
{"id":47409,"date":"2017-11-26T13:01:47","date_gmt":"2017-11-26T12:01:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47409"},"modified":"2017-11-26T13:04:15","modified_gmt":"2017-11-26T12:04:15","slug":"mercato-del-lavoro-leredita-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47409","title":{"rendered":"MERCATO DEL LAVORO: L&#8217;EREDIT\u00c0 DELLA CRISI E IL PESO DEL DEBITO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Sul versante del lavoro dal 2015 le cose sono andate un po&#8217; meglio, ma peggio che nella maggior parte della UE: perch\u00e9 noi non abbiamo ancora risolto il problema del debito pubblico , n\u00e9 rimosso le grandi strozzature, tasse e burocrazia innanzitutto, che impediscono al Pil di crescere a un ritmo sufficiente<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo <strong>di Luca<\/strong><\/em><strong> Ricolfi<\/strong><em>, sociologo, professore di Analisi delle politiche pubbliche nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino, pubblicato sul<\/em> Messaggero<em> e sul sito della <a href=\"http:\/\/www.fondazionehume.it\" target=\"_blank\">Fondazione David Hume<\/a> il 25 novembre 2017 &#8211; In argomento v. anche la mia intervista del 17 ottobre, <\/em><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=46816\" target=\"_blank\">Mercato del lavoro: i risultati ottenuti e quel che resta da fare<\/a> &#8211; <em>A<\/em> <em>questo articolo di Luca Ricolfi ne far\u00e0 seguito nei giorni prossimi uno mio<\/em> <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_44754\" style=\"width: 204px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44754\" class=\"size-full wp-image-44754\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi.jpg\" alt=\"Luca Ricolfi\" width=\"194\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi.jpg 194w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Luca-Ricolfi-112x150.jpg 112w\" sizes=\"auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><p id=\"caption-attachment-44754\" class=\"wp-caption-text\">Luca Ricolfi<\/p><\/div>\n<p>Come spesso succede nei divorzi fra coniugi, anche nell\u2019imminente, e a quanto pare ineluttabile, divorzio fra il Pd e le tre sigle della Sinistra Purosangue (Mdp, Si, Possibile), le ragioni vere, le ragioni ultime della separazione, non si conoscono con certezza: antipatie personali? disaccordi sulla suddivisione dei seggi in Parlamento? dissensi politici sui programmi?<\/p>\n<p>Una cosa per\u00f2 la sappiamo con sicurezza: le ragioni dichiarate, quelle che riempiono i telegiornali e le pagine dei quotidiani, vertono essenzialmente sul mercato del lavoro. La Sinistra Purosangue attacca frontalmente le politiche occupazionali di questi anni, a partire dal Jobs Act; il Pd non solo non si sogna di rinnegare quelle politiche, ma attribuisce ad esse il merito di aver creato un milione di posti di lavoro.<\/p>\n<p>Temo che nessuna di queste due posizioni regga a un\u2019analisi fredda. Tuttavia penso che vi sia un\u2019asimmetria: il punto debole della Sinistra Purosangue sono le proposte, quasi tutte penalizzanti per le imprese e melanconicamente ispirate a un mondo che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9; il punto debole della sinistra riformista, invece, \u00e8 la descrizione, il racconto di questi anni. Un racconto che, con il comprensibile obiettivo di difendere quel che si \u00e8 fatto, rischia di non vedere n\u00e9 quel che realmente \u00e8 accaduto, n\u00e9 quel che si sarebbe potuto fare, di pi\u00f9 e di meglio.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 accaduto, fra il 2014 e oggi?<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 vero, i posti di lavoro dipendente sono aumentati di circa 1 milione. Ma questo non prova che ci\u00f2 sia avvenuto grazie alle politiche del governo: senza un\u2019analisi statistica accurata, che al momento manca (e probabilmente \u00e8 inattuabile, con i dati di cui si dispone), si potrebbe altrettanto bene sostenere che il merito \u00e8 della ripresa dell\u2019economia europea, che a sua volta sarebbe merito della Bce e del Quantitative Easing. Giusto qualche giorno fa Draghi \u00e8 sembrato dire proprio questo, quando ha messo in relazione la politica monetaria e i 7 milioni di nuovi posti di lavoro creati nell\u2019Eurozona negli ultimi 4 anni.