
{"id":46704,"date":"2017-10-10T17:28:26","date_gmt":"2017-10-10T16:28:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46704"},"modified":"2017-10-16T16:04:10","modified_gmt":"2017-10-16T15:04:10","slug":"referendum-pandinimaran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46704","title":{"rendered":"L&#8217;EUROPA, LE REGIONI E I REFERENDUM AUTONOMISTICI"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Un lettore difende l&#8217;uso del referendum in appoggio alle istanze autonomistiche regionali, sostenendo che questo debba essere il secondo livello istituzionale, al di sotto di quello continentale &#8211; Gli risponde Alessandro Maran <\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLettera pervenuta il 9 ottobre 2017, in riferimento all&#8217;articolo del sen. Alessandro Maran su\u00a0<\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46514\" target=\"_blank\">Referendum lombardo-veneto sull&#8217;autonomia e la questione del federalismo<\/a> <em>&#8211; <strong>Seguono la risposta del sen. Alessandro Maran<\/strong><\/em> <em>e una <strong>controreplica del lettore<\/strong><\/em>\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Caro Ichino, sono d&#8217;accordo con la conclusione del suo <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46643\" target=\"_blank\">editoriale sul conflitto fra Catalogna e Spagna<\/a>: &#8220;La salvezza, per tutti, sta nella costruzione della nuova Europa&#8221;.\u00a0Ma di quale Europa? Denis de Rougemont,\u00a0uno dei primi grandi profeti del federalismo europeo, non aveva dubbi: &#8220;La nuova Europa sar\u00e0 l&#8217;Europa delle Regioni, o non sar\u00e0&#8221;. E precisava: non soltanto delle regioni spesso anacronistiche di oggi, che ricalcano le frontiere degli antici Stati,\u00a0ma anche\u00a0delle nuove regioni create dall&#8217;evoluzione economico-sociale. Rougemont sembrava prevedere l&#8217;affermarsi della moderna (e ancora senza confini ben definiti) <em>Regio basiliensis<\/em>, a cavallo fra Svizzera, Francia e Germania, o l&#8217;incombente Regione ginevrina, che si allarga sia sulla Savoia sia sull&#8217;Ain. L&#8217;Europa degli Stati sta rivelandosi\u00a0un assurdo storico, che\u00a0vorrebbe perpetuare\u00a0il fenomeno ottocentesco degli Stati-nazione, tutti ancorati al binomio della Rivoluzione francese,\u00a0&#8220;uni e indivisibili&#8221;.\u00a0Tanto che il \u00a0suo &#8220;telegramma&#8221; funziona benissimo anche (e soprattutto) se vi si legge &#8220;nazione&#8221; dove lei ha scritto &#8220;regione&#8221;. Esempio: &#8220;Rivendicare l&#8217;indipendenza sovrana per una <em>nazione<\/em> poteva avere un senso due secoli fa, non ha pi\u00f9 senso oggi&#8221;. Sorvolo sulla sua strana precisazione\u00a0&#8220;&#8221;regione di qualche milioni di abitanti&#8221;: il Lombardo -Veneto\u00a0 conta oggi sedici milioni di abitanti, quasi due volte la Svizzera; e il Giura, l&#8217;ultimo Stato svizzero la cui esistenza fu riconosciuta dopo decenni du lotte &#8211; e due occupazioni militari da parte di Berna &#8211; conta 80mila abitanti, e non per questo,ecc. &#8230;<br \/>\nPer finire debbo dirle che mi ha colpito\u00a0l&#8217;elenco di sciagure che, a suo dire, funesterebbero la Catalogna semmai ottenesse l&#8217;indipendenza. Sono le stesse sciagure che altri &#8220;legalitari&#8221; profetizzavano trent&#8217;anni\u00a0orsono alla Svizzera\u00a0 se non avesse aderito alla UE. Abbiamo poi visto come sono svanite quelle minacce: le stesse, giova ricordarlo tanto per restare in casa nostra, \u00a0formulate\u00a0quasi due secoli\u00a0orsono dagli austriacanti\u00a0\u00a0lombardi\u00a0e veneti contro chi osava\u00a0proporre l&#8217;indipendenza delle loro regioni dall&#8217;impero asburgico.