
{"id":45740,"date":"2017-06-27T15:42:12","date_gmt":"2017-06-27T14:42:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45740"},"modified":"2017-06-27T15:42:12","modified_gmt":"2017-06-27T14:42:12","slug":"la-politica-che-occorre-per-unitalia-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45740","title":{"rendered":"LA POLITICA CHE OCCORRE PER UN&#8217;ITALIA EUROPEA"},"content":{"rendered":"<h4 class=\"first-letter\"><span style=\"color: #993300;\">Se vogliamo contribuire a trasformare la collaborazione franco-tedesca in un progetto comunitario, dobbiamo uscire dalle prossime elezioni con una coalizione maggioritaria (perch\u00e9 trasversale) a favore dell\u2019Europa: cio\u00e8 far s\u00ec che si aggreghino tutte le forze e i leader che si riconoscono in un\u2019Italia europea<\/span><\/h4>\n<p class=\"first-letter\"><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nEditoriale <strong>di Sergio Fabbrini, <\/strong>professore di Scienza politica alla LUISS, pubblicato sul<\/em> Sole 24 Ore <em>il 25 giugno 2017 &#8211;<\/em> <em>In argomento v. anche gli interventi e i documenti raccolti nel portale <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=41749\" target=\"_blank\">Il nuovo spartiacque della politica mondiale<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_45769\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45769\" class=\"size-medium wp-image-45769\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini-300x300.jpg\" alt=\"il prof. Sergio Fabbrini\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Sergio-Fabbrini.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-45769\" class=\"wp-caption-text\">il professor Sergio Fabbrini<\/p><\/div>\n<p class=\"first-letter\">Consideriamo con attenzione ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto nella riunione del Consiglio europeo dei capi di governo dell\u2019Unione europea (Ue) di gioved\u00ec e venerd\u00ec scorso. \u00c8 probabile che i temi discussi siano stati troppi. \u00c8 indubbio per\u00f2 che quella riunione abbia rappresentato una svolta nel dibattito europeo. Sia nell\u2019agenda che nella strategia. Per quanto riguarda l\u2019agenda, grazie all\u2019iniziativa del nuovo presidente francese Emmanuel Macron, forte di una solida maggioranza legislativa, l\u2019Ue \u00e8 ritornata a porsi il tema della propria sicurezza e difesa. Non \u00e8 la prima volta che l\u2019Ue si misura con quel tema. Tuttavia, esso ha acquisito, oggi, un significato diverso. Con l\u2019elezione di un\u2019amministrazione neo-nazionalista a Washington, il nostro continente non pu\u00f2 pi\u00f9 affidare agli Stati Uniti (e al loro tradizionale alleato europeo, il Regno Unito) il compito di garantirne la sicurezza. Dopo la bocciatura francese, nell\u2019agosto del 1954, del progetto di Comunit\u00e0 europea della difesa, sono stati gli americani (attraverso la Nato) a garantire la nostra sicurezza. Al prezzo, tuttavia, di rendere meno impellente la nostra maturazione politica come unione federale di stati. Oggi \u00e8 di nuovo la Francia che rilancia quel progetto. Proponendo di giungere, entro tre mesi, a una Cooperazione permanente strutturata (tra i Paesi che lo vogliono) nella politica militare e di intelligence. Peraltro, sempre nella riunione del Consiglio europeo, \u00e8 stato preso l\u2019impegno per creare un Fondo per la difesa europea e promuovere un Programma per lo sviluppo industriale a sostegno della industria europea della difesa. Quando si mettono insieme risorse militari e industriali per la difesa esterna, risorse di intelligence per la sicurezza interna, risorse di controllo per la protezione delle frontiere, allora \u00e8 evidente che occorrer\u00e0 creare autorit\u00e0 decisionali dotate di una loro legittimazione democratica.<\/p>\n<p>La riunione del Consiglio europeo ha mostrato anche il cambiamento intervenuto nella strategia politica. In quella riunione si \u00e8 deciso di andare avanti su un progetto di Cooperazione permanente strutturata e nello stesso tempo si sono individuati obiettivi per promuovere un mercato interno che continui a beneficiare tutti gli stati membri. La Germania, che si era collocata nel passato su posizioni difensive dello status quo, sta riconoscendo che non si pu\u00f2 andare avanti \u201ccome al solito\u201d.