\u00a0 E se proprio volessimo farci un\u2019idea, rozza e approssimativa, degli eventuali meriti delle politiche attuate in Italia, quel che dovremmo fare non \u00e8 certo confrontare gli ultimi quattro anni (di lenta ripresa) con i precedenti quattro (di crisi profonda), ma semmai chiederci come \u00e8 andata nel resto d\u2019Europa. Ebbene, se lo facciamo (<strong>grafico 1<\/strong>), il risultato \u00e8 desolante: fra il 2013 e il 2016 gli occupati sono cresciuti del 2.2% in Italia, ma del 3.8% (quasi il doppio) in Europa. A fronte del +2.2% dell\u2019Italia, la Francia ha fatto +2.7, la Germania +3.9%, il Regno Unito +5.2, la Spagna: +6.9. Solo 8 paesi (fra cui Grecia e Cipro) hanno fatto peggio di noi, mentre ben 24 su 33 hanno fatto meglio.<\/p>\n<p><strong>Grafico 1<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-47410\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-1.png\" alt=\"Grafico LR 1\" width=\"624\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-1.png 624w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-1-150x88.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-1-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fonte Eurostat<\/p>\n<p>Se poi andiamo a vedere la composizione di questi nuovi posti di lavoro, il quadro si fa ancora pi\u00f9 allarmante. Il tasso di occupazione precaria era all\u201911% a met\u00e0 degli anni \u201990, \u00e8 cresciuto di un paio di punti nel ventennio successivo, ma poi, in soli tre anni, fra il 2014 e il 2017, ha fatto un ulteriore balzo di altri 2 punti: oggi \u00e8 al massimo storico, oltre la soglia del 15% (<strong>grafico 2<\/strong>). E questo record si mantiene anche se teniamo conto della riduzione del numero delle collaborazioni, ossia del tipo di contratti che il Jobs Act e la decontribuzione si preoccupavano di disincentivare.<\/p>\n<p><strong>Grafico 2<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-47411\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-2.png\" alt=\"Grafico LR 2\" width=\"625\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-2.png 625w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-2-150x87.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-2-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fonte Istat<\/p>\n<p>Questo dato sembra contrastare con le cifre che vengono spesso presentate a difesa delle politiche di questi anni, cifre da cui risulta che l\u2019incremento di posti di lavoro \u00e8 equidistribuito: mezzo milione di posti di lavoro permanenti (stabili), mezzo milione di posti di lavoro temporanei (precari). Ma \u00e8 una trappola statistica, e non \u00e8 un buon argomento a favore delle politiche che si vogliono difendere. La realt\u00e0 \u00e8 che il tasso di occupazione precaria in Italia, anche dopo i record negativi macinati nel triennio 2015-2016-2017, resta relativamente contenuto: il 15% \u00e8 pi\u00f9 o meno la media europea, un dato analogo a quello della Germania, e migliore di quelli di Francia e Spagna (<strong>grafico 3<\/strong>). Ma un paese che ha \u201csolo\u201d il 15% di lavoratori a termine, se vuole evitare che il tasso di precariet\u00e0 salga, \u00e8 costretto ad assumere a tempo indeterminato almeno l\u201985% dei nuovi dipendenti. Se ne assume a tempo indeterminato solo il 50%, inevitabilmente registrer\u00e0 un aumento del tasso di occupazione precaria. Ecco perch\u00e9 hanno ragione sia quanti si rallegrano che met\u00e0 dei nuovi posti di lavoro siano stabili, sia quanti deplorano che il tasso di precariet\u00e0 sia in continua ascesa.<\/p>\n<p><strong>Grafico 3<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-47412\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3.png\" alt=\"Grafico LR 3\" width=\"624\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3.png 624w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3-150x87.