
{"id":46398,"date":"2017-09-21T10:10:05","date_gmt":"2017-09-21T09:10:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46398"},"modified":"2017-09-24T23:02:34","modified_gmt":"2017-09-24T22:02:34","slug":"e-se-destinassimo-ai-caregivers-quel-che-spendiamo-per-la-104","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46398","title":{"rendered":"E SE DESTINASSIMO AI CAREGIVERS QUEL CHE SPENDIAMO PER LA 104?"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Oggi l&#8217;Inps destina una somma ingente ai rimborsi a imprese e amministrazioni per i permessi utilizzati dai dipendenti con parenti disabili: permessi dei quali si osservano abusi molto diffusi &#8211; Perch\u00e9 non destinare queste risorse direttamente a chi si occupa di un parente disabile, consentendogli di ridurre l&#8217;attivit\u00e0 lavorativa retribuita?<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLettera inviata il 15 settembre 2017 <strong>da Vitalba Azzollini<\/strong> (giurista. collaboratrice di un&#8217;Autorit\u00e0 di vigilanza, collaboratrice dei siti <\/em>lavoce.info<em> e <\/em>noisefromamerika, Phastidio<em> e <\/em>Istituto Bruno Leoni<em>), in dissenso rispetto alla proposta contenuta nella <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46218\" target=\"_blank\">lettera di un frequentatore del sito<\/a> pubblicata in precedenza &#8211; <strong>Segue la mia risposta<\/strong>, nella quale propongo la soluzione del problema<\/em> <em>sintetizzata nel titolo<\/em>\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-43346\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Legge-104-300x141.jpg\" alt=\"Legge-104\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Legge-104-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Legge-104-150x71.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Legge-104-1024x482.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Legge-104.jpg 1276w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Caro Ichino, la <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46218\">lettera pubblicata la scorsa settimana<\/a> circa l\u2019uso distorto dei permessi per l\u2019assistenza a congiunti in\u00a0situazione di disabilit\u00e0 grave, a norma della legge 104\/92, offre diversi spunti di riflessione. Pu\u00f2 essere utile rammentare che essa trae origine da un <a href=\"http:\/\/www.lentepubblica.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Direttiva-Funzione-Pubblica-Contratti-Pubblico-Impiego.pdf\">atto di indirizzo del ministro per la Semplificazion e la Pubblica Amministrazione<\/a>, riguardante \u2013 tra l\u2019altro &#8211; i permessi in discorso, e dal fatto che \u201cl\u2019Aran sta cercando d\u2019introdurre alcuni vincoli per limitare i disagi che l\u2019assenza pu\u00f2 creare al posto di lavoro del fruitore\u201d: in particolare, l\u2019obbligo di \u201cun congruo preavviso nelle relative richieste, anche mediante, ove possibile, una programmazione mensile\u201d<strong>.<\/strong> Se l\u2019aspetto formale della questione \u00e8, dunque, quello di minimizzare i disagi alla organizzazione e funzionalit\u00e0 degli uffici derivanti dalle assenze di chi assiste un disabile, l\u2019aspetto sostanziale emerge da un passaggio della lettera in parola: contenere l\u2019abuso dei permessi <em>ex lege<\/em> 104. La lettera, infatti, a un certo punto afferma che gli obblighi previsti dall\u2019atto di indirizzo non sono forse \u201cun deterrente\u201d a tale abuso, ma pu\u00f2 diventarlo l\u2019obbligo di \u201cconsentire la fruizione dei permessi solo per l\u2019accompagnamento di persone disabili a visite o analisi\u201d, certificata da apposita attestazione medica, in modo da avere \u201cla certezza di un corretto utilizzo\u201d. Dunque, la proposta \u00e8 quella di restringere i casi di godimento dei permessi sanciti dalla legge n. 104, limitandoli solo a \u201cvisite o analisi\u201d per limitarne al contempo ogni tipo di snaturamento.