
{"id":46816,"date":"2017-10-19T15:35:19","date_gmt":"2017-10-19T14:35:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46816"},"modified":"2017-10-19T15:35:19","modified_gmt":"2017-10-19T14:35:19","slug":"mercato-del-lavoro-i-risultati-ottenuti-e-quel-che-resta-da-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46816","title":{"rendered":"MERCATO DEL LAVORO: I RISULTATI OTTENUTI E QUEL CHE RESTA DA FARE"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Una lettura non faziosa dei risultati ottenuti dalle politiche del lavoro dell&#8217;ultimo triennio e uno sguardo sul molto che c&#8217;\u00e8 ancora da fare<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nIntervista a cura di Guido Bossa, in corso di pubblicazione sul bimestrale della Fnp-Cisl<\/em> Contromano<em>, 17 ottobre 2017 &#8211; In argomento v. anche\u00a0 <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46758\" target=\"_blank\">Mercato del lavoro: consuntivo di un triennio e misure in cantiere<\/a><em><br \/>\n<\/em><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><strong>La pubblicazione periodica delle statistiche Istat sul mercato del lavoro in Italia d\u00e0 luogo a continue polemiche e divergenze interpretative. Ora, a fine legislatura, \u00e8 possibile tracciare un bilancio del quadriennio trascorso? E in particolare, facendo riferimento ai governi Renzi e Gentiloni, come valuta Lei i risultati delle politiche in tema di occupazione, prima e dopo il Jobs Act?<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-45367\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Occupazione-2017-300x217.png\" alt=\"Occupazione 2017\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Occupazione-2017-300x217.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Occupazione-2017-150x109.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Occupazione-2017.png 1022w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/strong>Il disorientamento dell\u2019opinione pubblica di fronte alla continua pubblicazione di dati sull\u2019andamento del mercato del lavoro nei due anni passati \u00e8 stato favorito dal fatto che i commentatori televisivi e della carta stampata non hanno chiarito la distinzione tra dati riguardanti i flussi e dati riguardanti gli stock occupazionali. Se vogliamo fare un consuntivo sereno di quello che \u00e8 accaduto nel triennio, sul piano dello stock possiamo osservare che nel triennio \u00e8 aumentato di oltre un milione (per la precisione: +1.050.000) il numero degli occupati dipendenti, e sono aumentati pi\u00f9 gli occupati stabili (+ 565.000) di quelli a termine. Va osservato per\u00f2 anche che l\u2019aumento \u00e8 stato ed \u00e8 pi\u00f9 lento rispetto alla media UE; e che a questo aumento hanno partecipato molto pi\u00f9 gli anziani che i giovani. In termini di flusso, per tutto il triennio si sono registrati e si registrano ancora nel 2017 saldi positivi dei nuovi rapporti stabili rispetto alle relative cessazioni; per\u00f2, dopo il boom degli ultimi mesi del 2015 i saldi positivi si sono molto ridotti. \u00c8 importante metterne a fuoco le cause.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le cause di questa riduzione del flusso in aumento dei rapporti stabili?<br \/>\n<\/strong>Principalmente la preoccupazione degli imprenditori per la volatilit\u00e0 del dato legislativo: c&#8217;\u00e8 il timore che il passaggio di legislatura possa portare a un ritorno indietro rispetto alla riforma del 2015. E incombe anche un giudizio di costituzionalit\u00e0 sulla riforma stessa. L&#8217;instabilit\u00e0 induce le imprese a preferire dove possibile il contratto a termine. Tuttavia \u00e8 positivo che oggi si utilizzi il contratto a termine regolare piuttosto che il contratto di collaborazione continuativa: i co.co.co. nel triennio si sono ridotti di circa 130.000.<\/p>\n<p><strong>Il Parlamento sta esaminando in queste settimane l\u2019ultima manovra finanziaria di un ciclo che si sta per chiudere. In materia di lavoro le valutazioni dei sindacati sono articolate (negativa quella della Cgil); ma \u00e8 indubbio che gli effetti della manovra si proietteranno sulla prossima legislatura. Quali sono i principali problemi irrisolti e le prospettive aperte sul futuro?<br \/>\n<\/strong>Il problema irrisolto pi\u00f9 importante mi sembra quello delle politiche attive e in particolare dell\u2019assegno di ricollocazione. La sua sperimentazione, gi\u00e0 prevista dalla legge finanziaria del dicembre 2013, \u00e8 stata impedita per tutto il triennio 14-16 ed \u00e8 partita solo quest\u2019anno, su di un campione di 30.000 soli disoccupati. Su questo terreno siamo in una situazione di ritardo gravissimo. Il ritardo nella capacit\u00e0 di implementazione, poi, si riverbera sull\u2019incapacit\u00e0 di spesa: gi\u00e0 stanziamo per questa misura di politica attiva un centesimo di quanto stanziamo per le politiche passive; ma al dunque non riusciamo neppure a spendere il pochissimo che abbiamo stanziato.