
{"id":46578,"date":"2017-10-04T09:41:57","date_gmt":"2017-10-04T08:41:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46578"},"modified":"2017-10-06T10:41:21","modified_gmt":"2017-10-06T09:41:21","slug":"i-ventanni-di-giuseppe-pera-alla-direzione-della-rivista-italiana-di-diritto-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46578","title":{"rendered":"I VENT\u2019ANNI DI GIUSEPPE PERA ALLA DIREZIONE DELLA RIVISTA ITALIANA DI DIRITTO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Come il giuslavorista lucchese costru\u00ec uno spazio di libert\u00e0, e al tempo stesso una scuola di rigore e di chiarezza della scrittura, al servizio della comunit\u00e0 degli studiosi del diritto del lavoro<\/span><\/h4>\n<p><em>Comunicazione al convegno promosso, nel decennale della scomparsa di Giuseppe Pera, dalla Fondazione a lui intitolata, 6 ottobre 2017 &#8211; In argomento v. anche il mio intervento conclusivo a un&#8217;altro convegno dedicato, nel maggio 2016, alla figura del giuslavorista lucchese: <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=40496\" target=\"_blank\">Quello che Giuseppe Pera ci ha insegnato<\/a><em>; il mio intervento in occasione del conferimento a G.P. della<\/em> Pantera d&#8217;oro\u00a0<em>della Citt\u00e0 di Lucca, nel febbraio 2006:<\/em> <a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=323\" target=\"_blank\">Giuseppe Pera inedito<\/a><em>;<\/em>\u00a0<em>infine l&#8217;introduzione alla raccolta delle sue <\/em>Noterelle<em> (Giuffr\u00e8, 2004): <\/em><a href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=322\" target=\"_blank\">Elogio del tradimento<\/a> <em>\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_40499\" style=\"width: 245px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40499\" class=\"size-full wp-image-40499\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Pera1.jpg\" alt=\"Giuseppe Pera\" width=\"235\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Pera1.jpg 235w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Pera1-150x137.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><p id=\"caption-attachment-40499\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Pera<\/p><\/div>\n<p>La <em>Rivista italiana di diritto del lavoro<\/em> era nata nel 1982 dalle ceneri della <em>Rivista di diritto del lavoro<\/em>, collassata per la brusca defezione della maggioranza dei membri del comitato scientifico, a seguito di una recensione dal contenuto molto controverso. Senonch\u00e9 il nuovo direttore, Aldo Cessari, mor\u00ec poco pi\u00f9 di due anni dopo; l\u2019Editore Giuffr\u00e9 propose dunque di assumere la direzione della rivista a Giuseppe Pera, allora ordinario di diritto del lavoro alla Sapienza di Pisa. Il quale, pur con qualche preoccupazione per gli aspetti pratici di questo gravoso incarico, accett\u00f2 la proposta.<\/p>\n<p>Era l\u2019epoca in cui spuntavano i primi sistemi di videoscrittura; ma non li usava ancora quasi nessuno. Men che meno Giuseppe Pera, il quale non usava neppure la macchina per scrivere elettrica: usava ancora, e avrebbe continuato a usare per il resto della vita, una gloriosa Olivetti Lettera 22. Internet e la posta elettronica erano comunque di l\u00e0 da venire; tutto doveva essere battuto a macchina su carta e spedito per posta. Poich\u00e9 l\u2019Editore stava a Milano, era bene che la redazione restasse in questa citt\u00e0. Il neo-direttore pens\u00f2 dunque che potessi essere io, milanese, a occuparmene.<\/p>\n<p>La professoressa Riva Sanseverino, con la quale mi ero laureato nel \u201972 e la cui cattedra avevo incominciato a frequentare due anni dopo come cultore della materia, mi aveva parlato spesso di Giuseppe Pera, suo primo allievo, raccomandandomi di inviargli le mie prime pubblicazioni. A ogni invio da parte mia aveva fatto seguito da parte sua una cartolina con una immagine di Lucca, contenente un ringraziamento e qualche riga di commento: segno che lui aveva effettivamente letto quello che gli avevo inviato (cosa straordinaria: se ricordo bene, l\u2019unico professore cui vidi fare altrettanto nei confronti di uno sconosciuto ragazzetto, qual ero a quell\u2019epoca, era Giorgio Ghezzi). In seguito, sempre per iniziativa della signora Riva, ero andato a trovare Giuseppe Pera in occasione del concorso a cattedre del \u201979; e da allora ero stato alcune altre volte nel suo studio di S.