<br \/>\nMi creda, con la stima di sempre,<br \/>\nil suo Attilio Pandini<\/p>\n<p>PS: Lo scritto del sen Malan rivela,\u00a0ancora una volta,\u00a0l&#8217;insofferenza dei politici italiani per l&#8217;istituzione referendaria; anche se incompleta e limitatissima (esclude i trattati internazionali e le leggi finanziarie, da cui l&#8217;incredibile divieto ai cittadini di respingere un uso sbagliato delle loro tasse). Ma venendo egli dal partito comunista e dalla professione di funzionario di partito ci\u00f2 \u00e8 purtroppo ben comprensibile. In secondo luogo,\u00a0Malan limita a motivi storici, \u00a0linguistici o diplomatici\u00a0 la concessione dello statuto speciale alle Regioni e Province italiane. E perch\u00e9 non a motivi economici?\u00a0 Vedi per es. la profonda crisi delle province di Sondrio e Belluno, a grande vocazione turistica, costrette a subire la pesante concorrenza\u00a0\u00a0del Trentino-Sud Tirolo, delle Val\u00a0 d&#8217;Aosta,\u00a0del Ticino, dei Grigioni, della Slovenia, e anche del Friuli-Venezia Giulia\u00a0 del sen. Malan, tutti Stati indipendenti o Regioni a statuto speciale.<\/p>\n<div id=\"attachment_41634\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-41634\" class=\"size-full wp-image-41634\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/maran.jpg\" alt=\"Alessandro Maran\" width=\"210\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/maran.jpg 210w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/maran-143x150.jpg 143w\" sizes=\"auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><p id=\"caption-attachment-41634\" class=\"wp-caption-text\">Alessandro Maran<\/p><\/div>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA RISPOSTA DI ALESSANDRO MARAN<\/strong><\/span><\/p>\n<p>L\u2019istituto del referendum non c\u2019entra nulla; e neppure la tradizione comunista italiana. Peraltro, \u00e8 appena il caso di sottolineare che la riforma costituzionale Renzi-Boschi, bocciata il 4 dicembre dello scorso anno, mirava a introdurre nell\u2019ordinamento due <em>nuovi<\/em> tipi di referendum: il referendum propositivo e quello di indirizzo.<br \/>\nIn discussione \u00e8, invece, quello che il prof. Roberto Bin ha definito \u201cun modo curioso di procedere\u201d. Scrive, infatti, Roberto Bin in un articolo (<em>Il Veneto non \u00e8 la Catalogna. Non serve la Guardia civil, basta la Corte dei conti<\/em>) su <a href=\"http:\/\/www.lacostituzione.info\">www.lacostituzione.info<\/a>: \u201cLa Corte costituzionale aveva <a href=\"http:\/\/www.forumcostituzionale.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/nota_118_2015_conte.pdf\">dichiarato illegittime<\/a> due leggi venete che prevedevano una serie di <em>referendum<\/em> dal tenore pi\u00f9 o meno apertamente secessionista. Un unico <em>referendum<\/em> era sopravvissuto al controllo di costituzionalit\u00e0 (a cui non erano sopravvissuti neppure precedenti leggi referendarie venete e lombarde), ed \u00e8 sopravvissuto grazie alla sua perfetta inutilit\u00e0: \u201c<em>il quesito referendario non prelude a sviluppi dell\u2019autonomia eccedenti i limiti costituzionalmente previsti<\/em>\u201d (<a href=\"http:\/\/www.giurcost.org\/decisioni\/2015\/0118s-15.html\">sent. 118\/2015<\/a>): un modo cortese per dire, appunto, che si tratta di una consultazione il cui esito non produce alcuna conseguenza giuridica. A che serve chiedere al corpo elettorale se \u00e8 favorevole o contrario a che il Presidente della Regione svolga una funzione che gi\u00e0 la Costituzione lo autorizza a svolgere?