
{"id":45647,"date":"2017-06-20T15:43:15","date_gmt":"2017-06-20T14:43:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45647"},"modified":"2017-06-21T16:13:38","modified_gmt":"2017-06-21T15:13:38","slug":"perche-e-importante-ratificare-il-ceta-e-farlo-subito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45647","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 \u00c8 IMPORTANTE RATIFICARE IL CETA (E FARLO SUBITO)"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #993300;\">La ratifica dell&#8217;accordo con il Canada sul libero scambio da parte del Parlamento Europeo, nel febbraio scorso, ha costituito la risposta pi\u00f9 concreta alla svolta protezionista del nuovo presidente degli U.S.A.: ora \u00e8 importante che seguano al pi\u00f9 presto le ratifiche dei Paesi membri &#8211; Risposta alle singole obiezioni<br \/>\n<\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nRelazione svolta il 20 giugno 2017\u00a0alla Commissione Lavoro e Politiche sociali del Senato, che il giorno successivo ha votato il parere favorevole alla ratifica dei due accordi con il Canada &#8211; In argomento v. anche<\/em> <em>l&#8217;articolo di Manlio Frigo<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43865\" target=\"_blank\">Il Ceta tra realt\u00e0 e suggestioni<\/a><em>; e<\/em>\u00a0<em>quello di Alessandro Maran, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43810\" target=\"_blank\">Chi occupa i vuoti lasciati da Trump<\/a> \u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Relazione del senatore Pietro Ichino sull\u2019Atto Senato n. 2849<br \/>\n<em>Ratifica ed esecuzione degli Accordi: <\/em>a)<em> Accordo di partenariato strategico<br \/>\ntra l\u2019Unione europea e il Canada e<br \/>\n<\/em>b)<em> Accordo economico e commerciale globale tra il Canada l\u2019Unione europea,<br \/>\nfatti entrambi a Bruxelles il 30 ottobre 2016<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il disegno di legge in esame concerne la ratifica di due Accordi stipulati, da un lato, dall&#8217;Unione europea e i suoi Stati membri, dall\u2019altro dal Canada: l&#8217;Accordo di partenariato strategico (<em>Strategic Partnership Agreement-SPA<\/em>) e l&#8217;Accordo economico e commerciale (<em>Comprehensive Economic and Trade Agreement-CETA<\/em>).<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Sintesi del contenuto dell\u2019Accordo di partenariato strategico (SPA)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-43866\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Ceta-1.jpg\" alt=\"Ceta 1\" width=\"284\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Ceta-1.jpg 284w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Ceta-1-150x93.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/>Riguardo all&#8217;Accordo di partenariato strategico, i primi tre titoli del testo contengono in prevalenza dichiarazioni congiunte su valori condivisi, come la difesa dei diritti umani e la promozione dei princ\u00ecpi democratici e dello Stato di diritto.<\/p>\n<p>Il Titolo IV \u00e8 dedicato allo sviluppo sostenibile e introduce varie attivit\u00e0 di cooperazione in materia di aiuto allo sviluppo, ambiente e cambiamenti climatici.<\/p>\n<p>Il Titolo V \u00e8 inteso a rafforzare la collaborazione in varie materie, quali: migrazione, asilo e gestione delle frontiere; contrasto della corruzione; contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo; lotta alla criminalit\u00e0 organizzata e a quella informatica; lotta contro le droghe illecite.<\/p>\n<p>Il Titolo VI definisce i termini del dialogo politico e della consultazione reciproca (come vertici e riunioni a vario livello) in questioni politiche di interesse reciproco, oltre a prevedere scambi di delegazioni tra i vari Parlamenti.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Sintesi del contenuto dell\u2019Accordo di libero scambio (CETA)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;Accordo sul libero scambio consta di 365 articoli e 17 allegati, per un totale di 1598 pagine nella sua edizione originale: l&#8217;Accordo \u00e8 dunque un testo molto complesso. Esso tuttavia costituisce uno strumento di importanza vitale per il rafforzamento delle relazioni bilaterali in materia economica e commerciale.