
{"id":47446,"date":"2017-11-27T23:50:51","date_gmt":"2017-11-27T22:50:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47446"},"modified":"2017-11-29T20:13:34","modified_gmt":"2017-11-29T19:13:34","slug":"i-veri-effetti-della-riforma-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47446","title":{"rendered":"LAVORO: COSA \u00c8 IMPUTABILE AL JOBS ACT E COSA NO"},"content":{"rendered":"<h4><span style=\"color: #993300;\">Non c&#8217;\u00e8 stato aumento dei licenziamenti &#8211; L&#8217;aumento dell&#8217;occupazione \u00e8 un effetto soltanto indiretto, dovuto alla crescita &#8211; Alle riforme del 2012 e 2015 \u00e8 invece imputabile il drastico calo del contenzioso giudiziale in materia di cessazione dei rapporti di lavoro<\/span><\/h4>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nArticolo pubblicato sul sito della <a href=\"http:\/\/www.fondazionehume.it\" target=\"_blank\">Fondazione David Hume<\/a> il 26 novembre 2017, a seguito della pubblicazione il giorno prima, sullo stesso sito e sul quotidiano <\/em>il Messaggero<em>, dell&#8217;articolo di Luca Ricolfi,<\/em> <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47409\" target=\"_blank\">Mercato del lavoro: l&#8217;eredit\u00e0 della crisi<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0 <!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">..<br \/>\n<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L\u2019<a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=47409\" target=\"_blank\">ultimo articolo di Luca Ricolfi sugli effetti della riforma del lavoro del 2015<\/a> costituisce un contributo prezioso, su di un tema spinoso, all\u2019innalzamento del livello di un dibattito fin qui pesantemente inquinato sia dalla faziosit\u00e0, sia da un uso dei dati statistici, da tutte le parti in contesa, per il quale l\u2019aggettivo \u201cgrossolano\u201d \u00e8 un eufemismo. In questo dibattito in un paio di occasioni ho commesso anch\u2019io, involontariamente, un errore nella lettura del dato statistico sul numero dei nuovi rapporti di lavoro stabili e di quelli a termine, creati nell\u2019ultimo triennio: \u00e8 vero che i primi sono pi\u00f9 numerosi dei secondi, ma ha ragione Luca Ricolfi quando osserva che essi sono in percentuale inferiore rispetto allo stock che si registrava all\u2019inizio del triennio, determinandosi cos\u00ec una sua sia pur modesta riduzione.<\/p>\n<div id=\"attachment_47412\" style=\"width: 361px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47412\" class=\"wp-image-47412\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3-300x175.png\" alt=\"Grafico LR 3\" width=\"351\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3-300x175.png 300w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3-150x87.png 150w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Grafico-LR-3.png 624w\" sizes=\"auto, (max-width: 351px) 100vw, 351px\" \/><p id=\"caption-attachment-47412\" class=\"wp-caption-text\">Il terzo dei cinque grafici che corredano l&#8217;articolo di Luca Ricolfi<\/p><\/div>\n<p>Detto questo, propongo di arricchire il quadro statistico fornito e illustrato da Luca Ricolfi con due dati ulteriori, che mi paiono importanti per una valutazione degli effetti della riforma: due dati entrambi sorprendenti, resi ancor pi\u00f9 sorprendenti se considerati congiuntamente. Il primo \u00e8 quello che vede una <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=44462\">sostanziale invarianza, negli ultimi anni, del numero dei licenziamenti<\/a> in rapporto al numero dei contratti di lavoro a tempo indeterminato in essere, siano essi costituiti prima dell\u2019entrata in vigore della riforma del 2015, o dopo: un dato che obbliga a una riflessione approfondita sul peso relativo che hanno la legge da un lato, dall\u2019altro la cultura diffusa e le relazioni sindacali, nel determinare i comportamenti degli imprenditori e in particolare la loro propensione all\u2019esercizio della facolt\u00e0 di recedere dal rapporto con i dipendenti. Parrebbe che una riduzione incisiva del vincolo al recesso produca, almeno nel breve periodo, un mutamento del comportamento degli imprenditori molto meno rilevante di quanto ci si sarebbe atteso. Resta da chiedersi se e quanto su questo