
{"id":45980,"date":"2017-07-19T11:49:40","date_gmt":"2017-07-19T10:49:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45980"},"modified":"2017-07-19T16:41:15","modified_gmt":"2017-07-19T15:41:15","slug":"fiscal-compact-avanti-guai-se-si-torna-indietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45980","title":{"rendered":"FISCAL COMPACT, GUAI SE SI TORNA INDIETRO!"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Critica della proposta di Matteo Renzi di &#8220;ritornare a Maastricht&#8221;, sul piano politico e su quello economico<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Giorgio Tonini<\/strong>, presidente della Commissione Bilancio del Senato, pubblicato sul<\/em> Foglio <em>il 18 luglio 2017 &#8211; In argomento v. anche il mio editoriale telegrafico della settimana precedente,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=45921\" target=\"_blank\">Perch\u00e9 sul deficit e il debito pubblico Matteo sbaglia<\/a> \u00a0 \u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_45991\" style=\"width: 349px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45991\" class=\"wp-image-45991\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giorgio-Tonini-300x179.jpg\" alt=\"Giorgio Tonini\" width=\"339\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giorgio-Tonini-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giorgio-Tonini-150x90.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giorgio-Tonini.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 339px) 100vw, 339px\" \/><p id=\"caption-attachment-45991\" class=\"wp-caption-text\">Il senatore Giorgio Tonini<\/p><\/div>\n<p>Le molte anticipazioni del libro-manifesto di Matteo Renzi hanno avuto il merito di riportare i contenuti programmatici al centro del dibattito politico. Le ho apprezzate e condivise tutte, tranne una: quella che chiede di superare il Fiscal Compact, col suo \u00abobiettivo di medio termine\u00bb, individuato nel pareggio strutturale del bilancio, e di \u00abtornare a Maastricht\u00bb e alla sua soglia massima del 3 per cento nel rapporto deficit-pil. Renzi propone in sostanza un nuovo patto con l\u2019Europa, che consenta all\u2019Italia di tenere, per almeno cinque anni, al 2,9 per cento il rapporto deficit-pil e di utilizzare questi quasi 30 miliardi l&#8217;anno per finanziare un robusto programma di sgravi fiscali, a favore delle famiglie e delle imprese, come leva per accelerare la ripresa della crescita e dell&#8217;occupazione. Sembra invece ignorare l&#8217;altro vincolo di Maastricht: l&#8217;obbligo di tenere (o ricondurre in tempi certi) il debito entro il 60 per cento del prodotto.<\/p>\n<p>Questa anticipazione, al contrario delle altre, mi ha lasciato perplesso, per tre ragioni.<\/p>\n<p>La prima: questa nuova strategia di fatto supera, se non sconfessa, la linea fin qui tenuta, non solo dal ministro Padoan, ma dai due governi dei quali egli ha fatto parte: il governo Gentiloni oggi e quello Renzi ieri. Una linea che lo stesso ministro Padoan ha definito un \u00absentiero stretto\u00bb tra le due opposte esigenze di tenere alto l\u2019avanzo primario, per stabilizzare e poi ridurre il debito, e di conferire alla politica economica italiana un\u2019intonazione il pi\u00f9 possibile espansiva, in modo da sostenere e consolidare la ripresa della crescita e dell\u2019occupazione. Questa linea \u00e8 stata resa possibile da una revisione, se non della lettera del Fiscal Compact, certo della sua concreta applicazione, che l\u2019Italia, grazie alla forza del Pd guidato da Renzi, \u00e8 riuscita ad imporre in sede europea: una revisione che ha almeno parzialmente incorporato nel \u00abFiscal\u00bb gli obiettivi del \u00abGrowth Compact\u00bb, auspicato nelle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2012, ma poi rimasto nel grande archivio delle buone intenzioni. Nulla impedirebbe ora all\u2019Italia di chiedere ai partner europei il passo successivo: utilizziamo la clausola di \u00abvalutazione dell&#8217;esperienza maturata in sede di attuazione\u00bb, prevista dall\u2019articolo 16 del trattato fiscale, per condizionare ad una revisione, ragionevole e motivata, del testo, l&#8217;assenso dell\u2019Italia alla sua incorporazione nei Trattati europei. Cambiare strategia significa invece oggi considerare se non fallimentare, certamente insufficiente quella sostenuta fin qui. Un bel vantaggio competitivo per i tanti e inconcludenti oppositori dei governi guidati dal Pd in questa