<\/p>\n<p>Le disposizioni riguardano varie materie e profili, tra cui: il trattamento nazionale e l&#8217;accesso al mercato, relativamente all&#8217;importazione di merci; le misure di difesa commerciale; gli ostacoli tecnici agli scambi; le misure sanitarie e fitosanitarie; i servizi doganali; la soppressione di limiti alla possibilit\u00e0 di investimenti imprenditoriali e finanziari nel territorio della controparte; l&#8217;ingresso e il soggiorno temporanei di persone fisiche per motivi professionali (al fine di fornire un quadro di certezza giuridica per i lavoratori qualificati che si trasferiscano temporaneamente nell&#8217;Unione europea o in Canada); il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali (mediante la definizione di un quadro regolamentare che consente al Canada di riconoscere le qualifiche professionali acquisite nell&#8217;Unione europea, e viceversa); i servizi finanziari; i servizi di trasporto marittimo internazionale; il commercio elettronico; la politica della concorrenza; gli appalti pubblici; la propriet\u00e0 intellettuale; l&#8217;ambiente; la risoluzione delle controversie.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>La negoziazione e la stipulazione del CETA da parte della Commissione Europea e la sua ratifica da parte del Parlamento Europeo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il CETA \u00e8 stato firmato dalla Commissione Europea una prima volta nell\u2019ottobre 2014 \u2013 quasi contemporaneamente con l\u2019Accordo gemello sottoscritto dalla stessa Commissione con Singapore \u2013 su mandato del Consiglio e con l\u2019assenso del Parlamento Europeo, al termine di negoziati che avevano avuto inizio nel 2009. Entrambi gli accordi, negli intendimenti della Commissione, dovevano costituire una sorta di preludio alla firma del pi\u00f9 rilevante accordo di partenariato con gli Stati Uniti (il <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/trade\/policy\/in-focus\/ttip\/index_it.htm\">TTIP<\/a>); senonch\u00e9 uno dei primi atti del nuovo presidente degli U.S.A. Donald Trump \u00e8 consistito nell\u2019affossamento di questo accordo. La risposta immediata dell\u2019UE a questo atto \u00e8 consistita nell\u2019approvazione del CETA da parte del Parlamento Europeo a larga maggioranza (<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/europa\/notizie\/rubriche\/altrenews\/2017\/02\/15\/ceta-parlamento-ue-approva-accordo-con-canada_6f3bf999-8eb9-49d6-bd81-321871cb2b3f.html\">408 voti a favore, 254 contrari, 33 astensioni<\/a>) il 15 febbraio di quest\u2019anno: con questo atto \u2013 compiuto nonostante una iniziale <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/2016\/10\/24\/belgio-vallonia-trattato-ue_n_12619196.html\">presa di posizione contraria del Parlamento della Vallonia<\/a>, che aveva minacciato di compromettere l\u2019<em>iter<\/em> dell\u2019accordo in modo definitivo ma \u00e8 stata poi opportunamente disattivata sul piano del diritto internazionale \u2013 l\u2019UE ha lanciato un messaggio inequivoco di dissenso rispetto alla svolta in senso protezionista compiuta dalla nuova presidenza U.S.A. nella politica commerciale internazionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-43867\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Ceta-2.jpg\" alt=\"Ceta 2\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Ceta-2.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Ceta-2-150x84.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Sta dunque incominciando a verificarsi nel quadrante atlantico qualche cosa di analogo a quanto sta accadendo nel quadrante pacifico. Qui, come ha osservato Alessandro Maran in un articolo di commento della delibera del Parlamento Europeo su <em>l\u2019Unit\u00e0<\/em> del giorno successivo, la risposta alla svolta protezionista e isolazionista degli U.S.A., concretatasi nell\u2019affossamendo dell\u2019accordo <em>Trans-Pacific Partnership<\/em> (TPP), \u00e8 venuta dal presidente cinese Xi Jinping: il quale ha firmato pi\u00f9 di 40 accordi bilaterali in America Latina e si \u00e8 impegnato a compiere investimenti per miliardi di dollari in questo continente. Se il TPP stipulato tra gli Stati Uniti e altri 11 paesi affacciati sull\u2019Oceano Pacifico, avrebbe ridotto le barriere al commercio e agli investimenti e spinto le economie asiatiche pi\u00f9 grandi (come il Giappone ed il Vietnam) in direzione di una maggiore apertura basata sul rispetto delle regole, ora sar\u00e0 invece la Cina a occupare lo spazio lasciato vuoto dal nuovo orientamento della politica commerciale internazionale degli U.S.A.