\u00a0Lorenzo a Vaccoli. Ma nulla di pi\u00f9: salvo qualche sporadico scambio epistolare, non c\u2019era stato alcun altro mio contatto con lui, n\u00e9 per ragioni accademiche n\u00e9 per l\u2019attivit\u00e0 forense.<\/p>\n<p>Fui dunque sorpreso quando, una sera dell\u2019ottobre \u201984, mi chiam\u00f2 per telefono, cosa mai accaduta prima. Il mio ricordo di quel colloquio \u00e8 ancora cos\u00ec vivido che quasi risento quelle parole tipiche del suo stile un po\u2019 ruvido, che avrei conosciuto pi\u00f9 da vicino negli anni successivi.<\/p>\n<p>\u201cBuonasera, Ichino.\u201d<br \/>\n\u201cBuonasera, professore; che onore essere chiamato da lei.\u201d<br \/>\n\u201cNessun onore: sto per proporle una rogna. Dopo la morte di Cessari, l\u2019editore Giuffr\u00e8 mi affida la direzione della <em>Rivista italiana<\/em>. Le chiedo di farmi da capo-redattore. Gratis, perch\u00e9 l\u2019editore \u00e8 disposto a pagare qualcosa per la segreteria di redazione, ma non per il capo-redattore: lei e io lavoreremo soltanto per amore della materia. Di solito sono cose che i professori fanno fare ai propri assistenti in universit\u00e0, ripagandoli poi con la cattedra; ma io la avverto subito che non sono in grado di prometterle promozioni; e chi mi conosce sa che, anche se fossi in grado, non gliele prometterei. Non le chiedo una risposta subito: ci pensi e mi richiami quando avr\u00e0 deciso.\u201d Mi fece quella proposta cos\u00ec: in modo diretto e senza tanti fronzoli. Gli risposi subito accettando la proposta; non avevo messo in dubbio neppure per un istante di accettarla, anche perch\u00e9 la <em>Rivista italiana<\/em> era allora, insieme alla <em>Rivista giuridica <\/em>pubblicata dalla Cgil, il periodico trimestrale di dottrina e giurisprudenza pi\u00f9 importante in Italia nel campo del diritto del lavoro.<\/p>\n<p>Gli chiesi quali sarebbero stati precisamente i miei compiti. Mi rispose che avrei dovuto trovarmi subito un segretario o una segretaria di redazione; e che poi avrei dovuto curare tutti gli aspetti pratici della redazione: i rapporti con l\u2019editore, la corrispondenza con gli autori, la correzione delle bozze, la gestione del fondo che la Giuffr\u00e8 assegnava in aggiunta alla retribuzione per una segretaria di redazione a part-time: dodici milioni di lire l\u2019anno (all\u2019incirca l\u2019equivalente di seimila euro attuali). Aggiunse: \u201cIn queste cose io sono totalmente incapace: per questo mi affido a lei. Io mi limiter\u00f2 a scegliere le sentenze da pubblicare e ad assegnarle per il commento, a valutare i saggi che ci verranno proposti per la pubblicazione, o a farli valutare da chi \u00e8 pi\u00f9 competente per materia. In qualche caso li chieder\u00f2 io a chi di dovere.\u201d<\/p>\n<div id=\"attachment_40500\" style=\"width: 230px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40500\" class=\" wp-image-40500\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Espulsione-dal-Psi.jpg\" alt=\"Lettera di espulsione di G.P. dal Psi per &quot;intelligenza col nemico&quot;, 17.10.52\" width=\"220\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Espulsione-dal-Psi.jpg 187w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Espulsione-dal-Psi-104x150.jpg 104w\" sizes=\"auto, (max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><p id=\"caption-attachment-40500\" class=\"wp-caption-text\">Lettera di espulsione di G.P. dal Psi per &#8220;intelligenza col nemico&#8221;, 17.10.52<\/p><\/div>\n<p>Mi recai dunque a S. Lorenzo a Vaccoli per prendere in carico tutte le carte che l\u2019Editore aveva ricevuto dallo studio di Aldo Cessari e aveva inviato al nuovo direttore. Ho ancora un ricordo nitidissimo anche di questo colloquio diretto con lui nel suo studio tappezzato di libri, con la lettera di espulsione dal PSI per tradimento esposta