
{"id":45967,"date":"2017-07-18T11:10:02","date_gmt":"2017-07-18T10:10:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45967"},"modified":"2017-07-23T22:08:15","modified_gmt":"2017-07-23T21:08:15","slug":"lavoro-occasionale-come-si-sconfigge-il-virus-della-semplificazione-burocratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45967","title":{"rendered":"LAVORO OCCASIONALE: COME SI SCONFIGGE IL VIRUS DELLA SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il nuovo \u201clavoro occasionale\u201d che muove i primi passi in questi giorni ritorna pi\u00f9 o meno alle limitazioni e ai costi di transazione con cui la legge Biagi lo aveva originariamente battezzato: un successo dei nemici della semplificazione<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo pubblicato su<\/em> lavoce.info <em>il 18 luglio 2017 &#8211; In argomento v. anche il mio precedente articolo pubblicato sullo stesso sito nel marzo scorso: <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44257\" target=\"_blank\">La storia surreale del voucher che toglie dignit\u00e0 al lavoro<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-45968\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Le-porte-della-cittadella-300x145.jpg\" alt=\"Le porte della cittadella\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Le-porte-della-cittadella-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Le-porte-della-cittadella-150x72.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Le-porte-della-cittadella.jpg 740w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Per comprendere a fondo la questione dei buoni-lavoro occorre considerare che l\u2019intero ordinamento giuslavoristico costituisce essenzialmente un diaframma tra domanda e offerta: un muro nel quale, al fine di costringere l\u2019incontro fra domanda e offerta nel canale di correttezza voluto dal legislatore, si aprono porte pi\u00f9 o meno strette. E l\u2019apertura di ciascuna di queste porte comporta comunque sempre un rilevante \u201ccosto di transazione\u201d costituito da adempimenti burocratici complessi. Mentre, in linea generale, questo costo di transazione ha soltanto qualche effetto modestamente depressivo sulla domanda di lavoro, ma non di pi\u00f9, invece per i rapporti destinati a durare soltanto poche ore o pochi giorni questa componente fissa del costo diventa ostativa, cio\u00e8 azzera la domanda, o la spinge verso l\u2019economia sommersa.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il motivo per cui la legge Biagi introdusse lo strumento dei buoni-lavoro: un modo per togliere di mezzo almeno i costi di \u201capertura della porta\u201d nel caso del lavoro accessorio od occasionale. Senonch\u00e9 la stessa legge consentiva di passare per quella \u201cporta\u201d soltanto ad alcune categorie particolari di prestatori di lavoro e soltanto per alcune categorie di lavori; restrizioni che, oltre a tutto, generavano di per s\u00e9 un costo di transazione non irrilevante. Il risultato fu che nel primo quadriennio di effettiva sperimentazione il numero dei buoni-lavoro utilizzati arriv\u00f2 soltanto a una punta di 15 milioni l\u2019anno nel 2011: meno dello 0, 03 per cento rispetto agli oltre 40 miliardi complessivi di ore che vengono lavorate ogni anno in Italia.<\/p>\n<p>Nel 2012 il legislatore ha quindi deciso di intervenire ulteriormente sul costo di transazione, abolendo la casistica della legge Biagi e mantenendo come \u201cfiltro\u201d soltanto il limite quantitativo di utilizzazione dei buoni, a garanzia del carattere \u201caccessorio\u201d od \u201coccasionale\u201d del lavoro di cui si semplifica la costituzione (legge Fornero); limite che \u00e8 stato poi ritoccato al rialzo con la riforma del 2015: fermi i 2.000 euro l\u2019anno di retribuzione netta pagata da ciascun imprenditore a ciascun lavoratore, per quest\u2019ultimo il tetto veniva invece aumentato a 7.000 euro complessivi di retribuzioni relative a rapporti occasionali diversi. Col risultato che i buoni utilizzati sono passati dai 23 milioni del 2012 ai 134 milioni del 2016. Un aumento sicuramente in larga parte dovuto alla riduzione drastica dei costi di transazione: non c\u2019era pi\u00f9 bisogno del consulente per sapere che per mezzo dei buoni acquistati alle Poste, in banca o in tabaccheria si poteva ingaggiare senz\u2019altro una persona qualsiasi, retribuendola fino a un massimo di 2.000 euro nell\u2019arco dell\u2019anno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-41672\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro-300x152.jpg\" alt=\"buono lavoro\" width=\"300\" height=\"152\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro-300x152.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro-150x76.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/buono-lavoro.jpg 315w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>L\u2019aumento a 134 milioni dei buoni acquistati nel 2016 \u00e8 stato denunciato come \u201cabnorme\u201d; ma 134 milioni corrispondono a meno dello 0,2 per cento delle ore lavorate nell\u2019anno in Italia. Si \u00e8 parlato di lavoro troppo a buon mercato; ma un \u201csalario minimo orario\u201d di 7,5 euro netti tutto compreso \u2013 come quello previsto dalla disciplina del 2015 \u2013 corrisponde pi\u00f9 o meno allo standard dei principali contratti collettivi nazionali. Si \u00e8 parlato di numerosi abusi verificatisi nell\u2019uso dei buoni-lavoro; ma questi abusi erano destinati a essere quasi tutti snidati con la norma sulla \u201ctracciabilit\u00e0\u201d varata nell\u2019autunno del 2016; e comunque le contromisure avrebbero ben potuto anche essere rafforzate altrimenti. Il referendum drasticamente abrogativo non pu\u00f2 dunque spiegarsi soltanto con questi argomenti. Esso, in realt\u00e0, era diretto contro l\u2019idea stessa di consentire, sia pure soltanto in una zona molto marginale, direi quasi interstiziale, del tessuto produttivo, un rapporto di lavoro esente da complicazioni.<\/p>\n<p>Fatto sta che i promotori del referendum l\u2019hanno spuntata: il nuovo \u201clavoro occasionale\u201d che muove i primi passi in questi giorni ritorna al punto di partenza, con una normativa relativamente complessa, che richiede un consulente per essere conosciuta e applicata; e comunque l\u2019esclusione di tutte le imprese sopra i 5 dipendenti stabili dai soggetti che possono avvalersi dello strumento. Cos\u00ec questa forma di lavoro semplificato ora torna con tutta probabilit\u00e0 a essere relegata al di sotto dello 0,01 del totale del lavoro regolare svolto in Italia. Meglio vietare alle imprese il lavoro occasionale che lasciar circolare il virus pericoloso della semplificazione burocratica.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo \u201clavoro occasionale\u201d che muove i primi passi in questi giorni ritorna pi\u00f9 o meno alle limitazioni e ai costi di transazione con cui la legge Biagi lo aveva originariamente battezzato: un successo dei nemici della semplificazione . 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