<\/p>\n<p>L\u2019Australia, dal canto suo, che era stata convinta sostenitrice del TPP, non ha tardato a fare sponda all\u2019iniziativa cinese. E presto altri paesi asiatici seguiranno. Al summit del Consiglio per la cooperazione economica asiatico-pacifica (APEC) del novembre scorso, come osserva ancora Alessandro Maran nell\u2019articolo citato, l\u2019allora primo ministro della Nuova Zelanda, John Key, ha commentato cos\u00ec la nuova situazione che va delineandosi: \u00abIl TPP era una dimostrazione di leadership americana nella regione asiatica (\u2026) noi vogliamo davvero che gli Stati Uniti restino nella regione (\u2026) Ma alla fine, se gli Stati Uniti non ci sono, quel vuoto deve essere riempito. E verr\u00e0 riempito dalla Cina\u00bb.<\/p>\n<p>Con la pronta approvazione del CETA, l\u2019Europarlamento ha manifestato, <em>mutatis mutandis<\/em>, un orientamento sostanzialmente analogo.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>La fase delle ratifiche da parte dei parlamenti nazionali<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Ora tocca al Parlamento canadese e ai Parlamenti dei 28 Paesi membri della UE (28, perch\u00e9 anche la Gran Bretagna ne fa ancora parte, ha tutto l\u2019interesse a entrare anch\u2019essa nella grande area di libero scambio regolata dal CETA, e dunque a quanto risulta si accinge a ratificarlo). L\u2019<em>iter<\/em> per l\u2019entrata in vigore definitiva del CETA \u00e8 dunque ancora lungo e l\u2019esito di questa fase \u00e8 tutt\u2019altro che scontato.<\/p>\n<p>Il fatto che la sua negoziazione in sede governativa sia avvenuta a porte chiuse gli ha attirato l\u2019accusa di scarso rispetto per il principio del necessario <em>iter<\/em> di approvazione democratica in sede parlamentare. Per replicare a questa accusa basti osservare, per un verso, che tutte le negoziazioni tra Governi di accordi analoghi, salvo eccezioni, avvengono secondo la stessa procedura; per altro verso, che ora anche la mancata ratifica da parte del Parlamento di un solo Stato membro dell\u2019UE pu\u00f2 impedire l\u2019entrata in vigore definitiva dell\u2019accordo: si tratta dunque di un procedimento di ratifica nel quale il controllo popolare dei contenuti e il dibattito politico democratico in proposito hanno un amplissimo spazio per dispiegarsi.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>Il dibattito in Europa su alcuni contenuti specifici del CETA<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il Ceta pur avendo la stessa impostazione generale del TTIP, se ne discosta per la previsione di alcune tutele specifiche per l\u2019industria e per i consumatori europei. Queste le disposizioni di maggior rilievo:<\/p>\n<p>&#8211; in primo luogo si prevede <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/trade\/policy\/in-focus\/ceta\/index_it.htm\">l\u2019abolizione del 92% dei dazi doganali sulle merci<\/a> (il valore di questa riduzione, per le merci provenienti dall\u2019Ue, \u00e8 stimato in oltre 400 milioni di Euro annui);<\/p>\n<p>&#8211; si dispone l\u2019apertura per i soggetti Ue (cittadini e imprese) delle gare d\u2019appalto canadesi per fornitura di beni e servizi, in misura superiore a tutti gli altri partner commerciali del Canada, con corrispettiva apertura in seno all\u2019UE a favore dei soggetti canadesi;<\/p>\n<p>&#8211; per alcune professioni regolamentate (architetti, ingegneri, commercialisti) vengono eliminati i maggiori ostacoli al reciproco riconoscimento;<\/p>\n<p>&#8211; con questo accordo, infine, il Canada accetta l\u2019adeguamento agli standard europei in tema di diritto d\u2019autore e di tutela della propriet\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Nel dibattito europeo, gli aspetti pi\u00f9 controversi del CETA \u2013 in relazione ai quali, congiuntamente a quelli omologhi del TTIP, quest\u2019anno si sono svolte anche alcune manifestazioni di piazza a Strasburgo davanti alla sede del Parlamento europeo \u2013 riguardano principalmente:<\/p>\n<ul>\n<li>la tutela della salute, in relazione alle future importazioni dal Canada in Europa di prodotti agricoli e in particolare di prodotti geneticamente modificati;<\/li>\n<li>gli strumenti per la soluzione delle controversie in materia di commercio e di investimenti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In proposito il professor <strong>Manlio Frigo<\/strong><em>, ordinario di diritto internazionale nell\u2019Universit\u00e0 Statale di Milano, ha