<\/p>\n<p>Prima di formulare qualche considerazione al riguardo, giova una premessa. La proposta non tiene conto del fatto che l\u2019assistenza a portatori di <em>handicap<\/em> &#8211; per chi li assista veramente, com\u2019\u00e8 ovvio &#8211; consiste in molto altro rispetto all\u2019accompagnamento a \u201cvisite o analisi\u201d: altro pi\u00f9 pesante, fragile e complesso. Sarebbe meglio non ignorarlo, poich\u00e9 rappresenta il presupposto dell\u2019esame di questo tema, oltremodo delicato e sfaccettato.<\/p>\n<p>Innanzitutto, la proposta va verificata sotto il profilo del metodo di regolamentazione. Se dettare nuove prescrizioni non \u00e8 quasi mai la soluzione, la \u00e8 ancor meno quando le nuove prescrizioni sono motivate dall\u2019inadeguatezza dei controlli sul rispetto di quelle gi\u00e0 vigenti: il problema a monte resta intatto. Inoltre, circoscrivere i casi di fruizione di un diritto (solo per \u201cvisite o analisi\u201d, appunto) produrrebbe l\u2019automatismo di circoscriverne altres\u00ec i casi di uso distorto, ma la soluzione finirebbe per penalizzare esclusivamente chi ha sempre agito in modo conforme alla legge: costui vedrebbe il proprio diritto \u201cdimezzato\u201d comunque. In altri termini, a fronte di nuove regole, i \u201cfurbetti\u201d troveranno nuovi inganni, mentre chi gi\u00e0 rispettava quelle precedenti continuer\u00e0 ad essere corretto. Senza la definizione di un sistema di controlli effettivamente funzionante, si teme che non cambierebbe niente. Peraltro, ricorrere ad attestazioni mediche per comprovare che il permesso \u00e8 stato usato per l\u2019accompagnamento a \u201cvisite o analisi\u201d &#8211; in un Paese ove (un certificato medico per varie ed eventuali non si nega a nessuno, ma soprattutto) si usa la toppa delle autocertificazioni per l\u2019impossibilit\u00e0 delle strutture operative di gestire la \u201cburocrazia\u201d di altre attestazioni (v. il recente tema delle vaccinazioni) &#8211; non sembra il metodo pi\u00f9 efficiente. Infine, \u00e8 vero che alcuni fanno un uso disinvolto dei permessi <em>ex lege<\/em> 104, ma l\u2019esempio contenuto nella proposta da cui si sono prese le mosse non sembra il pi\u00f9 calzante: \u00e8 quello di un dipendente residente in Veneto che fruisce di tali permessi in favore di un disabile residente in Sicilia. Nel variegato mondo delle disabilit\u00e0 i tipi di assistenza possono essere altrettanto vari, senza che ci\u00f2 configuri una distorsione &#8211; e quindi una violazione &#8211; rispetto alle modalit\u00e0 di assistenza reputate \u201cnormali\u201d. Anche per questo non si pu\u00f2 includere in categorie rigorose ci\u00f2 che in natura non pu\u00f2 essere categorizzato: e se tale inclusione avviene normativamente, il risultato rischia di essere una regolamentazione inefficiente.<\/p>\n<p>Per cambiare \u201cl\u2019andazzo\u201d di un Paese poco incline al \u201crigore\u201d, ma molto propenso a dichiararsene vittima alla bisogna, servirebbe che il \u201crigore\u201d venisse sperimentato veramente, per indurre al rispetto delle prescrizioni vigenti e, al contempo, per favorire un cambiamento \u201cculturale\u201d, in tema di disabilit\u00e0 e non soltanto. Si parta da una considerazione: quelli che usano il congiunto disabile come una sorta di vincita alla lotteria &#8211; che consente loro di godere permessi retribuiti a spese della collettivit\u00e0 intera per fini diversi dall\u2019assistenza dovuta &#8211; sono equiparabili a quelli che violano i diritti dei disabili stessi, occupando i parcheggi loro riservati, ostruendo gli scivoli per il loro passaggio o non eliminando barriere architettoniche l\u00e0 dove \u00e8 previsto: non c\u2019\u00e8 nessuna differenza. E nessuna differenza c\u2019\u00e8 per lo Stato, latitante per gli uni come per gli altri: non serve avere un disabile in famiglia per esserne consci. E\u2019, dunque, evidente che \u201crigore\u201d non significa regolamentazione ulteriore, maggiori adempimenti o sanzioni pi\u00f9 elevate: se le norme non vengono rispettate e alla loro violazione non consegue una punizione, quelle nuove sono destinate a non sortire risultati migliori di quelle precedenti. Tantomeno \u201crigore\u201d vuol dire comprimere diritti, specie se la compressione penalizza chi ne gode