mancato effetto della riforma pesi la volatilit\u00e0 del dato legislativo e in particolare il rischio di una controriforma a seguito delle prossime elezioni politiche, oppure a opera della Corte costituzionale; e se un mutamento pi\u00f9 rilevante debba attendersi nel medio periodo, se la riforma superer\u00e0 indenne questi due scogli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-47096\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Crollo-del-contenzioso-270x300.jpg\" alt=\"Grafico\" width=\"270\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Crollo-del-contenzioso.jpg 270w, https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/Crollo-del-contenzioso-135x150.jpg 135w\" sizes=\"auto, (max-width: 270px) 100vw, 270px\" \/>Il secondo dato sorprendente, apparentemente contraddittorio rispetto al primo, \u00e8 quello che d\u00e0 conto della drastica <a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=43821\">riduzione del contenzioso giudiziale<\/a> registratasi fra il 2012 \u2013 anno nel quale \u00e8 entrata in vigore una prima parte della riforma dei licenziamenti e dei contratti a termine \u2013 e la met\u00e0 del 2017. I dati forniti dal ministero della Giustizia consentono di quantificare questa riduzione intorno ai due terzi. Gli stessi dati dicono, per converso, che questa riduzione si sta verificando soltanto nel settore del lavoro privato: in quello del pubblico impiego, dove n\u00e9 la riforma del 2012 n\u00e9 quella del 2015 hanno avuto applicazione, il flusso dei nuovi procedimenti iscritti a ruolo resta sostanzialmente invariato. Il che autorizza a ipotizzare, in attesa di verifiche rigorose, che siano proprio quelle due riforme la causa del fenomeno osservato.<\/p>\n<p>La riduzione del tasso di contenzioso giudiziale costituisce un fatto di grande rilievo, non solo per l\u2019amministrazione della Giustizia, ma anche e soprattutto per il sistema delle relazioni industriali; e indirettamente anche per l\u2019efficienza del sistema economico nel suo complesso. Il tasso di contenzioso giudiziale italiano in materia di lavoro costituiva un\u2019anomalia negativa, nel panorama europeo: solo in Italia la regola era che ogni licenziamento fosse accompagnato da un ricorso al giudice del lavoro e che dunque il <em>severance cost<\/em> per entrambe le parti fosse normalmente appesantito dalle spese legali e dall\u2019alea di un giudizio sulla quale pesa sempre molto l\u2019orientamento personale del magistrato. Solo in Italia avvocati e giudici erano di fatto protagonisti di primaria importanza del sistema delle relazioni industriali.<\/p>\n<p>Il fatto che quell\u2019anomalia stia avviandosi a essere superata, in parallelo con l\u2019allineamento del nostro diritto del lavoro rispetto allo standard prevalente nei grandi Paesi occidentali, costituisce un progresso non disprezzabile nella direzione di una maggiore attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia per gli investitori stranieri. Che \u00e8 la precondizione, insieme alla riduzione del debito pubblico e dunque della pressione fiscale, per quella crescita economica senza la quale non pu\u00f2 crescere n\u00e9 il potere contrattuale n\u00e9 il benessere dei lavoratori.<\/p>\n<p>Quanto al fatto che il superamento di quell\u2019anomalia non si accompagni a un aumento della frequenza dei licenziamenti, esso ci autorizza forse a ritenere che l\u2019unica categoria in qualche misura danneggiata dalla riforma dei licenziamenti del 2012-2015 sia quella degli avvocati giuslavoristi. Esso dovrebbe comunque convincere anche chi ha a cuore sopra ogni altra cosa la sicurezza e il benessere dei lavoratori dipendenti regolari dell\u2019opportunit\u00e0 che la riforma del lavoro non venga manomessa prima che si siano potuti verificare in modo rigoroso e valutare pragmaticamente i suoi effetti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c&#8217;\u00e8 stato aumento dei licenziamenti &#8211; L&#8217;aumento dell&#8217;occupazione \u00e8 un effetto soltanto indiretto, dovuto alla crescita &#8211; Alle riforme del 2012 e 2015 \u00e8 invece imputabile il drastico calo del contenzioso giudiziale in materia di cessazione dei rapporti di lavoro . 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