come un diploma dietro la scrivania, al piano terreno della bella casa in mezzo al verde. Mi disse che voleva una rivista aperta a tutte le scuole accademiche, a tutti gli orientamenti giurisprudenziali e di politica del lavoro, possibilmente anche alle interazioni con le materie contigue della sociologia e delle relazioni industriali. I soli requisiti che uno scritto avrebbe dovuto possedere per la pubblicazione dovevano essere quelli del rigore del ragionamento giuridico, della chiarezza e della non faziosit\u00e0 nei riferimenti bibliografici. Quanto alla giurisprudenza, la rivista doveva cercare di dar conto di tutti gli orientamenti, pubblicando le sentenze importanti quale che ne fosse il contenuto e sempre dando conto compiutamente, nel commento, degli orientamenti precedenti sulla stessa questione, conformi e contrari. Questa linea editoriale non era affatto ovvia. A\u00a0quell\u2019epoca nel campo del diritto del lavoro \u2013 se si escludeva la rivista pi\u00f9 antica, <em>Il Diritto del Lavoro<\/em>, recante ancora nella grafica della copertina il segno della propria nascita nel ventennio corporativo, destinata a estinguersi nel 2006 \u2013 il panorama nazionale delle riviste maggiori contenenti il servizio di rassegna della giurisprudenza vedeva, da un lato, <em>Massimario<\/em>, <em>Notiziario<\/em> e <em>Orientamenti della giurisprudenza del lavoro<\/em> che applicavano criteri selettivi comprensibilmente ispirati agli interessi dei rispettivi editori \u2013 Confindustria, Associazione Bancaria e Assolombarda \u2013; dall\u2019altra la <em>Rivista giuridica del lavoro<\/em>, edita dalla Cgil, e <em>Lavoro \u201980<\/em>, espressione della sinistra sindacale milanese, che altrettanto comprensibilmente applicavano criteri selettivi opposti. Nel \u201979 Gino Giugni aveva fondato il <em>Giornale di diritto del lavoro e delle relazioni industriali<\/em>, rivista molto raffinata e autorevole, con una \u201capertura metodologica preferenziale verso le scuole di politica del diritto e del realismo politico\u201d, ma che pubblicava soltanto scritti dottrinali: non aveva la parte di giurisprudenza, cio\u00e8 quella dove il confronto tra gli orientamenti giuslavoristici era pi\u00f9 immediato e acceso (e che richiedeva un lavoro redazionale pesante quanto oscuro), se non per una rassegna annuale curata dallo stesso Pera con l&#8217;aiuto di Riccardo Del Punta. Non era dunque per nulla ovvio che una rivista si proponesse di dare spazio a tutte le voci dottrinali e a tutti gli orientamenti giurisprudenziali. Questo era il compito che Giuseppe Pera assegnava alla <em>Rivista italiana<\/em>.<\/p>\n<p>Voleva, inoltre, una rivista capace di combattere con il proprio metodo, il proprio stile e i propri contenuti, la faziosit\u00e0 che frequentemente affiorava nella nostra letteratura giuslavoristica, soprattutto ma non soltanto negli apparati bibliografici degli scritti pubblicati. Nel corso dei due decenni in cui sono stato il suo braccio operativo in questo lavoro, mi \u00e8 accaduto pi\u00f9 volte, quando occorreva chiedere a un collega un commento su una novit\u00e0 legislativa o una sentenza importante, di sentirmi dire da Giuseppe: \u201cProva a sentire se \u00e8 disponibile Tizio, che non ha pubblicato ancora niente sulla rivista\u201d; oppure \u201c\u2026 Caio: da quella zona da anni non riceviamo contributi\u201d. Perch\u00e9 voleva che tutti i giuslavoristi seri sentissero la rivista come propria, ci si sentissero a casa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40508 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Ridl.jpg\" alt=\"Ridl\" width=\"196\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Ridl.jpg 160w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Ridl-107x150.jpg 107w\" sizes=\"auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/>Anche per questo fin dai primi anni volle progressivamente allargare il Comitato scientifico \u2013 nel quale all\u2019origine i soli giuslavoristi erano Raffaele De Luca Tamajo, Mario Grandi, Federico Mancini, Giuliano Mazzoni, Renato Scognamiglio e Giuseppe Suppiej \u2013 in modo che vi fossero rappresentati tutti gli orientamenti maggiori di politica del diritto e tutte le aree geografiche del Paese. E volle sempre che il Comitato scientifico funzionasse per davvero: non solo esso si riuniva regolarmente una volta all\u2019anno, in occasione del convegno dell\u2019Associazione dei giuslavoristi, con la partecipazione dell\u2019Editore Gaetano Giuffr\u00e8, ma accadeva con una certa frequenza che i membri del Comitato venissero consultati telefonicamente sulle questioni di particolare rilievo.