osservato:<\/em><\/p>\n<p><em>Sul primo punto non \u00e8 chiaro il nesso tra la ipotetica apertura all\u2019importazione in Europa di prodotti Ogm e\/o di carne agli ormoni <\/em><a href=\"https:\/\/stop-ttip-italia.net\/2017\/02\/13\/ceta-ogm-pesticidi-segreto-333\/\"><em>e il Ceta<\/em><\/a><em> se si considera che:<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em><strong>entrambi sono esclusi<\/strong> dall\u2019ambito di applicazione dell\u2019accordo;<\/em><\/li>\n<li><em>. l\u2019accordo stesso dispone espressamente che le sue norme troveranno comunque applicazione nella misura in cui non deroghino alle disposizioni previste dagli Stati a tutela della salute dei propri cittadini. In particolare, <strong>il Ceta non incide sulle restrizioni Ue in tema di carni bovine contenenti ormoni e\/o Ogm<\/strong>.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Appaiono dunque del tutto infondate le preoccupazioni espresse da diverse parti circa una pretesa violazione, da parte dell&#8217;accordo, del c.d. &#8220;principio di precauzione&#8221; nella disciplina della produzione alimentare a tutela della salute umana e dell&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 deve aggiungersi che l\u2019Accordo prevede la garanzia della tracciabilit\u00e0 del percorso compiuto da ciascun prodotto oggetto di esportazione in una direzione e nell\u2019altra, dall\u2019origine al venditore finale: onde i consumatori conosceranno perfettamente le origini dei prodotti acquistati. Ci\u00f2 che favorir\u00e0 molto probabilmente assai pi\u00f9 i prodotti alimentari europei, stante il loro livello qualitativo mediamente pi\u00f9 alto, rispetto ai prodotti provenienti da oltre Atlantico. Il fatto che, per quel che riguarda l&#8217;export agroalimentare europeo, vengano tutelate soltanto 173 indicazioni geografiche di provenienza, di cui soltanto 41 italiane (a fronte delle 288 tutelate in Italia), corrisponde a quanto normalmente accade negli accordi di libero scambio intercontinentali; ma in ogni caso non pu\u00f2 essere considerato come una riduzione della tutela dei prodotti tipici nostrani, tenuto conto del fatto che <strong>senza questo accordo nessuna indicazione di origine di prodotti italiani o di altri Paesi europei sarebbe tutelata in Canada<\/strong>. Dunque la protezione del prodotto tipico pu\u00f2 basarsi soltanto su di un accordo come il CETA, ovviamente migliorabile in futuro, mentre resterebbe nulla in mancanza dell&#8217;accordo. Per altro verso, il Canada non chiede il riconoscimento da parte dell&#8217;UE di alcuna denominazione di origine geografica di propri prodotti agro-alimentari.<\/p>\n<p>In riferimento alla questione relativa agli strumenti per la soluzione delle eventuali controversie in materia di commercio e investimenti, l\u2019articolo del professor Manlio Frigo propone le osservazioni che seguono:<\/p>\n<p><em>Quanto al secondo punto, per la verit\u00e0, l\u2019opposizione al Ceta [\u2026] riguardava l\u2019iniziale previsione di un sistema di soluzione delle controversie di tipo arbitrale (Isds) che, secondo i suoi detrattori, avrebbe aperto le porte ad una giustizia \u201cprivata\u201d in danno agli Stati e a favore delle multinazionali.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 alquanto sorprendente che gli odierni oppositori del Ceta (e del Ttip) non si siano resi conto che il modello di soluzione delle controversie inizialmente proposto \u2013 che si affidava al modello arbitrale dell\u2019<\/em><a href=\"https:\/\/icsid.worldbank.org\/en\/\"><em>Icsid<\/em><\/a><em> \u2013 ricalca un ben collaudato modello nel settore del diritto internazionale degli investimenti ed \u00e8 il medesimo previsto in oltre 1.400 accordi bilaterali di protezione degli investimenti (<\/em><a href=\"http:\/\/investmentpolicyhub.unctad.org\/IIA\/CountryBits\/103\"><em>Bit<\/em><\/a><em>) che i Paesi dell\u2019Ue hanno, con soddisfazione, concluso finora in materia.<\/em><\/p>\n<p><em>(articolo pubblicato sul sito<\/em> <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/manlio-frigo-\/laccordo-di-libero-scambio-tra-ue-e-canada-ceta-tra-realta-e-false-suggestioni_b_14816562.html\"><em>l\u2019Huffington Post<\/em><\/a><em> <em>il 17 febbraio 2017).