\u201d.<br \/>\n&#8220;Un modo curioso di procedere&#8221;, come osserva Bin, proprio perch\u00e9 l\u2019<a href=\"http:\/\/www.governo.it\/costituzione-italiana\/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica\/titolo-v-le-regionile-province-e-i\">art. 116.3 Cost.<\/a>\u00a0prevede gi\u00e0 che \u201culteriori forme e condizioni particolari di autonomia\u201d possano essere attribuite alle Regioni ordinarie con legge dello Stato frutto di una negoziazione tra il Governo e il presidente della Regione, per iniziativa di quest\u2019ultimo. Il punto \u00e8 che quel che a Zaia (o a Maroni) interessa &#8220;non \u00e8 il risultato <em>giuridico<\/em>, cio\u00e8 le maggiori competenze, ma quello <em>politico<\/em> di una mobilitazione elettorale che faccia montare la pressione autonomistica della sua Regione&#8221;. Per questo il Presidente Zaia e il presidente Maroni hanno deciso di saltare la fase di negoziato con il Governo, bench\u00e9 il Governo stesso si fosse pi\u00f9 volte dichiarato disponibile ad aprire tale negoziato. E per questo un costituzionalista di indubbio valore come Bin, che certo non ha i miei trascorsi &#8220;scellerati&#8221;, non le manda a dire: &#8220;Qualcuno sta giocando con cose troppo serie e sta usando l\u2019amministrazione pubblica e le risorse collettive per finanziare questo gioco. Non sarebbe male che la Corte dei conti se ne accorgesse&#8221;. Infatti, si chiede: la procura della Corte dei conti regionale, &#8220;sempre molto attenta a frugare nelle pieghe della spesa pubblica \u2013 per esempio per controllare il motivo per cui un consigliere regionale ha chiesto il rimborso di un pedaggio autostradale di pochi euro \u2013 davvero pu\u00f2 restare indifferente davanti a un cos\u00ec evidente e ingente spreco del danaro pubblico?&#8221;<br \/>\nNon \u00e8 in discussione neppure il \u201cfederalismo differenziato\u201d, cio\u00e8 la realizzazione di quel \u201cfederalismo a geometria variabile\u201d pi\u00f9 volte sollecitato da alcune Regioni del Nord. La riforma del Titolo V della Costituzione (voluta dal centrosinistra e sottoposta poi a referendum confermativo), concede alle Regioni ordinarie la possibilit\u00e0 di richiedere la competenza legislativa esclusiva su una serie di materie conferite completamente o in via concorrente allo Stato. L\u2019articolo 116, comma terzo, introduce il principio di differenziazione degli ordinamenti delle Regioni a statuto ordinario, principio che puo\u0300 riverberare i suoi effetti relativamente all\u2019autonomia legislativa e attribuisce a ciascuna Regione la possibilita\u0300 di negoziare con lo Stato forme e condizioni particolari di autonomia che incidono, soprattutto, sul piano amministrativo e finanziario, ma che possono estendersi al piano legislativo. Si tratta, come ho scritto, di darsi una mossa; e a 16 anni dalla riforma del 2001, sarebbe l\u2019ora.<br \/>\nQuanto alle specialit\u00e0, mi sono limitato a ricordare che la specialit\u00e0, o meglio le singole Regioni a statuto speciale, hanno una giustificazione e una identit\u00e0 politico istituzionale che sono date esclusivamente dalla storia. L\u2019origine storica delle Regioni a statuto speciale spiega la casualit\u00e0 e la disorganicit\u00e0 nell\u2019individuazione iniziale delle competenze e nelle successive integrazioni, realizzata prevalentemente estendendo le norme che attribuivano nuove competenze alle regioni ordinarie. All\u2019origine della Repubblica non