<\/p>\n<p>Giuseppe era fermissimo nel non ammettere pressioni indebite. Nei primi anni accadeva qualche volta che un collega intervenisse, senza poter portare alcun argomento che non fosse l\u2019appello all\u2019amicizia, in favore di un allievo di cui erano stati rifiutati un saggio, o una nota a sentenza, oppure era stato chiesto di ridurre le dimensioni di uno scritto; la regola era che non si dovevano mai fare scelte di comodo, motivate soltanto dall\u2019esigenza di non scontentare questo o quello. I colleghi non tardarono a capire; e quegli interventi diventarono sempre pi\u00f9 rari. Trovo nelle carte della rivista conservate qualche \u201craccomandazione\u201d da parte del titolare della cattedra cui l\u2019autore afferiva, affinch\u00e9 \u2013 \u201ca fini concorsuali\u201d \u2013 il suo commento venisse pubblicato di seguito alla sentenza, come nota-articolo, invece che sotto la sentenza, come nota a pi\u00e8 di pagina. Quando questa richiesta arrivava a Giuseppe, lui me la inoltrava con l\u2019indicazione di vedere se fosse il caso di accontentare il collega, ma sempre con l\u2019aggiunta: \u201cnon abbiamo alcun dovere\u201d; oppure: \u201csolo se i criteri applicati fin qui lo consentono\u201d.<\/p>\n<p>Solo una volta la pressione di un collega avrebbe fatto arrivare la tensione al calor bianco. Accadde verso la fine del 2004. Franco Carinci aveva proposto per la pubblicazione un proprio articolo che conteneva un apprezzamento molto irriguardoso nei confronti di Umberto Romagnoli; ritenemmo che la rivista potesse e dovesse ospitare dibattiti, anche duri, sul terreno della materia sua propria, ma non dovesse prestarsi a ospitare faide personali. Ponemmo dunque come condizione per la pubblicazione dell\u2019articolo la rimozione dell\u2019invettiva. Franco Carinci \u2013 che all\u2019epoca aveva raggiunto il culmine della parabola del suo potere accademico, giungendo a esercitare di fatto una fortissima influenza nella determinazione della composizione delle commissioni concorsuali e degli esiti dei concorsi nel settore del diritto del lavoro \u2013 non soltanto non accett\u00f2 quella condizione, ma si illuse di poter imporre la pubblicazione senza modifiche: al punto che arriv\u00f2 a fare pressioni in modo molto insistente su molti dei dodici membri del Comitato scientifico della rivista perch\u00e9 \u201csfiduciassero\u201d il direttore, mettendolo in minoranza. La minaccia non poteva essere sottovalutata, tenuto conto della fine che aveva fatto nel 1980 la <em>Rivista di diritto del lavoro<\/em>, in conseguenza di uno scontro per alcuni aspetti analogo. Seguirono alcune settimane di fuoco, nelle quali sia Giuseppe sia io ricevemmo da Franco Carinci, che ormai aveva fatto dell\u2019esito di questo braccio di ferro una questione di vita o di morte, telefonate minacciosissime e persino ingiurie sanguinose diffuse per posta elettronica alla comunit\u00e0 giuslavoristica. Ma il Comitato scientifico conferm\u00f2 la decisione del direttore. Nel momento dello scontro pi\u00f9 aspro, Giuseppe \u2013 che nonostante la prepotenza e le intemperanze di Franco Carinci ne aveva stima \u2013 mi disse: \u201cA che serve un direttore se la rivista \u00e8 esposta alla prepotenza di questo o di quello? Se gli cedessimo, sarebbe lui il primo a disprezzarci; ma io lo conosco meglio di te: lascia che passi questa tempesta in un bicchier d\u2019acqua, e vedrai che torner\u00e0 a rispettarci come prima\u201d. Fu cos\u00ec. Quando, qualche mese dopo, incontrai di nuovo Franco Carinci, lui mi si rivolse con grande cordialit\u00e0, dicendomi di avere molto apprezzato il fatto che non mi fossi offeso per le invettive e ingiurie da lui rivoltemi.