<\/p>\n<p><strong>Nel documento preparatorio della Settimana sociale dei cattolici italiani (26-29 ottobre 2017) si legge che il lavoro \u201c\u00e8 degno quando rispetta la vita delle persone e dell\u2019ambiente, il ritmo e i tempi della vita\u201d e quando \u201cviene prima del risultato economico\u201d. Di conseguenza, il lavoro deve essere \u201clibero, creativo, partecipativo, solidale\u201d. Sono criteri coniugabili con le condizioni lavorative di oggi?<br \/>\n<\/strong>Questi criteri sono tanto pi\u00f9 concretamente praticabili quanto pi\u00f9, da un lato, \u00e8 robusta la domanda di lavoro, dall\u2019altro ciascuna persona \u00e8 in grado di candidarsi per le posizioni di lavoro che si offrono. Sul versante della domanda occorre aumentare la capacit\u00e0 del nostro Paese di attrarre investimenti da fuori: \u00e8 questa la sola leva che pu\u00f2 consentire un aumento degli investimenti dell\u2019ordine di molte decine di miliardi. Sul versante dell\u2019offerta di lavoro, occorre un programma di lunga lena per migliorare il nostro sistema educativo e della formazione professionale, i nostri servizi di orientamento scolastico e professionale.<\/p>\n<p><strong>Per i lettori di questa pubblicazione, il lavoro dipendente non era soltanto una fonte di reddito, ma il fulcro, il sostegno di un\u2019intera esistenza. Il lavoro consentiva di costruirsi una famiglia, una casa, un futuro; il lavoro era un fattore di relazioni sociali, un elemento costitutivo della cittadinanza. Per molti nipoti dei nostri lettori queste certezze sono venute meno; eppure il lavoro resta parte importante della loro vita. \u00c8 possibile, secondo Lei, ricostruire attorno al lavoro, nelle condizioni di precariet\u00e0 nelle quali prevalentemente si svolge ora, lo stesso circuito di valori umani di un tempo?<br \/>\n<\/strong>Io credo proprio di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-46850\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/lavoro-900-A.jpg\" alt=\"lavoro 900 A\" width=\"263\" height=\"192\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/lavoro-900-A.jpg 263w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/lavoro-900-A-150x110.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 263px) 100vw, 263px\" \/>\u00a0 Come?<br \/>\n<\/strong>Vede, il lavoro \u00e8 stato un fattore prezioso di relazioni sociali, un elemento costitutivo della cittadinanza, il sostegno di un&#8217;esistenza che consentiva di costruirsi una famiglia, non solo nel &#8220;trentennio d&#8217;oro&#8221; fra gli anni &#8217;70 e i &#8217;90; e in quel trentennio non lo \u00e8 stato solo per la parte dei lavoratori che godevano dell&#8217;ombrello dell&#8217;articolo 18. Lo \u00e8 stato anche nel XIX secolo e nei primi settant&#8217;anni del XX, quando la regola-cardine dell&#8217;ordinamento non era la <em>job property<\/em>; e lo \u00e8 stato in generale anche in tutti i casi non coperti da quell&#8217;ombrello; lo \u00e8 stato per lavoratori autonomi, artigiani e altri piccoli imprenditori privi delle reti di sicurezza che proteggono il lavoro subordinato. O almeno: lo \u00e8 stato per tutti coloro che hanno potuto fare affidamento sulla propria competenza professionale, sul proprio mestiere. Con questo non voglio dire che la sicurezza contro le sopravvenienze negative non sia un bene della vita molto importante: lo \u00e8 certamente; ma oggi pretendere di costruire la sicurezza delle persone sulla <em>job property<\/em> \u00e8 illusorio. Perch\u00e9 nessuna legge pu\u00f2 impedire l&#8217;accelerazione del ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate per la produzione di beni e servizi, di obsolescenza dei prodotti stessi, e dunque delle strutture produttive.<\/p>\n<p><strong>Come si deve costruire dunque, oggi, la sicurezza?<\/strong><br \/>\nLa si deve costruire in modi e con strumenti diversi rispetto all&#8217;ingessatura dei posti di lavoro. La sicurezza va fondata su di un sistema moderno di sostegno economico e professionale delle persone nella transizione dai vecchi lavori ai nuovi. E su di un sistema di redistribuzione fiscale dei benefici del progresso tecnologico, che contrasti l&#8217;aumento delle disuguaglianze di reddito e di benessere tra chi \u00e8 pi\u00f9 abile nel &#8220;saltare sull&#8217;autobus&#8221; dell&#8217;evoluzione tecnologica e chi lo \u00e8 di meno. Evitando, per\u00f2, che la redistribuzione finisca coll&#8217;operare come un disincentivo alla formazione e riqualificazione personale permanente.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una lettura non faziosa dei risultati ottenuti dalle politiche del lavoro dell&#8217;ultimo triennio e uno sguardo sul molto che c&#8217;\u00e8 ancora da fare . 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