onestamente, come sopra dimostrato. \u201cRigore\u201d \u00e8 verificare l\u2019osservanza di quanto gi\u00e0 prescritto e, quindi, perseguire la sua trasgressione in maniera stringente. Ma come procedere ad accertare che i permessi siano fruiti correttamente? Potrebbe utilizzarsi un sistema gi\u00e0 collaudato, similare a quello usato per le assenze per malattie: comunicazione al datore di lavoro dell&#8217;assenza <em>ex<\/em> l. 104, anche senza preavviso e\/o certificato medico \u2013 non sempre \u00e8 possibile programmare le esigenze di un portatore di <em>handicap<\/em>, n\u00e9 esse sono sempre attestabili con certificato &#8211; indicando l&#8217;indirizzo presso cui verr\u00e0 data assistenza. Se non \u00e8 possibile specificare un indirizzo \u2013 alcuni tipi di assistenza sono \u201cdeambulanti\u201d, come molti <em>caregiver<\/em> sanno \u2013 dovr\u00e0 essere precisata la modalit\u00e0 di prestazione, s\u00ec da fornire ogni elemento utile a valutare l\u2019assenza stessa: in questi casi, il datore di lavoro (o chi per esso) potr\u00e0 decidere, sulla base degli \u201cindizi\u201d a propria disposizione, se chiedere documentazione o elementi diversi a sostegno di quanto dichiarato dal lavoratore che fruisce dei permessi, oppure operare verifiche ulteriori. Cos\u00ec come per le assenze per malattia, forse qualche \u201cfurbetto\u201d rester\u00e0 a casa far altro, anzich\u00e9 supportare il congiunto bisognoso: ma chi proceder\u00e0 alla \u201cvisita fiscale\u201d riscontrer\u00e0 almeno che egli si trovi nel luogo indicato e che il disabile sia presente. Questo consentirebbe gi\u00e0 una buona scrematura.\u00a0Uno Stato che sta col fiato sul collo \u2013 come si suol dire &#8211; a chi trasgredisce pu\u00f2 riuscire a intaccare la \u201ccultura\u201d dell\u2019approfittamento, imperante nei settori pi\u00f9 diversi, e produrre effetti dissuasivi non solo per i \u201cfurbetti\u201d <em>ex lege<\/em> 104, ma anche per quelli che con leggerezza contravvengono a regole diverse. Controlli effettivi ed effettiva applicazione delle sanzioni rappresentano un buon deterrente e sono compito dello Stato, che deve attrezzarsi per provvedervi: soluzioni diverse rischiano di essere scorciatoie per strade senza uscita. Un sano \u201crigore\u201d potrebbe restituire allo Stato stesso quella credibilit\u00e0 che ha perso nel tempo, oltre che far funzionare meglio ci\u00f2 che serve.<\/p>\n<p>Vitalba Azzollini<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #993300;\">IL <em>MORAL HAZARD<\/em> CONSIGLIA UN MODO DIVERSO DI SOSTENERE I <em>CAREGIVERS<\/em><br \/>\n<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em>A me sembra che la previsione, nella legge n. 104\/1992, dei permessi retribuiti per i lavoratori in funzione dell&#8217;assistenza a parenti disabili sia sbagliata, innanzitutto perch\u00e9 essa accolla (anche) ai datori di lavoro privati, in modo del tutto casuale e irragionevole, un onere molto gravoso: una riduzione della prestazione lavorativa pari all&#8217;incirca al 15 per cento.<strong><span style=\"color: #993300;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-46428\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Caregiver.jpg\" alt=\"Caregiver\" width=\"337\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Caregiver.jpg 294w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Caregiver-150x87.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px\" \/><\/span><\/strong>\u00a0\u00c8 vero che l&#8217;onere retributivo corrispondente \u00e8 rimborsato dall&#8217;Inps; ma il costo maggiore per l&#8217;impresa \u00e8 quello organizzativo, che la legge ignora totalmente. Lo Stato deve, certo, farsi carico del sostegno ai parenti che assistono familiari disabili; ma, appunto, \u00e8 lo Stato che deve farsene carico. Torno fra breve sul punto, per indicare come secondo me dovrebbe farlo; ma \u00e8 evidente che farsene carico \u00e8 cosa molto diversa dall&#8217;accollarne gran parte dell&#8217;onere alle imprese private, oltretutto in modo del tutto casuale, esponendo per di pi\u00f9 le aziende stesse e le amministrazioni pubbliche ad abusi molto diffusi: quello che gli economisti chiamano <\/em>moral hazard<em>.