
{"id":46741,"date":"2017-10-17T09:30:37","date_gmt":"2017-10-17T08:30:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46741"},"modified":"2017-10-22T21:14:05","modified_gmt":"2017-10-22T20:14:05","slug":"perche-la-giustizia-decide-di-rimanere-lenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46741","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 LA GIUSTIZIA DECIDE DI RIMANERE LENTA?"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Il ministero della Giustizia deve spiegare il motivo per cui rifiuta uno strumento che gli viene offerto gratis e che consentirebbe un formidabile miglioramento del funzionamento degli uffici giudiziari<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Andrea e Pietro Ichino<\/strong>, pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera <em>del 17 ottobre 2017; per ora nessuna risposta &#8211; \u00c8<\/em> on line <em>su questo sito <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44567\" target=\"_blank\">una scheda che racconta l&#8217;intera vicenda del progetto Themis<\/a><\/em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-46743\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Giustizia-lenta-4.jpg\" alt=\"Giustizia lenta 4\" width=\"282\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Giustizia-lenta-4.jpg 258w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Giustizia-lenta-4-150x113.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><\/p>\n<p>Pochi sanno che all\u2019inizio di ogni giudizio civile la legge obbligherebbe il giudice a fissare e comunicare alle parti l\u2019intero <em>Calendario del processo<\/em>, con data, orario e durata di ciascuna udienza, fino alla discussione finale. Ricerca teorica e osservazioni empiriche mostrano che se questa regola (articolo 81-<em>bis<\/em> disp. att.) venisse applicata, e se la programmazione rispettasse il principio di concentrazione e trattazione delle cause in modo sequenziale (<em>first in, first out<\/em>, per categoria di giudizio), si potrebbe ridurre e forse anche dimezzare la durata media dei procedimenti, a parit\u00e0 di carico di lavoro per i magistrati. Senonch\u00e9 questo non accade quasi mai, perch\u00e9 i magistrati non hanno lo strumento informatico indispensabile per farlo.<\/p>\n<p>Ora, immaginiamo che al ministro della Giustizia italiano, alle prese con l\u2019amministrazione giudiziaria pi\u00f9 lenta del mondo, un giorno venga offerto questo strumento: un\u2019agenda elettronica intelligente e personalizzabile, che consente al giudice di fissare l\u2019intero calendario di ciascun processo fin dall\u2019inizio, secondo un ordine logico che tiene conto delle diverse categorie di giudizi, e gli consente di operare facilmente gli aggiustamenti necessari strada facendo. Immaginiamo, poi, che alcuni giudici stiano sperimentando questa agenda da tre anni e ne siano entusiasti; e che anche il giudizio degli esperti del ministero sulla funzionalit\u00e0 dell\u2019applicazione sia, senza riserve, positivo. Immaginiamo infine che i suoi ideatori la offrano al governo gratis, con la sola richiesta che essa sia messa a disposizione dei magistrati interessati ad avvalersene. Non sarebbe questa un\u2019occasione imperdibile per provare ad avviare a guarigione una delle piaghe pi\u00f9 gravi del nostro Paese?<\/p>\n<p>Questo strumento che consente la fissazione e gestione del <em>Calendario del processo<\/em> esiste davvero: si chiama A-Lex. Da due anni, per\u00f2, il ministero della Giustizia, pur investito della questione ai massimi livelli, sta tergiversando: manifesta apprezzamento a parole ma rinvia di mese in mese l\u2019accettazione di quanto gli viene offerto e l\u2019ampliamento della sperimentazione. Ne comprenderemmo le ragioni se il ministero rispondesse: \u201c\u00c8 troppo caro, non possiamo acquistarlo\u201d; ma l\u2019offerta \u00e8 gratuita. Oppure se rispondesse: \u201cI magistrati dispongono gi\u00e0 di un\u2019agenda elettronica che consente di fare il <em>Calendario del processo<\/em>\u201d; ma i nostri giudici non ne dispongono affatto: quasi tutti usano soltanto agende cartacee, oppure ricorrono alle agende (non intelligenti) offerte da <em>Google<\/em> o da <em>Microsoft<\/em> <em>Outlook<\/em>. Cosa che rende sorprendente l\u2019unica obiezione esplicitata dal ministero riguardo ad A-Lex, ossia il rischio di violazioni della \u201cprivacy\u201d. Ma le agende di <em>Google<\/em> o di <em>Microsoft<\/em> <em>Outlook<\/em> che i giudici sono costretti a usare sono assai meno protette e pi\u00f9 a rischio di intrusione di quanto sia un\u2019applicazione come A-Lex, impostata secondo gli standard migliori per la sicurezza informatica, inserita all\u2019interno del sistema informatico dell\u2019amministrazione.<\/p>\n<p>Temiamo che il vero motivo del rifiuto sia un altro: in seno al ministero potrebbe esserci qualche dirigente preoccupato dal confronto di quanto si \u00e8 fatto e speso fin qui per l\u2019attrezzatura informatica degli uffici giudiziari con quanto un gruppo di cittadini volenterosi sono riusciti a realizzare in collaborazione con un piccolo ma efficientissimo produttore di software, con un costo di soli 300.000 euro raccolti dalla Fondazione Giuseppe Pera grazie al contributo e al sostegno di una Fondazione bancaria lucchese, quattro grandi associazioni imprenditoriali e alcune persone che non chiedono niente in cambio. Ma questa non \u00e8, evidentemente, una buona ragione per rifiutare di proseguire ed estendere la sperimentazione di una applicazione che potrebbe contribuire a guarire la malattia pi\u00f9 grave della Giustizia italiana. Ministro Orlando, se ritiene di rifiutare la donazione, le chiediamo di spiegarne le ragioni all\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ministero della Giustizia deve spiegare il motivo per cui rifiuta uno strumento che gli viene offerto gratis e che consentirebbe un formidabile miglioramento del funzionamento degli uffici giudiziari . 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