<\/p>\n<div id=\"attachment_46579\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-46579\" class=\"size-medium wp-image-46579\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Mura-di-Lucca-300x200.jpg\" alt=\"Le mura medioevali di Lucca, dove Giuseppe Pera \u00e8 nato e vissuto\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Mura-di-Lucca-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Mura-di-Lucca-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Mura-di-Lucca-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Mura-di-Lucca.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-46579\" class=\"wp-caption-text\">Le mura medioevali di Lucca, dove Giuseppe Pera \u00e8 nato e vissuto<\/p><\/div>\n<p>Giuseppe Pera aveva idee molto precise anche sugli aspetti pi\u00f9 banalmente organizzativi del lavoro redazionale, cui attribuiva molto peso: un\u2019altra indicazione che mi diede fin dall\u2019inizio fu quella della rigorosa puntualit\u00e0 dell\u2019uscita dei fascicoli. Mi disse: \u201cNon mi piacciono le riviste che escono ancora con la data dell\u2019anno prima, quando si \u00e8 gi\u00e0 a met\u00e0 o addirittura alla fine dell\u2019anno dopo\u201d. E mi chiese anche di fare in modo che il quarto numero di ogni anno uscisse insieme all\u2019indice dell\u2019annata, in modo che l\u2019abbonato potesse inviare subito l\u2019intera annata a rilegare, senza dover aspettare il primo fascicolo dell\u2019anno successivo. Cercammo di attuare questa sua direttiva, imponendo a tutti i collaboratori un rigore draconiano nel rispetto dei tempi di consegna e accollandoci un lavoro doppio in settembre e ottobre, per far uscire l\u2019indice dell\u2019annata insieme all\u2019ultimo fascicolo; e ci riuscimmo, a costo di chiudere in tipografia il primo numero di ogni annata prima di Natale dell\u2019anno precedente, il secondo entro la fine di marzo, il terzo entro maggio per tener conto della pausa estiva, e il quarto entro settembre. Ogni fascicolo, mediamente di 400 pagine, richiedeva infatti circa tre mesi per essere stampato, con due \u201cpassate\u201d di bozze, di cui la prima affidata agli autori. E qui il merito va soprattutto a Costanza, mia moglie, che poco dopo l\u2019inizio di questa avventura volle parteciparvi di persona come segretaria di redazione, cambiando lavoro: fu lei a curare, oltre all\u2019editing iniziale di ciascun fascicolo, anche la doppia correzione di circa 1600 pagine di bozze ogni anno, in un ciclo continuo che non conosceva mai soste, reggendo questo ritmo senza mai perdere un colpo (neppure quando dovette affrontare due operazioni per un tumore, e le cure seguenti) per quasi un quarto di secolo.<\/p>\n<p>L\u2019Editore Giuffr\u00e8, che aveva a Roma la sede della direzione e redazione della rivista mensile <em>Giustizia Civile<\/em>, dotata di forti entrature negli uffici giudiziari della capitale, era in grado fare copia di tutte le sentenze pronunciate dalla Corte di Cassazione in materia di lavoro. Esse presero dunque a essere spedite regolarmente a S. Lorenzo a Vaccoli, dove il direttore le leggeva tutte, ne selezionava mediamente una dozzina al mese tra quelle che riteneva pi\u00f9 meritevoli di pubblicazione e le inviava ai commentatori di cui aveva fiducia, per averne una trentina da pubblicare in ciascun numero della rivista, tenuto conto di un dieci-venti per cento di defezioni o inadempienze. Aveva una grossa rubrica con nomi, indirizzo e telefono di tutte le persone disponibili: non solo professori e loro allievi, ma anche persone esterne all\u2019accademia, di cui aveva stima: avvocati, dirigenti dell\u2019Inps, dirigenti d\u2019azienda. A tutti chiedeva chiarezza e concisione; da molti \u2013 soprattutto i pi\u00f9 giovani \u2013 temeva l\u2019invio di commenti troppo lunghi, \u201cutili pi\u00f9 a chi li scrive per fini concorsuali, che ai lettori della rivista per mettere a fuoco gli orientamenti della giurisprudenza\u201d. Spediva la sentenza con un biglietto graffato sulla prima pagina (scritto per lo pi\u00f9 sul retro di pagine di vecchie sentenze tagliate a met\u00e0) nel quale forniva in genere indicazioni telegrafiche sul contenuto della sentenza e talvolta anche su precedenti conformi o difformi.