<\/p>\n<p>Prima della riunione in questione, Angela Merkel ha valutato come \u00abuna proposta interessante e fattibile\u00bb quella del ministro europeo delle Finanze, proposta che faceva parte del programma elettorale di Emmanuel Macron. Poi, nella conferenza stampa congiunta di Macron e Merkel, alla fine della riunione del Consiglio europeo, \u00e8 stata addirittura sollevata la possibilit\u00e0 di giungere a una revisione dei Trattati, una possibilit\u00e0 vista come \u00abirrealistica\u00bb dal potente ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schauble, e dai suoi ammiratori europei (e italiani). Se le elezioni tedesche del 24 settembre prossimo confermeranno (come \u00e8 probabile che avverr\u00e0) la maggioranza europeista e centrista che governa quel Paese, allora si saranno create le condizioni necessarie (ma non sufficienti) per trasformare la formula dell\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0 (celebrata dalla Dichiarazione di Roma del 25 marzo scorso) in una strategia che differenzia (o sdoppia) le due Europe (quella politica e quella economica). Tale strategia richiede uno stabile consenso interno. Tant\u2019\u00e8 che entrambi i Paesi, seppure diversi per organizzazione istituzionale e tradizione politica, hanno finito per costruire un solido baricentro europeista al loro interno, costituito di forze e leader provenienti sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Con Macron, la Francia si \u00e8 data un inusuale governo di coalizione, anche se la coalizione \u00e8 stata raccolta all\u2019interno di un unico movimento. Con Merkel, la Germania continuer\u00e0 a essere governata da un usuale governo di coalizione, anche se i rapporti relativi tra i due maggiori partiti potrebbero cambiare.<\/p>\n<p>Naturalmente, l\u2019esistenza di un baricentro europeista bi-partigiano \u00e8 necessario anche per promuovere riforme interne che attraversano gli schieramenti tradizionali. Una consapevolezza, quest\u2019ultima, che manca alla politica italiana (e ai suoi replicanti nel mondo dei media scritti e televisivi). Come i singoli individui, anche le forze politiche tendono a muoversi per inerzia. Cos\u00ec, invece di misurarsi con la nuova frattura indotta dalla interdipendenza europea, la nostra politica guarda indietro alle divisioni degli anni Novanta del secolo scorso. \u00c8 un andirivieni di incontri tra leader e di negoziazioni personali per ricostruire i due poli di allora (e per stabilire chi li deve rappresentare). Con l\u2019obiettivo di mettere insieme, a sinistra, chi ha promosso il Jobs Act e chi lo ha contrastato e, a destra, chi vuole uscire dall\u2019euro e chi \u00e8 terrorizzato da quell\u2019uscita. Per questi politici, il problema \u00e8 come vincere le elezioni, non gi\u00e0 come governare uno stato membro dell\u2019Ue. Se cos\u00ec avverr\u00e0, l\u2019Italia replicher\u00e0 lo spettacolo patetico dei governi litigiosi e fragili che ci hanno portato al default finanziario e politico del 2011. Se non vogliamo ripetere quelle esperienze, allora occorre lavorare per rendere le prossime elezioni una resa dei conti all\u2019interno della sinistra e all\u2019interno della destra, prima ancora che una resa dei conti tra l\u2019una e l\u2019altra. Nell\u2019uno e nell\u2019altro campo dovr\u00e0 emergere una chiara maggioranza europeista, intorno a cui costruire un accordo per un programma di riforme interne ed europee. Peraltro, solamente mettendo l\u2019Europa al centro della campagna elettorale, sar\u00e0 possibile smascherare l\u2019ambiguit\u00e0 dei 5 Stelle, un movimento che rimane unito fino a quando la priorit\u00e0 sono i vitalizi dei parlamentari e non le riforme necessarie per ridurre il debito pubblico. Non mancheranno coloro che denunceranno questa prospettiva come la riedizione del Patto del Nazareno. Come quella dei cretini, anche la madre dei faziosi \u00e8 sempre incinta (specialmente in Italia). Non si tratta di riscaldare una vecchia minestra, ma di dare vita a un Patto per l\u2019Europa rappresentato da un governo di indiscussa reputazione internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 indispensabile per contribuire a trasformare la collaborazione franco-tedesca in un progetto comunitario. Senza l\u2019Italia, la Cooperazione permanente strutturata potrebbe trasformarsi in un coordinamento a guida francese delle politiche nazionali di difesa e sicurezza. Senza l\u2019Italia, il nuovo ministro europeo delle Finanze potrebbe trasformarsi nel controllore a guida tedesca delle politiche nazionali di bilancio. Ma per esercitare tale influenza, che riflette i nostri interessi nazionali e la nostra tradizione europeista, occorre uscire dalle prossime elezioni con una coalizione maggioritaria (perch\u00e9 trasversale) a favore dell\u2019Europa. Se si vuole approfondire la strada delle riforme interne e sostenere il progetto dell\u2019unione politica, allora l\u2019Italia dovr\u00e0 aggregare tutte le forze e i leader che si riconoscono in un\u2019Italia europea. Occorre smetterla con le polemiche personali. Abbiamo bisogno di politici che abbiano una strategia e non solo un\u2019ambizione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se vogliamo contribuire a trasformare la collaborazione franco-tedesca in un progetto comunitario, dobbiamo uscire dalle prossime elezioni con una coalizione maggioritaria (perch\u00e9 trasversale) a favore dell\u2019Europa: cio\u00e8 far s\u00ec che si aggreghino tutte le forze e i leader che si riconoscono in un\u2019Italia europea . 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