<\/em><\/em><\/p>\n<p>Sta di fatto, comunque, che nella sua versione definitiva il CETA prevede che la soluzione delle eventuali controversie sugli investimenti per mezzo di un apposito \u201csistema giudiziario per la protezione degli investimenti\u201d (<em>Investment Court System-ICS<\/em>), costituito da un tribunale pubblico, di cui faranno parte giudici togati indipendenti adeguatamente formati e selezionati, le cui udienze dovranno essere aperte al pubblico e le cui decisioni dovranno essere motivate. Chi \u00e8 preoccupato dalla prospettiva della devoluzione della giurisdizione su questa materia dai nostri giudici nazionali a questa nuova magistratura sovranazionale non pu\u00f2 seriamente accampare ragioni attinenti n\u00e9 alla sua professionalit\u00e0 e competenza, n\u00e9 alla sua indipendenza formale e sostanziale: l\u2019opposizione nasce in realt\u00e0 soltanto dal rifiuto di un processo ordinato di integrazione della nostra economia in un nuovo sistema di scambio intercontinentale debitamente strutturato. Ma se \u00e8 cos\u00ec, si dica apertamente che si \u00e8 contrari all\u2019incremento degli scambi internazionali <em>per motivi pregiudiziali<\/em> e si preferiscono le politiche protezionistiche: opzione, questa, che pu\u00f2 vantare quattro quarti di nobilt\u00e0 nella storia del pensiero economico, ma deve essere esplicitata per quello che \u00e8 e non occultata dietro argomenti di dettaglio privi di qualsiasi fondamento.<\/p>\n<p>Quanto alla preoccupazione che la concorrenza canadese possa danneggiare qualche settore della nostra economia, con i conseguenti riflessi occupazionali negativi, va osservato come, al contrario, le economie italiana e canadese siano marcatamente complementari e quindi suscettibili di trarre entrambe notevole giovamento dall\u2019abbattimento delle barriere commerciali: mentre \u00e8 agevolmente prevedibile che il Canada sia destinato ad aumentare l\u2019esportazione verso l\u2019Italia soprattutto di materie prime che a noi fanno difetto, grano, pesce congelato, crostacei, soia (tutti prodotti, peraltro, che gi\u00e0 oggi noi importiamo da quel Paese), \u00e8 altrettanto agevolmente prevedibile noi aumenteremo le esportazioni verso quel Paese, con i suoi 36 milioni di abitanti, di macchine utensili, automobili, moto e autocarri, occhiali, prodotti dell\u2019industria alimentare, tessile, dell\u2019abbigliamento, del cuoio, dell\u2019oreficeria, e diversi altri ancora. Con una prospettiva non certo di indebolimento, ma di ampliamento e rafforzamento del nostro tessuto produttivo.<\/p>\n<p>Nel 2015 l\u2019UE ha esportato verso il Canada beni di consumo per un valore di 35,2 miliardi di euro: che \u00e8 quanto dire che, mediamente, ciascun canadese in quell\u2019anno ha speso 1000 euro per acquistare beni prodotti nella UE. Si calcola che quando l\u2019accordo sar\u00e0 pienamente operativo le esportazioni europee aumenteranno di oltre il 20 per cento: ogni canadese prender\u00e0 a spendere mediamente 200 euro in pi\u00f9 per l\u2019acquisto di beni europei. Quanto al medio termine, secondo uno studio del 2008 condotto congiuntamente dall\u2019Unione Europea e dal Governo canadese dopo circa sette anni dall\u2019entrata in vigore dell\u2019accordo il volume delle nostre esportazioni verso il Canada aumenter\u00e0 di circa 11,6 miliardi di euro rispetto a quello attuale.<\/p>\n<p>Motivo di rammarico, semmai, sta nel fatto che il CETA non sancisca il principio della libera circolazione delle persone tra gli Stati firmatari, che aumenterebbe gli effetti di progresso sociale derivanti dall\u2019accordo. Ma ovviamente questo pu\u00f2 e deve considerarsi come un passo avanti ulteriore sulla via dell\u2019integrazione transatlantica, per il quale il CETA pone alcune solide quanto indispensabili premesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<p>Per concludere, ritengo che la nostra Commissione debba esprimere con piena convinzione un parere positivo circa la ratifica di questo accordo, con l\u2019auspicio che la rapida delibera in proposito del nostro Parlamento costituisca uno stimolo per tutti gli altri Parlamenti dei Paesi della UE ad accelerare gli analoghi procedimenti, superando le resistenze.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ratifica dell&#8217;accordo con il Canada sul libero scambio da parte del Parlamento Europeo, nel febbraio scorso, ha costituito la risposta pi\u00f9 concreta alla svolta protezionista del nuovo presidente degli U.S.A.: ora \u00e8 importante che seguano al pi\u00f9 presto le ratifiche dei Paesi membri &#8211; Risposta alle singole obiezioni . 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