<\/p>\n<p>Solo ad alcuni collaboratori di cui pi\u00f9 si fidava scriveva su quel biglietto \u201cmandi direttamente a Ichino\u201d; gli altri dovevano restituire la sentenza con la nota a lui, che dopo il controllo inoltrava a me, talvolta con l\u2019indicazione di correzioni o integrazioni da apportare \u201cd\u2019ufficio\u201d. Raramente accadeva che la nota venisse respinta; in questo caso il direttore me lo comunicava, qualche volta avvertendo che aveva depennato l\u2019autore dalla lista dei collaboratori abituali di cui avvalersi. Accadeva spesso che una o pi\u00f9 parti del dattiloscritto fossero sbarrate con una riga di biro rossa, a indicare digressioni inutili. Ricordo anche alcuni casi in cui la biro rossa del direttore sopprimeva nove decimi del commento, salvandone soltanto una mezza paginetta, contenente poco pi\u00f9 che i precedenti giurisprudenziali e i riferimenti dottrinali essenziali sull\u2019argomento. In quei casi Pera scriveva a me: \u201cspieghi lei le ragioni inderogabili di spazio\u201d; e a me toccava telefonare al malcapitato commentatore per chiedergli l\u2019autorizzazione a pubblicare il suo commento ridotto da una decina di pagine a poche righe. Ma quasi tutti accettavano di buon grado la mannaia del direttore, facendosene una ragione e traendone insegnamento per la collaborazione successiva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40513\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Motto-di-Pera-300x168.jpg\" alt=\"Motto di Pera\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Motto-di-Pera-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Motto-di-Pera-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Motto-di-Pera-1024x573.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Per la \u201cparte prima\u201d della rivista, quella riservata ai saggi di dottrina, il discorso era diverso: arrivava infatti alla rivista una quantit\u00e0 di proposte di pubblicazione di due o tre volte superiore rispetto allo spazio disponibile. E occorreva dire molti no. Il criterio della selezione era innanzitutto quello della chiarezza: Giuseppe Pera odiava gli scritti astrusi, ma diffidava anche di quelli troppo astratti, che non andavano \u2013 diceva lui \u2013 \u201cdirettamente alla cosa\u201d, cio\u00e8 si esimevano dallo spiegare le conseguenze pratiche di un ragionamento concettoso.<\/p>\n<p>Avevamo stabilito il limite massimo delle trenta pagine a stampa per ogni articolo e avevamo dunque spazio per quattro o cinque articoli in ogni fascicolo. Almeno uno di questi doveva essere di un non cattedratico: uno spazio riservato ai giovani migliori. Per il resto, tra gli articoli pubblicabili la scelta cadeva su quelli dedicati a temi nuovi o particolarmente d\u2019attualit\u00e0, e sugli autori che da pi\u00f9 lungo tempo non avevano scritto per la rivista. In vent\u2019anni di sua direzione non gli ho mai visto respingere un solo articolo a causa dell\u2019orientamento di politica del lavoro che vi si esprimeva. Mentre gliene ho visti far riscrivere molti per colmare lacune, chiarire passaggi oscuri, oppure individuare le conseguenze pratiche di discorsi astratti.<\/p>\n<p>Un altro principio che ogni tanto Giuseppe enunciava e a cui si \u00e8 sempre attenuto era questo: \u201cuna rivista giuridica non deve mostrare nei contenuti il segno della presenza del suo direttore: questi deve essere soltanto il garante di uno spazio di libert\u00e0 di espressione\u201d. Ma uno spazio, nella <em>Rivista italiana<\/em>, che recava il segno fortissimo della personalit\u00e0 del direttore c\u2019era: era quello costituito dalla rubrica delle <em>Noterelle<\/em> posta, in ciascun fascicolo, alla fine della parte prima. Le <em>Noterelle<\/em> nascevano cos\u00ec: nel corso del trimestre lui si annotava su di un foglio ciascun tema cui intendeva dedicare un commento, una riflessione, qualche volta spillando al