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><em>Nel settore pubblico il danno \u00e8 pi\u00f9 grave. La norma attribuisce di fatto ai lavoratori dipendenti la valutazione discrezionale circa il se e quando godere dei permessi; col risultato che nel settore privato, dove operano i necessari incentivi alla produttivit\u00e0 effettiva, l&#8217;utilizzazione dei permessi previsti dalla legge n. 104 \u00e8 molto pi\u00f9 contenuta di quanto accade nelle amministrazioni. Anche nel settore privato, per\u00f2, soprattutto nelle aziende di dimensioni medio-grandi, nell&#8217;utilizzazione dei permessi della legge n. 104 si osserva una rilevantissima differenza tra il comportamento dei lavoratori pi\u00f9 corretti, che tengono conto responsabilmente delle esigenze aziendali, e di quelli che invece a queste esigenze sono insensibili, o addirittura utilizzano i permessi per finalit\u00e0 diverse dall&#8217;assistenza al parente disabile.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora V.A. propone che a quest&#8217;ultimo difetto della disposizione si ponga rimedio con una intensificazione dei controlli ispettivi. Questa proposta, per\u00f2, non considera che le ispezioni sono efficaci solo se sono molto frequenti; e renderle frequenti comporta un costo molto elevato. Se si mette in conto la necessit\u00e0 di stanziare risorse rilevanti per attivare le ispezioni capaci di contrastare gli abusi, non sarebbe pi\u00f9 logico destinare direttamente queste risorse all&#8217;assistenza ai disabili, evitando alle imprese e agli enti pubblici l&#8217;onere improprio della perdita del 15 per cento della prestazione lavorativa dei dipendenti con parenti disabili, aggravato dagli abusi?<\/em><\/p>\n<p><em>In altre parole, a me sembra che le risorse impegnate per l&#8217;assetto attuale della disciplina della materia potrebbero essere spese molto pi\u00f9 utilmente se le si destinasse al finanziamento diretto del sostegno necessario a ogni persona che decida di prestare in modo continuativo assistenza al parente disabile. In questa direzione si muovono i disegni di legge per il sostegno all&#8217;attivit\u00e0 dei <\/em>caregivers,<em> attualmente in discussione in Commissione Lavoro in Senato: in particolare il n. 2128 a prima firma della sen. Laura Bignami, che prevede espressamente la sostituzione, per i <\/em>caregivers<em>, dei permessi retribuiti della legge n. 104 con altre forme di sostegno, tra le quali la contribuzione figurativa e un incentivo per la ricollocazioe, al termine del periodo dedicato all&#8217;assistenza del familiare infermo. Se destinassimo al provvedimento per i <\/em>caregivers<em> quello che l&#8217;Inps spende per i permessi della legge n. 104 e per l&#8217;abuso diffuso degli stessi, potremmo prevedere anche l&#8217;erogazione di una (pur modesta) indennit\u00e0 personale al <\/em>caregiver<em>, che si aggiungerebbe all&#8217;assegno di accompagnamento; faremmo comunque un buon servizio alla causa del sostegno a chi assiste un parende disabile. Un sostegno che consenta, per esempio, al <\/em>caregiver<em> di lasciare temporaneamente la propria attivit\u00e0 di lavoro retribuito per dedicarsi al congiunto disabile; oppure di scegliere un&#8217;attivit\u00e0 di lavoro a tempo parziale, compatibile con l&#8217;assistenza prestata e al tempo stesso compatibile con le normali esigenze organizzative dell&#8217;azienda dove lo stesso <\/em>caregiver<em> in ipotesi presti la propria attivit\u00e0 di lavoro retribuito.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (p.i.)<br \/>\n<\/em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi l&#8217;Inps destina una somma ingente ai rimborsi a imprese e amministrazioni per i permessi utilizzati dai dipendenti con parenti disabili: permessi dei quali si osservano abusi molto diffusi &#8211; Perch\u00e9 non destinare queste risorse direttamente a chi si occupa di un parente disabile, consentendogli di ridurre l&#8217;attivit\u00e0 lavorativa retribuita? . 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