legislatura. Per di pi\u00f9 un vantaggio immotivato, posto che la strategia Padoan ha prodotto e sta producendo risultati positivi per il paese, in termini di maggiore crescita e occupazione, riduzione del deficit e stabilizzazione del debito. Abbandonare questa strategia paziente e tenace, per vagheggiarne una che appare improvvisata e incerta, ricorda maledettamente il Libro X dell\u2019Odissea, quando Ulisse e i suoi compagni, giunti in vista di Itaca grazie all\u2019otre nel quale Eolo aveva rinchiuso tutti i venti, tranne \u00abun opportuno Zefiro\u00bb, furono rigettati in alto e tempestoso mare dall\u2019impazienza e dalla malizia che aveva portato l&#8217;equipaggio ad aprire l\u2019otre e a scatenare la furia degli elementi.<\/p>\n<div id=\"attachment_43644\" style=\"width: 192px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43644\" class=\" wp-image-43644\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Beniamino-Andreatta.jpg\" alt=\"Beniamino Andreatta\" width=\"182\" height=\"226\" \/><p id=\"caption-attachment-43644\" class=\"wp-caption-text\">Beniamino Andreatta<\/p><\/div>\n<p>Seconda ragione di perplessit\u00e0: la svolta di Renzi appare un cedimento culturale del riformismo alle parole d&#8217;ordine del populismo, di destra e di sinistra. Un cedimento particolarmente vistoso nelle parole pronunciate dal ministro Delrio nell\u2019intervista alla <em>Stampa<\/em> di entusiastica adesione alla proposta Renzi: \u00ab\u00c8 venuto il momento di dirlo \u2014 e infatti il ministro lo dice \u2014 firmare il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione \u00e8 stato un grave errore\u00bb. Delrio ha il merito di ricordare che il principio del pareggio (o meglio dell&#8217;equilibrio strutturale) del bilancio non \u00e8 affermato solo dal Fiscal Compact, ma anche dall\u2019articolo 81 della nostra Costituzione. Un articolo che, nella sua prima versione, fu voluto da padri costituenti della statura di Einaudi e Vanoni, proprio per impedire deficit e debito eccessivi. Un articolo che fu sistematicamente aggirato a partire dagli anni Settanta, con il finanziamento in deficit dell&#8217;esplosione della spesa pubblica, in particolare previdenziale, attraverso l&#8217;espansione monetaria imposta dal Tesoro alla Banca d\u2019Italia, con il conseguente impennarsi, prima dell\u2019inflazione e poi, quando quell\u2019imposizione fu rimossa da Andreatta e Ciampi, del debito pubblico, che nell\u2019arco del decennio degli anni Ottanta pass\u00f2 dal 50 al 100 per cento del pil. Un articolo che invano Andreatta cerc\u00f2 di riformare, per renderlo pi\u00f9 stringente e meno aggirabile, con la proposta che present\u00f2 alla Commissione Bozzi e che naufrag\u00f2 insieme alla commissione. Un articolo che abbiamo riformato noi, nella passata legislatura, su positivo impulso del governo Monti, rendendolo pi\u00f9 efficace proprio in quanto pi\u00f9 flessibile. L\u2019attuale versione dell\u2019articolo 81 infatti prescrive \u00abl&#8217;equilibrio tra le entrate e le spese\u00bb del bilancio dello Stato, \u00abtenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico\u00bb. Quindi, nelle fasi espansive, il bilancio pubblico deve accumulare avanzo, da utilizzare in chiave anticiclica nelle fasi di rallentamento o addirittura di recessione, nelle quali la spesa in deficit \u00e8 prevista e approvata, purch\u00e9 autorizzata dal Parlamento a maggioranza assoluta. Vale la pena ricordare, ancora una volta, che questa flessibilit\u00e0 non era prevista nel testo precedente, quello in vigore dal 1948, che forse anche per la sua rigidit\u00e0 \u00e8 stato l&#8217;articolo pi\u00f9 clamorosamente violato della Costituzione italiana. Aggirato come una minacciosa, ma impotente Linea Maginot. Al contrario, il nuovo articolo 81 \u00e8 stato pienamente applicato in questi anni e si potrebbe perfino sostenere che esso abbia ispirato e condizionato la stessa applicazione del Fiscal Compact, che il governo Renzi ha imposto in Europa. Il \u00abcontrordine\u00bb di Renzi e Delrio su Fiscal Compact e nuovo articolo 81 \u00e8 dunque un incomprensibile errore di posizionamento politico-culturale, come lo \u00e8 rimpiangere norme rigide e \u00abstupid\u00bb, preferendole alle nuove norme, europee e italiane, certamente assai pi\u00f9 flessibili e \u00absmart\u00bb.