foglio anche un documento o un ritaglio di giornale, su qualsiasi possibile argomento di attualit\u00e0; poi, quando lo avvertivo che stavamo per chiudere il fascicolo (la consegna era: \u201clei mi avverta con una settimana di anticipo sulla chiusura e io entro 48 ore gliele spedisco\u201d), si metteva alla sua Olivetti Lettera 22 e stendeva le noterelle di getto, una dietro l\u2019altra, credo senza neppure rileggerle, poich\u00e9 affidava il dattiloscritto alla signora Elvira per la rilettura e correzione prima della spedizione. In quelle pagine si esprimeva in totale libert\u00e0 l\u2019animo di Giuseppe, la sua etica di giurista, di docente, di avvocato, di cittadino; ma anche il suo spirito toscanaccio arguto e mordace. Quando l\u2019Editore fece un sondaggio tra gli abbonati sui contenuti, pregi e difetti della <em>Rivista<\/em>, le <em>Noterelle<\/em> risultarono costituire la rubrica di gran lunga pi\u00f9 letta e apprezzata.<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019estate del \u201991 Giuseppe mi invit\u00f2 a fare una lunga, bellissima passeggiata sul sentiero che corre lungo la cresta erbosa da Cutigliano all\u2019Abetone; nel corso della quale mi disse che dal primo numero della rivista dell\u2019anno successivo sarei stato indicato come vicedirettore. Motivazione: \u201cPerch\u00e9 sto invecchiando, posso crepare in qualsiasi momento, e voglio che sia chiaro a tutti che il prossimo direttore sei tu\u201d (forse fu proprio in quell\u2019occasione che mi propose di passare al \u201ctu\u201d). Da allora incominci\u00f2 ad accadere sempre pi\u00f9 frequentemente che Giuseppe dicesse che quello era l\u2019ultimo anno, poi si sarebbe ritirato; ci\u00f2 che gli veniva ogni volta recisamente vietato dal Comitato scientifico. Nel 2001 si spogli\u00f2 del compito molto gravoso della selezione delle sentenze, che il magistrato del lavoro Luigi De Angelis generosamente si assunse. Nel corso del 2002 manifest\u00f2 la sua intenzione di ritirarsi in modo pi\u00f9 deciso del solito: accett\u00f2 di rimanere direttore solo a condizione che la stessa carica venisse assunta formalmente anche da me, con l\u2019aggiunta della qualifica di \u201cresponsabile\u201d.<\/p>\n<p>Continu\u00f2, per\u00f2, a scrivere regolarmente le <em>Noterelle<\/em> ancora per tre anni. Finch\u00e9 in quelle destinate al secondo fascicolo del 2005 non ne inser\u00ec un\u2019ultima che riporto qui integralmente:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Un invito affettuoso disatteso.<\/em> \u2013 Nell\u2019introduzione alla raccolta delle mie <em>Noterelle<\/em> pubblicata a novembre, Pietro Ichino mi invitava a continuare a scriverle fidando nell\u2019affetto dei lettori e ignorando il tempo che passa. Lo ringrazio; e con lui ringrazio i tanti amici che in questa rubrica mi hanno seguito per vent\u2019anni. Ma la mia scelta \u00e8 un\u2019altra. Voglio essere io a stabilire quale ha da essere l\u2019ultima noterella. Ora, per tanti motivi, coi quali non voglio tediare i lettori anche perch\u00e9 sono motivi che riguardano me soltanto, stabilisco che l\u2019ultima sia questa.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come il giuslavorista lucchese costru\u00ec uno spazio di libert\u00e0, e al tempo stesso una scuola di rigore e di chiarezza della scrittura, al servizio della comunit\u00e0 degli studiosi del diritto del lavoro Comunicazione al convegno promosso, nel decennale della scomparsa di Giuseppe Pera, dalla Fondazione a lui intitolata, 6 ottobre 2017 &#8211; In argomento v. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,14],"tags":[],"class_list":["post-46578","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-26-saggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46578","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=46578"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/46578\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=46578"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=46578"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=46578"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}