00e8 velleitario e dannoso. I contatti e le relazioni umane restano fondamentali, ma la tecnologia consente di aiutarci ad intercettare, riunire e rappresentare il frammento. Quelli che \u201cpreferisco i rapporti umani\u201d come scusa per non utilizzare le tecnologie sono spesso proprio coloro che non hanno pi\u00f9 voglia di parlare con le persone, anche direttamente. Chi ascolta, chi parla con i lavoratori lo fa sia di persona che con i nuovi strumenti della comunicazione: gli attivisti digitali pi\u00f9 attivi sono i pi\u00f9 dinamici anche nei rapporti umani. \u00c8 una realt\u00e0.<\/p>\n<h4>Una <em>Cloud Union<\/em><\/h4>\n<p>Siamo ancora indietro nella consapevolezza dell\u2019enorme potenziale dei tantissimi dati che il sindacato possiede rispetto alle persone che rappresentiamo. Non riusciamo a capire quanto questi dati ci parlino di noi, di ci\u00f2 che facciamo, di chi e di come rappresentiamo gli altri. Dobbiamo al pi\u00f9 presto trasformarci in una <em>Cloud Union<\/em>, che raccolga tutti i dati che ci arrivano dalla contrattazione, dai bilanci aziendali, dai servizi, dai nostri iscritti, per poter orientare e rendere pi\u00f9 efficace e mirata la nostra azione sindacale. Se siamo d\u2019accordo sul fatto che sia la produzione che la contrattazione sono e saranno sempre pi\u00f9 \u201csartoriali\u201d, a misura del lavoratore, non possiamo non capire quanto ci servano gli \u201cSmart Data del sindacato\u201d. Per questo stiamo lavorando come FIM nazionale alla nostra \u201cnuvola digitale sindacale\u201d, sempre pi\u00f9 ricca, alimentata dal basso e accessibile a tutti.<\/p>\n<p>Dobbiamo impegnarci a una maggiore cura dei dati, dalla raccolta all\u2019inserimento, da quando si compila una delega a quando si fa una contrattazione aziendale. Avere cura dei dati significa, prima di qualunque altra cosa, avere cura delle persone. Perch\u00e9 non si pu\u00f2 fare a meno del sindacato Non si pu\u00f2 fare a meno del sindacato perch\u00e9 d\u00e0 forma e contenuto alla rabbia e alla disperazione. Perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico soggetto capace di trasformarli in energia positiva. Il sindacato ha senso se torna ad essere un grande progetto educativo collettivo: per questo in FIM vale l\u2019obbligo formativo. Chi si impegna in FIM \u00e8 destinatario di attenzione, ascolto, formazione.<\/p>\n<p>Siamo orgogliosi del nostro Centro Studi, il Romitorio di Amelia, e di aver rilanciato la formazione in tutto il paese, pur avendo incrementato la nostra partecipazione all\u2019attivit\u00e0 del Centro Studi Cisl di Fiesole. Siamo sempre pi\u00f9 famosi nelle aziende perch\u00e9 siamo il sindacato di chi, prima, non aveva mai pensato di farsi coinvolgere, di chi non si sentiva pronto o preparato, di chi aveva tanta energia e voglia di fare. Impegnarsi in FIM, a qualsiasi livello, corrisponde ad un percorso di crescita che ha l&#8217;ambizione di 25 cambiare la propria vita, verso gli altri. Questo significa tornare ad essere il luogo pubblico delle migliori aspirazioni delle persone.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;W la globalizzazione&#8221;, &#8220;Sempre pi\u00f9 Europeisti&#8221;, &#8220;Niente paura della tecnologia&#8221;, &#8220;Per una Repubblica fondata sul lavoro e non sui sussidi&#8221;, &#8220;Deideologizzare il lavoro&#8221;, &#8220;L&#8217;ipocrisia sui voucher&#8221;, sono alcuni dei titoli dei capitoli di una sorta di nuovo manifesto dei metalmeccanici . 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