<\/p>\n<p>Terza ragione di perplessit\u00e0: la proposta di Renzi rischia di compromettere la partecipazione dell\u2019Italia, in posizione paritaria, al gruppo di testa per la riforma dell\u2019Eurozona, che si va creando attorno all\u2019asse franco-tedesco dopo la strepitosa vittoria di Macron. Contrariamente a quanto affermano i tanti detrattori del governo Renzi, il ruolo dell\u2019Italia a fianco della Germania di Frau Merkel \u00e8 stato decisivo nel biennio 2014-2016, ovvero nel periodo che va dalle elezioni europee al referendum sulla riforma costituzionale. In quel biennio, segnato anche da un vistoso appannamento del ruolo della Francia, a causa della debolezza del presidente Hollande e della forza del rischio Le Pen, l&#8217;asse decisivo nel governo dell\u2019Europa \u00e8 stato quello Berlino-Roma. La storica affermazione del Pd renziano alle elezioni europee ha fatto del principale partito italiano il capofila dello schieramento socialdemocratico europeo, uscito sconfitto dalle elezioni per il Parlamento di Strasburgo, ma comunque indispensabile ai popolari guidati dalla Cdu per dare a Jean-Claude Juncker, loro candidato alla presidenza della Commissione, i voti necessari ad avere la fiducia del Parlamento europeo.<\/p>\n<div id=\"attachment_44660\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44660\" class=\"size-medium wp-image-44660\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-300x157.jpg\" alt=\"Mario Draghi\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-300x157.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-150x79.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi-1024x536.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Mario-Draghi.jpg 1910w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-44660\" class=\"wp-caption-text\">Mario Draghi<\/p><\/div>\n<p>Perfino la Bce di Mario Draghi non avrebbe potuto varare il suo programma di Quantitative Easing, senza il compromesso tra Renzi, impegnato nelle sue riforme \u00abspettacolari\u00bb (Merkel), a cominciare dal Jobs Act, che stavano restituendo credibilit\u00e0 all\u2019Italia, e la cancelliera tedesca, impegnata a rendere digeribile, ai falchi di Berlino e di Francoforte, una linea di flessibilit\u00e0, sia nella politica di bilancio che in quella monetaria. N\u00e9 va dimenticato il forte sostegno, tenacemente ricercato e ottenuto da Renzi, dell\u2019amministrazione Obama al governo del giovane premier italiano. Tutto questo enorme lavoro \u00e8 stato in gran parte compromesso dall\u2019esito del referendum costituzionale, che ha riportato politicamente l\u2019Italia in seconda fila, proprio mentre con la vittoria di Macron la Francia tornava a prendersi il posto di partner privilegiato della Germania. Macron ha tuttavia bisogno dell\u2019Italia per condurre a termine il suo ambizioso rilancio del progetto europeo, basato su un\u2019idea nata ai tempi del governo Monti: quella della capacit\u00e0 di bilancio (Fiscal Capacity) dell\u2019Eurozona: compensare l&#8217;effetto recessivo delle politiche di consolidamento fiscale imposte dal Fiscal Compact, con l&#8217;allestimento di un motore espansivo a livello federale, finalizzato a rilanciare la strategia di investimenti prevista dal programma di Lisbona, alla quale Renzi pure si richiama postitivamente nel suo libro-manifesto. Questo compromesso tra nordici e mediterranei \u00e8 certamente preferibile ad una battaglia per superare il Fiscal Compact,\u00a0 tornando indietro, anzich\u00e9 andando avanti. \u00c8 preferibile sul piano europeo, perch\u00e9 la capacit\u00e0 di bilancio dell\u2019Eurozona fa avanzare quello che lo stesso Renzi richiama come il sogno di Ventotene, ovvero il sogno di un\u2019Europa effettivamente federale. Ma anche su quello italiano, perch\u00e9 soddisfa l\u2019esigenza vitale per il nostro paese di una ripresa della crescita, della produttivit\u00e0 totale e di buona e piena occupazione, in particolare dei giovani, non attraverso nuovo deficit e dunque nuovo debito, che anzi potranno essere ricondotti su un pi\u00f9 rapido programma di riduzione, ma grazie alla spinta di un potente motore federale europeo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che queste perplessit\u00e0 siano infondate e che abbia ragione Renzi. Me lo auguro con tutto il cuore, per il bene dell\u2019Italia e del Pd. Ma temo che non sia cos\u00ec. E credo che sia utile discuterne.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Critica della proposta di Matteo Renzi di &#8220;ritornare a Maastricht&#8221;, sul piano politico e su quello economico . 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