c\u2019\u00e8, dunque, una nozione unitaria di specialit\u00e0 regionale, che non emerge neppure nella successiva storia repubblicana, nella quale, anzi, si sono realizzati processi di ulteriore differenziazione tra le regioni a statuto speciale, in particolare sul piano dello sviluppo economico, delle dimensioni della popolazione, ecc. Dunque, come ha osservato Giovanni Pitruzzella, \u00abla storia repubblicana ha visto l\u2019istituzione delle regioni speciali fin dal suo avvio e quindi molto prima della nascita delle regioni ordinarie, e ha dato luogo alla strutturazione ordinamentale di ciascuna di esse secondo modalit\u00e0 specifiche che non sono state la messa a punto di un disegno costituzionale <em>a priori<\/em>. La storia politica, economica e sociale del Paese le ha plasmate in un certo modo, ne ha definito i campi di intervento, i livelli di spesa pubblica, il tipo di rapporto con la societ\u00e0 e l\u2019economia regionale. In ci\u00f2 sta la giustificazione e anche il limite di qualsiasi intervento di ridefinizione degli assetti istituzionali e finanziari\u00bb. Il che spiega come mai la categoria continui a resistere nelle riforme costituzionali, sia in quelle finora realizzate, sia in quelle progettate. Tanto per fare un esempio, l\u2019accordo di Parigi De Gasperi-Gruber del 5 settembre 1946, che stabilisce l\u2019autonomia regionale del Trentino-Alto Adige\/S\u00fcdtirol, \u00e8 inserito nel Trattato di pace con l\u2019Italia del 10 febbraio 1947. Qualunque suo superamento richiederebbe una modifica dell&#8217;assetto dei rapporti internazionali, impensabile allo stato dei fatti. Tutto qua.<br \/>\nAggiungo che il sen. Malan (Lucio) \u00e8 un senatore piemontese di Forza Italia.<br \/>\nMolto cordialmente,<\/p>\n<p>Alessandro Maran<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA CONTROREPLICA DI ATTILIO PANDINI<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Caro Ichino,<br \/>\nNel mio mail del 9 scorso non ho precisato, a proposito delle province di Sondrio e Belluno &#8211; citate come esempio di territori che dovrebbero godere di uno statuto di autonomia &#8211; che esse sono le sole due province <em>totalmente montane <\/em>dell&#8217;intero arco alpino che ancora non\u00a0lo \u00a0posseggono. Mentre al contrario ne godono le entit\u00e0 autonome loro concorrenti sul piano dello sviluppo economico\u00a0( in particolare turistico): la Valle d&#8217;Aosta, il Vallese, il Ticino, i Grigioni, Uri, Trento e Bolzano, la Slovenia, i L\u00e4nder alpini austriaci e il Friuli-Venezia Giulia. Sembra a me (e a qualche altro, spero) \u00a0che il fattore economico debba essere ormai considerato fra i principali motori di spinta dei movimenti autonomistici nell&#8217;Europa di oggi, che riguardano non soltanto regioni\u00a0sviluppate come la Catalogna o \u00a0le Fiandre, ma anche zone per vari motivi tagliate fuori dai benefici dello sviluppo. Ignorarlo nascondendosi dietro le vecchie\u00a0mura della storia, della lingua o della diplomazia\u00a0 rafforza , a mio parere, soltanto le tendenze conservatrici delle nostre societ\u00e0. Vorrei dirlo, sottovoce, anche al sen. Maran. Cordialmente, AP<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un lettore difende l&#8217;uso del referendum in appoggio alle istanze autonomistiche regionali, sostenendo che questo debba essere il secondo livello istituzionale, al di sotto di quello continentale &#8211; Gli risponde Alessandro Maran . Lettera pervenuta il 9 ottobre 2017, in riferimento all&#8217;articolo del sen. 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