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fonte Eurostat<\/p>\n<p>Parlando di record negativi, ce n\u2019\u00e8 purtroppo anche un altro che abbiamo conquistato in questi anni: nel 2016 l\u2019Italia \u00e8 diventata il paese con il tasso occupazione giovanile pi\u00f9 basso d\u2019Europa (<strong>grafico 4<\/strong>). E\u2019 vero che \u00e8 da molti anni che siamo agli ultimi posti, ma non era mai successo che fossimo il fanalino di coda.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Grafico 4<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-47413\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-4.png\" alt=\"Grafico LR 4\" width=\"624\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-4.png 624w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-4-150x88.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-4-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fonte Eurostat<\/p>\n<p>Quanto al tasso di occupazione complessivo, nonostante i progressi degli ultimi anni, siamo ancora al di sotto dei livelli pre-crisi, ma anche qui \u00e8 importante distinguere: il tasso di occupazione degli italiani \u00e8 ancora sotto di un punto, quello degli stranieri di quasi 10. E questo non perch\u00e9 gli stranieri abbiano conquistato pi\u00f9 posti degli italiani, ma per la ragione opposta: nel decennio della crisi gli italiani hanno perso pi\u00f9 di 1 milione di posti di lavoro, gli stranieri ne hanno conquistati quasi 800 mila, ma il loro tasso di occupazione \u00e8 crollato lo stesso perch\u00e9 l\u2019afflusso di stranieri \u00e8 stato eccessivo rispetto alle capacit\u00e0 di assorbimento del mercato del lavoro (<strong>grafico 5<\/strong>).<\/p>\n<p><strong>Grafico 5<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-47414\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-5.png\" alt=\"Grafico LR 5\" width=\"624\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-5.png 624w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-5-150x88.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-5-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Fonte ISTAT<\/p>\n<p>Qual \u00e8 il bilancio, dunque?<\/p>\n<p>Se proviamo a sgombrare il campo dalle controversie ideologiche mi pare piuttosto semplice. In questi ultimi quattro anni, sul versante del lavoro, le cose sono andate meglio di prima, ma peggio che nella maggior parte degli altri paesi europei. Ed \u00e8 normale che sia cos\u00ec, perch\u00e9 noi non abbiamo ancora risolto il problema del debito pubblico (che anzi si \u00e8 un po\u2019 aggravato), n\u00e9 rimosso le grandi strozzature, tasse e burocrazia innanzitutto, che impediscono al Pil di crescere a un ritmo sufficiente. Possiamo fare tutte le leggi che vogliamo per regolare o deregolare il mercato del lavoro, ma il problema di fondo resta sempre quello: se il Pil non cresce almeno a un ritmo del 2-3% l\u2019anno, \u00e8 impossibile garantire sia un flusso cospicuo di nuovi posti di lavoro, unico modo sano di dare un po\u2019 di ossigeno alle famiglie, sia un aumento della produttivit\u00e0, unico modo per essere competitivi sui mercati internazionali. Anche il problema del tasso di precariet\u00e0 dipende in modo cruciale dalla dinamica del Pil: finch\u00e9 il Pil ristagna, o cresce poco, \u00e8 normale che le imprese temano che la domanda che oggi c\u2019\u00e8 domani non ci sia pi\u00f9, e si cautelino con i contratti a termine. Pensare che il trend si possa invertire aumentando i vincoli e i costi delle imprese \u00e8 semplicemente ingenuo.<\/p>\n<p>Questo, mettere le imprese in grado di creare posti di lavoro, tanti nuovi posti di lavoro, \u00e8 il nodo vero. Ma \u00e8 un nodo che, in quanto passa per una significativa riduzione del debito pubblico, nessuna forza politica \u00e8 in grado di affrontare sul serio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul versante del lavoro dal 2015 le cose sono andate un po&#8217; meglio, ma peggio che nella maggior parte della UE: perch\u00e9 noi non abbiamo ancora risolto il problema del debito pubblico , n\u00e9 rimosso le grandi strozzature, tasse e burocrazia innanzitutto, che impediscono al Pil di crescere a un ritmo sufficiente . 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